lunedì 11 giugno 2012

I compagni sconosciuti – Franco Lucentini

un racconto che è vivo, nelle macerie di Vienna e dell'Europa, nel dopoguerra, con umanità viva.
echi de "La tregua", se non fosse che il libro di Levi è posteriore.
un piccolo grande racconto, non deluderà - franz


…E' la storia di un uomo sopravvissuto alla seconda guerra mondiale che gli ha strappato tutto, amicizie, cultura, dignità, salute. Ma la Vita è più forte e, almeno per la durata del libro, ha la meglio sull'intenzione di uccidersi che viene scongiurata dal gesto di solidarietà del compagno sconosciuto e dalla grande disponibilità di tutti i "compagni sconosciuti". E' un grande inno alla vita quello che lo scrittore ci regala, anche se la conclusione allude al compimento del gesto fatale del protagonista. Proprio perché il suicidio, non solo non è mostrato, ma nemmeno presentato come epilogo, io credo che nel racconto ci sia più vita che morte.
C'è vita in tutta la storia narrata, una vita calda e profonda che aumenta in densità proprio quando sembra che non ci siano più speranze, illusioni, motivi di gioia.
Il linguaggio è puro, semplice e preciso anche nella vaghezza delle frasi nelle varie lingue straniere non tradotte: per me è un chiaro esempio di neorealismo linguistico oltre che narrativo. Attraverso i dialoghi non tradotti il lettore è portato ad identificarsi con i personaggi (in particolare con il protagonista ma non solo), a sentirli molto vicini, a vederli davvero.
Insomma, il mio genere di libri: essenziale, senza retorica, ma dolce e caldo, carico di speranza e lucido anche nell'accettazione della morte come gesto che restituisce all'individuo la dignità rubata.

Quando nel 1951 appaiono I compagni sconosciuti, corre la sensazione che la letteratura italiana abbia reinventato la propria voce: si scopre infatti pronta a esprimersi in ceco, in tedesco, in russo, in polacco, e a consegnarsi all'avventura nel folto di una Vienna ancora ingombra di macerie e di eserciti occupanti. Il merito spetta al protagonista: Franco (si chiama così, proprio come l'autore esordiente) può decidere di troncare la propria vita oppure riannodarla a quella dei propri simili con fili tessuti di silenzio più che di parole. Resta però inalterabile la sua fulminea rigorosa tenerezza; in una parola, il suo stile.

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