domenica 3 luglio 2022

Materie prime, prezzi ed estintori - Andrea Baranes

 

Se in una città aumentano i furti d’auto, le compagnie di assicurazione vedranno aumentare il rischio. E di conseguenza tenderanno ad aumentare anche le polizze, ovvero quanto richiesto a un proprietario per assicurare il proprio veicolo. 

Un aumento eccessivo della polizza può portare alla decisione di alcune persone di non comprare più l’automobile. Se diminuisce il numero di auto in circolazione, i ladri si concentreranno su quelle rimanenti. Diventa quindi sempre più rischioso avere un’auto. Il che fa salire il prezzo delle polizze, e spinge altri automobilisti a vendere la propria auto, in una spirale continua.

Un caso estremo, sembrerebbe, ma che aiuta a capire come l’andamento del mercato assicurativo possa avere impatti diretti su quello del bene assicurato. In questo caso quello automobilistico.

 

Le “assicurazioni” sulle materie prime               

Passiamo ora dalle automobili alle materie prime, alimentari e non. Anche in questo caso esiste una sorta di assicurazione, per tutelarsi contro il rischio di aumento o diminuzione dei prezzi. Si tratta dei derivati, contratti finanziari che permettono di comprare o vendere qualcosa nel futuro a un prezzo fissato già oggi. 

Esempio. Ho un pastificio, e voglio tutelarmi dal possibile aumento dei prezzi del grano. Compro un derivato sul grano, che mi permette di acquistarne una certa quantità in una data futura ma a un prezzo fissato già oggi. La controparte, tipicamente una banca o intermediario finanziario specializzato, si assume quindi i rischi delle oscillazioni dei prezzi. 

Il margine sui derivati

Per comprare questo derivato e spostare il rischio sull’intermediario finanziario devo pagare una certa cifra. Così come per stipulare un’assicurazione dovevo pagare la corrispondente polizza all’agenzia assicurativa. Con alcune notevoli differenze: nel caso dei derivati al posto della polizza abbiamo un margine. 

In molti casi il margine è una percentuale del valore del contratto, da versare al momento della firma. Ad esempio compro un derivato che mi permette di acquistare tra un mese 1.000 euro di grano. L’intermediario mi chiede di versare, al momento della firma, un margine dell’8%, ovvero dare in garanzia 80 euro. 

Rispetto alle assicurazioni, nel mercato dei derivati c’è una differenza sostanziale. Oltre al margine iniziale, ogni giorno si calcola anche il margine di variazione. Capiamo cos’è riprendendo l’esempio precedente. Una settimana dopo avere acquistato il mio derivato per 1.000 euro, il prezzo del grano crolla. Alla scadenza del derivato, mi verrà consegnato del grano che però a quel punto vale solo 900 euro. L’intermediario può chiedermi di versare immediatamente i 100 euro di potenziale perdita.

 

Assicurazioni o scommesse?


È proprio questo meccanismo che fa dei derivati uno dei principali strumenti per speculare sui mercati finanziari. Immaginiamo di non avere alcun pastificio, e di comprare un derivato unicamente per sommettere sul prezzo futuro del grano. Tornando all’esempio di prima, se il prezzo del grano sale, salirà anche il valore del mio derivato e potrò guadagnare dalla mia scommessa.

Particolarmente interessante è poi il fatto che posso scommettere su 1.000 euro di grano senza avere questi soldi, ma versando solo il margine iniziale (ovvero gli 80 euro nell’esempio di prima). È quello che si chiama leva finanziaria: faccio una speculazione su 1.000 euro avendone a disposizione solo 80.

Le scommesse affogano il sistema

Per diverse materie prime queste scommesse rappresentano oggi anche il 99% del mercato dei derivati. Come se solo l’1% delle assicurazioni sul furto di un auto fossero stipulate dai proprietari, mentre le altre 99 fossero scommesse sul fatto che aumenteranno o diminuiranno i furti.

Se inizia a circolare la notizia che i furti probabilmente aumenteranno, si moltiplicheranno le scommesse. Tornando al caso delle materie prime, le notizie della guerra in Ucraina hanno portato a un’enorme incertezza sul prezzo di alcune materie prime a partire da gas e grano. Questa incertezza si traduce in una maggiore volatilità dei prezzi, il che attira sempre più speculatori ad acquistare e vendere derivati sperando di azzeccare la scommessa giusta. 

Un aumento che si traduce in un aumento dei rischi per gli intermediari che vendono derivati, che chiederanno quindi margini più alti. Tale aumento dei margini spingerà alcune persone a non comprare più un derivato per fini assicurativi. La mancanza di “assicurazioni” provocherà però un ulteriore aumento dell’incertezza e della volatilità, il che attira altri scommettitori, aumenta il rischio e quindi i margini, il che spinge altri a rinunciare ad assicurarsi con i derivati, in una spirale del tutto simile a quella descritta in modo ipotetico all’inizio dell’articolo. 


Il paradosso dei derivati, dominati dagli speculatori


In questo caso non sono però ipotesi puramente teoriche, ma è la realtà dei fatti. Secondo recenti articoli i mercati a termine (ovvero con consegna del bene differita nel tempo) di molte materie prime hanno perso tra il 25% e il 30% della loro liquidità. Sul gas, i margini per acquistare un derivato possono arrivare al 60% del valore del contratto. 

Chi stipulerebbe un’assicurazione se la polizza contro il furto fosse il 60% del valore dell’auto? Oggi sono moltissime le imprese che lavorano con alcune materie prime, grano o altre, che non possono più assicurarsi tramite derivati perché i margini sono eccessivamente elevati. Una mancanza che porta a un’ulteriore incertezza sui prezzi, quindi a una maggiore volatilità, quindi a un aumento dei margini richiesti, e via discorrendo.

In altre parole, il mercato dei derivati è talmente dominato da scommettitori che chi vorrebbe e dovrebbe utilizzarli come strumenti di assicurazione non può più farlo. Da un lato le scommesse con i derivati esasperano le montagne russe dei prezzi, dall’altro proprio l’assenza di assicurazioni contribuisce alla stessa volatilità dei prezzi. 


I derivati: estintori caricati con benzina


Si potrebbe evitare tutto questo? La risposta è sì. Sono state proposte delle regole per bloccare, o per lo meno frenare, la speculazione. Nel caso dei derivati, una proposta è quella di obbligo di consegna del sottostante. Semplificando, significa che compro un derivato sul grano se ho davvero del grano da comprare o vendere a scadenza e voglio tutelarmi contro l’incertezza e la volatilità dei prezzi. Non lo compro per fare una scommessa e guadagnare proprio da queste stesse incertezza e volatilità. Una proposta rimasta finora sulla carta di studi accademici. 

Il risultato finale? In molti casi il mercato dei derivati ha l’effetto diametralmente opposto di quello che dovrebbe avere. Non sono assicurazioni contro l’eccesso di volatilità, ma uno dei principali fattori che esasperano questa stessa volatilità. Stiamo caricando gli estintori con della benzina, poi ci stupiamo del propagarsi dell’incendio, o in questo caso dell’andamento dei prezzi delle materie prime.

Un risultato paradossale solo in apparenza. In realtà è l’ennesimo esempio di un sistema finanziario non “solo” totalmente disconnesso dalla realtà, ma che arriva a danneggiare l’economia di cui dovrebbe essere al servizio. È la definizione di parassita.

Articolo pubblicato grazie alla collaborazione con il magazine on line Valori. Il meglio delle notizie di finanza etica ed economia sostenibile

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