lunedì 21 luglio 2014

Come artisti l’arma più potente che abbiamo è la nostra capacità di sognare

“Come artisti l’arma più potente che abbiamo è la nostra capacità di sognare: facciamo appello al mondo perché si fermi l’ennesimo massacro”. La lettera aperta di un gruppo di associazioni artistiche, teatrali e musicali palestinesi inviata dalla scuola di musica Al Khamandjati. 
  
A mandare la lettera in Italia, indirizzata agli amici dell’Associazione Cultura è Libertà: una campagna per la Palestina, è Ramzi Aburedwan. Violinista pluripremiato, nato e cresciuto nel campo profughi di Al Amari, vicino Ramallah, Ramzi era un bambino quando scoppiò la prima Intifada. 
Una delle immagini divenute un’icona di quella lotta popolare lo raffigura con una pietra in mano, pronto a scagliarla contro un carrarmato.
Qualche anno (e molto studio) dopo Ramzi diventerà un violinista talentuoso, e direttore della scuola di musica Al Khamandjati, da lui fondata per insegnare la musica ai bambini dei campi profughi, che oggi è diventata anche un’orchestra molto popolare in Palestina. 
E’ da lì, dai Territori Occupati della Cisgiordania, che associazioni culturali, artistiche e musicali si sono unite in un appello rivolto in modo particolare a colleghi e compagni che come loro, nel mondo, utilizzano l’arte come forma di espressione.
E, a volte, di resistenza.
“Come artisti – scrivono – l’arma più forte che abbiamo è la nostra capacità di recitare, sognare, immaginare. Le forze di oppressione la temono, perché finché siamo capaci di immaginare un’altra realtà, abbiamo anche il potere di perseguirla”. 

Riportiamo di seguito il testo*

Dichiarazione di associazioni artistiche palestinesi
17 luglio 2014
Noi lavoratori della cultura che rappresentiamo la maggior parte delle organizzazioni artistiche palestinesi, condanniamo l'attacco e l'aggressione a Gaza di Israele e l'uccisione e mutilazione indiscriminata di civili, tra cui molte donne e bambini.
Come artisti l'arma più potente che abbiamo è la nostra capacità di recitare, sognare immaginare. Le forze dell'oppressione hanno paura di questa arma, perché finché siamo capaci di immaginare un altro tipo di realtà, abbiamo il potere di perseguirla - una Palestina libera e giusta. 
Per oltre sei decenni i palestinesi sono stati sistematicamente privati delle loro terre, acqua, e libertà di movimento. Gli insediamenti continuano, un muro viene eretto sulla terra occupata e Gaza è da più di sei anni stretta da un assedio soffocante.
Questi crimini vanno condannati e contro di loro bisogna agire immediatamente.   
Tra i nostri compagni ci sono istituzioni che continuano a lavorare a Gaza, malgrado tutte le sofferenze, usano la musica, il teatro, la recitazione per capire, elaborare, educare e mobilitare. Noi siamo con loro e vi chiediamo di fare altrettanto.  
Mentre ancora una volta i governi voltano le spalle, nel mondo le popolazioni alzano la loro voce; scendono in strada e rifiutano di lasciare a soffrire in silenzio la popolazione di Gaza.
Sollecitiamo i nostri colleghi, amici e partners a non tacere e ad unirsi a noi nella protesta. Ci appelliamo al mondo per esercitare su Israele una pressione affinché metta fine al blocco di Gaza. 
In particolare ci appelliamo ai nostri amici artisti e alle organizzazioni culturali perché condannino l'attuale aggressione contro Gaza e l'occupazione della Palestina con petizioni, proteste, dichiarazioni.
Inoltre vi sollecitiamo ad agire, sostenendo il Boicottaggio culturale ed accademico di Israele (PACBI), in tal modo rifiutando di essere complici nella attuale occupazione e apartheid. 
Insieme possiamo trasformare la disperazione in determinazione e le forze di divisione in unità. Questo è in nostro potere. 

Sottoscrivono i membri fondatori del Palestinian Performing Art Programme (PPAN):
Al-Harah Theatre  
The Magnificat Association
The Edward Said National Conservatory of Music
Al Kamandjati Association
Theatre Day Productions
Yes Theatre 
The Palestine Circus School
The Freedom Theatre
Popular Art Center
El Funoun Dance Troupe
Ashtar Theatre
A.M Qattan Foundation
(*La traduzione dall’inglese è a cura di Alessandra Mecozzi per CulturaE’libertà)


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