giovedì 5 maggio 2022

L’irresistibile ascesa dei troll di Stato - Carola Frediani

 

Gli imperialisti russi sono una cancrena in Mali. Attenzione alla lobotomizzazione zarista!!” Il messaggio, pubblicato nel 2020 su una pagina Facebook del Paese dell’Africa occidentale, era stato diffuso da un profilo finto controllato da militari francesi, almeno secondo il social network di Zuckerberg. Da tempo Facebook — nella sua attività di contrasto alla creazione di pagine e profili finti realizzati con lo scopo di coordinare attacchi, manipolazioni o di influenzare di nascosto il dibattito politico — pubblica dei rapporti in cui evidenzia il numero e la tipologia di account individuati ed eliminati, aggiungendo dettagli su dove avevano origine e su quali temi pubblicavano. 

Francia inautentica sui social

Tuttavia nel dicembre 2020 uno di questi rapporti, intitolato “Rimozione di comportamento inautentico da Francia e Russia“, contiene una novità interessante. Per anni simili manipolazioni, ovvero l’uso di troll e profili finti, soprattutto per influenzare Paesi esterni, sono state attribuite in gran parte a russi e iraniani. In particolare dal 2017 (quando partono i dati Facebook) al 2019 Iran e Russia appaiono quasi come gli unici Stati responsabili di simili operazioni all’estero. Ma ora compare una sorprendente new entry, una delle più grandi, antiche e solide democrazie: la Francia.

Facebook aveva infatti rimosso 84 profili, 9 pagine e 8 gruppi Facebook, più 14 profili Instagram la cui attività nasceva in Francia e si rivolgeva a una platea di utenti della Repubblica Centrafricana (CAR) e del Mali, e in misura minore di Niger, Burkina Faso, Algeria, Costa d’Avorio, Chad. “Le persone dietro a questi account — scriveva Facebook nel report — (…) fingono di essere del luogo, postano e commentano contenuti, e gestiscono pagine e gruppi. Pubblicano principalmente contenuti in francese e arabo relativi a notizie o eventi correnti incluse le politiche francesi nell’Africa francofona, lo stato di sicurezza in vari Paesi africani, lamentano una potenziale interferenza russa nelle elezioni della Repubblica Centrafricana (CAR), o pubblicano commenti a favore dei militari francesi così come critiche del coinvolgimento russo in CAR. Alcuni di questi account hanno anche commentato contenuti che criticavano la Francia e che erano stati postati da operativi russi. (…) Sebbene le persone dietro a tutto questo cercassero di nascondere la propria identità e il loro coordinamento, la nostra indagine ha trovato legami con individui associati all’esercito francese”.

Ricapitolando: la Francia aveva violato — esattamente come aveva fatto la Russia più e più volte, a partire da quegli stessi Paesi africani — la policy di Facebook che vieta il “comportamento coordinato inautentico”, altresì detto CIB. E in particolare quel suo sottoinsieme in cui ad agire, in un dato Paese, è un’entità straniera o governativa. Non importa che i contenuti postati siano veri o falsi, belli o brutti, critici o favorevoli, per il social il problema è l’inautenticità di un’operazione, cioè l’uso surrettizio della piattaforma per creare una rete di profili finti e spingere in una direzione o in un’altra con lo scopo di influenzare il dibattito pubblico. A tentare simili operazioni sono soggetti e gruppi diversi, spesso interni al Paese interessato e slegati dal suo governo. Ma nel momento in cui il comportamento coordinato inautentico (CIB) “è condotto in nome di un’entità governativa o di un attore straniero”, ecco che Facebook lo chiama “interferenza governativa o straniera” (Foreign or Government Interference – FGI) ed è pronta ad applicare le misure più ampie per bloccarlo.

Francia vs Russia: troll contro troll

Ma, tornando al citato report, c’erano ben due cose sorprendenti: la prima, come abbiamo detto, è la comparsa tra i soggetti che orchestrano campagne inautentiche della Francia, intesa come militari francesi (anche se Facebook non arriva a parlare esplicitamente di Stato o governo francese). La seconda è che, per la prima volta, due campagne, attribuite indirettamente a due diversi soggetti statali (Francia e Russia), non solo si concentrano in contemporanea sugli stessi Paesi, ma si prendono di petto l’una con l’altra, con operativi francesi che commentano quanto pubblicato da operativi russi, e viceversa. Insomma, troll di Stato contro troll di Stato.

In contemporanea al giro di vite sui francesi, infatti, nel 2020 Facebook rimuoveva anche account, pagine e gruppi che nascevano in Russia e si concentravano sulla Repubblica Centrafricana, e su altri Paesi della regione. Gli argomenti su cui postavano questi profili erano il COVID-19, il vaccino russo contro il virus, le elezioni in CAR, la presenza russa nella regione, la critica alla politica francese nella stessa area e ai contenuti postati dagli operativi francesi di cui abbiamo detto sopra. Per Facebook questi profili erano collegati all’Internet Research Agency (IRA) e al suo fondatore, il finanziere russo Yevgeniy Prigozhin, vicino al Cremlino (soprannominato dai media “lo chef di Putin”) e anche accusato di stretti legami col gruppo Wagner. Il gruppo Wagner è un contractor militare privato russo, sanzionato nel dicembre 2021 dall’Unione europea per gravi violazioni dei diritti umani in vari Paesi, dall’Ucraina alla Libia, dal Mali fino alla Repubblica Centrafricana.

In quanto all’IRA — nota sui media anche come “fabbrica dei troll” — si tratta di un’organizzazione i cui esponenti, tra cui lo stesso Prigozhin, erano stati incriminati già nel 2018 dal Dipartimento di Giustizia Usa per aver tentato di interferire nei processi elettorali e democratici americani, a partire dal 2014 e con un climax nelle elezioni del 2016. Prigozhin dal 2021 è pure ricercato dall’Fbi, che lo ha inserito nella sua “wanted list” e lo accusa di essere il principale finanziatore dell’IRA e di aver supervisionato e approvato le operazioni di interferenza politica ed elettorale negli Stati Uniti, che comprendevano la “creazione di centinaia di profili online finti e l’uso di identità rubate negli Usa”.

Differenze e somiglianze

Ma torniamo alla Repubblica Centrafricana nel 2020 e al report Facebook sui troll francesi e russi. A studiare queste due campagne rivali, oltre a Facebook (e in collaborazione con la stessa), è stata un’azienda americana di analisi dei social media, Graphika. Scrive la società nel suo report (uscito sempre nel dicembre 2020): “Le (due) operazioni di influenza rivali postavano negli stessi gruppi, commentavano i post reciproci, si smascheravano a vicenda accusando gli altri di “fake news”, conducevano analisi open source di base per esporre gli account falsi degli altri, si chiedevano l’amicizia gli uni con gli altri, si condividevano i post a vicenda e, secondo una fonte, cercavano anche di tendere delle trappole ai rivali con dei messaggi diretti”…

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