(raccolto da A. Volpi)
Ci viene
continuamente detto che l’invasione russa è stata non provocata e motivata
esclusivamente dal desiderio di annettere territori. La conclusione, quindi, è
che non sia possibile negoziare con Mosca e che il ruolo della NATO nella
guerra consista esclusivamente nell’aiutare l’Ucraina a difendersi. Con una
simile narrazione, siamo portati a credere che esista soltanto una soluzione
militare e che la Norvegia abbia dovuto abbandonare la propria tradizione di
non inviare armi nelle zone di guerra.
Ma se fosse
stata la NATO a provocare la guerra e a sabotare tutti i
tentativi di pace, allora le forniture di armi dovrebbero essere interpretate
come un cinico utilizzo degli ucraini in una nuova Guerra fredda contro la
Russia.
Riconoscere il coinvolgimento della NATO in questa guerra è
necessario per poter avviare negoziati e non deve essere confuso con un
sostegno all’invasione russa dell’Ucraina.
Nel 1990
avevamo costruito una nuova Europa inclusiva con la Carta di Parigi per una
nuova Europa. L’accordo si fondava sui principi della «sicurezza indivisibile»
e dell’«uguaglianza sovrana», in un’Europa senza linee di divisione. Quattro
anni dopo sviluppammo un’istituzione comune per la sicurezza con la Russia,
l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE),
fondata sugli stessi principi.
La decisione
di espandere la NATO comportò l’abbandono di quei principi.
Invece della «sicurezza indivisibile», la NATO accrebbe
la propria sicurezza a spese di quella russa. Invece di un’Europa senza linee di divisione, ci
troviamo oggi a combattere una nuova Guerra fredda per decidere dove tracciare
le nuove linee di demarcazione. Ucraina, Georgia, Bielorussia e Moldova sono
diventate così la nuova linea del fronte.
Nel 1994
persino il presidente Clinton avvertì che l’espansione della NATO avrebbe
potuto destabilizzare l’Europa, perché la creazione di una nuova linea di
separazione tra Est e Ovest avrebbe potuto trasformarsi in una profezia
autoavverante di una futura contrapposizione. Quando Clinton cambiò posizione,
il suo segretario alla Difesa, William Perry, prese in considerazione le
dimissioni per protesta. Perry sostiene che coloro che spingevano per
l’espansione della NATO sapessero che essa avrebbe distrutto
la pace con la Russia, ma ritenessero che ciò non fosse importante perché la
Russia era debole. Il loro atteggiamento, in sostanza, era: «Chi se ne
importa di quello che pensano?» Jack Matlock, ambasciatore statunitense in
Unione Sovietica che aveva partecipato ai negoziati per porre fine alla Guerra
fredda, condannò l’espansionismo della NATO come un tradimento
nei confronti della Russia, che aveva distrutto le basi per una pace duratura.
George Kennan, l’architetto della politica americana di contenimento
dell’Unione Sovietica, predisse che l’espansione della NATO sarebbe
stata una provocazione destinata a inaugurare una nuova Guerra fredda e che, se
la Russia avesse reagito alle provocazioni, la NATO avrebbe
erroneamente attribuito a Mosca tutta la responsabilità. Portare l’Ucraina
dalla nostra parte della nuova linea di divisione europea era una ricetta per
la guerra. William Burns, allora ambasciatore statunitense in Russia e oggi
direttore della CIA, aveva avvertito nel 2008 che l’ingresso
dell’Ucraina nella NATO avrebbe potuto provocare una guerra
civile e che la Russia sarebbe probabilmente intervenuta a sostegno
dell’Ucraina orientale, cosa che Mosca non avrebbe voluto essere costretta a
fare.
Angela
Merkel condivideva questa valutazione quando sostenne che concedere all’Ucraina
un Membership Action Plan per l’ingresso nella NATO sarebbe
stato interpretato da Mosca come «una dichiarazione di guerra». La NATO,
tuttavia, continuò a spingere gli ucraini verso un’adesione che essi non
desideravano. Nel 2011 la NATO pubblicò un rapporto nel quale
sosteneva che la principale difficoltà nelle sue relazioni con l’Ucraina fosse
proprio la forte impopolarità dell’adesione alla NATO: alcuni
sondaggi mostravano un sostegno inferiore al 20% della popolazione. Nel
2014 la NATO sostenne una «rivoluzione democratica» che non
godeva del sostegno della maggioranza degli ucraini e che violava la
Costituzione. Telefonate intercettate e successivamente rese pubbliche mostrarono
che gli Stati Uniti avevano scelto il nuovo gruppo dirigente già alcune
settimane prima di contribuire alla rimozione dal potere del presidente
democraticamente eletto. Dopo il colpo di Stato iniziò prevedibilmente la
guerra civile e la Russia intervenne. Il conflitto sembrò essere risolto nel
febbraio 2015 con gli Accordi di Minsk, ai quali si erano impegnate
tutte le parti, compreso l’Occidente. Da allora abbiamo appreso che Stati Uniti
e Gran Bretagna avrebbero sabotato l’accordo di pace per sette anni. Germania e
Francia hanno successivamente sostenuto che l’accordo fosse stato creato
soltanto per guadagnare tempo e consentire di armare «la loro» Ucraina. Nel
2019 Volodymyr Zelensky fu eletto con il 73% dei voti sulla base di un
programma di pace. Aveva promesso di attuare gli Accordi di Minsk per
raggiungere la pace con il Donbass e con la Russia. Ma successivamente
fece una completa inversione di rotta dopo che nazionalisti finanziati e
addestrati dagli Stati Uniti lo minacciarono di morte. Nel 2021 Mosca cercò
di negoziare con la NATO per fermare l’aumento della presenza
americana lungo i suoi confini, compresa la modernizzazione da parte
della NATO di due porti ucraini che avrebbero potuto essere
utilizzati dalle navi da guerra americane. L’ex responsabile dell’analisi
sulla Russia presso la CIA sostenne nel dicembre 2021 che la
Russia avrebbe potuto invadere l’Ucraina perché «il rischio dell’inazione» era
diventato troppo grande. La Russia invase l’Ucraina nel febbraio 2022 con
l’obiettivo di stabilire un nuovo status quo, dopo otto anni di guerra nel
Donbass e il progressivo rafforzamento delle forze armate ucraine da parte
della NATO. Tre giorni dopo l’invasione erano già iniziati i
negoziati. Il primo ministro israeliano Naftali Bennett svolse un ruolo di
mediazione e sostiene che Russia e Ucraina volessero entrambe raggiungere
un accordo in base al quale l’Ucraina sarebbe rimasta fuori dalla NATO in
cambio del ritiro delle forze russe. Secondo Bennett, però, Stati
Uniti e Gran Bretagna sabotarono l’accordo di pace perché volevano utilizzare
contro la Russia l’esercito ucraino che avevano costruito. Anche il
Ministro degli Esteri turco confermò che le due parti erano arrivate molto
vicine a un accordo che prevedeva la neutralità dell’Ucraina in cambio del
ritiro russo.
Secondo la
Turchia e l’ex comandante delle forze armate tedesche, anche questo accordo di
pace sarebbe stato sabotato da Stati Uniti e Gran Bretagna, che volevano
combattere contro la Russia utilizzando gli ucraini.
La strategia
di provocare un maggiore coinvolgimento russo in Ucraina era già stata indicata
tra le raccomandazioni di un rapporto RAND del 2019, commissionato
dall’esercito statunitense, su come indebolire la Russia.
Il
segretario alla Difesa americano dichiarò che l’obiettivo della guerra era
indebolire la Russia. Il senatore Mitch McConnell confermò che «i freddi,
duri e concreti interessi americani» erano alla base della
volontà di indebolire e sconfiggere la Russia. Il senatore Lindsey Graham
spiegò che gli Stati Uniti stavano ottenendo un buon affare: inviavano armi
mentre Zelensky prometteva che «avrebbero combattuto fino all’ultimo uomo».
Se si fosse
trattato di un’invasione non provocata e opportunistica, le forniture di armi
avrebbero potuto indurre la Russia a ritirarsi, facendo aumentare i costi della
guerra oltre i benefici. Ma se la Russia considera la NATO una
minaccia esistenziale, le forniture di armi non faranno altro che intensificare
il conflitto, spingendolo verso una guerra nucleare.
Invece di
utilizzare l’Ucraina come pedina nella nuova Guerra fredda, dovremmo sostenere
i negoziati per fornire a Mosca le garanzie di sicurezza che aveva richiesto un
anno prima, basandoci sugli accordi esistenti degli anni Novanta che abbiamo
abbandonato.
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