domenica 19 febbraio 2023

Rendere l'Iran una caricatura per prepararci alla guerra - Simone Santini


Bastano pochi esempi per rivoltare come un guanto tutto quel che i media occidentali dicono dell’Iran, quando usano la macchina delle emozioni per nascondere lo spessore dei fatti e per condurre il mondo all'attacco di Teheran

 

[Con questa rubrica intendo riportare notizie dall’Iran, sulla sua situazione interna e  sulla sua posizione internazionale. Userò pertanto come fonti prevalentemente i media iraniani ma anche internazionali, il web e i social. Scopo è offrire uno sguardo “altro” sulla realtà complessa di questa Nazione]

 

Nella edizione serale del telegiornale di Rai1 (credo sia storicamente il telegiornale più visto in assoluto della televisione italiana e il più “popolare” per tipologia di pubblico) di ieri, 31 gennaio, è andato in onda un servizio per raccontare la vicenda di una coppia di ventenni iraniani, belli e innamorati, condannati a 10 anni di carcere per aver pubblicato sul web un video in cui ballavano, dolcemente e romanticamente, sullo sfondo della più celebre piazza di Teheran. La cornice in cui si inserisce il caso è ovviamente quella delle manifestazioni di protesta che si sono avute in Iran nei mesi scorsi. I due giovani avevano simbolicamente lanciato un grido di libertà, con un gesto semplice ma potente ed evocativo, immediatamente represso senza pietà.

La notizia così riportata non può che suscitare sentimenti raccapriccianti verso quel “regime” violento, oscurantista, sessista, repressivo, bigotto, reazionario, in cui a due giovani innamorati è proibito anche ballare.

Sui media iraniani la vicenda è raccontata in modo diverso. Non si trova cenno al video del ballo e la condanna ai giovani (un dettaglio: cinque anni ciascuno) è derivata dalla loro attività di agitatori politici. In particolare, durante le proteste, avevano aperto un canale web con molte migliaia di follower per sostenere il movimento di opposizione con contenuti molto forti. Dopo aver ricevuto un primo ammonimento dalle autorità per questa attività, l’hanno proseguita fino a contribuire alla organizzazione di una manifestazione il 4 novembre scorso, degenerata in gravi disordini e violenze, in cui avevano chiamato a raccolta e incitato alla rivolta i manifestanti. In seguito a tali fatti sono stati arrestati e condannati per i reati di manifestazione illegale, sedizione, attentato alla sicurezza dello Stato.

Al di là del caso giudiziario in sé considerato, se la condanna sia stata equa e proporzionata ai fatti commessi, è oggettiva la manipolazione informativa di voler presentare la notizia come un caso di condanna per aver pubblicato un video sul web in cui due giovani ballano romanticamente.

Questo tipo di informazione sull’Iran, in Occidente, è una pratica costante, intenzionale, metodicamente organizzata. Si vanno a presentare le condanne a morte di semplici manifestanti laddove le accuse sono di insurrezione e/o omicidio. Si racconta la storia della atleta di free climbing che gareggia senza velo e per questo “fatta sparire”, della sua casa demolita per ritorsione, laddove la stessa ragazza racconterà poi di aver perso il velo durante la gara fortuitamente e la demolizione di un abuso edilizio del fratello rimontava a molti mesi prima senza alcuna correlazione con la vicenda. Si dedicano prime pagine alla giovane scacchista che gioca senza velo e per questo rischierebbe il carcere o peggio la morte laddove lascia indisturbata l’Iran con la famiglia e si trasferisce in Spagna dove giocherà per quella federazione.

Non è solo storia recente. Anni fa seguii il caso di Sakineh Ashtiani, la donna condannata alla lapidazione in quanto adultera. Per lei ci fu una mobilitazione e campagna internazionale per salvarla dal boia. In Francia presero posizione l’allora première dame Carla Bruni e l’immancabile filosofo dei diritti umani Bernard-Henri Lévy, in Italia sulla prima pagina de L’Unità l’allora direttrice Concita De Gregorio pubblicò per mesi la sua immagine a fianco della testata, similmente il suo volto campeggiò a lungo sugli edifici pubblici di tanti comuni. Col tempo si venne a sapere che Sakineh era stata, rea confessa, condannata a morte per l’omicidio del marito in concorso con l’amante. Era effettivamente adultera ma non per questo era stata condannata a morte, era un’assassina (la condanna non fu mai eseguita, ottenne il perdono – un istituto del diritto islamico iraniano – da parte dei familiari della vittima, in quel caso dei suoi stessi figli).

L’Iran non è certo una Nazione modello, come nessuna lo è a mio avviso. Il suo ordinamento è peculiare, unico al mondo, la Repubblica islamica è la conseguenza di caratteri religiosi, culturali, politici, storici, della sua civiltà millenaria. L’ordinamento attuale dell’Iran può essere criticabile e criticato, disprezzato e odiato oppure apprezzato ed ammirato, non è questo il punto. Il punto è che a doverlo cambiare, ammesso che lo vogliano, possono essere solo gli iraniani stessi, non noi occidentali. Il punto è che goccia dopo goccia, manipolazione dopo manipolazione, da anni in Occidente si ha l’obiettivo di fare di una Nazione complessa e variegata, profonda e composita, un grottesco stereotipo, una caricatura oscena. A noi non interessa nulla dei diritti umani in Iran, a noi interessa colpire un nemico politico che si oppone fieramente all’Occidente. A noi interessa creare l’immagine di un orrido buco nero, un nemico ancestrale che minaccia la nostra civiltà, la modernità, i nostri sacri valori (benché laici) contro i loro, osceni ed inumani.

Tutte queste campagne informative e mediatiche sull’Iran hanno il solo scopo di fomentare l’odio e la paura delle nostre popolazioni, di costruire l’immagine perfetta del nemico. Si nutre la guerra, un boccone avvelenato alla volta. Se e quando dovesse mai scoppiare, una guerra contro questi mostri sarebbe giustificata. Senza dubbio. Senza esitazione. Per il loro stesso bene.

da qui

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