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mercoledì 2 settembre 2026

I veri trafficanti di esseri umani sono nel governo - Gianluca Cicinelli

 

Il governo italiano ha deciso ieri di prorogare per altri quindici giorni i controlli alle frontiere aeree e marittime con la Spagna, introdotti il primo agosto dopo l’arrivo a Ceuta di decine di migliaia di migranti dal Marocco. Dopo un mese possiamo finalmente giudicare quella decisione non sulle paure evocate per giustificarla, ma sui risultati. Quasi 500 mila passeggeri provenienti dalla Spagna sono stati controllati attraverso le liste, oltre 180 mila identificati all’ingresso in Italia, 31 respinti alla frontiera e sei arrestati. Solo otto dei respinti erano cittadini marocchini e non è emerso un flusso di migranti arrivati in Italia passando da Ceuta. Bugiardi conclamati. Ma questo lo sapevamo.

Per spaventare la popolazione, il governo Meloni aveva prospettato il pericolo che i migranti potessero riversarsi dalla Spagna verso l’Italia. E non soltanto loro. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha parlato ufficialmente di possibili «infiltrazioni terroristiche nei flussi migratori», ricordando la presenza di aree di reclutamento jihadista in Marocco e rilanciando contemporaneamente la necessità di combattere il traffico di esseri umani. La cosa era ancora più singolare perché il 4 agosto, durante il vertice straordinario dei ministri dell’Interno europei, Spagna e Commissione avevano comunicato che la grandissima maggioranza dei migranti entrati a Ceuta era già stata riportata indietro e che non si erano verificati spostamenti verso la Spagna continentale né verso altri Stati membri.

Questo non significa che a Ceuta non sia accaduto nulla. È accaduto qualcosa di enorme, con decine di migliaia di persone che hanno attraversato il confine in pochissimo tempo, morti, feriti, campi improvvisati e una città sottoposta a una pressione eccezionale. Né significa che non esistano trafficanti di esseri umani, organizzazioni criminali o rischi di sicurezza. Significa una cosa molto più semplice: quelle minacce specifiche utilizzate dal governo italiano per costruire l’allarme su un possibile trasferimento verso l’Italia non si sono materializzate nei termini annunciati. Eppure il dispositivo resta in piedi e viene prorogato.

Ed è questo l’uso strumentale, da oggetti, da non persone, che il governo Meloni ha stabilito dal suo insediamento con i migranti. Persone che non erano in Italia, che non risultavano dirette in Italia e che non potevano neppure muoversi liberamente da Ceuta verso il resto d’Europa sono state trasformate preventivamente in una minaccia italiana. E allora chi sono i trafficanti di esseri umani? Coloro che usano persone prive di qualsiasi bene materiale sbattute in faccia all’opinione pubblica e ai confini, buttate come cose rotte nel gioco della politica più bieca dell’estrema destra europea. Ecco chi è che traffica in esseri umani e li usa senza pudore e in barba ai propri principi morali e religiosi tanto rivendicati.

Per questo va usata per il governo Meloni, deliberatamente e paradossalmente, la stessa espressione che loro ripetono da anni. Stiamo dicendo qualcosa di politico: il governo che ha fatto della lotta ai “trafficanti di esseri umani” uno dei pilastri della propria propaganda è diventato esso stesso, nel senso più letterale della metafora, un trafficante di esseri umani, perché pensa ai migranti prima di tutto come oggetti da bloccare, trasferire, rimandare indietro e collocare altrove a seconda della convenienza politica. Come soprammobili, alimenti scaduti, scarpe vecchie.

Il trafficante criminale guarda un uomo e vede qualcuno da caricare su una barca e trasportare oltre un confine in cambio di denaro. Il governo Meloni guarda quello stesso uomo e vede qualcuno da usare per far paura all’opinione pubblica e raccattare voti. La differenza giuridica è evidente, quella morale molto discutibile. Perchè c’è un elemento comune che il paradosso serve precisamente a mettere in luce: la persona scompare e resta la logistica del suo corpo.

Il modello Albania rende questa logica quasi didascalica. Si prende una persona intercettata lungo una rotta migratoria e si costruisce un sistema affinché la sua pratica possa essere trattata fuori dal territorio italiano. Il progetto ha incontrato ostacoli giudiziari, è stato modificato e ridimensionato, ma la filosofia politica rimane intatta: il problema non è soltanto decidere se quella persona abbia o meno diritto di restare; è fare in modo che mentre lo decidiamo stia altrove.

Ceuta ha portato questa concezione un passo oltre. Questa volta non bisognava spostare persone già presenti sul territorio italiano: bisognava impedire preventivamente che si spostassero verso di noi. E quindi si è sospesa una parte della libera circolazione con la Spagna. Il paradosso dei dati è quasi perfetto: mezzo milione di verifiche per 31 respingimenti, mentre l’Unione europea aveva certificato già all’inizio della crisi che non esistevano movimenti secondari da Ceuta verso altri Stati membri. Il governo e Fratelli d’Italia leggono quegli stessi 31 respingimenti come la dimostrazione che i controlli funzionano; si può leggerli esattamente al contrario, come la distanza enorme tra l’apparato politico e amministrativo messo in moto e il fenomeno che avrebbe dovuto giustificarlo.

Dietro questa politica c’è naturalmente anche la sicurezza. Ogni Stato ha non soltanto il diritto ma il dovere di sapere chi entra nel proprio territorio e di intervenire quando esistano rischi concreti. Ma proprio la parola concreti fa la differenza. Se un possibile jihadista può nascondersi tra migliaia di migranti, questo non trasforma migliaia di migranti in possibili jihadisti. Se esistono trafficanti che sfruttano i viaggi della disperazione, questo non trasforma ogni movimento migratorio in un’operazione organizzata dai trafficanti. Usare costantemente il terrorista, lo scafista e il trafficante come sagome sovrapposte alla figura del migrante serve invece a compiere un’operazione politica precisa: togliere alla persona la sua individualità e trasformarla in una categoria di rischio.

È così che il trattamento disumano può presentarsi come semplice amministrazione linguistica. Non si dice: prendiamo uomini, donne e bambini e cerchiamo il modo di tenerli il più lontano possibile da noi. Si parla di contrasto ai flussi, controllo delle frontiere, rimpatri, hub, Paesi sicuri, movimenti secondari, prevenzione delle partenze. Così il buon cattolico che vota Meloni e la domenica ascolta l’invito del prete ad aiutare gli ultimi avrà la coscienza a posto, non sentirà più parlare di esseri umani ma di “flussi” da gestire.

I veri trafficanti di esseri umani, altrettanto riprovevoli di coloro che lo fanno per soldi, sono i governi che li trafficano per voti.

da qui