venerdì 22 aprile 2022

Occidente e Europa: invenzione e storia di questi concetti - Silvio Marconi

 

Non esistono forse concetti più usati ed abusati di “Occidente” ed “Europa” e questo non solo quando essi divengono vessillo di guerre (con diversi tipi di armi) contro un “altro” che di volta in volta può essere l’”Islamismo”, il migrante africano, la Cina, la Russia ridotta a “barbarie orientale” o chi all’interno degli stessi confini geografici definiti con tali termini si permette di discutere i valori dominanti, siano essi quelli delle cosiddette “radici giudaico-cristiane” o quelli del turbocapitalismo, quelli degli ipernazionalismi o quelli del riconoscimento acritico di un ruolo egemone messianico agli USA.

Tutta la nostra cultura, tutti i messaggi mediatici, tutto il dibattito politico, larga parte della galassia valoriale, di quella educativa di ogni livello, di quella simbolica si centrano su quei termini e sui concetti soggiacenti, che vengono sostanzialmente presentati come dati di fatto, astorici, immutabili, autonomi, indiscutibili.

Sistemi di potere

In realtà, ogni termine, ogni concetto ha una origine storicamente determinata, rappresenta una concezione specifica figlia di sistemi di potere a loro volta figli di processi di sviluppo delle forze produttive e delle ideologie connesse (in modo non meccanico e causa-effettualistico ma dialettico e interattivo) con tali processi di sviluppo e spesso un termine, un concetto nascondono dietro una maschera del tutto o parzialmente fittizia realtà radicalmente diverse e sovente opposte.

Dove si trova l’Occidente?

Geograficamente, su un Pianeta sferico l’”Occidente” esiste solo se lo si colloca rispetto a qualcos’altro posto più ad Est, cosicché Berlino è “ad Occidente” di Mosca ma Pechino è…”ad Occidente di Los Angeles” eppure nessuno Statunitense si autodefinirebbe “orientale” e definirebbe un Cinese, un Giapponese “occidentale” perché la cultura dominante negli USA è figlia di quella anglosassone che collocava e colloca la Cina ed il Giappone in “Oriente” in quanto ad Est delle Isole Britanniche e dell’Europa. Sempre  geograficamente l’Europa, che amiamo definire “continente”, non è che una appendice della ben più grande massa terrestre che chiamiamo Asia.

L’uso di Europa in grecia

Nella stessa mitologia greca da cui deriva l’uso del termine “Europa”, si tratta della figlia (rapita da Zeus trasformatosi in toro bianco, che la porta a Creta) di Agenore re di Tiro, che era città della sponda orientale del Mediterraneo e dunque del tutto esterna all’area che definiamo “Europa”; Tiro era per i Greci in “Fenicia”, ma come spiega il grande archeologo Moscati il popolo “fenicio” non è mai esistito come tale e si trattava di un insieme di città-stato siro-palestinesi accomunate da lingua, cosmogonie, sistemi politici fra loro e con le oasi-mercato dell’interno, e i Greci “inventarono” la denominazione phoenikoi solo per riferirsi al commercio della porpora praticato da quelle città-stato.

In ogni caso Tiro era in quella che i Greci chiamavano “Asia”, mentre per loro “Europa” erano tutte le terre a Nord del Mediterraneo. Per Filippo il Macedone l’”Europa” di cui si autoproclamò sovrano andava solo dall’Adriatico al Danubio ed al Mar Nero, escludendo del tutto le regioni occidentali e se anche per Strabone i confini d’Europa sono l’Adriatico e il Mar Nero per Alessandro Magno l’Europa era solo un’appendice dell’Asia; inoltre il termine “Europa” è rarissimo in epoca romana fino al VI secolo d.C., quando è usato dall’abate irlandese San Colombano in una missiva a Papa Gregorio Magno.

Il concetto di Europa nella storia

Il termine si fa già geopolitico con la battaglia di Poitiers (10 ottobre 732 d.C.) in cui Carlo Martello sconfigge gli incursori musulmani e soprattutto dopo che tale battaglia viene artificiosamente gonfiata ad assurgere a vittoria della Cristianità su quell’Islam che veniva rappresentato come un misto fra l’eresia (si sosteneva che il Profeta Mohammed, “Maometto” fosse un ex-monaco!) e l’impersonificazione di Satana, sebbene i “Mori” sconfitti da Carlo Martello non venissero affatto dall’Asia, ma fossero sostanzialmente Berberi (con aliquote arabe minoritarie) provenienti dalle regioni iberiche conquistate dal leader berbero musulmano Tariq nel 711.

E’ il monaco, e poi vescovo della lusitana Beja, Isidoro che per la prima volta nella sua cronaca sulla Battaglia di Poitiers contrappone a questi “Arabi” l’”Europa” con nucleo franco-germanico e quindi che fa di “Europa” un termine che indica tutto ciò che, attorno a quel nucleo franco-germanico, si contrappone (militarmente, culturalmente, politicamente) a qualcuno, a qualcosa, all’Islam!

Il tutto calpestando una realtà storica fatta di influssi islamici determinanti nella cultura (architettura, lingua, gastronomia, poesia, tecniche irrigue,  musica, ecc.) iberica1 e di alleanze miste fra signorotti cristiani e musulmani che ben si riassume nell’epopea del Cid. Con Carlo magno si rafforza e si esalta questo uso geopolitico che dura tuttora e che porta ad esempio in tanti, contro il pensiero di un Giuseppe Mazzini, a definire la Russia come non-europea quando si deve criminalizzarla, nei discorsi britannici, francesi e piemontesi per la Guerra di Crimea del 1853-18562, nei manifesti del fascista Boccasile del 1941-42 o della DC del 1948 o nei commenti di certi “esperti” in TV nel 2022, ed “europea” solo quando si deve flirtare coi suoi oligarchi e leaders.

Il concetto di Occidente in Grecia

Il concetto di “Occidente”, che come si è detto in un Pianeta sferico non ha alcuna valenza geografica assoluta, è anch’esso figlio delle invenzioni della geopolitica ed affonda le sue radici nella logica greca e greco centrica, ben riflessa in Erodoto, che contrappone una supposta superiorità ellenica in termini di libertà alla “barbarie” autocratica persiane; poco importa che la “libertà” ellenica comprendesse società ferocemente militariste come quella spartana e che l’Atene “culla della democrazia” escludesse da ogni diritto non solo gli schiavi (oltre il 30% della popolazione) ma le donne e gli stranieri immigrati  e che il “cattivissimo” Impero Persiano praticasse il multiculturalismo, il decentramento dei poteri amministrativi, la multi religiosità sotto la certo autocratica mano del sovrano…  .

Il modello greco come riferimento

Per millenni il modello greco ci è stato presentato in questi termini agiografici ed in esso anche quello più feroce, quello spartano, che ha influito sia sulle componenti più belliciste, militariste, razziste del pensiero europeo, nazismo compreso, sia su settori del pensiero “progressista” come i Giacobini francesi, sia, attraverso le versioni hollywoodiane, sull’immaginario collettivo di intere generazioni di “Occidentali”.

Oltre tutto in ogni epoca e sotto ogni potere i confini stessi di quell’Occidente sono mutati, sempre però definendosi a partire dalla esclusione e dalla contrapposizione rispetto a chi “occidentale” non viene considerato. Per i Greci Troia non era “occidentale”, mentre i corifei della pax romana di augusto alla Virgilio e tanti secoli dopo gli archeologi del romanticismo tedesco la includono attraverso l’Eneide nelle radici stesse della “civiltà occidentale”.

L’Egitto e l’Occidente

Per i Romani l’Egitto era l’antitesi dell’Occidente e una apertura ad esso attraverso il rapporto con Cleopatra di Cesare e poi di Antonio inaccettabile, mentre per Napoleone era il ponte fra Occidente e Oriente; per i neomistici ottocenteschi e successivi era fonte (fittizia) di ogni sapienza esoterica occidentale  e per gli archeologi britannici ottocenteschi era parte integrante delle radici  della “civiltà bianca”3.

Le radici della civiltà occidentale

Per i testi scolastici ed accademici, gli intellettuali, gli artisti, gli architetti europei e poi statunitensi dal Rinascimento in poi e in misura accentuata nella fase coloniale, le radici della civiltà occidentale non includono elementi asiatici e meno che mai africani e quindi si inventa che templi e statue fossero candidi (mentre erano policromi come quelli mediorientali), si nega la fattura africana dei bronzi del Benin (attribuendoli a improbabili coloni fenici), si rimuovono i debiti culturali ed artistici dei “superiori” Bianchi verso Cinesi, Arabi, Indiani, Berberi,4 ecc., si riducono ad indistinte e nebulose realtà semibarbariche o subumane le complessità di culture asiatiche e africane diversissime, usando termini-contenitori come “Marocchino”, “Tartaro”, “Negro”, “Giallo”, ecc. .

Però quando si tratta di rifiutare all’Algeria l’indipendenza si inventa che sia un “territorio d’Oltremare francese”, quando si deve criminalizzare la Russia zarista o quella bolscevica si cancella la distinzione fra Russia europea e territori al di là degli Urali, quando si devono schiavizzare e spogliare delle loro terre e risorse le genti slave si lanciano addirittura Crociate contro di loro, da quelle di Carlo Magno a quelle dei Cavalieri Teutonici e caratterizzano come “non-europee” e poi come “subumane” come fa la Germania nazista nel suo Generalplan Obst5.

Occidente concetto di contrapposizione

Poco importa che perfino Berlino sia stata fondata da Slavi e il suo nome abbia radice slava, poco importa se gli Slavi sono pagani o, come i russi dopo il X secolo, cristiani; una vera appartenenza di quelle genti, tanto più se non cattoliche o protestanti, all’”Europa” non è mai stata accettata dai poteri di questa parte di Mondo e da quello creatosi in America come loro filiazione: “Europa” e “Occidente” non sono mai stati e non sono concetti dotati di autonomia come sono quelli di “regione danubiana”, “regioni alpine” o di “Valle del Nilo”, ma solo e sempre concetti fondati sulla contrapposizione (gerarchica) all’”altro da sé”.

Così tutto ciò che è stato conquistato in passato dai Mongoli e Tartari non è Occidente e quindi la Russia non lo è, tutto ciò che è Islam dal XVI secolo è “Oriente”, poco importa se Marrakech è ben più ad Ovest di Roma e Berlino, e l’”Oriente” a cui si contrappone l’”Occidente” è “Middle” nella regione che si affaccia sul Mediterraneo per gli Inglesi perché sta fra l’Occidente e le loro colonie indiane, mentre è “Proche” per i Francesi.

Le radici della cultura europea e le influenze subite

Sono prima il neoclassicismo alla Petrarca, che rimuove gli apporti islamici ed ebraici dalle radici della cultura europea e focalizza l’attenzione su grecità e romanità depurate da ogni influsso afro-mediorientale, poi l’illuminismo francese, soprattutto nella sua versione imperialistica napoleonica, e il romanticismo anglo-tedesco  che si abbeverano esclusivamente ai modelli stereotipati di Grecia e Roma a forgiare definitivamente le mistificazioni sull’”Occidente” tuttora insegnate nelle nostre scuole, nei nostri media, nei nostri film.

Naturalmente in certi momenti può far comodo includere in quell’Occidente sia realtà geografiche lontanissime, come l’Australia “ripulita” da bande di deportati britannici degli aborigeni, sia le “Terre d’Oltremare” francesi come la Nouvelle Caledonie, sia il Giappone della guerra contro la Russia del 1904-1905 o della possibile adesione alla NATO oggi, mentre in altri i Giapponesi (dopo l’attacco contro gli USA a Pearl Harbour del 7 dicembre 1941) sono “musi gialli”.

I crimini della civiltà occidentale

Ogni opposizione a tale appiattimento strumentale è considerata tradimento e sistematicamente rimossa dalla narrazione main stream, sia quando un antifascista come Barontini nel 1936 lotta dalla parte degli Etiopi contro l’aggressione italiana, sia quando il canadese Norman Bethune fa il medico nell’Esercito Rosso di Mao nel 1938, ma quel che è peggio è che nel contempo si rimuovono sistematicamente i crimini immensi compiuti da chi si autodefinisce “civiltà occidentale” nei secoli contro le popolazioni che “occidentali” non sono considerate, fuori e perfino dentro i falsi confini geografici dell’invenzione “Occidente” o di quella “Europa”.

Lo si fa mascherandosi dietro le nobili concezioni del Mazzini della “Giovine Europa” e dello Spinelli del “Manifesto di Ventotene” che in realtà ipotizzavano non un coacervo di interessi capitalistici, una sommatoria di nazionalismi malcelati, una integrazione degli sfruttatori e dei soli mercati finanziari una “fortezza Europa”  contrapposta neocolonialisticamente ad Africa e Medioriente e neogoebbelsianamente alla Russia, dedita al riarmo sotto direzione USA, ma una alleanza di popoli aperta all’interazione con altri popoli, nella costruzione di un Mondo possibile dove il fantasma atroce della guerra venisse ripudiato, come afferma l’art. 11 della Costituzione italiana nata dalla Resistenza, assieme ai suoi fratelli, il nazionalismo e i confini/barriera, e come affermavano peraltro già nel 1895 le parole di Pietro Gori6 o quelle della versione del 1908 di Carlo Tuzzi di Bandiera Rossa7.

Note

1.      molini ad acqua, cartografia, algebra, agrumi, tecniche di navigazione, seteria, araldica, tecniche minerarie, arco a sesto acuto (definito impropriamente “gotico”), liuto, gioco degli scacchi, canna da zucchero, larga parte della medicina e dell’astronomia, poesia “cortese”, canti flamenco, sistemi irrigui e di gestione collettiva delle acque, danze, centinaia di vocaboli, riso, gelati, rituali, simbologie cromatiche, ecc. nella Penisola Iberica come in Sicilia sono figlie della cultura islamica o di origine estremo-orientale veicolati attraverso la cultura islamica e perfino il termine spagnolo tuttora usato “ojalà” nel senso di “lo voglia Dio” si rifà al termine arabo per Dio Allah e non a quello di derivazione neolatina Dios;

2.      guerra in cui Francia, Gran Bretagna e Regno sabaudo si schierano contro la cristiana Russia a fianco dei Musulmani turchi, arrivando al punto di vedere le gerarchie religiose della coalizione occidentale affermare che l’Ortodossia è più nemica di Cristo del “Maomettanesimo”;

3.      per questo negarono l’esistenza di dinastie faraoniche nere, nubiane e sudanesi, falsificando gli studi sulle mummie e sui dipinti che raffiguravano personaggi dalla pelle chiara onorare personaggi dalla pelle scura;

4.       come spiega Bernal in “Atena Nera” https://www.ibs.it/atena-nera-radici-afroasiatiche-della-libro-martin-bernal/e/9788842813477;

5.      Il Generalplan Obst nazista prevedeva la colonizzazione tedesca, con apporti di nuclei collaborazionisti consistenti ucraini e baltici e degli alleati italiani e rumeni delle terre orientali (lo “spazio vitale”, lebensraum ,destinato alla Germania) basata sullo sterminio degli ebrei, sulla schiavizzazione dei Polacchi e di 30 milioni di Sovietici, mentre per altri 30 milioni era prevista la deportazione oltre gli Urali e per altrettanti lo sterminio soprattutto per fame;

6.      nostra Patria è il Mondo intero/nostra Legge è la Libertà/ ed un pensiero/ ribelle in cor ci sta

7.      Non più nemici, non più frontiere:
Sono i confini rosse bandiere.
O socialisti, alla riscossa,
Bandiera rossa trionferà.

da qui

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