sabato 7 novembre 2026

Nel nome di Ishmael - Giuseppe Genna

il romanzo è del 2001, ma non sente l'usura del tempo.

Ishmael è un mostro che nelle sue grinfie staabbracciando e strozzando l'Europa.

provate a pensare a Gladio, alla coalizione Epstein, a Thiel e i suoi scagnozzi, il Potere, Ishmael sono loro.

David Montorsi e Guido Lopez sono due poliziotti, protagonisti di due storie che avanzano parallele e poi s'incontrano.

e poi c'è l'omicidio di Enrico Mattei, e il rito di sacrifici umani, e orge e violenze sulle donne, Ishmael ha fatto tappa nell'isola di Epstein.

il libro è avvincente e lascia senza fiato.

un gran libro da non perdere, promesso.


 

 

È la storia di due poliziotti, David Montorsi e Guido Lopez, uno giovane e incorrotto, l'altro logorato dal mestiere. Ma è anche la storia di due uomini di Stato: Enrico Mattei che col suo jet solca le speranze del popolo italiano, e Henry Kissinger, signore della pace e della guerra. Attraverso i decenni, oscuri presagi e inquietanti omicidi metropolitani sembrano rivivere in un continuo gioco di specchi, mentre passato e presente si riallacciano attraverso una serie di inspiegabili morti infantili, in un incubo che sembra non avere fine. Un incubo di nome Ishmael che agisce al ritmo insospettabile dei grandi del Male.

da qui

 

Romanzo del 2001, che ho riletto dopo più di 20 anni, ma attualissimo alla luce del caso Epstein. Una Milano livida e cupa fa da sfondo a un doppio piano narrativo sotto il profilo temporale. L'omicidio Mattei e l'attentato a Kissinger (secretato) descrivono la parabola di poteri innominabili che vogliono dirigere il mondo, anche servendosi di omicidi rituali. Sembra distopico, ma non lo è. Da leggere assolutamente.

da qui

 

…Restando al mero piano narrativo, va detto che la penna dell’autore milanese è affilata, veloce, incisiva. Traccia frasi brevi, efficaci ed evocative, dalle quali prorompe un imbarazzante fascino del male. Il ritmo della narrazione è sempre serrato, la curiosità e la suspense attanagliano il lettore fin dalle prime pagine, come in ogni thriller moderno che si rispetti. Le strutture narrative sono molto ben congegnate, lasciando affiorare la matassa poco alla volta.  Le atmosfere sono cupe e acide, a tratti ipnotiche a tratti agghiaccianti, ma sempre ben accompagnate da una prosa adeguata. Nel complesso ci è parso un romanzo implacabile e disilluso, capace di assestare zampate feroci più che carezze salvifiche.

Qualcuno potrebbe trovare un difetto nell’eccesso di ampiezza e complessità dell’intreccio narrativo, nella grande quantità di carne messa al fuoco e nel coacervo di ipotesi di complotti e intrighi internazionali (dall’esoterismo e dal sadomaso ai potentati e ai servizi deviati), sciorinati dall’autore in quasi 500 pagine a forti tinte gialle e nere. Non si può negare che queste misure ingombranti (e forse una certa inevitabile pretenziosità) rappresentino un rischio tangibile e un’arma a doppio taglio. Se mal gestite, infatti, avrebbero potuto distruggere la sospensione d’incredulità del lettore, e far crollare tutta l’architettura in modo rovinoso. Se invece gestite con competenza, come è questo il caso (val la pena ricordare che il racconto di Ishmael rimane sempre credibile, pur essendo di fantasia) si tramutano nel vantaggio di conferire al testo un respiro e una dimensione da grande thriller/noir internazionale (alla James Ellroy, tanto per fare un nome). Non è allora un caso che quest’opera sia stata pubblicata anche in America, in Russia, in Olanda, in Germania; e che abbia raccolto consensi all’estero e riconoscimenti critici da testate internazionali come The Guardian, Der Spiegel e il NY Times Books.

da qui

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