sabato 11 settembre 2021

Biden, c’è posta per te ( e per noi) – Alberto Capece

 

Resistere si può, eccome. Basta essere uniti e decisi come dimostra la vicenda dei 644 mila lavoratori delle poste federali che verranno esentati dall’obbligo di vaccinazione ordinato da Biden o sarebbe meglio dire da chi tira i fili di un presidente immerso in un lungo continuo pisolino e la cui credibilità crolla ogni giorno. Infatti fin da quando si è cominciato a parlare di vaccinazioni obbligatorie per i dipendenti federali l’American Postal Workers Union, uno dei sindacati politicamente più potenti del Paese, anzi uno degli ultimi che ha qualche voce in capitolo, soprattutto presso i democratici, ha fatto capire che non ci sarebbe stato e che “non è compito del governo federale imporre le vaccinazioni per i dipendenti che rappresentiamo”. Così la categoria più numerosa di dipendenti federali è stata esclusa dal ricatto “no jab, no job” lanciato dalla Casa Bianca. E la cosa è in un certo senso clamorosa perché fra tutti i dipendenti pubblici, sono proprio quelli delle poste ad interagire fisicamente e quotidianamente con una fascia enorme di persone. Perciò se Biden fosse davvero preoccupato per i contagi avrebbe dovuto imporre la vaccinazione per primi proprio agli impiegati delle poste. Il fatto che non lo faccia suggerisce che ci siano altre cose in gioco oltre a “la scienza”.

Ma chi non è obnubilato queste cose le vede benissimo, anzi vede che la scienza non c’entra un fico secco con le smercio di vaccini che oltre ad essere praticamente inutili sono anche pericolosi:  al 30 agosto 2021 hanno causato tra Ue, Gran Bretagna e Sati Uniti 38.488 segnalazioni di decesso e 6,3 milioni di reazioni avverse, un terzo delle quali gravi. E si tratta solo della punta di iceberg perché la segnalazione viene spesso elusa dai medici. Ma è chiaro che il castello di carte potrebbe crollare da un momenti all’altro perché i numeri cominciano ad essere troppo alti per poter essere ignorati.

Tuttavia la vicenda dei postini americani ci ricorda che uno dei punti chiavi dell’assalto neoliberista alla democrazia e avvenuto proprio facendo terra bruciata di tutti corpi intermedi intermedi o di raccordo tra società e politica di cui i sindacati erano tradizionalmente la parte più avanzata e più incisiva. Tali strumenti intermedi esprimevano la rappresentatività reale del corpo sociale e delle collettività di contro alla rappresentanza politica e e generale degli organi istituzionali. Una volta venuta meno questa capacità rappresentativo dal basso la politica ha cominciato a navigare dentro il nulla, preda dei ricatti e finendo per divenire totalmente subalterna ai poteri economici. Se ancora esistessero sindacati veri, associazioni reali e non solamente fittizie (pensiamo ad esempio agli ordini professionali o alle cosiddette associazioni dei consumatori) una mistificazione pandemica di queste dimensioni non avrebbe mai potuto attecchire e avvelenare i pozzi della democrazia diffondendo paure e numeri insensati. Manifestazioni, cortei, proteste benché siano in qualche modo necessari a “mostrare” l’esistenza di una ragione contraria non hanno il coordinamento e l’incisività che potrebbero invece avere se fossero collegate a grandi contenitori di rappresentatività sociale. E infatti laddove esiste ancora qualche brandello di questi contenitori che poi erano lo scudo della democrazia, i diktat svoltano e vanno da un’altra parte.

Ed è dunque proprio dalla ricostruzione di questi corpi intermedi della società, comprati letteralmente a pacchetto dal sistema ormai da troppi anni, che occorre ricominciare a riconquistare la società e la dignità

da qui

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