martedì 21 febbraio 2023

Fuori l’Italia dalla Nato

articoli, video, disegni di Barbara Spinelli, Andrea Puccio, Stefano Orsi, Giacomo Gabellini, Irina Alksnis, Piero Orteca, Turi Palidda, Gloria Ferrari, Piero Pagliani, Marco Ghisetti, Demostenes Floros, Stefania Maurizi, Seymour Hersh, Mao Valpiana, Giovanni Punzo, Andrew Napolitano, Paul Schreyer, Carlo Bellisai, Fabio Mini, Alessandro Di Battista, Pepe Escobar, Thierry Meyssan, Gianandrea Gaiani, Manlio Dinucci, Alfredo Tocchi, Patrick Boylan, Sergei Lavrov, Peppe Sini, Fabrizio Verde, Giulietto Chiesa, Carlos Latuff

Strage di Brescia : il Comando Nato (prima puntata)

Strage di Brescia :

  • Primo livello: gli esecutori, due nuovi nomi
  • Secondo livello: confidenti, infiltrati, servizi segreti, generali e forze dell’ordine.
  • Terzo livello: il Comando Nato.

…Di seguito la prima parte dell’articolo di Carlo Bonini e Massimo Pisa apparsa su la Repubblica del 27 gennaio 2022.

Terzo livello ( 1a puntata)

La nuova inchiesta sulla strage neofascista di Brescia porta lì dove nessuno poteva immaginare. Il comando Nato di Verona.

Quando l’hanno battuta le agenzie, poco prima di Natale, la notizia ha faticato a conquistarsi una breve. Due chiusure indagini per la strage di piazza della Loggia e due nuovi e semisconosciuti estremisti di destra accusati di aver messo la bomba che dilaniò Brescia alla fine del maggio di 48 anni fa, uccise otto persone, ne ferì un centinaio, inaugurò l’ennesima stagione dello stragismo di mano neonazista con la complicità di pezzi dello Stato. Già perché ha già due colpevoli, quell’attentato, arrivati però soltanto con la sentenza di Cassazione del 2017. Uno, Carlo Maria Maggi, ex capo dell’organizzazione neofascista “Ordine Nuovo” nel Triveneto, è morto l’anno dopo. L’altro, Maurizio Tramonte, la fonte “Tritone” del Sid (l’allora servizio segreto militare), sta ancora combattendo la sua battaglia per la revisione del processo. Per questo, le storie di Marco Toffaloni e Roberto Zorzi – che sono appunto i due accusati dell’ennesima indagine della Procura di Brescia – potrebbero benissimo essere due note a margine della storia nera d’Italia. Invece, nelle 280mila pagine (mal contate) di atti depositati in altro. C’è la consueta ricerca documentale del “secondo livello” (quello degli uomini incardinati nelle istituzioni italiane) e ci sono nomi e cognomi di ufficiali degli apparati: Sid, Carabinieri, Polizia. Ma c’è, soprattutto, l’indicazione di un inedito terzo livello. Parliamo del Comando Forze Terrestri Alleate per il Sud Europa – leggi: Nato – il cui cuore sarebbe stato a Palazzo Carli, a Verona, la città di Toffaloni e Zorzi. Qui, con la copertura di generali dei paracadutisti italiani e statunitensi, si sarebbero svolte le riunioni preparatorie di un progetto stragista che avrebbe dovuto sovvertire la democrazia italiana e rinsaldare lo scricchiolante fronte dei regimi del Mediterraneo. Quello che, all’epoca, teneva insieme il Portogallo salazarista, la Grecia dei colonnelli e la Spagna franchista.

D’istinto, lo si direbbe un romanzo fantasy costruito su migliaia di informative, verbali, intercettazioni, pedinamenti e vecchi faldoni, recuperati dalla magistratura negli archivi dei nostri Servizi e in quelli degli Stati Maggiori dei nostri apparati militari e della sicurezza a forza di decreti di esibizione, e in cui si dipana anche la storia di un pugno di ragazzi figli di quel tempo. Con la passione per il calcio, le moto, i giochi da adulti, l’esoterismo. Un mondo popolato da donne bellissime e attori, svastiche e orge, agenti doppi e vendette. Per una vicenda tragica che ha fatto morti prima di quel terribile 28 maggio 1974, e forse continua a farne. Già, perché chi indaga sulla strage di Brescia si è sempre trovato di fronte a due nodi da sciogliere. A due bombe. La prima, esplosa nove giorni prima, alle 3 di notte, falciò un ragazzo di vent’anni in Vespa. Si chiamava Silvio Ferrari, era un neofascista che aveva già commesso attentati e andava a far saltare l’uscio della sede della Cisl. Ma non fece in tempo. Saltò in aria all’imbocco di piazza Mercato. Fatalità, errore umano o trappola? Uno dei migliori amici di Ferrari, Arturo Gussago, finì a processo accusato di strage, e come tutti i coimputati fu assolto. Faceva l’avvocato. Il 24 dicembre, quattro giorni dopo la chiusura di questa inchiesta, un infarto lo ha stroncato. Il supertestimone che ha guidato gli investigatori tra i segreti bresciani e fino al comando Nato di Verona (lo chiameremo “Alfa”, per motivi di sicurezza, e sarà l’unico nome che non faremo) ha fatto tanti nomi di persone coinvolte nella strage.Quello di Gussago è stato l’ultimo, pochi mesi fa…

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qui la seconda parte dell’articolo di Carlo Bonini e Massimo Pisa.

Visti però gli incombenti “ Venti di Guerra” in Ucraina, ci piace aprire questo post con una foto che sintetizza il ruolo della NATO oggi, quella stessa alleanza atlantica che con il proprio comando supremo sembra aver ispirato lo stragismo di Ordine Nuovo in Italia.

(Ucraina: membri del Battaglione Azov espongono la propria bandiera unitamente a quelle nazista e della NATO)

 

A PROPOSITO DI NATO: IL RUOLO DEL COMANDO DI VERONA NELLA STRAGE DI PIAZZA LOGGIA – BORTOCAL

una nuova inchiesta sulla strage porta infatti al comando NATO di Verona: il giovane neofascista Silvio Ferrari, dilaniato da un ordigno che trasportava nella notte il 19 maggio 1974, era un informatore del vicequestore Lamanna della questura di Brescia, e aveva partecipato, assieme a Delfino, a riunioni a Verona a Palazzo Carli, sede del Comando Forze Terrestri Alleate per il Sud Europa, quindi anche con ufficiali americani; lì si sarebbe preparata la strategia stragista.

Carlo Digilio era l’esperto di armi ed esplosivi dell’organizzazione fascista “Ordine nuovo”  che preparò e mise in sicurezza la bomba che poi arrivò a Brescia ed esplose in Piazza Loggia, ma nello stesso tempo era un agente informatore al servizio delle basi nato del Veneto, così come Maurizio Tramonte, condannato per la strage insieme al leader di Ordine Nuovo veneto Carlo Maria Maggi, era un informatore del Sid (servizio segreto militare del tempo) con il nome in codice di “Fonte Tritone”.

“Viene accertato lo stesso meccanismo socio-politico che abbiamo già visto operante anche a Piazza Fontana, cioè gruppi neofascisti che vengono inquadrati da frange istituzionali, militari e non, e ritenuti utilizzabili, utili per compiere quelle operazioni sporche che talvolta sono necessarie al potere“…

da qui

 

 

Chi ha ucciso la pace in 12 mesi di guerra – Barbara Spinelli

Invece di insistere come ebeti su una distinzione del tutto scontata – il 24 febbraio 2022 ci fu un aggressore e un aggredito in Ucraina – converrebbe cominciare a porsi qualche domanda magari scomoda ma utile.

La più ovvia concerne l’opportunità di inviare a Kiev armi sempre più offensive, che troncano ogni trattativa. La risposta a questa domanda è negativa: è ormai evidente che accrescere l’armamento ucraino non genera tregue, ma aumenta il numero di morti e la possibilità di un conflitto nucleare. Per le industrie belliche occidentali è una manna, ma non per i cittadini, né aggrediti ucraini né europei, che pagano il prezzo della guerra.

La seconda domanda riguarda le ragioni del conflitto. Dopo i negoziati con Gorbaciov del 1991 e negli anni che vanno dalla Rivoluzione delle Rose in Georgia nel 2003 a quella Arancione in Ucraina del 2014, è stato fatto tutto il necessario, per rassicurare Mosca che pure aveva sciolto l’Urss aprendosi all’Occidente? Niente affatto, visto che dopo poco tempo l’Occidente decise, per volontà degli Stati Uniti e dell’Est europeo, di espandere la zona di influenza Usa-Nato fino alle porte russe. La menzogna più dura a morire è quella che ritrae Vladimir Putin nelle vesti di zar imperiale. I veri imperiali sono gli occidentali, guidati da Washington. È ormai palese che l’ottocentesca dottrina Monroe (nessuna interferenza è tollerata nelle aree attorno agli Usa) si applica oggi all’Europa sino alle frontiere russe. Non aver capito che tale estensione ha non solo infranto le promesse fatte a Gorbaciov nel ’91, ma ha rappresentato una micidiale provocazione è il peccato originale dell’Occidente. Mosca è l’aggressore e Kiev l’aggredito, ma questo non implica che la guerra fosse “non-provocata” e inevitabile.

Terza domanda, legata alla seconda: i giornali europei mainstream hanno fatto abbastanza per capire le radici della guerra cominciata nel 2014 in Donbass, ben prima del febbraio 2022? La risposta è no. I media scritti e parlati non fanno il loro mestiere di cani da guardia. Non sono al servizio dei cittadini-lettori, ma degli interessi geostrategici Nato. Esercitandosi in censura e autocensura giungono sino ad accusare di disinformazione uno dei massimi giornalisti occidentali – Seymour Hersh, premio Pulitzer, noto per aver rivelato la strage di My Lay del 1968, i retroscena dell’assassinio nel 2011 di Bin Laden, le torture nelle carceri di Abu Ghraib nella guerra in Iraq – che l’8 febbraio ha svelato con dovizia di fonti gli autori – governo Usa, aiutato da Norvegia e Svezia – del sabotaggio che nel giugno scorso ha distrutto i due gasdotti Nord Stream.

Fu un atto di guerra preparato molti mesi prima del 24 febbraio ’22, e scatenato non solo contro Mosca, ma anche contro la Germania e contro i rapporti energetici Europa-Russia (uno degli obiettivi è facilitare la dipendenza Ue dal gas liquefatto Usa).

Le rivelazioni sono occultate non solo da giornali e Tv, ma anche da Facebook, dove la notizia viene segnalata come fake news (segnaliamo che il fact checker di Facebook per l’Italia è Open di Enrico Mentana).

Hersh è accusato di nascondere le fonti. Sappiamo che fine farebbero queste ultime, se rivelate: la fine di Snowden e Assange.

La domanda da porsi dentro questa terza domanda è se i cittadini siano pronti a proteste massicce, come fecero per il Vietnam e un po’ per l’Iraq (non per le guerre di Corea o Afghanistan)...

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Adesso Stoltenberg ammette che la guerra in Ucraina è iniziata nel 2014 – Andrea Puccio

Il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha detto oggi a Bruxelles che il conflitto tra Ucraina e Russia non è iniziato nel 2022, ma nove anni fa.
“La guerra non è iniziata nel febbraio dell’anno scorso, la guerra è iniziata nel 2014. E dal 2014 che gli alleati della NATO stanno fornendo sostegno all’Ucraina con addestramento e attrezzature, quindi le forze ucraine sono state molto più forti nel 2022 di quanto non fossero nel 2014”, ha detto il capo dell’Alleanza Atlantica prima della riunione dei ministri della difesa del blocco.

Allo stesso tempo, Stoltenberg ha detto che né la Nato né i suoi alleati fanno parte del conflitto, tuttavia, ha notato che continueranno a fornire armi più avanzate e moderne, assicurando che la consegna di carri armati, veicoli da combattimento di fanteria e munizioni sono ora una priorità della NATO.
“Il tipo di sostegno che abbiamo, che stiamo fornendo all’Ucraina, è cambiato e si è evoluto nel tempo. E continuerà a cambiare ed evolversi”, ha aggiunto, riporta RT.

Credo che ogni commento sia superfluo ma la domanda che mi faccio è perché solo adesso, ad un anno dall’inizio dell’operazione speciale in Ucraina da parte della Russia, i vertici della Nato hanno deciso di gettare la maschera e riferire quanto molti di noi dicono da tempo.

Inoltre mi chiedo, dopo aver ascoltato queste parole, come è possibile che i nostri mezzi di informazioni continuino a propagandare la retorica che è stata la Russia ad iniziare il conflitto? Se la guerra è iniziata nel 2014 chi è stato ad iniziarla la Nato o la Russia che si è trovata nella condizione di difendersi?

Aprite gli occhi per favore prima che la spregiudicatezza di questa classe politica non ci porti davvero alla terza guerra mondiale.

da qui



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2 commenti:

  1. Come sono lontani gli anni '80 quando, alle manifestazioni contro i blocchi contrapposti USA-URSS, contro i missili a Comiso si diceva: "Al Patto di Varsavia ed alla Nato non più un soldo nè un soldato...". Buona serata e buon tutto.

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    1. era preistoria, oggi si dice "Alla Nato tutti i soldi e i soldati che serviranno..." e sui muri (ri)scriveranno "Vincere e vinceremo"

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