domenica 28 giugno 2026

Il canto del profeta - Paul Lynch

in un tempo uguale al nostro e in un mondo uguale al nostro, in Irlanda, succede che  il governo comincia ad arrestare gli oppositori, i presunti oppositori, e chi ha idee diverse dal consentito, adulti e giovanissimi.

è una cosa normale, uno scivolamento in un incubo, come per caso.

in realtà chi decide ha pianificato tutto e le persone sono in una morsa che si stringe sempre più, senza vie d'uscita, forse una, la resistenza armata.

non è fantascienza, è tutto terribilmente concreto e verosimile, basta provare a pensare come viene trattato, in questi anni, chi ha opinioni diverse sul covid19 e sulla guerra della Nato contro la Russia.

Eilish è una madre alla quale hanno prima sequestrato il marito e poi è una madre coraggio che protegge i suoi figli, contro tutto e tutti.

un libro da non perdere.

buona (inquietante) lettura.

 

 

Lynch usa la distopia per parlare del mondo che stiamo vivendo. Tutto ciò che accade, la guerra, la paura, la famiglia disgregata, lo sentiamo ogni giorno in tv, solo che non ci facciamo più caso. Un romanzo che resterà.

da qui

 

Quando si parla di distopia, il primo esempio che viene in mente è sempre 1984 di George Orwell, considerato all’unanimità un grande classico del genere. La critica, difatti, ha considerato Il canto del profeta un «1984 irlandese», e c’è chi l’ha accostato anche a José Saramago, avendo in mente probabilmente Cecità. A differenza loro, però, Paul Lynch non immagina mondi alternativi con tecnologie avanzate o equilibri geopolitici stravolti, e non immagina nemmeno epidemie fantasiose che portano la società a collassare, bensì racconta il nostro tempo filtrato dalle ansie politiche e sociali del presente

da qui

 

…«Il canto dei profeti non è altro che lo stesso canto sempre cantato nel corso del tempo, il profeta non canta la fine del mondo, ma quello che è stato e sarà fatto, quello che è fatto ad alcuni ma non ad altri, che il mondo finisce continuamente in un posto ma non in un altro e che la fine del mondo è sempre un evento locale, arriva nel vostro Paese e visita la vostra città e bussa alla porta della vostra casa mentre per altri diventa solo un vago avvertimento, un breve servizio al telegiornale, l’eco di avvenimenti che ormai sono diventati folklore».

In quest’opera di denuncia politica, Lynch immagina la possibilità di un futuro nefasto dove un regime di terrore possa imporsi in una città dell’Irlanda e che una guerra si dirami gradualmente fino ad arrivare a un punto di massima deflagrazione. L’autore tenta con successo di dimostrare, attraverso questa storia, come si è spesso sordi a preoccupanti avvisaglie e intimidazioni, immersi nella vita di tutti i giorni e troppo ottimisti dei capi che ci governano. Infatti, l’affermarsi di una dittatura può sembrare inizialmente improbabile a Eilish e a tutta la cittadina. Ma così non è. Con i poteri che il governo si arrogherà, i cittadini inizieranno a vivere nel terrore, sentendosi sempre più ingabbiati in un sistema diventato fortemente soppressivo, dove anche i colori che si indossano potrebbero rappresentare una provocazione nei confronti dello Stato…

da qui

 

Paul Lynch con "Il canto del profeta" è stato prima finalista e poi vincitore del "Booker Prize" nel 2023. Spero che la sua profezia di decadenza non si avveri mai del tutto, ma il suo moto di ribellione arrivi. Questo libro mi ha fatta arrabbiare, riflettere e commuovere. I personaggi vedono sgretolarsi le proprie certezze, frantumarsi il proprio quotidiano, andare in pezzi il senso del bene comune e della libertà. La scrittura di Lynch rende perfettamente il precipitare nel buio, il senso d'oppressione, di crescente impotenza davanti al l'avanzare dell'autoritarismo, della più becera violenza espressa in molteplici forme di mortificazione di tutto ciò che concerne la vita umana. Un grido d'amore e dignità può però lacerare le tenebre. Concordo con Colum Mccan quando afferma che questo romanzo è capace di "scuotere il lettore nel profondo".

da qui

 

Il canto del profeta è particolarmente adatto a raccontare il lento ma inesorabile cambiamento nella condizione psichica e fisica di Eilish per via del suo punto focale, centrato saldamente (salvo qualche paragrafo nelle prime pagine) sulla protagonista del libro, e fisso o sui suoi pensieri, le sue paure, i suoi sogni e ricordi, o su ciò che la circonda nell’immediato. Il mondo di Eilish è estremamente banale, diviso tra un lavoro d’ufficio e le tante, troppe responsabilità associate al suo ruolo di madre. L’impianto stilistico del romanzo, diviso in blocchi narrativi composti da lunghissimi paragrafi, trasmette l’inesorabile presenza di una quotidianità da cui è impossibile emergere o distaccarsi. Bisogna accompagnare a scuola i bambini. Manca sempre il latte: bisogna fare la spesa. C’è da tener d’occhio Bailey, che ha cominciato a bagnare il letto, e suo fratello Mark, che dalla scomparsa del padre si è chiuso in un silenzio carico di minaccia.

Questa insistenza sul quotidiano ottiene il devastante effetto di mostrare come l’intrusione del distopico nella nostra realtà non sia un processo distruttivo ed epocale, bensí qualcosa di silenzioso, sinistro, al quale è facile abituarsi. In un romanzo con passaggi di feroce brutalità, un aspetto che risulta particolarmente spaventoso e convincente è la determinazione di catturare proprio la banalità della vita della famiglia Stack, fatta di film al computer e lamentele per la mancanza di cioccolato in casa: l’orrore del collasso civile e sociale si sovrappone a visioni della vita spaventosamente familiari, risultando quindi particolarmente persuasivo. Nel passaggio forse più emblematico del romanzo, la narrazione riesce a unire quasi nello stesso fiato una riflessione sugli orrori ineluttabili della storia e una lamentela diretta a un ragazzo che ascolta la tecno dal telefonino a volume troppo alto.

È in questa determinazione a rammentarci la banalità del male che Il canto del profeta trova il proprio valore letterario, fuggendo alle trappole in cui spesso scade il genere distopico – un genere molto efficace nel dipingere la discesa di regimi liberali verso l’autoritarismo, glissando però spesso su come l’autoritarismo stesso si nutra delle ingiustizie ed ineguaglianze generate dai sistemi liberali. Le profezie di cui parla il titolo non riguardano un dato sistema politico, ma una più generale condizione umana. Queste profezie apocalittiche di sangue e violenza non si riferiscono infatti a più o meno immediate fini del mondo, ma a violenze tanto insensate quanto quotidiane che sono giù successe, continueranno a succedere, e che succedono tutt’ora in vari angoli del mondo. Le nazioni da stabili discendono nel caos; una guerra che sembrava improbabile o indicibile diventa in breve tempo mero intrattenimento per il resto del mondo. Quello che il romanzo di Lynch ci ricorda è che it can happen here,può accadere anche qui, non tanto per ricordarci (come se ce ne fosse bisogno) quanto permeabili al male siano le nostre civiltà, ma per trasmettere la semplice e luminosissima verità racchiusa nel cuore dell’arte narrativa: le vite più straordinarie, così come quelle devastate dai più indicibili orrori, sono in primis vite umane, e in quanto tali banali, tipiche e semplici. Esattamente come la nostra.

da qui

 

…Tra le tante riflessioni che arrivano spontanee alla mente mentre si legge Il canto del profeta, quella su Eilish è forse la più costante. Lynch è riuscito a creare una protagonista unica, una moglie che deve affrontare la perdita del marito e, nel giro di poche settimane, anche una società improvvisamente ostile a lei e ai suoi figli. Si ritrova sola, allontana da tutti con un marchio di infamia appicciatole addosso proprio da quello Stato che dovrebbe proteggerla e che invece le punta contro un dito fatto di milizie armate.

Eilish sembra inerme di fronte ai cambiamenti che la travolgono e invece ci rendiamo presto conto che, al contrario, è salda come uno scoglio in mezzo al mare in burrasca. Pensa ai suoi figli che sono troppo piccoli per comprendere fino in fondo le sue decisioni e le si rivoltano contro, come se lei potesse qualcosa contro il buio che sta divorando l’Irlanda e la sua stessa famiglia. Eppure, Eilish non abbassa mai la testa…

da qui

Nessun commento:

Posta un commento