domenica 16 agosto 2026

Lizzie - Shirley Jackson

questo è un libro complesso come un puzzle, ma quando conosci i pezzi (e Shirley Jackson sapientemente li svela uno dopo l'altro) allora l'architettura della storia diventa sempre più convincente e avvincente.

qualcuno dice che Lizzie è il libro migliore della scrittrice, ma secondo me i suoi libri sono tutti migliori, difficili da dimenticare, e Lizzie non fa eccezione.

buona (imperdibile) lettura. 

 

 

Elizabeth Richmond ha ventitré anni, i tratti insieme eleganti e anonimi di una «vera gentildonna» della provincia americana, e non sembra avere altri progetti che quello di aspettare «la propria dipartita stando il meno male possibile». Sotto un’ingannevole tranquillità, infatti, si agita in lei un disagio allarmante che si traduce in ricorrenti emicranie, vertigini e strane amnesie. Un disagio a lungo senza nome, finché un medico geniale e ostinato, il dottor Wright, dopo aver sottoposto la giovane a lunghe sedute ipnotiche, rivelerà la presenza di tre personalità sovrapposte e conflittuali: oltre alla stessa Elizabeth, l’amabile e socievole Beth e il suo «negativo» fotografico Betsy, «maschera crudele e deforme» che vorrebbe fagocitare e distruggere – con il suo «sorriso laido e grossolano» e i suoi modi sadici, insolenti e volgari – le altre due. È solo l’inizio di un inabissamento che assomiglierà, più a che un percorso clinico coronato da un «successo» terapeutico, a una discesa amorale e spietata nelle battaglie angosciose di un Io diviso, apparentemente impossibile da ricomporre; tanto che dopo la comparsa di una quarta personalità, Bess, il dottor Wright sentirà scosse le fondamenta non solo della sua dottrina, ma della sua stessa visione del rapporto tra l’identità e la realtà.

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Shirley Jackson è la mia scrittrice preferita. Sorprendente il suo modo di descrivere l'alienazione, il senso di spaesamento, il tentativo di emancipazione delle sue protagoniste femminili. Thriller psicologico in superficie, nasconde molti altri temi, derivati anche dal rapporto difficile della scrittrice con sua madre, con suo marito e con la cittadina in cui viveva. Super consigliato.

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…È stato sicuramente angosciante leggere "Lizzie" perché ci si ritrova faccia a faccia con i terrificanti effetti del disturbo di personalità. La protagonista non esiste più nel suo tutto che si frantuma in più identità. 

È importante ricordare che l'approccio alla malattia mentale nel romanzo si basa su un modello di psicanalisi agli esordi. La paziente è un mistero da svelare. Il suo psichiatra si comporta come un detective che indaga per scoprire il trauma sepolto che ha generato tanti problemi. 

Jackson, con ironia, dà la possibilità alle varie personalità di presentarsi e raccontare la situazione dal loro punto di vista, cercando di prendere il controllo della storia. Più voci narranti che catturano l'attenzione del lettore che comprende subito quanto le "voci" siano inaffidabili. 

Tra tutti i protagonisti la figura dello psichiatra ha un fascino particolare. 

Il dottor Wright era un uomo pomposo, falsamente umile e incline all'autocompiacimento. Spesso veniva deriso da Betsy, la personalità cattiva, che lo chiamava dottor Wrong (cioè "sbagliato", in un gioco di parole fra right, "giusto", e wrong, "sbagliato"). Lui era sempre sul punto di tirarsi indietro, di mollare l'incarico. 

L'idea di una personalità che combinasse la stupidità di Elizabeth con la fragilità di Beth, la cattiveria di Betsy con l'arroganza di Bess, mi faceva venir voglia di nascondermi sotto le coperte! Mi vedevo come un dottor Frankenstein che ha per le mani il materiale necessario per costruire un mostro…

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Sebbene mi abbia entusiasmata e affascinata, trascinata nel turbinio delle personalità, confusa, commossa e rabbrividita, non sono rimasta totalmente soddisfatta dal libro in generale. Questo perché, credo, l’intento dell’autrice e il presunto risultato della mia ricerca tra le pagine era diverso. L’autrice non intende spiegare i motivi, andare in fondo alla questione psicologica, ma descrivere e raccontare una storia di personalità multipla, senza divagare, una narrazione asciutta, senza filosofia, perché riserva al lettore il pesante compito di decidere, farsi un’opinione, riflettere. È un libro che invita in sordina alla riflessione, presentando soltanto la vicenda, ma da angolazioni diverse, affidando tutti gli strumenti per costruire un dibattito su un tema vivamente sentito all’epoca, per sensibilizzare su un tema ancora oggi considerato tabù, ossia la sanità mentale. In questo si rivela l’attualità dell’opera: il cervello, come tutti gli altri organi si ammala, tale malattia colpisce persone senza macchia, come Elisabeth, quasi anonima. Ma Elisabeth non è condannata, anzi, è accompagnata per mano verso una rinascita, che è glorificata attraverso il battesimo finale.

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Trascinante, una lettura che lascia boccheggianti perché non si può far altro che divorarla (strano termine da usare proprio qui) una pagina dopo l'altra. Il ritmo è incalzante, gli occhi corrono una riga dopo l'altra inseguendo Elizabeth, Beth, Betsy e Bess. Capita, quando si legge un libro che affronta punti di vista diversi, che lo stile sia ridotto ad un piattume, o che, al contrario, si ricorra a linguaggi assurdamente distanti. Shirley Jackson è magnifica, viaggiamo da un punto di vista all'altro, apprezzandone la distanza, il diverso uso degli aggettivi, della subordinazione, pur percependo il libro come un prodotto continuo. La storia è folle, disturbante, sfiancante, e come tutte le storie del genere ne restiamo morbosamente affascinati.

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