sabato 27 febbraio 2021

Ferlinghetti è morto, W FERLINGHETTI


 

Ecco – in ordine di arrivo – quel che la “bottega” ha ricevuto

da Michele Licheri

… è decollato altrove l’angelo di Coney Island:

resta la sua poesia – vera ricchezza condivisa –

tra cielo e mare

e si è incardinata ovunque

tra le anime e le arterie vitali della terra

generando fiori di libertà.

Addio fratello, zio, nonno, magico libertario:

la tua voce è in noi.

Eri forse caparbio? Avevi classe.

Un vento ponentino -stasera- mi sussurra i tuoi versi

ed io sorrido pensando alle tue forti spalle

da uomo della frontiera

da editore

da poeta

che l’Amerika perbenista dei kapò

non riuscì a piegare.

Prono mai! Piuttosto libero.

Ti sia lieve il volo, Lawrence:

leggera la terra.


da Giovanni Trimeri

redattore – a suo tempo – della rivista «abiti/lavoro»

Addio a te, Lawrence Ferlinghetti
della stirpe che ha segnato la strada
della poesia, che ha insegnato
la poesia della strada
nella luce fredda di anni miopi
nella luce fioca di città impaurite.
Addio a te, poeta, che i poeti
hai invitato a scendere
dalle torri d’avorio e boria
aprire le porte e le finestre
per liberare i versi nell’universo.


da Giorgio Chelidonio

Lay me down”, un saluto mentale a Lawrence Ferlighetti

Ieri, alla veneranda età di 101 anni, Lawrence Ferlinghetti si è “trasferito” nella sua, personalissima “nowhereland” (1). Provo a salutarlo con un doppio link:
– 
Non posso morire finchè c’è Trump” diceva a Giada Diano, sua stretta e fedelissima
collaboratrice per oltre 20 anni. ….Lawrence mi ha insegnato che il silenzio è sempre complicità e che la cosa più rivoluzionaria di tutti è la tenerezza. Mi ha insegnato la gentilezza e l’ostinazione
del sogno
“ (2).
– una suggestione, che la misteriosa complessità della mente, mi ha regalato stamattina: forse è
scaturita dall’associazione con la sua San Francisco e la “West Coast music”(3). Comunque sia, la
musica e il testo sono quelli di “Lay me down”, tratta dall’album “Crosby & Nash” (2004).
David Crosby (4) e Graham Nash sono fra gli ultimi rappresentanti di questo filone musicale, che amo definire “beat/Folk”, probabilmente per come l’ho percepita e “vissuta” fra la metà degli anni ’60 e i primi anni ’70 “del secolo scorso” (che impressione dirlo!). E ascoltarla (5) mi ha confermato, anche emozionalmente, questa peculiare associazione mentale.
LINKS

1.      Non è facile tradurre il significato di “Nowhereland”: forse “non luogo” o forse la stessa “utopia”?… “Quanto è grande Nowhereland? Non ho idea di quanto lungo sia il viaggio che mi appresto a compiere. Non so se ci metterò un paio di giorni, oppure medi o anni. Ma sono giovane e non ho dove tornare. Il tempo non è un problema.”

2.      http://www.strettoweb.com/2021/02/lawrence-ferlinghetti-aneddoto-giada-diano-scilla-canto-sirene/1134967/

3.      https://it.wikipedia.org/wiki/West_Coast_(rock)

4.      https://it.wikipedia.org/wiki/David_Crosby

5.      https://it.wikipedia.org/wiki/Graham_Nash

6.      https://www.youtube.com/watch?v=NgIDLSvnENM + https://www.youtube.com/watch?v=Z3HyHetkk2A (dal vivo 22.3.2014)


Lay me down (testo)
Driving out through the windmills
And some of them were still
Sometimes it’s hard to catch the wind
And bend it to your will

Even though it’s hard to know
Just how the story ends
The road is long and it takes its time
On that you can depend

Lay me down in the river
And wash this place away
Break me down like sand from a stone
Maybe I’ll be whole again one day

Lay me down, lay me down
Maybe I’ll be whole again
Lay me down, lay me down
Maybe I’ll be whole again

Somewhere between Heaven and Hell
A soul knows where it’s been
I want to feel my spirit lifted up
And catch my breath again

Lay me down in the…


Traduzione (ricordando che tradurre è un po’ tradire)

Guidando attraverso i mulini a vento.

E alcuni di loro erano immobili.

A volte è difficile prendere il vento

E piegarlo alla tua volontà.

Anche se è difficile sapere

proprio come finisce la storia

La strada è lunga e ci vuole tempo,
su quello puoi fare affidamento.

Distendimi nel fiume

e lava via questo posto.

Frantumami come la sabbia da una pietra,

forse un giorno sarò di nuovo intero.

Distendimi, distendimi,
forse sarò di nuovo intero.

Distendimi, distendimi,

forse sarò di nuovo intero.

Da qualche parte tra il paradiso e l’inferno

un’anima sa dov’è stata,

voglio sentire il mio spirito sollevato

e riprendere il mio fiato.

Distendimi, distendimi …
Forse, un giorno, sarò tutto me stesso.



da Alberto Masala

Gli piaceva essere chiamato Lorenzo. Era fiero e felice delle sue origini italiane.

Ora tanti ricordi…

Su tutti l’ultima visita in Italia. Mi era stato chiesto di tradurlo (Underwear) e accompagnarlo a Roma per affiancarlo nella lettura dei suoi testi in italiano. Lì ebbi una lezione di vita che non dimentico.
Insieme a Laura Zanetti ero nella hall del suo albergo al centro di Roma, poco prima di andare al Campidoglio dove gli avrebbero concesso la cittadinanza onoraria. Aspettavamo che venissero a prenderlo. Io stavo in un angolo della hall col muso lungo e soprappensiero, preda dei miei problemi di coscienza. Avevano appena eletto Gianni Alemanno a sindaco di Roma, il quale ereditava dalla precedente  amministrazione Veltroni le pratiche già in corso. Fra queste, appunto, la cittadinanza a Ferlinghetti.
“Io non vado da un sindaco fascista, non ci riesco” dissi a testa bassa senza avere il coraggio di guardarlo negli occhi. Ma non volevo essere un problema né un fastidio, né tantomeno mettere ombra sulla contentezza di Lawrence, che si vedeva italianizzato e riconosciuto da quella che considerava la sua vera patria d’origine. Per lui questo evento era una festa grande e molto importante. “Ti accompagno lì e ti aspetto fuori. Quando hai finito mi trovi sulla porta”.
Lui mi guardò fisso con i suoi occhi di cielo e, con la sua voce velata e tranquilla, mi disse: “Io non vado a parlare con un sindaco, vado ad incontrare i romani”. Ecco smontate le mie stupide rigidità dalla sua dolce sicurezza e determinazione. Non avevo parole.
Entrai nella sala riempita da un centinaio di giornalisti che, come da sempre vedevo fare con i Beats, erano alla ricerca della nota di colore o in attesa della stranezza. Ferlinghetti si comportò con la solita eleganza di gesti che lo distingueva. Dopo una patetica introduzione di Alemanno, che aveva acrobaticamente preso a pretesto i Beats per parlare di Pound e dei campi Hobbit che avevano formato la sua gioventù, ci fu il suo discorso che cominciava così:
“Da giovane ero anarchico, poi contro la guerra in Vietnam e col movimento del sessantotto, poi col Che Guevara, infine col comandante Marcos. Adesso sono Zapatista”.
A quell’affermazione dalla schiera dei cento giornalisti si levò limpida una voce che ne definiva inesorabilmente la caratura: “Nel senso di Zapatero?”. L’improvvido giornalista si era consegnato all’eternità insieme al suo degno sindaco. Era il compendio che mi ripagava di tutti i precedenti dubbi: era stato giusto essere lì e poter vedere fino in fondo.

Chiudo questo discorso ricordandone la generosità…

A Lawrence Ferlinghetti devo molta riconoscenza: mi ha sempre sostenuto in tanti modi con quella sua leggerezza che non chiedeva mai niente in cambio.
A San Francisco, grazie alle traduzioni e alla cura del caro Jack Hirschman, ho pubblicato tre libri. Appena uscivano, trovavano immeritatamente posto nella vetrina di City Lights insieme ai prestigiosi titoli italiani di Dante, Calvino e Pasolini, suoi amori mai assenti. Mi emozionano ancora le foto che mi spediva Jack… Così 
In the Executioner’s house, Alphabet of Streets, e soprattutto Taliban (in due diverse edizioni)… si esaurivano in poco tempo. E da quella stessa libreria partirono gli assegni delle mie vendite a sostegno del RAWA…

A lui, oltre alla pubblicazione (tra gli altri) di Kerouac e Burroughs, il merito di aver combattuto e, dopo essere finito in prigione, aver vinto in tribunale per Howl, il grandissimo capolavoro di Allen Ginsberg, l’Urlo simbolo di un’intera generazione che è arrivato a noi grazie alla sua fermezza.
E come dimenticare che quando Gregory (Corso) abitava a casa mia era sempre lui il santo a cui si rivolgeva per ogni difficoltà? E che puntualmente lui rispondeva spedendogli soldi (insieme a qualche libro per me).

Grazie di tutto, Lorenzo… Grazie per sempre.


 

UNA POESIA SCELTA DA FABRIZIO “L’ASTROFILOSOFO”

Invecchiando percepisco

che la vita ha la coda in bocca

e gli altri poeti gli altri pittori

non significano più alcun genere di competizione

È il cielo a lanciare la sfida

il cielo ha bisogno di decifrare

anche se gli astronomi si sforzano di sentirlo

con le loro enormi orecchie elettriche

il cielo che ci sussurra costantemente

gli ultimi segreti dell’universo

il cielo che respira dentro e fuori

come fosse l’interno di una bocca

del cosmo

il cielo che è anche la sponda della terra

e anche quella del mare

il cielo con le sue molte voci e nessun dio

il cielo che racchiude un mare di suoni

e di echi che ci rimanda

come in un’onda contro la parete del mare

Poesie intere dizionari interi

arrotolati in un rombo di tuono

E ogni tramonto un action painting

e ogni nuvola un libro di ombre

attraverso le quali volano selvagge

le vocali degli uccelli che stanno per gridare

E il cielo è chiaro per il pescatore

anche se è coperto

Lo vede per quello che è:

uno specchio del mare sul punto di crollare su di lui

sulla barca di legno al cupo orizzonte

Dobbiamo pensarlo come poeta per sempre faccia a faccia con la vecchia realtà

dove gli uccelli non volano mai prima della tempesta

E lui sa quello che verrà giù

prima dell’alba

e lui è la sua migliore vedetta

ascoltando il suono dell’universo

e cantando le sue visioni

della terra dei vivi

Lawrence Ferlinghetti, “Poeta Pescatore“, tratto dalla raccolta “A Coney Island of The Mind” (Minimum Fax, 2018) nella traduzione di Damiano Abeni e Moira Egan


da Sandro Sardella

CARTOLINE PER FERLINGHETTI DISCANTO

1

oggi 24 febbraio 2021 mentre spargevo letame

nell’orto .. ti pensavo Lawrence Ferlinghetti .. mentre

tagliavo e spaccavo legna ti pensavo Lawrence

Ferlinghetti .. ti pensavo le tue pitture di vigorosi

nudi dai colori acidi .. ti pensavo le tue poesie pop

innervate di cultura francese e dai tuoi scatenati

amici beat .. ti pensavo in San Francisco nel 2012

quando Jack ti presenta il “poeta italiano” e ..

mentre stavo per farfugliare il mio maccheronico

inglese .. Tu candidamente che mi dici .. “Parlami

in italiano! Mi piace sentire la lingua italiana! .. “

ed io da antico rokkettaro che mi faccio poi firmare

la copertina di un tuo libro .. ti pensavo dentro ai

tanti passi della mia passione di poesia nella strada

fuori dalle muffe accademiche dalle conventicole ..

ti pensavo dentro il mondo e dalla parte degli

sfruttati degli ultimi …. contro il potere .. contro la

guerra .. ti pensavo Lawrence Ferlinghetti .. nelle

fotografie di Eric Toccaceli .. nelle parole di Nanda

Pivano .. nel brillio degli occhi di Omar Pedrini e di

Igor Costanzo .. nel fraterno potente Arcano che ti

dedicò Jack Hirschman per i celebrare il 50° della

City Light Books and Bookstore .. oggi 24 febbraio

2021 ti pensavo Lawrence Ferlinghetti .. ..

2

l’aria appiccicosa dei molti molteplici coccodrilli per

la morte di Lawrence Ferlinghetti .. è ricca di umori

di stornellate di oli imbalsamatori .. per forse voler

chiudere una epica epopea di controcultura .. ma

questo sfavillante sfarfallare di bla bla di pagine di

parole .. spargerà semi prolifici nei cuori e nelle

menti libertarie e desideranti e .. sabbia nei voraci

meccanismi del cataclismatico Kapitale .. ..

3

in una mail “Caro Augurio 2021” inviatami da Mauro

Aprile Zanetti .. segretario di Ferlinghetti .. il Poeta

Magnifico con vivace lirica ironia declama una quasi

rodariana strofetta zen : “Mangia bene / Ridi spesso

/ Ama molto “ .. i suoi occhi acquosi la voce flebile ..

la corona di alloro .. il recitare in italiano .. e ..

l’averlo stimato imparato incontrato non è poca

cosa in questo mondo .. che si può .. si deve cambiare

anche con la Poesia ..

4

brindo con un vivace spumante di Franciacorta .. terra

d’origine del tuo padre tanto cercato .. in un’Italia per

Lui sempre mitica .. brindo .. …

Ferlinghetti è morto W FERLINGHETTI …………………….


da Lucilla Red

«IL MONDO E’ UN POSTO BELLISSIMO»

Il mondo è un posto bellissimo
in cui nascere
se non t’importa che la felicità
non sia sempre
così divertente
se non t’importa un po’ d’inferno
di tanto in tanto
proprio quando tutto va bene
perchè perfino in paradiso
non si canta tutto il tempo
Il mondo è un posto bellissimo
in cui nascere
se non t’importa che qualcuno muoia sempre
o forse solo muoia di fame
ogni tanto
cosa che poi non è così terribile
se a morire non sei tu
Oh il mondo è un posto bellissimo
in cui nascere
se non t’importa troppo
di alcune teste perse
nei posti di comando
e a una o due bombe
di tanto in tanto
sul tuo viso alzato
o ad altre simili scorrettezze
a cui questa nostra società “di marca”
si dedica
con i suoi uomini che vogliono distinguersi
e con quelli destinati a estinguersi
e i suoi preti
e altri poliziotti
e le sue svariate segregazioni
e indagini parlamentari
e altre costipazioni
di cui la nostra povera carne è erede
Sì il mondo è il posto migliore di tutti
per un sacco di motivi come
far una scena da ridere
e far una scena d’amore
far una scena di tristezza
e cantare canzoni con toni bassi
e avere l’ispirazione
e andare in giro
e guardare tutto
e odorare i fiori
e dare una pacca sul sedere alle statue
e perfino pensare
e baciare la gente e
fare bambini e indossare i pantaloni
e agitare cappelli e
ballare
e andar a nuotare nei fiumi
o durante i picnic
nel pieno dell’estate
e così in generale
“viversela”

ma proprio sul più bello
arriva ridendo
l’impresario delle pompe funebri

Oggi (26 febbraio) sul quotidiano «il manifesto» un articolo di Alberto Negri riprendeva questi versi: “Il mondo è un posto bellissimo / in cui nascere / se non t’importa che qualcuno muoia sempre / o forse solo muoia di fame / ogni tanto / cosa che poi non è così terribile / se a morire non sei tu”. Ironia e consapeolezza politica di un grande poeta e un grande uomo. Rileggete tutti i versi e fermatevi su «i suoi preti e altri poliziotti» oppure su«persino pensare» [nota di Lucilla che la “bottega” ringrazia doppiamente anche perchè si fa viva… una volta l’anno. La nostra proposta però è di cambiare il calendario: per Lucilla anni più brevi, tutti di 19 giorni].


Ferlinghetti, quando «Autobiography» aveva il ritmo del jazz

di Luigi Onori (*)

Possono la poesia e la narrativa beat essere intese senza un rapporto sinergico con la musica, soprattutto jazz (non trascurando il rock)? Fin dal 1951 Jack Kerouac aveva scoperto quella che chiamava prosa spontanea-forma pazza-prosodia bop, teorizzando il flusso di scrittura al pari dell’assolo di un sassofonista. Del resto lo stesso Kerouac aveva celebrato San Francisco con i suoi «San Francisco Blues» e la Città della Baia ci porta dritti a Lawrence Ferlinghetti.

Il poeta, libraio, editore appena scomparso condivideva con molti scrittori beat la passione per Count Basie, Thelonious Monk e, naturalmente, Charlie Parker. Del resto Ferlinghetti considerava la sua poesia «materia orale», cui bisognava dar vita attraverso i reading nei club di San Francisco dove poeti e soprattutto jazzisti – accomunati da una similare visione della vita – si mescolavano. Al The Cellar Lawrence Ferlinghetti leggeva i suoi «messaggi orali» e l’esteso Autobiography, accompagnato da una band.

Alla metà degli anni Cinquanta il fenomeno dei reading – sia sulla East ma soprattutto sulla West Coast – divenne di moda (si possono ascoltare The Jack Kerouac Collection e The Beat Generation, editi dall’etichetta Rhino); aveva importanti precedenti nell’opera del poeta afroamericano James Langston Hughes.
Uno degli epicentri californiani fu proprio The Cellar, luogo per gente che non aveva sonno, per seminari di poesia, reading, recital jazz e rock. La strada e i club furono, in un certo senso, i luoghi topici e tipici della Beat Generation e, per rimanere a San Francisco, ce n’erano svariati come Coffee Gallery, El Matador, Jazz Workshop (vi suonava spesso Ornette Coleman che diede vita al suo «free jazz» in California).

Oralità e poesia, musica e versi si intrecciarono altre volte nell’esistenza di Lawrence Ferlinghetti: il 13 ottobre 1955 si tenne alla Six Gallery di San Francisco un reading di poesia in cui Allen Ginsberg lesse per la prima volta in pubblico Howl!, poema denso di materia sonora e feeling. Il testo venne pubblicato dalla casa editrice di Ferlinghetti, collegata alla sua libreria City Lights Books, nella serie Pocket Poets Series; gli scandali che ne seguirono determinarono l’inizio del successo del Ferlinghetti editore e della sua libreria, vero punto di coagulo e riferimento per le avanguardie letterarie, e non solo, statunitensi.

In area californiana mosse del resto i suoi primi passi il contrabbassista e compositore Charles Mingus che nel 1958 incise con il citato poeta Langston Hughes l’album The Weary Blues, divenendo una figura chiave nel movimento che avvicinava jazz e poesia. In precedenza Mingus aveva suonato con Kenneth Patchen, inciso jazz poetry insieme a Melvin Stewart (testi di Lonnie Elder, Scenes in the City, 1957). Come afferma il critico Krin Gabbard, «i ‘beat’ lo conoscevano e gli mandavano i loro libri. Le pareti del suo appartamento erano coperte di volumi di Ferlinghetti, Patchen, Rexroth, Corso e Ginsberg».

Gran parte di quei volumi erano stati pubblicati proprio dal fondatore della City Lights Books, perché poesia beat e jazz avevano molto comune.

(*) pubblicato su «il manifesto» del 25 febbraio

da qui

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