venerdì 26 giugno 2026

La Corte dei conti: “Flat tax per i super ricchi stranieri? Crea gravi disparità di trattamento, verificare se è compatibile con la Costituzione” - Chiara Brusini

 

Il sistema che consente a chi sposta la residenza in Italia di versare sui redditi esteri un'imposta forfettaria ha sempre più successo. Nel 2024 dai 1.923 beneficiari sono arrivati 153 milioni, ma non è dato sapere quanto avrebbe incassato il fisco se avessero pagato la normale Irpef

La flat tax per i super ricchi stranieri che trasferiscono la residenza in Italia è “idonea a produrre gravi disparità di trattamento” ed è a rischio di conflitto con il principio costituzionale del contributo alle spese pubbliche “in ragione della capacità contributiva”. Motivo per cui ne andrebbe “verificata l’effettiva razionalità“. Per la prima volta la Corte dei Conti esplicita il dubbio che il regime fiscale riservato ai cosiddetti “High Net Worth Individuals“, voluto dal governo Renzi, sia contrario alla Costituzione. Nel giudizio di parificazione sul Rendiconto generale dello Stato, i magistrati contabili ribadiscono poi che non è mai stata fatta alcuna analisi per verificare quanto i beneficiari abbiano effettivamente risparmiato grazie all’imposta sostitutiva sui redditi esteri e se la misura abbia davvero raggiunto l’obiettivo dichiarato di attirare nuovi investimenti.

I numeri mostrano intanto un successo crescente del meccanismo che consente a chi porta la residenza in Italia dopo aver vissuto all’estero per almeno nove degli ultimi dieci anni di sostituire l’Irpef sui redditi prodotti fuori dal Paese con un’imposta forfettaria, portata da 200mila a 300mila euro con l’ultima legge di Bilancio del governo Meloni. Nel 2024 i beneficiari sono saliti a 1.923, di cui 1.374 contribuenti principali e 549 familiari. Quanto hanno pagato al fisco italiano? Tra il 2020 e il 2024 chi ha chiesto e ottenuto di versare il forfait ha versato complessivamente circa 469 milioni di euro, di cui 153 nel solo 2024. Impossibile valutare se sia tanto o poco, visto che non è dato conoscere l’ammontare dei redditi esteri dei beneficiari e quindi le imposte ordinarie che l’erario avrebbe riscosso senza il regime agevolato e a cui sta rinunciando.

Senza quell’analisi, osservano i magistrati, non è possibile stabilire né il costo effettivo dell’incentivo per le finanze pubbliche né se il trattamento privilegiato sia giustificato dai benefici prodotti per l’economia italiana. Così come nessun governo si è peritato di appurare se sia stata mantenuta la promessa contenuta nella relazione illustrativa della legge istitutiva, cioè che il regime avrebbe favorito nuovi investimenti produttivi nel Paese. Risultato: al momento, la disciplina “sembrerebbe favorire” soprattutto soggetti con redditi distribuiti in più Stati che scelgono di trasferirsi in Italia per motivi di lavoro o personali “come nel caso, probabilmente frequente, degli sportivi professionisti“. Sembra corroborare questa lettura il fatto che nel 2024 meno della metà dei beneficiari del regime (il 48,4%) abbia dichiarato anche redditi prodotti in Italia, per un ammontare complessivo di 102,5 milioni di euro. Quasi tre quarti (73%) derivano da lavoro dipendente. Il che è coerente con l’osservazione della Corte secondo cui il regime attrae soprattutto persone che trasferiscono la residenza nel Paese per ragioni lavorative, piuttosto che Paperoni interessati a realizzare nuovi investimenti produttivi.

Diverso il caso del regime per i lavoratori rimpatriati, rivisto dal governo dal 2024 con requisiti più stringenti. Secondo i dati del Dipartimento delle Finanze, lo scorso anno ne hanno beneficiato 44.881 lavoratori dipendenti, con un reddito lordo medio di 120.922 euro, mentre il regime speciale per docenti e ricercatori ha interessato 4.774 persone con un reddito medio di 56.411 euro. A differenza della flat tax per i nuovi residenti, su quei regimi la Corte non formula rilievi.

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