giovedì 20 febbraio 2020

Giornalisti da tutto il mondo condannano l’azione giudiziaria contro Julian Assange - Mediattivisti



Collage con i ritratti dei firmatari dell'appello (Foto di https://speak-up-for-assange.org)


1200 giornalisti di 98 paesi hanno rilasciato oggi una dichiarazione congiunta in difesa dell’editore di Wikileaks Julian Assange, in vista della procedura di estradizione verso gli Stati Uniti da parte di un tribunale britannico, a fronte di accuse di spionaggio. Il caso giudiziario avrà inizio il 24 febbraio.
Questa è la prima volta che l’Espionage Act statunitense viene usato contro qualcuno per aver pubblicato informazioni fornite da un whistleblower (informatore, ndr). Tutti i giornalisti utilizzano informazioni da fonti riservate e per tale ragione azioni legali di questo tipo costituiscono un precedente estremamente pericoloso, che minaccia i giornalisti e i mezzi d’informazione del mondo intero. I firmatari sostengono che la detenzione di Assange e i procedimenti giudiziari a suo carico costituiscono un grave fallimento della giustizia.
“È molto raro che i giornalisti uniscano le loro voci su un problema. In effetti, le dimensioni e l’ampiezza di questa dichiarazione congiunta dei giornalisti potrebbe non avere precedenti”, ha detto la portavoce Serena Tinari.
Ecco la dichiarazione completa, tradotta in otto lingue (compresa quella italiana, ndr): https://speak-up-for-assange.org
La dichiarazione sottolinea che Assange rischia fino a 175 anni di reclusione per aver contribuito alla pubblicazione di documenti militari statunitensi dall’Afghanistan e dall’Iraq e di cablogrammi dal Dipartimento di Stato USA – comprese le prove schiaccianti di crimini di guerra. Numerosi mass media hanno pubblicato articoli di grande interesse pubblico sulla base di queste informazioni. La dichiarazione asserisce: “Se i governi possono usare le leggi sullo spionaggio contro i giornalisti e gli editori, essi vengono privati della loro più importante e tradizionale difesa: quella di agire nell’interesse pubblico, aspetto per cui l’Espionage Act non trova applicazione”.
I giornalisti di qualsiasi parte del mondo potrebbero trovarsi estradati verso un altro paese e accusati in base a leggi di spionaggio draconiane.
La dichiarazione è stata firmata dalle redazioni della maggior parte dei principali media mondiali e comprende numerosi illustri e pluripremiati giornalisti. Tra questi, un cospicuo numero di giornalisti investigativi, tra i quali 30 membri del Consorzio Internazionale dei Giornalisti Investigativi (ICIJ), varie organizzazioni giornalistiche, tra cui la Federazione Internazionale dei Giornalisti (IFJ) e Reporter Senza Frontiere (RSF) hanno firmato la dichiarazione. I firmatari provengono da ogni parte del mondo e da un totale di 97 paesi.
L’elenco completo dei firmatari è disponibile qui: https://speak-up-for-assange.org/signatures/
La dichiarazione dei giornalisti ha anche invitato persone con professioni “legate al mondo dei media”. Daniel Ellsberg, la fonte dei Pentagon Papers, ha firmato la dichiarazione come “Whistleblower” ed è stato seguito da altri importanti informatori, tra cui Katharine Gun (UK), Rudolf Elmer (Svizzera) ed Edward Snowden (USA).
La dichiarazione è stata avviata da un gruppo di giornalisti investigativi con sede in diversi continenti. La portavoce, Serena Tinari, presidente dell’Organizzazione giornalistica investigativa svizzera, Investigativ.ch (ndr) ha affermato: “Molti di noi utilizzano informazioni riservate ricevute da informatori. È una parte essenziale del nostro ruolo in nome del pubblico. Ogni giornalista ed editore dovrebbe essere inorridito e preoccupato per questo tentativo di criminalizzare il nostro lavoro.”
I giornalisti sottolineano la grave e continua violazione dei diritti umani che Assange sta soffrendo e scrivono: “Riteniamo i governi degli Stati Uniti d’America, del Regno Unito, dell’Ecuador e della Svezia responsabili delle violazioni dei diritti umani a cui è stato sottoposto Assange”.
La dichiarazione congiunta cita il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura Nils Melzer, che ha indagato sul caso: “Alla fine mi sono reso conto che ero stato accecato dalla propaganda e che Assange era stato sistematicamente calunniato per distogliere l’attenzione dai crimini che aveva denunciato. Una volta che era stato disumanizzato attraverso l’isolamento, il dileggio e l’infamia, proprio come le streghe che solevamo bruciare sul rogo, era facile privarlo dei suoi diritti fondamentali senza provocare indignazione pubblica in tutto il mondo. E così, si è stabilito un precedente legale, attraverso la porta secondaria della nostra stessa compiacenza, che in futuro può essere e sarà applicato altrettanto bene per le pubblicazioni del Guardian, del New York Times e di ABC News.”
Nella dichiarazione si afferma: “La denuncia di abusi e crimini fatta da Assange è d’importanza storica, come lo sono stati i contributi degli informatori Edward Snowden, Chelsea Manning e Reality Winner, che ora sono in esilio o incarcerati. Hanno tutti affrontato implacabili campagne diffamatorie condotte dai loro avversari, campagne che hanno spesso portato a report errati e alla mancanza di copertura e indagini da parte dei media sulle loro reali vicissitudini.”
La dichiarazione dei giornalisti chiede che Julian Assange venga immediatamente rilasciato e che i procedimenti di estradizione e le accuse di spionaggio contro di lui vengano ritirati.
Scrivono: “Invitiamo i nostri colleghi giornalisti a informare accuratamente l’opinione pubblica su questo abuso dei diritti fondamentali. Esortiamo tutti i giornalisti a parlare in difesa di Julian Assange in questo momento critico. Tempi critici richiedono giornalismo senza paura”.
Sui social media, l’iniziativa è promossa con l’hashtag #JournalistsSpeakUpForAssange.
Illustrazioni: i media sono invitati a utilizzare il collage dei ritratti dei firmatari disponibile per il download qui: https://speak-up-for-assange.org/contact
(Traduzione di Veronica Tarozzi per MediAttivisti)

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