domenica 28 febbraio 2021

La Repubblica Democratica del Congo, per meglio comprendere - Gianfranco Della Valle

 

Quella che oggi conosciamo come Repubblica Democratica del Congo, balzata improvvisamente alle cronache per l'omicidio del nostro Ambasciatore (assieme al carabiniere di scorta e all'autista) si chiamava un tempo Zaire e prima ancora Congo Belga. In realtà prima di essere una colonia belga lo Stato Libero del Congo fu una proprietà, diretta e privata, di re Leopoldo II di Belgio. Leopoldo fu definito da uno storico britannico come "un Attila in vesti moderne". Governò il paese, tra il 1885 e il 1908, (quanto un anno prima di morire dovette cedere il Congo alla corona) nel terrore, reprimendo la popolazione locale nel peggiore dei modi. Il Paese fu depredato di quei beni che allora facevano la ricchezza : l'avorio e il caucciù. La mancanza totale del rispetto delle tradizioni, le violenza e lo sprezzo per la vita "nera" furono il centro della politica di Leopoldo.

 

Si deve a lui, e ai suoi uomini, quella pratica, poi tristemente adottata in ogni parte del continente, di amputare le mani con il macete a chi non lavorava o si ribellava. Così come erano diffuse ogni sorta di violenza, soprattutto nei confronti delle donne e la pratica della schiavitù. Sempre secondo gli storici trovarono la morte nei 20 anni di terrore un numero molto vicino ai 10 milioni di congolesi su una popolazione di 25 milioni. Leopoldo fu costretto a cedere la colonia proprio per le accuse di atrocità internazionali. Nonostante i numeri quello del Congo non è mai stato considerato un genocidio.

L'attuale capitale, Kinshasa, fino al 1966 e dalla sua fondazione avvenuta nel 1881 portava il nome di Leopoldville (a dimostrazione del fatto che il Belgio mai si dissociò dagli orrendi crimini avvenuti in quel Paese).

Il Belgio resse la colonia per altri 50 anni, dal 1908 al 1960. Anni in cui Leopoldville diventò una città culturalmente molto attiva (competeva con la sua "dirimpettaia", Brezzaville, separate dal fiume Congo, il titolo di capitale africana della rumba). Anni in cui tra le due guerre, fu fortemente potenziata l'attività estrattiva nel Paese. Dalle miniere di uranio di Shinkolobwe proveniva il minerale usato per le bombe di Hiroschima e Nagasaki. Il Paese è ritenuto uno scandalo geologico, nel suo sottosuolo si trova di tutto: oro, diamanti, smeraldi, petrolio, uranio, manganese, cobalto, rame e tantalio. Insomma tutto quello che il nostro Pianeta ha bisogno per ogni sorte di tecnologia.

 


Negli anni '50 emerse un giovane leader, Patrick Lumumba, visionario e panafricanista. Un leader che poteva cambiare, se gli fosse stato concesso, le sorti dell'intero continente. Portò il Paese all'indipendenza il 30 giugno 1960

Ma si trattava di un'indipendenza effimera. Le potenti compagnie minerarie sarebbero restate saldamente nelle mani dei Belgi e quando solo pochi giorni dopo Lumumba nazionalizzò l'esercito ed era pronto a nazionalizzare le risorse, lo Stato minerario del Katanga (con l'aiuto dei parà del Belgio e di mercenari da ogni parte del mondo, Italia compresa) dichiarò la secessione. La storia si sintetizza in poco: Lumumba venne ucciso dai belgi con il benestare della CIA nel gennaio 1961, una sanguinosa guerra civile si combattè tra il 1960 e il 1963 (l'intervento delle Nazioni Unite costerà la vita al Segretario Generale Hammarskjold) e a guidare il Paese giunse nel 1965 Joseph Desirè Mobuto (poi divenuto Mubutu Sese Seko), uomo gradito all' Occidente e agli Americani, baluardo anti-comunista in Africa che regnò (dal 1972 si auto-incoronò Imperatore) e uomo delle tangenti (generose delle compagnie minerarie americane, francesi, sudafricane e belghe) tanto che nel 1984 il suo patrimonio era stimato in 5 miliardi di dollari (alla sua morte le banche svizzere avevano i forzieri pieni dei suoi soldi - solo 8 milioni di franchi furono confiscati alla sua famiglia). Morì nel 1997 in Marocco pochi mesi dopo essere stato deposto da Laurent Desirè Kabila - storico rivale che Che Guevara quando assieme ad alcuni militari cubani era giunto in Zaire per addestrare i congolesi alla rivoluzione aveva definito "un arrivista senza ideali".

Nel frattempo la situazione era - se possibile - ancor più degenerata. A seguito del genocidio del Ruanda del 1994, il confine tra i due Paesi (zona dove è stato ucciso l'ambasciatore italiano con il suo carabiniere di scorta e l'autista) si riversarono prima i profughi in fuga dalla carneficina e poi gli stessi carnefici.

Kabila fu poi ucciso nel 2001 lasciando il paese al figlio Joseph che ne è stato Presidente fino al 2019. 


Dall'inizio degli anni '90 ad oggi la Repubblica Democratica del Congo è teatro di una guerra senza soluzioni. Si parla di oltre 160 diversi gruppi armati, disposti a tutto, che mettono a ferro e fuoco l'intero Paese. Uomini che si arricchiscono sfruttando fino alla morte bambini, uomini e donne (i bambini vengono legati a testa in giù nei piccoli pozzi estrattivi e costretti a scavare a mano, spesso vengono tirati su già morti) e che usano lo stupro come arma di guerra (si parla di 500 mila stupri all'anno) ed è contemporaneamente un modo per imporre il terrore e per sottolineare il fatto che la vita, qui, non conta nulla. Armati fino ai denti (spesso gli scambi di minerali avvengono in cambio di armi di ogni genere). Mentre in questo inferno tutto è possibile, le estrazioni dei suoi minerali dal sottosuolo continua con grande continuità, assicurando il fabbisogno dei Paesi ricchi, che in cambio chiudono entrambi gli occhi.

 

 

 

Di Sancara su tutte queste vicende potete leggere:

 

Articoli:

Dal coltan al cellulare passando per il Kivu

Rumba africana, la musica del fiume

Continua indisturbata la mattanza nel Kivu

Cosa avviene in Africa Centrale?

L'uomo che ripara le donne

 

Personaggi:

- Patrick Lumumba

- Mubutu SeseSeko

 

Date storiche:

- 17 gennaio 1961 - Assassinato Patrick Lumumba

- 18 settembre 1961 - La morte di Dag Hammarskjold

- 30 ottobre 1974 - The Rumble of Jungle

- 6 aprile 1994 - Scoppia l'inferno in Ruanda

 

Libri e film:

Lumumba e il Panafricanismo

L'anno in cui non siamo stati da nessuna parte

Congo

 

da qui

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