domenica 8 maggio 2022

L’intervista del migrante - Alessandro Ghebreigziabiher


Signore e signori, buonasera e benvenuti al noto talk show seguito in tutto il mondo: Indovina chi viene al microfono.
La puntata di oggi la giriamo in quel di Francia, precisamente la zona che si affaccia sulla Manica tra Calais Dunkirk, ed è una di quelle che faranno discutere, quindi non alzatevi dalla poltrona neppure per far la pipì.
Ci faranno anche un film, mi hanno detto. Anzi, una serie tv sotto forma di docufiction di quelli con la scritta ispirato a una storia vera, che non è mai davvero così, ma stavolta è diverso.
Il protagonista di questo episodio è niente di meno – pure perché sarebbe impossibile altrimenti – che un migrante. Malgrado lui preferisca che lo si definisca semplicemente una persona, ovvero un ospite come tutti gli altri, o addirittura un essere umano, questa è casa nostra e a casa nostra facciamo come ci pare, giusto?
Vai con gli applausi e i risolini registrati e procediamo con la diretta:
“La prima domanda che le faccio, caro migrante, è la seguente: ha saputo della decisione del governo di sua Maestà di spedirla in Ruanda se oserà salire su una di quella specie di zattere che chiamate barche per approdare nel Regno Unito?”
“Sì, l’ho saputo.”
“Ha saputo anche che un recente sondaggio dimostra che la cosa non vi ha affatto dissuaso dal mettervi in viaggio?”
“Sì, lo confermo.”
“E conferma pure che la scorsa domenica ben 250 di voi altri hanno attraversato la Manica?”
“Certamente.”
“Prima di questo fine settimana erano trascorsi undici giorni che hanno registrato un deciso calo degli arrivi sulle nostre coste e i nostri governanti lo hanno attribuito alla minaccia di cacciarvi in Ruanda. Cosa vi ha fatto cambiare idea?”
“Non l’abbiamo fatto. È stata solo colpa del maltempo, pioggia e vento che avrebbero impedito la navigazione a ogni barca di qualunque dimensione.”
“In effetti domenica è tornato il sole…”
“E siamo tornati anche noi.”
“Ma non ha il timore di venire arrestato una volta approdato?”
“Sì, ma il timore non mi ha fermato la prima volta che sono salpato e non la farà di certo ora.”
“Crede che il mio governo sarà capace di caricarla su un aereo come un pacco e spedirla in Ruanda?”
“Ne sono sicuro.”
“Non ha paura che ciò accada?”
“Sì, ma la paura non mi ha fermato quando…”
“Ho capito, la paura non è un deterrente che funziona con voi. Mettiamo allora che lei riesca a entrare all'interno nel paese senza essere arrestato. Non pensa che al meglio farà un’esistenza grama, fatta di stenti e tribolazioni, vivendo in condizioni misere e pericolose?”
“È molto probabile.”
“Lei sa che da noi c’è stato il Brexit e la gente ha votato per chiudere fuori della porta l’Europa intera?”
“Sì.”
“E come crede che possa al contrario dimostrarsi accogliente nei confronti di voi africani?”
“Non ho mai detto di crederci.”
“Da dove è partito per la precisione?”
Sudan del Sud.”
“Ed è partito perché?”
“Perché sette anni di guerra civile hanno distrutto intere generazioni, causando quasi quattrocentomila morti e otto milioni di persone rischiano di morire di fame nei prossimi mesi.”
“Ha qualche familiare ancora in vita?”
“Sono tutti morti.”
“Quindi mi faccia capire bene: lei è solo al mondo e ha lasciato il suo paese per colpa della guerra e per la mancanza di cibo, giusto?”
“Esatto.”
“Quindi è arrivato in Francia, nella nazione che per un soffio non ha eletto il peggior presidente che uno come lei possa desiderare, ma non è che l’altro sia tanto meglio.”
“Precisamente.”
“Non contento, ha deciso di attraversare la Manica – dalla classica padella nella brace - con il rischio di venire esiliato in Ruanda o, al meglio, di trascorrere il resto dei suoi giorni in disgrazia e povertà.”
“È proprio così.”
“A questo punto non posso fare a meno di farle la mia ultima domanda, ovvero ciò che noi occidentali ci stiamo chiedendo senza trovar risposta sin dal primo giorno in cui avete iniziato a comparire sulle nostre coste, perché da soli non siamo in grado di comprenderlo e forse è questo il nostro problema.”
“Prego, faccia pure.”
“Posso darle del tu?”
“Sicuro.”
“Caro migrante, perché non ti arrendiPerché non vuoi morire? E soprattutto, perché ami così tanto anche il solo essere vivo? Ti prego, dimmelo, urlalo in diretta ora, non sai quanto abbiamo bisogno di ricordarlo…”

da qui

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