domenica 13 giugno 2021

Piloti israeliani: non siamo riusciti a fermare i razzi di Hamas, così abbiamo sfogato la nostra frustrazione sulle torri residenziali di Gaza - Richard Silverstein

 

 

Il sito di notizie israeliano Mako ha pubblicato una serie di interviste esclusive con i piloti dell’Aviazione Militare Israeliana i cui bombardamenti a Gaza hanno destato la costernazione di gran parte del mondo, alla vista della distruzione degli edifici di 12 piani che ospitavano gli uffici dei media d’informazione, case editrici e appartamenti residenziali, ridotti in macerie in pochi secondi. Dall’inizio di questo conflitto a Gaza, il mondo era scettico sulle motivazioni e sugli obiettivi israeliani. Ma la distruzione sfrenata di edifici che chiaramente non avevano uno scopo militare, è riuscita a schierare il mondo contro la guerra.

Tutti i piloti credono di aver compiuto la loro missione con onore. Credono che i loro obiettivi abbiano un valore militare per Hamas e la loro distruzione abbia danneggiato la capacità di combattimento del nemico. Anche se qualcuno aveva dei dubbi.

Il rapporto inizia descrivendo l’operazione aerea, in cui alcuni aerei da guerra si avvicinano agli edifici presi di mira da diverse angolazioni. Ogni aereo prende di mira una parte diversa della struttura in modo che quando gli ordigni colpiscono simultaneamente, facciano crollare l’edificio. L’obiettivo è, come lo descrive il giornalista, solo distruggere il singolo edificio e non danneggiare strutture o civili che potrebbero trovarsi nelle vicinanze.

Mentre leggevo questo, mi sono reso conto che tutti questi piloti sono dei glorificati esperti di demolizione domestica. Chiunque abbia visto un vecchio stadio o un edificio demolito da poche centinaia di candelotti di dinamite ben posizionati può capire questo processo. Ma gli F-16 non sono mai stati utilizzati al solo scopo di distruggere edifici residenziali civili. Sembra un modo estremamente costoso per demolire semplicemente le abitazioni.

Inoltre, si può pensare a qualsiasi altra forza aerea nel mondo che non si occupi di attaccare le truppe nemiche nel bel mezzo della battaglia, ma di distruggere le case di migliaia di civili? Questa non è guerra. Questa è una pratica mirata in cui le case e le famiglie palestinesi sono l’obiettivo. L’aspetto più atroce di questi attacchi è che  i piloti colpiscono questi edifici civili con tutta la cura e la precisione che dedicherebbero ad attaccare un vero obiettivo militare. C’è una grave disconnessione, perché credono che gli obiettivi abbiano un valore militare, ma chiaramente non lo hanno.

Il Maggiore G, che ha preso parte a questi attacchi a Gaza, dice:

“Questa non è un’incursione aerea particolarmente complicata. Infatti, è abbastanza semplice. L’obiettivo è portare a termine la missione in modo professionale, ovvero con un volo preciso, un approccio aereo con un carico pesante, sganciando la bomba nel punto preciso e nel momento preciso. La precisione è molto importante, a causa dei calcoli fatti riguardo al modo in cui l’edificio cadrà, senza crollare al di fuori di un certo raggio nella zona densamente edificata. L’unica cosa importante è che la bomba esploda proprio nel punto esatto”.

“Ci siamo addestrati per questo. L’Aviazione israeliana ha creato degli schemi e si è preparata per un’operazione che tutti sapevano sarebbe avvenuta. I preparativi per l’operazione sono estremamente professionali e non c’è posto per emozioni o ripensamenti, a parte la forte raccomandazione sul limitare i danni collaterali.”

Il giornalista fa quindi una domanda sull’utilità finale di questi attacchi aerei:

“Distruggere gli edifici residenziali a Gaza significa, secondo l’IDF, colpire Hamas, ma anche scoraggiare i gruppi terroristici a Gaza dal lanciare razzi contro le città israeliane. Ha funzionato?”

Il maggiore G. risponde:

“Personalmente, posso affermare con certezza che ci sono obiettivi che giustificano un tale attacco. Non ci sono dubbi. Ogni piccolo danno inflitto riduce un po’ di più la capacità di combattimento di Hamas. Sono personalmente molto sicuro di questo, ogni edificio distrutto o casa fatta saltare in aria, li destabilizza gravemente”.

“Quando sei in volo, vedi l’effetto dell’esplosione, del fumo e della polvere. Ma ho avuto modo di vedere più tardi nei media il mio obiettivo tramite “zoom in”. Vederlo ha sicuramente un impatto. D’altra parte, si capisce anche che oggi l’effetto della caduta di un edificio a Gaza non è più quello di qualche anno fa durante l’Operazione Protective Edge, nel 2014.”

Il maggiore D. aggiunge al commento del suo collega:

“È vero che stiamo danneggiando la loro capacità di combattimento e non c’è altro modo per farlo che distruggendo gli edifici. Non ho dubbi che l’effetto del crollo della torre abbia avuto un impatto su Hamas”. Ma alla fine, i razzi sono stati lanciati contro Israele con la stessa intensità e, secondo la mia opinione personale, non sono sicuro che abbia avuto alcun impatto sui pezzi grossi di Hamas, i suoi vertici, quelli per cui era stato progettato l’attacco. Il giorno dopo la fine della guerra, qualcuno si preoccupa del fatto che Yahya Sinwar o Deif non avranno una casa?

“Il colpo che gli abbiamo inflitto è stato molto duro. Abbiamo lanciato tonnellate di bombe e potenza di fuoco su di loro. Nessuno lo può negare”. Ma anche oggi capiamo che questo è l’ennesimo attacco, un’altra operazione. Oggi nell’aeronautica stanno dicendo cose che in passato non si dicevano. Almeno non ricordo di averle sentite.

“Parto per una missione con spirito di servizio, ma poi penso che la distruzione delle torri si sia trasformata nel nostro modo di sfogare la nostra frustrazione per non essere riusciti a fermare i razzi e le azioni dei gruppi terroristici. Quindi abbattiamo le torri.”

Il giornalista chiude con questa osservazione:

“Ci sono alcune critiche tra i piloti riguardo alla distruzione di edifici a più piani a Gaza. È loro convinzione che non si sia raggiunto appieno l’effetto che Israele cercava”.

Queste sono le testimonianze dei piloti israeliani che hanno commesso crimini di guerra. Lo hanno fatto per ordine dei loro superiori, confidando che ci fosse un qualche valore militare negli obiettivi che hanno colpito. Ma capiscono, anche nel modo torbido di un soldato nel pieno della guerra che ha un sospetto crescente dell’inutilità della sua lotta, che la distruzione di un edificio non può fermare i razzi di Hamas. Ci raccontano, forse senza nemmeno capire chiaramente quello che dicono, che hanno distrutto edifici per la frustrazione dei loro comandanti nel non aver potuto organizzare una campagna coerente per raggiungere gli obiettivi di Israele.

In altre parole, la guerra alla fine non aveva uno scopo e non ha ottenuto nulla. Ovviamente non si sarebbero spinti così lontano. Ma chiunque legga le loro parole capirà cosa stanno veramente dicendo.

 

Traduzione: Beniamino Rocchetto – Imvictapalestina.org

 

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