venerdì 23 aprile 2021

Perché non dobbiamo avere paura dei vaccini - Tim Harford

Nonostante le rughe e i capelli bianchi pare che io sia più giovane di quanto pensassi. Il 60 per cento della popolazione del Regno Unito ha già ricevuto almeno una dose del vaccino, eppure il vostro opinionista non è abbastanza anziano da averne diritto. Chi l’avrebbe mai detto? Questo significa che davanti a me ho ancora la gioia di un’iniezione. Non vedo l’ora di ricevere il dolce superpotere dell’immunità.

Tutti i vaccini disponibili nel Regno Unito sono estremamente efficaci nella prevenzione di forme gravi di covid-19, e sembra sempre più chiaro che riducono fortemente anche la trasmissione del virus. Eppure, quando l’ago scivolerà finalmente nel mio braccio, dovrò reprimere un sussulto di nervosismo.

Il siero dell’AstraZeneca, quello che con ogni probabilità mi somministreranno e che è stato sviluppato nella mia città d’origine, Oxford, di recente è stato costantemente al centro dell’attenzione, a causa del sospetto che possa rendere una rara forma di trombosi un po’ meno rara. Lo stesso sospetto ha spinto le autorità statunitensi a raccomandare la sospensione del vaccino Johnson & Johnson.

Mente, gambe e stomaco
Le preoccupazioni irrazionali sono difficili da contrastare. La piattaforma panoramica bavarese AlpspiX è una struttura ancorata a terra ma sospesa nel vuoto in cui un pavimento a maglie permette di vedere l’allarmante precipizio che sta sotto. La ragione mi dice che è perfettamente sicura, ma le mie gambe e il mio stomaco raccontano una storia molto diversa. Mi è fisicamente difficile riuscire a camminare fino alla punta. Per descrivere questi istinti la filosofa Tamar Gendler ha coniato la parola inglese alief, contrappunto di belief (convinzione).

Sono convinto che la piattaforma AlpspiX sia sicura, ma il mio alief mi dice che è estremamente pericolosa. E il vaccino? Se metto da parte il mio alief, sono assolutamente convinto che sia sicuro. Gli eventi trombotici legati al vaccino sono rari, talmente rari che non siamo ancora sicuri che esistano. Di sicuro sono troppo rari per emergere in uno studio clinico controllato in cui il vaccino è somministrato a decine di migliaia di partecipanti anziché a milioni di persone.

Una stima affidabile basata sui dati britannici dice che essere vaccinati con l’AstraZeneca presenta un rischio di morte di uno su un milione, non molto più elevato del rischio di morire in un incidente durante il percorso verso la struttura che somministra il vaccino.

Se questa ipotesi è corretta, vaccinare l’intera popolazione con una dose di questo particolare vaccino potrebbe provocare una trombosi fatale per 67 persone. Sembra preoccupante, come qualsiasi frase contenente l’espressione “trombosi fatale”. Eppure nel Regno Unito le morti causate dal covid-19 non sono mai scese sotto le 67 al giorno tra la metà di ottobre e la fine di marzo, e a volte sono state più vicine ai 67 morti all’ora. In altre parole, per tutto il corso dell’ondata invernale un singolo giorno di ritardo nella vaccinazione è stato più rischioso del vaccino in sé. Il rischio individuale, naturalmente, varia: i giovani hanno una probabilità molto più bassa di morire a causa del covid-19 e forse una maggiore probabilità di manifestare effetti collaterali causati dal vaccino.

I ricercatori del Winton centre for risk and evidence communication hanno creato un’eccellente grafica del rischio previsto, mostrando che per la maggior parte delle persone, nella maggior parte delle circostanze, il vaccino previene danni molto maggiori di quelli che rischia di causare.

Ma per i giovani, in un momento di calma nella pandemia, l’equilibrio tra i rischi è meno chiaro, ed è per questo che le autorità britanniche hanno in programma un breve rinvio per assicurarsi che i giovani ricevano un vaccino diverso.

Informazioni e istinto
I numeri dovrebbero essere rassicuranti. Ma le nostre emozioni non sempre rispondono ai numeri. David Ropeik, autore di How risky is it, really?, indica una serie di fattori che ci portano a esagerare alcuni rischi.

Il più ovvio è la rilevanza delle informazioni: nelle ultime settimane, soprattutto nel Regno Unito e nell’Unione europea, c’è stata una saturazione nella copertura mediatica dei casi di trombosi, e questo nonostante il fatto che il numero di decessi causati dal covid-19 sia stato infinitamente maggiore. È comprensibile – le notizie sono notizie, dopo tutto – ma questo fenomeno tende ad attivare alcuni istinti ingannevoli. La domanda razionale è: “Statisticamente parlando, i benefici del vaccino superano i rischi?”. Ma la domanda più semplice è: “Io li ho presenti questi rischi?”.

Un secondo fattore è il controllo. Guidare è più pericoloso di volare, ma la maggior parte della gente ha più paura degli aerei perché ritiene di potersi proteggere mentre guida ma non mentre vola. In un certo senso è vero, e vale anche per il covid-19. Esistono precauzioni che possiamo prendere per ridurre il rischio di infezioni, ma non c’è niente che possiamo fare per scongiurare il pericolo di una reazione fatale a un vaccino. Resta il fatto che gli aerei e i vaccini sono molto sicuri, al contrario delle automobili e del covid-19.

Un terzo fattore è la fiducia. Conosco il rapporto tra Boris Johnson e la verità, e non mi rassicura affatto quando ribadisce la sua fiducia nel vaccino dell’AstraZeneca.
Fortunatamente gli scienziati sono più affidabili. Il professor David Spiegelhalter del Winton centre mi ha spiegato che l’annuncio delle scorse settimane è stato “un tour de force nella comunicazione del rischio”, soprattutto perché i politici erano sostanzialmente assenti. Gli scienziati e i funzionari sanitari hanno illustrato i rischi e i benefici in modo sobrio, facendo il possibile per ottenere la fiducia del pubblico. Questo aspetto è molto importante.

In definitiva la nostra opinione sui vaccini non dipende dai dati, ma da qualcosa di più primitivo: sono convinto che queste persone abbiano a cuore i miei interessi? I dati mi dicono che il vaccino è non solo sicuro, ma può salvare la mia vita e quella delle persone che mi circondano. Sicuramente sarò nervoso quando metterò piede nella clinica, ma non credo proprio che sarà lontanamente paragonabile all’esperienza della piattaforma AlpspiX. E se dovessi percorrere tutta la piattaforma per salvare una vita? Non ne sarei entusiasta, ma lo farei senza pensarci un attimo.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

Questo articolo è stato pubblicato sul Financial Times con il titolo Why we shouldn’t worry about covid vaccine blood clots”.

 

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