giovedì 16 settembre 2021

Comunicato delle Madri Contro la repressione Contro l’operazione Lince

 


Ieri 14 settembre 2021 il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Cagliari, la Dott.ssa Manuela Anzani , ha rinviato a giudizio i 43 giovani, nostri figli, accogliendo la richiesta del sostituto procuratore Guido Pani, capo della DIA di Cagliari sull’indagine condotta dalla Digos dalla Questura.
I vari capi d’imputazione vanno da rapina, lesioni, lancio di oggetti, resistenza a pubblico ufficiale fino all’ accusa di associazione con fini terroristici e sovversione dell’ordine democratico.
Lo Stato Italiano attraverso la sua pubblica accusa decide così della vita di 43 attivisti delle lotte contro l’occupazione militare della Sardegna , definendoli paradossalmente TERRORISTI.
Abbiamo assistito alla parata degli elicotteri sorvolare il tribunale e della unità cinofila della polizia in funzione sanificatrice dell’area. L’ennesima pagliacciata evocatrice di paura e terrore che doveva confermare l’esistenza e la necessità di questo processo farsa. È presumibile che la farsa durerà a lungo.
Il paradosso e l’anacronismo di questo circo e della definizione di Terrorismo, però, non induce alla risata.
Come si potrebbe definire ciò che è accaduto a Teulada e Quirra secondo gli atti dell’indagine sui reati di “Devastazione ambientale” e “Omicidio” di cui sono accusati i capi militari responsabili delle basi? Non sono le nostre pericolose e diffamatorie parole di “Madri contro l’operazione Lince” ma, nel caso di Teulada, quelle del giudice che non ha accolto la richiesta di archiviazione avanzata, paradossalmente, dallo stesso PM che, con grande perizia, ha condotto un’indagine durata anni e che , per motivi imprecisabili di ragion militare, fa prevalere il diritto alle criminali esercitazioni militari, piuttosto che le ragioni del diritto alla vita e alla salute delle persone e dell’ambiente.
Come definire la morte di militari inconsapevoli degli effetti dell’uranio impoverito e dei metalli pesanti liberati dalle loro stesse armi negli scenari di guerra dei Balcani, che per ragioni Umanitarie, lo stato italiano Bombardava negli anni ’90?
Come definire il sacrificio di 81 cittadini nel DC9 Di Ustica, imposto dallo Stato italiano per motivi di sudditanza militare e politica alla Nato?
Come definire il massacro di civili in Afghanistan ad opera della coalizione, addestrata nei poligoni militari della Sardegna, di cui l’esercito italiano fa pienamente parte, nei 20 anni di guerra in quel punto della terra per cui non si trova più una definizione di consorzio umano. Coalizione dissolta e in fuga ingloriosa, che ora consegna ai TERRORISTI Talebani ciò che si possono definire poveri resti umani?
Come definire l’operato del governo che tratta ora con i Talebani, che in un vorticoso cambio di prospettiva, li accredita come forza politica degna di governo di quel luogo?
È ovvio che il Ministero dell’Interno e il Ministero della Difesa non possono permettere che un popolo di un milione di persone possa, attraverso manifestazioni, informazione e lotte, bloccare l’ingranaggio dell’escalation militare che si è già succhiata gran parte dei bilanci italiani e del “Recovery” e mettere in evidenza il nuovo ordine internazionale, di cui l’esercito europeo sarebbe l’ulteriore “ mai più senza” .
A chi potrebbero interessare le vite di 43 giovani sospesi nelle ammuffite aule del tribunale di Cagliari?
Non certo ai giudici e ai magistrati, che piagnucolano e sbraitano per la perdita di autonomia di potere, quando non mostrano alcuna volontà di affermarla, proni e complici di una ideologia e di un sistema che sta liquidando lo stato di diritto, interessati solo alla carriera nella loro insignificante esistenza.
Non certo agli addetti alla propaganda ( una volta chiamati operatori dell’informazione) con la mente svuotata dalle veline degli uffici stampa e con le mani bloccate sul copia e incolla.
Ma ai noi Madri le loro vite sono più care delle nostre, non ci sottrarremmo mai all’impegno di scelta politica e umana della loro cura.
Riconosciamo a pochi Magistrati e Giornalisti coraggio, correttezza e sensibilità. Le riconosciamo alla Giudice Tedde che ha rigettato la richiesta di archiviazione per i reati di Teulada al PM di Lanusei Biagio Mazzeo che ha richiesto la condanna per 8 militari responsabili del disastro di Quirra e ai Giudici del TAR Sardegna che si sono pronunciati contro il Ministero della Difesa per il mancato adempimento all’Ordinanza di risarcimento al militare colpito da tumore nelle missioni all’estero.
Le riconosciamo a tutti i lavoratori dell’informazione non mainstream che in tutto questo tempo diffuso notizie, inchieste ed eventi e che hanno dato voce a chi non ce l’ha.

Non ci arrendiamo. Li vogliamo liberi e pensanti.
Lotteremo con loro perché siano affermate le loro idee, che sono anche le nostre di resistenza per un mondo libero dalla necessità della guerra.
Invitiamo le associazioni, i movimenti, le persone a condividere e diffondere questo comunicato per esprimere la loro solidarietà
Madri Contro la repressione Contro l’operazione Lince
email madricontrorepressione.lince@gmail.com
da qui



Operazione Lince: opporsi alle servitù militari è reato? - A Foras


UN PROCESSO POLITICO. TUTTE E TUTTI GLI INDAGATI RINVIATI A GIUDIZIO STAMATTINA A CAGLIARI


Il Tribunale di Cagliari stamattina ha disposto il rinvio a giudizio di tutti i 45 indagati e indagate, attivisti a vario titolo del movimento sardo contro l’occupazione militare, dell’operazione Lince. Per le contravvenzioni e i capi d’accusa meno gravi è intervenuto il non luogo a procedere, ma tutti gli altri sono stati confermati. Per 5 l’accusa più grave riguarda l’associazione eversiva e per gli altri 40 questo elemento rappresenta un’aggravante.

A Foras non è certo sorpresa da questa decisione, che conferma la natura politica di questa indagine e del processo che comincerà il 6 dicembre. La contestazione del reato associativo, come se gli attivisti sardi fossero mafiosi e non militanti politici, indica come il vero obiettivo del processo non sia quello di far luce sui singoli reati che gli indagati avrebbero commesso, tutti da dimostrare peraltro. L’obiettivo è quello di mettere sotto accusa e disperdere un movimento che gode di una diffusa simpatia popolare e che negli ultimi anni aveva rialzato la testa. Proprio a partire dalla grande manifestazione di Capo Frasca di cui ricorreva ieri il settimo anniversario. I 45 indagati e indagate sono stati scelti per spaventare tutti i sardi e le sarde che da decenni lottano contro le basi militari. Questo processo vuole spaventare i sardi con una chiara minaccia: chi lotta contro le basi è un terrorista eversore.

Il movimento sardo contro l’occupazione militare è un insieme di singoli e collettivi che lavorano, ognuno con le proprie modalità e senza un organismo direttivo, per liberare la Sardegna da una servitù odiosa. Lo Stato vuole sopprimere questo movimento, tanto che il ministero della Difesa si è costituito parte civile nel processo, mentre dall’altro lato fa di tutto per evitare di riconoscere risarcimenti alle vittime delle esercitazioni e per difendere gli ufficiali responsabili della sicurezza dei lavoratori, militari e civili, e della popolazione che vive intorno ai poligoni.

Il movimento però non si farà intimorire e risponderà sul piano politico, a cominciare da quest’autunno con la ripresa delle esercitazioni e dal 6 dicembre, giorno per cui è stata fissata la prima udienza.


 

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