venerdì 4 settembre 2026

La guerra della NATO in Ucraina: la vera storia, raccontata da Glenn Diesen nel febbraio 2023. Basta con la storia falsa! - Glenn Diesen

(raccolto da A. Volpi)

Ci viene continuamente detto che l’invasione russa è stata non provocata e motivata esclusivamente dal desiderio di annettere territori. La conclusione, quindi, è che non sia possibile negoziare con Mosca e che il ruolo della NATO nella guerra consista esclusivamente nell’aiutare l’Ucraina a difendersi. Con una simile narrazione, siamo portati a credere che esista soltanto una soluzione militare e che la Norvegia abbia dovuto abbandonare la propria tradizione di non inviare armi nelle zone di guerra.

Ma se fosse stata la NATO a provocare la guerra e a sabotare tutti i tentativi di pace, allora le forniture di armi dovrebbero essere interpretate come un cinico utilizzo degli ucraini in una nuova Guerra fredda contro la Russia. Riconoscere il coinvolgimento della NATO in questa guerra è necessario per poter avviare negoziati e non deve essere confuso con un sostegno all’invasione russa dell’Ucraina.

Nel 1990 avevamo costruito una nuova Europa inclusiva con la Carta di Parigi per una nuova Europa. L’accordo si fondava sui principi della «sicurezza indivisibile» e dell’«uguaglianza sovrana», in un’Europa senza linee di divisione. Quattro anni dopo sviluppammo un’istituzione comune per la sicurezza con la Russia, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), fondata sugli stessi principi.

La decisione di espandere la NATO comportò l’abbandono di quei principi. Invece della «sicurezza indivisibile», la NATO accrebbe la propria sicurezza a spese di quella russa. Invece di un’Europa senza linee di divisione, ci troviamo oggi a combattere una nuova Guerra fredda per decidere dove tracciare le nuove linee di demarcazione. Ucraina, Georgia, Bielorussia e Moldova sono diventate così la nuova linea del fronte.

Nel 1994 persino il presidente Clinton avvertì che l’espansione della NATO avrebbe potuto destabilizzare l’Europa, perché la creazione di una nuova linea di separazione tra Est e Ovest avrebbe potuto trasformarsi in una profezia autoavverante di una futura contrapposizione. Quando Clinton cambiò posizione, il suo segretario alla Difesa, William Perry, prese in considerazione le dimissioni per protesta. Perry sostiene che coloro che spingevano per l’espansione della NATO sapessero che essa avrebbe distrutto la pace con la Russia, ma ritenessero che ciò non fosse importante perché la Russia era debole. Il loro atteggiamento, in sostanza, era: «Chi se ne importa di quello che pensano?» Jack Matlock, ambasciatore statunitense in Unione Sovietica che aveva partecipato ai negoziati per porre fine alla Guerra fredda, condannò l’espansionismo della NATO come un tradimento nei confronti della Russia, che aveva distrutto le basi per una pace duratura. George Kennan, l’architetto della politica americana di contenimento dell’Unione Sovietica, predisse che l’espansione della NATO sarebbe stata una provocazione destinata a inaugurare una nuova Guerra fredda e che, se la Russia avesse reagito alle provocazioni, la NATO avrebbe erroneamente attribuito a Mosca tutta la responsabilità. Portare l’Ucraina dalla nostra parte della nuova linea di divisione europea era una ricetta per la guerra. William Burns, allora ambasciatore statunitense in Russia e oggi direttore della CIA, aveva avvertito nel 2008 che l’ingresso dell’Ucraina nella NATO avrebbe potuto provocare una guerra civile e che la Russia sarebbe probabilmente intervenuta a sostegno dell’Ucraina orientale, cosa che Mosca non avrebbe voluto essere costretta a fare.

Angela Merkel condivideva questa valutazione quando sostenne che concedere all’Ucraina un Membership Action Plan per l’ingresso nella NATO sarebbe stato interpretato da Mosca come «una dichiarazione di guerra». La NATO, tuttavia, continuò a spingere gli ucraini verso un’adesione che essi non desideravano. Nel 2011 la NATO pubblicò un rapporto nel quale sosteneva che la principale difficoltà nelle sue relazioni con l’Ucraina fosse proprio la forte impopolarità dell’adesione alla NATOalcuni sondaggi mostravano un sostegno inferiore al 20% della popolazione. Nel 2014 la NATO sostenne una «rivoluzione democratica» che non godeva del sostegno della maggioranza degli ucraini e che violava la Costituzione. Telefonate intercettate e successivamente rese pubbliche mostrarono che gli Stati Uniti avevano scelto il nuovo gruppo dirigente già alcune settimane prima di contribuire alla rimozione dal potere del presidente democraticamente eletto. Dopo il colpo di Stato iniziò prevedibilmente la guerra civile e la Russia intervenne. Il conflitto sembrò essere risolto nel febbraio 2015 con gli Accordi di Minsk, ai quali si erano impegnate tutte le parti, compreso l’Occidente. Da allora abbiamo appreso che Stati Uniti e Gran Bretagna avrebbero sabotato l’accordo di pace per sette anni. Germania e Francia hanno successivamente sostenuto che l’accordo fosse stato creato soltanto per guadagnare tempo e consentire di armare «la loro» Ucraina. Nel 2019 Volodymyr Zelensky fu eletto con il 73% dei voti sulla base di un programma di pace. Aveva promesso di attuare gli Accordi di Minsk per raggiungere la pace con il Donbass e con la Russia. Ma successivamente fece una completa inversione di rotta dopo che nazionalisti finanziati e addestrati dagli Stati Uniti lo minacciarono di morte. Nel 2021 Mosca cercò di negoziare con la NATO per fermare l’aumento della presenza americana lungo i suoi confini, compresa la modernizzazione da parte della NATO di due porti ucraini che avrebbero potuto essere utilizzati dalle navi da guerra americane. L’ex responsabile dell’analisi sulla Russia presso la CIA sostenne nel dicembre 2021 che la Russia avrebbe potuto invadere l’Ucraina perché «il rischio dell’inazione» era diventato troppo grande. La Russia invase l’Ucraina nel febbraio 2022 con l’obiettivo di stabilire un nuovo status quo, dopo otto anni di guerra nel Donbass e il progressivo rafforzamento delle forze armate ucraine da parte della NATO. Tre giorni dopo l’invasione erano già iniziati i negoziati. Il primo ministro israeliano Naftali Bennett svolse un ruolo di mediazione e sostiene che Russia e Ucraina volessero entrambe raggiungere un accordo in base al quale l’Ucraina sarebbe rimasta fuori dalla NATO in cambio del ritiro delle forze russeSecondo Bennett, però, Stati Uniti e Gran Bretagna sabotarono l’accordo di pace perché volevano utilizzare contro la Russia l’esercito ucraino che avevano costruito. Anche il Ministro degli Esteri turco confermò che le due parti erano arrivate molto vicine a un accordo che prevedeva la neutralità dell’Ucraina in cambio del ritiro russo.

Secondo la Turchia e l’ex comandante delle forze armate tedesche, anche questo accordo di pace sarebbe stato sabotato da Stati Uniti e Gran Bretagna, che volevano combattere contro la Russia utilizzando gli ucraini.

La strategia di provocare un maggiore coinvolgimento russo in Ucraina era già stata indicata tra le raccomandazioni di un rapporto RAND del 2019, commissionato dall’esercito statunitense, su come indebolire la Russia.

Il segretario alla Difesa americano dichiarò che l’obiettivo della guerra era indebolire la Russia. Il senatore Mitch McConnell confermò che «i freddi, duri e concreti interessi americani» erano alla base della volontà di indebolire e sconfiggere la Russia. Il senatore Lindsey Graham spiegò che gli Stati Uniti stavano ottenendo un buon affare: inviavano armi mentre Zelensky prometteva che «avrebbero combattuto fino all’ultimo uomo».

Se si fosse trattato di un’invasione non provocata e opportunistica, le forniture di armi avrebbero potuto indurre la Russia a ritirarsi, facendo aumentare i costi della guerra oltre i benefici. Ma se la Russia considera la NATO una minaccia esistenziale, le forniture di armi non faranno altro che intensificare il conflitto, spingendolo verso una guerra nucleare.

Invece di utilizzare l’Ucraina come pedina nella nuova Guerra fredda, dovremmo sostenere i negoziati per fornire a Mosca le garanzie di sicurezza che aveva richiesto un anno prima, basandoci sugli accordi esistenti degli anni Novanta che abbiamo abbandonato.

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