mercoledì 2 settembre 2026

Le vittime e i carnefici nella vicenda di Autistici/Inventati - Andrea Barolini

 

La testata di cui sono direttore, come è noto, è finanziata dal gruppo Banca Etica, attraverso il suo editore Fondazione Finanza Etica. Ciascuno può sentirsi libero di pensare che quanto segue sia una difesa d’ufficio. La realtà è che in quasi sei anni di direzione, la redazione di Valori.it ha potuto lavorare in totale autonomia e indipendenza. Ed è proprio l’indipendenza, assieme alla deontologia professionale, che mi spingono a prendere posizione. 

La vicenda è ormai nota: venerdì 28 agosto 2026 è stata resa nota l’ennesima decisione arbitraria dell’amministrazione degli Stati Uniti diretta da Donald Trump. Il collettivo toscano Autistici/Inventati – che sviluppa servizi informatici indipendenti e che fornisce indirizzi email, siti web, blog e newsletter ad altri attivisti e collettivi – è stato inserito nelle cosiddette liste Ofac. Ufficialmente per «contrastare la crescente minaccia rappresentata dai gruppi terroristici violenti di estrema sinistra». 

Autistici/Inventati è correntista di Banca Etica dal 2018 e l’istituto di credito ha dovuto riferire all’associazione di essere «costretta a elevare il profilo di rischio e a sospendere temporaneamente l’operatività del conto corrente in attesa di ulteriori approfondimenti ed è purtroppo probabile che sarà a breve costretta alla sua successiva chiusura». Al contempo, ha scritto alle organizzazioni di categoria delle banche (Abi e Assopopolari) e al ministero dell’Economia per verificare se ci siano soluzioni praticabili che permettano a Banca Etica di mantenere l’operatività del conto corrente.

Banca Etica rischia sanzioni secondarie per le liste Ofac

È un film già visto con la relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori Palestinesi Francesca Albanese, o ancora con i giudici della Corte penale internazionale. E anche all’estero nessuna banca, neppure quelle che si fondano sugli stessi valori di Banca Etica, ha potuto aggirare la decisione dell’amministrazione di Washington. 

Il motivo è semplice, come spiega lo stesso istituto di credito: «Una banca italiana che mantenga rapporti con un soggetto inserito nelle liste Ofac, potrebbe essere oggetto di “sanzioni secondarie” che implicano la cessazione di ogni servizio erogato da intermediari statunitensi». Tradotto, tutti i correntisti di Banca Etica potrebbero vedersi bloccate le carte di credito e di debito poiché basate su sistemi statunitensi (Visa & co.). Il che significherebbe, di fatto, far pagare a 130mila clienti, socie e soci della banca lo stesso prezzo ingiusto che Trump vuole far pagare a Autistici/Inventati, Francesca Albanese e ai giudici della Cpi. Oltreché mettere a repentaglio gli stipendi di centinaia di lavoratrici e lavoratori dell’istituto di credito.

Si può osservare che la Corte di giustizia europea, con sentenza dell’11 giugno 2026, ha ritenuto che il rifiuto di apertura di un conto corrente bancario ad un soggetto iscritto nella lista Ofac sia in contrasto con la direttiva dell’Ue 2015/849, che disciplina il contrasto finanziario al terrorismo e al riciclaggio. 

Siccome la stessa direttiva «non prevede che l’inserimento in un elenco dell’Ofac o in qualsiasi altro elenco della stessa natura redatto da un Paese terzo comporti automaticamente il divieto per un ente creditizio di avviare un rapporto d’affari con il cliente interessato», allora secondo i giudici non è necessario rispettare automaticamente quanto imposto da Washington.

 

La sentenza Ue dell’11 giugno non risolve il nodo delle liste Ofac

Ciò è vero. Ma lo è tanto quanto il fatto che gli Stati Uniti andrebbero con ogni probabilità dritti per la loro strada. Con tutto ciò che comporterebbe. La realtà è che la sentenza sancisce un principio correttissimo: la legittimità a resistere alla giustizia parallela imposta in modo unilaterale, arbitrario e barbaro da un singolo Paese. Ma a mancare è un’alternativa sicura per evitare di doversi solo e semplicemente immolare, rischiando di far perdere all’Italia, e a decine di migliaia di persone, l’unica realtà che propone una finanza umana, solidale, rispettosa dell’ambiente, del clima, della biodiversità, dei diritti dei lavoratori, dei diritti umani. Manca un sistema finanziario alternativo, che poggi le proprie gambe e radici in Europa, che sia gestito dalle nazioni europee, che ci liberi dal dominio americano. Che magari non arriverebbe subito ma del quale si potrebbero per lo meno cominciare a porre le basi. 

Nell’assordante silenzio della politica (e anche delle altre banche italiane, perché non risultano prese di posizione né manifestazioni di solidarietà), la verità è che nessuno fa la sola cosa che consentirebbe a Banca Etica di aprire (o rimettere in funzione) immediatamente ogni tipo di rapporto bancario. Le vicende di Albanese, di Autistici/Inventati e dei giudici della Cpi – nessuno dei quali ha ricevuto accuse formali, né ha perciò potuto difendersi da esse – hanno aperto uno squarcio su un mondo nel quale la giustizia, di fatto, non è uguale per tutti. Questo non basta però a far sì che governi europei e Commissione di Bruxelles agiscano concretamente per difendere le fondamenta stesse dei valori democratici. Meglio, evidentemente, non rischiare di irritare la Casa Bianca. E pazienza se questo dà un segnale dissuasivo chiarissimo anche a chiunque pensi di adottare comportamenti simili a quelli delle persone e realtà inserite ingiustamente nella lista Ofac.

La sola cosa certa, in tutto ciò, è che in questa vicenda ci sono delle evidenti vittime (chi è sottoposto ingiustamente a sanzioni, e anche chi è sottoposto alla minaccia di dover chiudere se osa tentare una forma di resistenza), un evidente carnefice e troppi che potrebbero agire ma preferiscono stare a guardare.

da qui


Come il sistema finanziario ha creato una giustizia parallela dominata dagli Usa - Andrea Barolini

Facendo leva sul dominio statunitense dei circuiti e dei servizi finanziari, Washington negli ultimi mesi ha imposto sanzioni a numerose figure, compresi giudici della Corte penale internazionale e rappresentanti Onu. Senza processi, senza accuse formali, senza difesa e senza neppure vie di ricorso

Nicolas Guillou è un magistrato della Corte penale internazionale (Cpi). Lui, come altri giudici, è stato sottoposto a sanzioni da parte dell’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump. La ragione? Le loro inchieste e le loro decisioni, semplicemente, non sono piaciute a Washington.

Da quel giorno la vita del giurista è stata, di fatto, "congelata" da una giustizia parallela, arbitraria e inappellabile. Figlia di precise scelte politiche e permessa dal pressoché incontrastato dominio finanziario internazionale degli Stati Uniti.

La decisione degli Stati Uniti annunciata il 20 agosto 2025

La vicenda di Guillou risale al 20 agosto 2025: all’epoca, il segretario di Stato Marco Rubio aveva annunciato la decisione, il cui fondamento giuridico è rappresentato da un ordine esecutivo (il numero 14.203) firmato da Trump il 6 febbraio dello stesso anno. Che permette appunto di imporre sanzioni a chi fa parte della Cpi.

Ciò nel caso in cui vengano assunte decisioni che, secondo l’insindacabile giudizio di Washington, ledono gli interessi degli Stati Uniti o dei loro alleati. Il giudice francese, in particolare, è stato "punito" per aver spiccato un mandato d’arresto contro il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant.

Bloccati conti correnti, beni, servizi bancari

Le conseguenze di tale decisione sono le stesse che hanno colpito numerose altre persone (compresa ad esempio la relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi occupati, Francesca Albanese). Innanzitutto il divieto di ingresso negli Stati Uniti, quindi il congelamento dei beni e delle risorse economiche a disposizione del giudice.

A ciò si aggiunge poi l’impossibilità di mantenere in vita i propri rapporti bancari, la sospensione di tutti i servizi finanziari statunitensi come PayPay, Apple Pay, Google Wallet, solo per citarne alcuni. E ancora l’esclusione da ogni sistema di pagamento come Visa, Mastercard o American Express.

Il meccanismo è oliato e perfettamente funzionante. La redazione di Euronews ha provato ad effettuare un pagamento di 1 euro con causale “Sostegno a Nicolas Guillou” attraverso PayPal, e ha potuto constatare che la transazione è stata effettivamente immediatamente bloccata.

Il nome del giudice della Corte penale internazionale nella stessa lista di terroristi e narcotrafficanti

Concretamente, però, per chi è sottoposto a sanzioni come quelle imposte a carico di Guillou, risulta impossibile avvalersi di servizi bancari non statunitensi, come ad esempio quelli europei. Il motivo è semplice: il nome del giudice risulta inserito in una blacklist dell’Ofac (l’Ufficio per il controllo degli asset finanziari del Tesoro americano). Si tratta della Special designated Nationals list (nota come Sdn List). Nella quale figurano, spiega l’amministrazione americana, individui, gruppi e entità considerati ad esempio come soggetti o organizzazioni terroristiche, o ancora narcotrafficanti o criminali di vario genere.

Il giudice della Cpi Guillou è stato considerato, evidentemente, alla stessa stregua. Tecnicamente, se una qualunque banca del Vecchio Continente decidesse di aprire ad esempio un conto corrente a suo nome, violerebbe le norme che impongono a tutti gli istituti (anche non statunitensi) di escludere appunto chi è presente sulla Sdn List.

Neanche le banche europee possono fornire servizi a chi è nella blacklist del Tesoro statunitense

Agli occhi delle autorità statunitensi, infatti, si tratterebbe di un aggiramento della blacklist. Il che farebbe scattare una serie di sanzioni accessorie a carico della banca in questione: l’impossibilità di operare in dollari, così come l’esclusione dai circuiti internazionali di pagamento. Tradotto: tutti i clienti di quella banca, di colpo, verrebbero tagliati fuori dai sistemi Visa o Mastercard. Le loro carte di credito non funzionerebbero più, con un danno commerciale incalcolabile per l'istituto finanziario.

Di fatto, dunque, il meccanismo è organizzato in modo tale che un solo organismo nazionale, il Tesoro statunitense appunto, può decidere in modo totalmente arbitrario, senza alcuna accusa formale, senza un processo, senza sottoporre le proprie decisioni ad alcun vaglio e senza neppure possibilità di ricorrervi contro, di condizionare l’intero sistema finanziario globale.

Neppure una notifica da Washington, gli interessati infomati solo attraverso comunicati stampa

“Non arriva neppure una notifica da parte dell’amministrazione Usa", ha raccontato Guillou al quotidiano francese Ouest-France. "Non funziona come nel caso di un tribunale. Lo si viene a sapere semplicemente da un comunicato stampa. E poi, via via, se ne comprende la portata”.

La vita di tutti i giorni, infatti, è totalmente stravolta: impossibile affittare un’auto, comprare qualcosa su Amazon, prenotare un hotel su Booking.com, effettuare un banale bonifico o ritirare un po' di contanti a un bancomat.

È bene sottolineare come le normative antiriciclaggio e antiterrorismo siano, ovviamente, fondamentali per combattere la criminalità organizzata. Il punto è che però dovrebbero essere utilizzate a tale scopo, non contro giudici considerati scomodi o contro rappresentanti delle Nazioni Unite di cui non si condividono idee o scelte.

Il giudice Guillou parla di "sottomissione volontaria" dell'Europa agli Stati Uniti

Lo stesso Guillou ha ammonito sul fatto che in questo modo anche l’Europa si piega di fatto ai diktat che arrivano da Washington, cadendo in una forma di “sottomissione volontaria”.

Le sanzioni, poi, non toccano solo chi è presente nella lista, ma anche i parenti stretti come mogli, mariti o figli: “Ad esempio, se i propri figli studiano negli Stati Uniti, vengono espulsi immediatamente. È accaduto a dei miei colleghi. Inoltre, viene imposto il divieto a qualunque persone fisica o giuridica di fornire o ricevere servizi alle persone oggetto di queste sanzioni”, ha aggiunto il magistrato della Cpi.

Una giustizia parallela, appunto. La cui portata potenziale è enorme, se si considera che, secondo un rapporto della Banca centrale europea del febbraio 2025, sul totale dei pagamenti effettuati non in contanti nel 2023 in Europa, il cui controvalore è stato pari a 70 miliardi di euro, ben il 54 per cento è avvenuto attraverso carte di credito. Di tale quota, il 61 per cento è passato per circuiti statunitensi come Visa e Mastercard.

Un altro 15 per cento, poi, è stato effettuato con carte di debito (che spesso si appoggiano ancora una volta a società statunitensi). E la situazione non cambia poi per i Wallet digitali. Tanto che la stessa Bce parla di “posizione oligopolistica” dei due principali attori del settore, Visa e Mastercard appunto. Aggiungendo che ciò non può essere che “motivo di preoccupazione”.

Secondo un portale giuridico francese le possibili contromosse legali sono "pressoché inesistenti"

Dal punto di vista delle sanzioni, è chiaro che essere esclusi dalle reti statunitensi equivale ad essere pressoché tagliati fuori dal mondo. Secondo il portale giuridico francese Le club des juristes, l’utilizzo di tali misure di fatto coercitive da parte degli Stati Uniti rappresentano “molto chiaramente un mezzo per imporre le proprie opinioni ad altri Paesi, attraverso una tecnica di lawfare (guerra legale, ndr) strumentale molto efficace”.

Lo stesso sito specializzato ammette che “le risposte che possono essere apportate dal nostro lato dell’Atlantico sono pressoché inesistenti” e le poche che potrebbero essere applicate “risultano inappropriate”. In particolare, il Regolamento europeo 2271 del 1996 permetterebbe di opporsi a quella che, di fatto, rappresenta un’applicazione extraterritoriale di leggi statunitensi. Ma la portata è limitata dallo stesso testo della normativa.

Una risposta più aggressiva (e per questo poco probabile: non a caso nel caso di Guillou non è stata adottata) potrebbe passare attraverso il cosiddetto “strumento anti-coercizione” economica contenuto nel Regolamento europeo 2675 del 22 novembre 2023.

La mancanza di circuiti alternativi europei rende la finanza uno strumento esecutorio di decisioni politiche

Il testo si fonda sul diritto dell’Unione europea e sul diritto internazionale, ma è centrato appunto sulle questioni commerciali ed economiche: occorrerebbero un’interpretazione estensiva “e un atto di coraggio eccezionale affinché l’Ue reagisse, in un contesto di così forte pressione nel quale gli interessi di un singolo giudice francese pesano poco”, conclude Le club des juristes.

La stessa Europa, infine, non si è dotata di circuiti finanziari alternativi. Ne sono stati istituiti solo alcuni a livello nazionale. Non esiste, in altri termini, una “Mastercard europea”.

Così, la finanza globale può essere trasformata in uno strumento esecutorio e passivo di decisioni politiche. Una sorta di diritto sovranazionale privo di ogni controllo. Salvo quello della Casa Bianca.

da qui


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