Il sistema che consente a chi sposta la residenza in
Italia di versare sui redditi esteri un'imposta forfettaria ha sempre più
successo. Nel 2024 dai 1.923 beneficiari sono arrivati 153 milioni, ma non è
dato sapere quanto avrebbe incassato il fisco se avessero pagato la normale Irpef
La flat
tax per i super ricchi stranieri che trasferiscono la residenza in
Italia è “idonea a produrre gravi disparità di trattamento” ed è a
rischio di conflitto con il principio costituzionale del
contributo alle spese pubbliche “in ragione della capacità contributiva”.
Motivo per cui ne andrebbe “verificata l’effettiva razionalità“.
Per la prima volta la Corte dei Conti esplicita il dubbio che
il regime fiscale
riservato ai cosiddetti “High Net Worth Individuals“, voluto dal
governo Renzi, sia contrario alla Costituzione. Nel giudizio di parificazione
sul Rendiconto generale dello Stato, i magistrati contabili
ribadiscono poi che non è mai stata fatta alcuna analisi per verificare quanto
i beneficiari abbiano effettivamente risparmiato grazie all’imposta sostitutiva
sui redditi esteri e se la misura abbia
davvero raggiunto l’obiettivo dichiarato di attirare nuovi investimenti.
I numeri
mostrano intanto un successo crescente del meccanismo che consente a chi porta
la residenza in Italia dopo aver vissuto all’estero per almeno nove degli
ultimi dieci anni di sostituire l’Irpef sui redditi prodotti fuori dal Paese
con un’imposta forfettaria, portata da 200mila a 300mila euro con
l’ultima legge di Bilancio del governo Meloni. Nel 2024 i beneficiari sono saliti
a 1.923, di cui 1.374 contribuenti principali e 549
familiari. Quanto hanno pagato al fisco italiano? Tra il 2020 e il 2024 chi
ha chiesto e ottenuto di versare il forfait ha versato complessivamente
circa 469 milioni di euro, di cui 153 nel solo 2024. Impossibile
valutare se sia tanto o poco, visto che non è dato conoscere l’ammontare dei
redditi esteri dei beneficiari e quindi le imposte ordinarie che
l’erario avrebbe riscosso senza il regime agevolato e a cui sta rinunciando.
Senza quell’analisi, osservano i magistrati, non è possibile stabilire né il costo effettivo dell’incentivo per le finanze pubbliche né se il trattamento privilegiato sia giustificato dai benefici prodotti per l’economia italiana. Così come nessun governo si è peritato di appurare se sia stata mantenuta la promessa contenuta nella relazione illustrativa della legge istitutiva, cioè che il regime avrebbe favorito nuovi investimenti produttivi nel Paese. Risultato: al momento, la disciplina “sembrerebbe favorire” soprattutto soggetti con redditi distribuiti in più Stati che scelgono di trasferirsi in Italia per motivi di lavoro o personali “come nel caso, probabilmente frequente, degli sportivi professionisti“. Sembra corroborare questa lettura il fatto che nel 2024 meno della metà dei beneficiari del regime (il 48,4%) abbia dichiarato anche redditi prodotti in Italia, per un ammontare complessivo di 102,5 milioni di euro. Quasi tre quarti (73%) derivano da lavoro dipendente. Il che è coerente con l’osservazione della Corte secondo cui il regime attrae soprattutto persone che trasferiscono la residenza nel Paese per ragioni lavorative, piuttosto che Paperoni interessati a realizzare nuovi investimenti produttivi.
Diverso il
caso del regime per i lavoratori rimpatriati, rivisto dal governo
dal 2024 con requisiti più stringenti. Secondo i dati del Dipartimento
delle Finanze, lo scorso anno ne hanno beneficiato 44.881 lavoratori
dipendenti, con un reddito lordo medio di 120.922 euro, mentre il regime
speciale per docenti e ricercatori ha interessato 4.774 persone con un reddito
medio di 56.411 euro. A differenza della flat tax per i nuovi residenti, su
quei regimi la Corte non formula rilievi.
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