martedì 26 luglio 2022

Dimenticate dai finanziatori - Isabella Cordua, Sabrina Mahtani

 


Abbiamo tradotto dall’inglese un interessante rapporto esplorativo sulla diseguale distribuzione dei finanziamenti destinati alla difesa dei diritti umani nel mondo, che mostra quanto questa penalizzi fortemente le organizzazioni che si battono per i diritti delle donne e, in particolare, delle donne e delle ragazze incarcerate.

Il rapporto è stato redatto a dicembre del 2021 da Isabella Cordua e Sabrina Mahtani per Women Beyond Walls, “una nuova piattaforma di costruzione del movimento, che amplifica le voci per porre fine all’eccessiva carcerazione e all’eccessiva criminalizzazione delle donne in tutto il mondo” (womenbeyondwalls.org/forgottenbyfunders).

Alcuni contenuti del rapporto originale sono stati sintetizzati o riorganizzati per ragioni di brevità, ovviamente senza alterarli. Per i numerosi link ad altri studi e ricerche presenti all’interno del rapporto, la rappresentazione grafica dei dati e gli stralci delle interviste si rimanda al documento in inglese.

Introduzione

Oltre 1 milione di donne è controllato dal sistema di giustizia penale e oltre 741.000 donne sono in carcere in tutto il mondo. Ci sono almeno 800 donne nei bracci della morte.
Si stima che la popolazione carceraria femminile globale sia aumentata di circa il 59% dal 2000 al 2020. Negli ultimi 10 anni il numero delle donne in carcere è cresciuto a un ritmo più rapido di quello degli uomini.
Povertà, abusi, leggi discriminatorie e politiche punitive in materia di droga sono i fattori chiave dell’allarmante aumento dell’incarcerazione delle donne. Il 35% delle donne incarcerate nel mondo lo sono per reati legati alla droga, a fronte del 19% degli uomini.

L’incarcerazione ha un effetto devastante sulle donne e le loro famiglie. La percentuale di detenute che compie gesti di autolesionismo è più alta di quella dei detenuti.
La maggioranza delle donne in carcere è costituita da madri e ci sono almeno 19.000 bambini che vivono in prigione con un genitore, che nella maggior parte dei casi è la madre.

Nonostante questi numeri, come evidenzia questo rapporto esplorativo, il lavoro con e per le donne e le ragazze incarcerate/ex incarcerate è disperatamente sottofinanziato. Le organizzazioni che lavorano con e per le donne e le ragazze incarcerate operano in contesti difficili dal punto di vista del finanziamento. Nel 2018, uno studio dell’Overseas Development Institute (ODI) ha rilevato che lo sviluppo e il finanziamento per la giustizia è diminuito di oltre il 40% negli ultimi 4 anni e secondo una ricerca dell’Association for Women’s Rights in Development (AWID) il 99% degli aiuti allo sviluppo e delle sovvenzioni delle fondazioni continua a non raggiungere direttamente le organizzazioni femministe e quelle che si battono per i diritti delle donne. In particolare, i gruppi che lavorano su forme intersecanti di emarginazione (LGBTIQ, indigeni, migranti e rifugiati, giovani femministe e sex workers) sono finanziati ancora meno. Solo lo 0,42% è destinato alla difesa dei diritti delle donne.

Metodologia

Questo rapporto si basa sulle risposte all’indagine su un totale di 34 organizzazioni che lavorano con e per le donne e le ragazze incarcerate, che è stata sviluppata tenendo conto degli obiettivi di questo rapporto, dell’esperienza delle persone coinvolte e del mandato di Women Beyond Walls. È stato inoltre integrato da consultazioni con esperti e volontari. Lo studio si basa su risposte sia quantitative sia qualitative. Le prime sono la fonte delle statistiche descrittive e le seconde sono state trattate con la tecnica dell’analisi tematica. Le autrici hanno ottenuto il consenso informato da tutti i partecipanti al sondaggio, le cui risposte sono state trattate in forma anonima.

Caratteristiche delle organizzazioni intervistate

Le organizzazioni intervistate sono distribuite in questo modo:

  • Africa: Ghana, Kenya, Malawi, Nigeria, Senegal, Sierra Leone, Sudafrica, Zimbabwe;
  • Asia: Cambogia, India, Indonesia, Pakistan, Sri Lanka;
  • Europa: Regno Unito, Francia;
  • Medio Oriente: Giordania;
  • Nord e Centro America: Canada, Giamaica, Mexico;
  • Sud America: Bolivia, Brasile, Venezuela, Colombia;
  • Australia/Oceania: Australia.

La ricerca è focalizzata sul Sud globale: il 32% e il 21% delle risposte è stata fornita da organizzazioni operanti rispettivamente in Africa e in Asia.

L’indagine non si è concentrata sulle organizzazioni che lavorano solo negli Stati Uniti d’America poiché il panorama dei finanziamenti è più complesso e ci sono diverse organizzazioni che lavorano in questo settore. Una mappatura dedicata e un’esplorazione del finanziamento delle organizzazioni che lavorano solo negli USA dovrebbero essere condotte in collaborazione con organizzazioni leader, come il National Council for Incarcerated and Formerly Incarcerated Women.

  • La maggioranza delle organizzazioni intervistate (oltre il 60%) ha uno staff di meno di 20 persone.
  • Oltre il 74% è attiva da oltre 10 anni e la metà di queste da più di 20.
  • La maggioranza opera con un bilancio annuale di piccola-media dimensione: tra coloro che hanno risposto a questa domanda il 52% ha un bilancio inferiore ai 500.000 dollari all’anno.
  • In più della metà delle organizzazioni sono coinvolte o hanno funzioni direttive donne che hanno avuto esperienze del sistema della giustizia.

La nostra ricerca ha rilevato che le risorse per il lavoro con e per le donne e le ragazze incarcerate non sono riuscite a soddisfare adeguatamente i bisogni e le capacità di questi gruppi, comprese le risorse fornite dalle femministe e dei finanziatori dei diritti delle donne. I risultati che seguono presentano una convincente argomentazione sul motivo per cui il lavoro con e per le donne e le ragazze coinvolte nel sistema di giustizia penale necessita urgentemente di maggiori risorse e finanziamenti più efficaci.

Risultati principali

Le organizzazioni stanno svolgendo un lavoro fondamentale utilizzando moltiplici strategie in un contesto difficile

Queste organizzazioni stanno producendo un cambiamento essenziale nella vita di donne e ragazze e stanno cambiando il sistema giudiziario attraverso il loro lavoro, per esempio fornendo servizi legali e riducendo il tempo che le donne trascorrono in custodia cautelare; lottando per abolire la pena di morte; facendo pressione per politiche in materia di droga che tengano conto del genere; fornendo sostegno tra pari alle donne le cui vite sono state influenzate dal sistema della giustizia penale; assistendo al momento del rilascio le donne precedentemente incarcerate; conducendo ricerche partecipative per comprendere meglio le cause e le conseguenze della detenzione delle donne; orientando le politiche nazionali e globali. Questa è un’area di attivismo vivace e innovativa che merita di essere dotata di più numerose e migliori risorse. Invece la maggior parte di queste organizzazioni opera con budget esigui e team ridotti. Inoltre lavorano in contesti difficili: il 68% delle organizzazioni ha affermato che è difficile o molto difficile svolgere questo lavoro nel proprio paese, a causa delle condizioni politiche e sociali. Hanno elencato varie difficoltà, come l’accesso alle carceri, lo spazio civico limitato e lo stigma che grava sulle persone incarcerate. Queste sfide sono diventate ancora più difficili durante la pandemia di Covid-19, ma le organizzazioni hanno cercato di adattarsi e continuare il loro lavoro, per esempio facendo ricorso alla tecnologia. Il 29% degli intervistati ha avuto membri minacciati, arrestati o molestati per il proprio lavoro nell’ultimo anno.

Affrontare la carcerazione delle donne non è una priorità per la maggior parte dei donatori

La maggior parte delle organizzazioni intervistate ha affermato che affrontare la carcerazione delle donne non rappresenta una priorità per la maggior parte dei donatori che finanziano la tutela dei diritti umani, dei diritti delle donne e l’accesso alla giustizia. Le opportunità di finanziamento disponibili non sono sufficientemente allineate con le strategie o le aree di lavoro di queste organizzazioni, rendendo difficile l’accesso ai finanziamenti per sostenere il loro importantissimo lavoro. Come già detto, queste organizzazioni stanno già lavorando in un contesto in cui i finanziamenti per le organizzazioni per la giustizia e i diritti delle donne sono molto limitati. Una ricerca dell’OCSE del 2016-2017 ha rilevato che solo l’1% di tutti gli aiuti destinati alla riduzione della discriminazione di genere è andato alle organizzazioni di donne. La maggior parte di questo denaro è stato destinato a organizzazioni internazionali con sede nei paesi donatori, piuttosto che a gruppi femministi che hanno sviluppato le proprie strategie specifiche per il contesto nel quale operano.
Alcuni degli intervistati suppongono che in questa definizione delle priorità abbia un ruolo la percezione pubblica negativa dell’incarcerazione.
Questa mancata prioritarizzazione si estende alle organizzazioni governative e multilaterali, come così come alle fonti filantropiche. Solo il 44% degli intervistati ha dichiarato di aver ricevuto finanziamenti dal governo (29% da fonti del governo nazionale e 15% da fonti locali del governo). Solo il 21% ha ricevuto finanziamenti da organizzazioni multilaterali (come le Nazioni Unite) negli ultimi due anni.

Qualsiasi agenda dei donatori che miri a concentrare le risorse sui diritti umani, l’accesso alla giustizia, l’uguaglianza di genere o l’impegno a “non lasciare nessuno indietro” (principio due dell’UN Sustainable Development Goals) dovrebbe prendere in considerazione il finanziamento del lavoro con e per le donne e le ragazze incarcerate. I finanziatori dovrebbero destinare nuovi finanziamenti a questo lavoro e creare specifici portafogli che concentrino i finanziamenti in modo intersezionale e olistico, piuttosto che attraverso interventi destinati solo a specifici servizi, come quelli legali o di salute pubblica.

Oltre due terzi delle organizzazioni non ricevono finanziamenti da femministe e promotrici dei diritti delle donne

Il 71% degli intervistati ha affermato di non ricevere finanziamenti da fondazioni che si definiscono femministe o a tutela dei diritti delle donne. Ciò sembra riflettere la mancanza di priorità nell’affrontare la detenzione delle donne da parte del più ampio movimento per i diritti delle donne. Non se n’è parlato al Generation Equality Forum, il più grande raduno sui diritti delle donne dopo la conferenza di Pechino del 1995, il che ha significato non includere il tema negli impegni assunti. Il Generation Equality Forum ha raccolto 40 miliardi di dollari in impegni di finanziamento a sostegno di un’audace strategia per la parità di genere. Per esempio l’Open Society Foundations (OSF) si è impegnata a versare almeno 100 milioni di dollari in 5 anni per finanziare la mobilitazione politica la leadership femminista. La fondazione Bill e Melinda Gates ha promesso 2,1 miliardi di dollari nei prossimi 5 anni per promuovere l’economia femminile, l’emancipazione, la salute sessuale e riproduttiva e la leadership femminile. Si tratta del più grande impegno di finanziamento mai assunto per l’uguaglianza di genere. Questi fondi sono stati dedicati a sei questioni chiave ma, nonostante il fatto che il Forum mirasse a promuovere un approccio intersezionale, intergenerazionale e intersettoriale all’uguaglianza di genere, è mancata qualunque attenzione alle donne incarcerate.

Femministe e promotrici dei diritti delle donne, così come altre donatori, dovrebbero ascoltare i punti di vista e le sfide delle organizzazioni che lavorano per e con le donne incarcerate, soprattutto quelli delle donne che hanno vissuto direttamente questa esperienza e affrontare con maggiore impegno i problemi della carcerazione nell’ambito dei diritti delle donne e delle strategie per la giustizia di genere. Siamo tuttavia confortate dal registrare una maggiore attenzione e discussione sulle pratiche di finanziamento e riconosciamo gli sforzi che molti donatori hanno fatto per riconsiderarle. Un diverso approccio al finanziamento da parte femminista potrebbe far fronte a molte delle sfide delineate in questo rapporto[1].

La maggior parte delle organizzazioni non ha accesso a finanziamenti per le spese di funzionamento

L’indagine ha evidenziato l’urgenza di migliorare la qualità dei finanziamenti alle organizzazioni che lavorano con e per le donne e le ragazze incarcerate. Con finanziamenti illimitati e flessibili, le organizzazioni possono autodeterminare le proprie agende, rispondere ai cambiamenti, cogliere le opportunità, coprire i costi operativi e investire i fondi dove è possibile e dove ce n’è maggiore necessità. Fornire finanziamenti flessibili e duraturi è un principio femminista di finanziamento al fine di sostenere l’impatto e la sostenibilità delle organizzazioni per i diritti delle donne. Tuttavia, la maggior parte delle organizzazioni intervistate ha ricevuto meno del 25% del finanziamento per le spese di funzionamento negli ultimi due anni.

C’è una disponibilità limitata di finanziamenti flessibili e per molte organizzazioni che lavorano nell’ambito dei diritti umani è una condizione insostenibile. Tuttavia, una ricerca del 2018 a cura di Human Rights Funders Network ha mostrato la sussistenza di disparità regionali. Molti finanziatori del Nord globale stabiliscono forti restrizioni alle forme di finanziamento i cui destinatari sono nel Sud e nell’Est globale, o non finanziano affatto queste organizzazioni. C’è un rapporto di 6 a 1 nella probabilità di questo tipo di finanziamento tra un’organizzazione che operi nel Nord America e una che operi in Asia e Pacifico e di 15 a 1 se l’organizzazione è attiva nei Caraibi. Il finanziamento di progetti specifici, che è la modalità preferita da molti donatori e soprattutto dai donatori bilaterali –attraverso le ambasciate, per esempio – è molto problematico, perché mina l’autonomia delle organizzazioni e limita la loro capacità di perseguire la mission e la vision della loro attività, costringendole a stabilire le priorità in base agli interessi e alle agende dei donatori, che possono cambiare da un anno all’altro. Questo tipo di finanziamento, inoltre, mette in seria difficoltà le organizzazioni per quanto riguarda i costi del personale e la copertura delle spese generali e impedisce di rispondere con rapidità ed efficacia alle emergenze, come quelle presentate dalla pandemia da Covid-19. I finanziatori devono non solo aumentare la quantità di finanziamento, ma anche migliorarne la qualità, dando accesso a sovvenzioni di base flessibili.

La maggior parte delle organizzazioni intervistate si trova ad affrontare finanziamenti precari

La maggioranza degli intervistati ha riferito che la quantità e la qualità dei finanziamenti ricevuti non è migliorata quest’anno rispetto a quello precedente.
Molte organizzazioni hanno elencato l’Open Society Foundations (OSF) come uno dei principali donatori. Tuttavia, ci sono una continua incertezza e una certa preoccupazione che l’attuale ristrutturazione dell’OSF possa comportare la perdita di fondi per un’area che è già sottofinanziata. Dato che “giustizia e intersezionalità” è uno dei tre pilastri chiave della nuova ristrutturazione dell’OSF, c’è un opportunità di espandere, approfondire e finanziare olisticamente quest’area, creando anche nuove opportunità per altri donatori di colmare questo divario e ridurre l’eccessiva dipendenza da un solo finanziatore.
L’indagine ha infatti rilevato che c’è un eccessivo affidamento a singoli donatori e a eventi di raccolta fondi (il 50% ha indicato come unica fonte di finanziamento un solo donatore o un evento di raccolta negli ultimi 2 anni), il che mette le organizzazioni nella situazione sia di non poter programmare la loro attività, vista l’imprevedibilità e l’instabilità dei finanziamenti (il 79% ha risorse o risparmi sufficienti per coprire solo la metà del proprio bilancio annuale), sia di non poter far fronte al cambiamento delle circostanze (come nel caso delle pandemie). I finanziatori dovrebbero costruire partnership pluriennali che consentano alle organizzazioni di adottare strategie di lavoro a lungo termine e le supportino nella creazione di riserve per assicurare la sostenibilità.

Le organizzazioni stanno affrontando difficili sfide nei processi di finanziamento e non sono in grado di finanziare posizioni chiave del personale

Sono stati identificati tre problemi principali all’accesso ai finanziamenti:

  • difficoltà nel processo di richiesta del finanziamento (tempi troppo brevi, richiesta proponibile solo su invito ecc.);
  • mancanza di flessibilità e requisiti onerosi imposti dai finanziatori nella realizzazione dell’attività (“la maggior parte dei finanziatori ha un approccio orientato all’obiettivo, dimenticando che le persone non sono obiettivi da raggiungere ma esseri umani”, afferma uno degli intervistati;
  • i finanziatori non sono disposti a finanziare adeguatamente le spese del personale, in particolare quello addetto allo sviluppo, al monitoraggio e alla valutazione, che sono invece fondamentali per l’efficacia operativa e per garantire ulteriori finanziamenti.

È necessario combattere le narrazioni secondo cui è negativo finanziare le spese generali e i costi operativi per le organizzazioni. Questo è invece vitale per molte organizzazioni, in particolare quelle guidate da persone in condizioni di marginalità. Molte organizzazioni per i diritti umani affrontano queste sfide, ma coloro che lavorano con e per le donne e le ragazze incarcerate devono affrontare ulteriori barriere, amplificando le sfide della raccolta di fondi in un settore in cui il finanziamento è già limitato e difficile. Un principio fondamentale del finanziamento femminista è creare un processo di finanziamento più accessibile e flessibile. Tuttavia, come evidenziato sopra, la stragrande maggioranza delle organizzazioni che lavorano con e per le donne e le ragazze incarcerate non ha accesso ai finanziamenti femministi.

Le organizzazioni ricevono finanziamenti insufficienti per attuare completamente tutti le loro strategie, in particolare il loro lavoro con donne e ragazze dopo la carcerazione

Le organizzazioni che lavorano con e per le donne e le ragazze incarcerate ricevono un insufficiente supporto per la piena attuazione delle proprie strategie. L’88% dei partecipanti all’indagine ha affermato che c’erano delle strategie che avrebbero voluto attuare ma che non è stato possibile farlo in modo efficace a causa della mancanza di fondi. Queste strategie includono:

  • supporto post-carcere, per esempiolavorare con e per le donne che escono dal carcere;
  • servizi legali e contenzioso;
  • ricerca e lavoro politico;
  • advocacy nazionale, regionale e internazionale;
  • capacità di testare nuove strategie/idee innovative e ampliare il lavoro in diverse aree/paesi.
Le organizzazioni hanno anche bisogno di sostegno non finanziario per raggiungere l’obiettivo della sostenibilità economica

Le organizzazioni che lavorano con e per le donne e le ragazze incarcerate necessitano anche di strumenti di sostegno non finanziario, come l’assistenza tecnica o il supporto alla leadership, per migliorare lo sviluppo organizzativo e rendere le organizzazioni più forti e maggiormente capaci di “tenuta” economica. Le organizzazioni che lavorano con e per le donne incarcerate sono spesso escluse dagli incontri tra le organizzazioni che si battono per i diritti delle donne o tra quelle per i diritti umani. Ciò le priva di opportunità di networking e partnership, nonché di apprendimento e scambio su diverse strategie e idee. I finanziatori dovrebbero investire nel sostenere il networking e l’incontro tra i diversi gruppi che lavorano su questi temi al fine di supportare meglio la costruzione del movimento, la condivisione dell’apprendimento e la collaborazione interregionale. È positivo notare che in più della metà delle organizzazioni intervistate sono coinvolte o hanno un ruolo dirigente donne con esperienza diretta del sistema giudiziario. Chi lavora in questo settore e, più in generale, nei movimenti per i diritti delle donne e per i diritti umani, trarrebbe vantaggio dall’ascoltare queste attiviste.

Raccomandazioni

  1. Costruire una mappa globale delle organizzazioni e dei gruppi non registrati che lavorano con donne e ragazze che hanno subito il sistema della giustizia penale.
  2. Riunire i donatori per far loro ascoltare cosa dicono le organizzazioni che lavorano in questo settore e le donne che hanno vissuto direttamente un’esperienza nel sistema giudiziario.
  3. Destinare nuovi fondi per il lavoro con donne e ragazze che sono state coinvolte nel sistema penale:
  • assicurare che nuovi fondi siano destinati specificamente a queste organizzazioni;
  • creare portafogli specifici per finanziamenti intersezionali e olistici.
  1. Incrementare e dare priorità da parte delle fondazioni femministe ai finanziamenti per le organizzazioni con e per le donne e le ragazze incarcerate.
  2. Rendere più accessibili i finanziamenti a queste organizzazioni:
  • rendere pubblici i bandi;
  • semplificare i requisiti;
  • collaborare con i fondi per le donne e le fondazioni pubbliche che hanno la capacità e l’esperienza necessaria per lavorare con piccoli gruppi.
  1. Migliorare la qualità dei finanziamenti per le organizzazioni che lavorano con e per le donne coinvolte nel sistema della giustizia penale:
  • fornire finanziamenti flessibili che consentano alle organizzazioni di perseguire la propria agenda;
  • costruire partnership a lungo termine per consentire alle organizzazioni di perseguire le proprie strategie di attività;
  • aiutare le organizzazioni a costituire riserve di risorse finanziarie.
  1. Analizzare i divari nei finanziamenti e il modo in cui sostenere meglio gli investimenti in specifiche aree:
  • regioni sotto-finanziate, in particolare nel Sud globale;
  • migliorare il finanziamento del lavoro di supporto alle ex detenute; investire in ricerca e produzione di conoscenza per sostenere l’advocacy e la costruzione del movimento;
  • migliorare il sostegno ai servizi, legali, per la salute mentale e l’empowerment economico;
  • finanziare e supportare il personale addetto allo sviluppo e monitoraggio, valutazione e apprendimento;
  • allocare fondi per testare nuove idee e nuovi approcci.
  1. Aumentare il supporto non finanziario alle organizzazioni che lavorano con e per le donne coinvolte nel sistema penale, contribuendo alla loro sostenibilità.
  2. Investire in iniziative rivolte al benessere, in considerazione del contesto difficile nel quale molte persone e molte organizzazioni stanno operando.
  3. Investire nella costruzione del movimento, nelle iniziative di networking e di apprendimento condiviso tra le organizzazioni che lavorano con e per le donne e le ragazze coinvolte nel sistema della giustizia penale, così come nel più ampio movimento per i diritti delle donne e i diritti umani. Supportare, in particolare, l’apprendimento con e dalle donne che hanno vissuto un’esperienza nel sistema giudiziario.

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