mercoledì 11 aprile 2012

Lo specchio di Sarajevo – Adriano Sofri

ti chiedi dov'eri, non sentivi, non leggevi, cosa facevi...- franz


PS:  in un articolo nel libro, intitolato: "Complici dei serbi, nove volte maledetti" (L’Espresso, 28 luglio 1995), a un certo punto Sofri dice, a proposito di chi non vuole prendere posizione, né intervenire, ma parlare, aspettare...
"...Intimerei ai sostenitori di queste posizioni di estenderle al tema della criminalità comune e organizzata: si dicano contrari, nel caso di una vile aggressione stradale contro un inerme, non solo a intervenire in sua difesa, ma anche a telefonare al 113. Si dicano contrari, nel caso di Capaci e via D’Amelio, a ogni impiego della forza. Si dicano favorevoli al negoziato. Al più alto livello, con Totò Riina…"
come se oggi, per assurdo, qualcuno dicesse che Obama si incontra con quelli del Ku Klux Klan, per discutere sulle armi o sui neri da sacrificare,  e poi si scoprisse che è tutto vero - franz

L’edizione originale del libro è del 1997 ma, dopo essere sparito dalla circolazione per troppo tempo, Sellerio decide di ristamparlo nel 2010 rendendolo così nuovamente alla lettura di chiunque lo voglia.
Raccoglie un serie di articoli scritti tra il 1993 ed il 1995 da Adriano Sofri come corrispondente da Sarajevo per L’Unità, il Manifesto e Cuore, durante i terribili anni dell’assedio alla città trasformata da grande capitale europea ad enorme galera.
Gli articoli si riempiono soprattutto della gente di Sarajevo, quei sarajevesi di cui è difficile non innamorarsi quando li si conosce ed incontra.
Per secoli luogo di incredibile tolleranza e multiculturalità, dove Islam, Ebraismo e Cristianesimo cattolico ed ortodosso hanno convissuto, dove imperi secolari come quello ottomano e quello austriaco si sono incontrati lasciando meravigliosi ricordi culturali ed architettonici Sarajevo è pur tuttavia ricordata per fatti di sangue. L’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando per mano del nazionalista serbo Gravrilo Princip, scintilla che farà deflagrare il primo conflitto mondiale, e per i lugubri anni dell’assedio sotto i bombardamenti dei cetnici serbo-bosniaci dei criminali di guerra Karadzic e Mladic.
Di questi anni si Sofri ci racconta le difficoltà di vivere in una città in cui incroci stradali, mercati, i cortili dove giocano i bambini, le code alle fontane per l’acqua diventano i luoghi preferiti da cecchini e granatieri per esercitare la loro mira.
Ci dipinge i visi sofferenti della gente, della loro dignità.
Ci spinge a riflettere sulle responsabilità enormi che la comunità internazionale ebbe in quella vicenda come in tutta la guerra nei Balcani…
da qui

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