Prosfygika, Aristotelis Chantzis ricoverato dopo 138 giorni di sciopero della fame
Pesa appena 35 chili, non riesce più a stare in piedi e ha difficoltà a parlare. Mentre la sua vita è appesa a un filo, Amnesty International, l’ONU e il Parlamento europeo chiedono di fermare lo sgombero della storica comunità autogestita di Atene.
C’è un uomo che sta morendo nel cuore dell’Europa. Si chiama Aristotelis Chantzis, vive nella comunità autogestita di Prosfygika, ad Atene, e da 138 giorni rifiuta il cibo per impedire che quattrocento persone vengano cacciate dalle loro case. Il 22 giugno è stato ricoverato d’urgenza all’ospedale Georgios Gennimatas dopo aver manifestato gravi sintomi neurologici.
Le sue condizioni sono drammatiche. Pesa appena 35 chilogrammi, ha perso il 44% del proprio peso corporeo, presenta un indice di massa corporea di 13,3, soffre di edemi agli arti inferiori, non riesce più a stare in piedi e ha difficoltà a parlare. Nei giorni precedenti il suo stato di salute era precipitato: episodi di ipotensione, tachicardia, forti vertigini, disturbi del sonno, anomalie elettrocardiografiche che possono provocare aritmie fatali, problemi neurologici e metabolici, ipoglicemia, alterazioni epatiche e sintomi compatibili con la denutrizione estrema.
Il gruppo di medici solidali che lo segue non usa mezzi termini: ogni ventiquattro ore che passano aumentano i rischi cardiovascolari e metabolici e le complicazioni potenzialmente mortali. Eppure Aristotelis non intende interrompere lo sciopero della fame finché le richieste della comunità non saranno accolte. A rendere ancora più inquietante la vicenda è quanto accaduto al suo arrivo in ospedale. Secondo quanto denunciato dalla comunità di Prosfygika, i neurologi di turno avrebbero inizialmente rifiutato di visitarlo, mentre alla polizia sarebbe stato consentito di entrare nel reparto di emergenza. Una situazione definita “inaccettabile” dagli abitanti del quartiere, che si sono immediatamente radunati davanti all’ospedale in segno di solidarietà.
Dietro questo corpo consumato dalla fame c’è una battaglia che riguarda molto più di un singolo quartiere di Atene.
Prosfygika è un complesso di edilizia popolare costruito nel 1933 per ospitare i profughi dell’Asia Minore. Negli ultimi quindici anni, dopo decenni di abbandono da parte dello Stato greco, è diventato una delle più importanti esperienze di autogestione e mutualismo del Mediterraneo. Oggi ospita oltre quattrocento persone: rifugiati, migranti, famiglie a basso reddito, anziani, persone con patologie croniche, donne e più di cinquanta bambini. La comunità ha costruito ventidue strutture sociali autorganizzate dedicate alla distribuzione del cibo, all’assistenza sanitaria, all’infanzia, all’istruzione e al sostegno alle donne. Vi sono una farmacia sociale, spazi educativi, cucine solidali, una biblioteca e persino alloggi per pazienti oncologici e i loro familiari.
Tutto questo rischia di essere cancellato.
Nel giugno 2025 la Regione dell’Attica ha approvato un accordo per la “ristrutturazione” di quattro blocchi abitativi di Prosfygika, inizialmente finanziato con fondi europei e successivamente sostenuto da risorse regionali. Il progetto prevede, però, lo sgombero dell’intera comunità. I residenti denunciano che il piano descrive gli edifici come “vuoti”, cancellando deliberatamente l’esistenza delle centinaia di persone che vi abitano. Nessuna garanzia concreta di rialloggio è stata presentata. Secondo gli abitanti e i giuristi che li sostengono, il progetto viola il diritto all’abitazione, il principio di non discriminazione, il diritto alla dignità e alla tutela della casa. Vengono inoltre contestate numerose irregolarità: dubbi sulla proprietà degli edifici, modifiche al piano originario, problemi nelle procedure di finanziamento e incompatibilità con i vincoli storici e architettonici del complesso, riconosciuto come monumento protetto per il suo valore storico e per l’architettura Bauhaus.
La vicenda ha ormai assunto una dimensione internazionale.
Amnesty International Grecia ha chiesto la sospensione immediata del piano di sgombero. Il Relatore Speciale delle Nazioni Unite sul diritto all’abitazione adeguata ha aperto un dossier sul caso. Il Consiglio comunale di Atene ha adottato una risoluzione per fermare la procedura di riqualificazione e avviare una consultazione pubblica. Quattro interrogazioni sono state già presentate al Parlamento greco e il Centro per i Diritti Umani dell’Università di Padova ha aperto uno studio formale sulla vicenda. Una delegazione di Prosfygika si è inoltre recata a Bruxelles, ottenendo il sostegno di oltre venti eurodeputati. Nonostante ciò, le autorità regionali hanno finora ignorato tutte le richieste di dialogo e si sono rifiutate persino di discutere la questione nel Consiglio regionale dell’Attica.
Le richieste degli scioperanti sono semplici e precise: revoca immediata del contratto di riqualificazione, garanzia che tutti i residenti possano restare nelle proprie case e riconoscimento del progetto di restauro autogestito elaborato dalla comunità stessa, senza utilizzare denaro pubblico per un’operazione che porterebbe alla sua distruzione.
La lotta di Aristotelis Chantzis e di Prosfygika parla all’intera Europa. Parla di cosa accade quando la rigenerazione urbana diventa sinonimo di espulsione sociale, quando le città vengono trasformate in spazi di rendita e chi costruisce solidarietà e mutualismo viene considerato un ostacolo da rimuovere.
Ma soprattutto pone una domanda politica e morale che non può più essere ignorata: quanta sofferenza e quanta vita umana sono disposte a sacrificare le istituzioni europee e greche per cancellare un’esperienza di autogestione che da anni offre casa, cura e dignità a centinaia di persone?
Mentre Aristotelis Chantzis lotta tra la vita e la morte in un letto d’ospedale, la risposta a questa domanda non può più essere rinviata.
La vittoria di Prosfygika: dopo una lotta fra la vita e la morte
di Mikis Mavropulos e Comunità di Prosfygika Occupati
Negli ultimi 5 mesi, si è svolta una lotta sovrumana tra la vita e la morte, per difendere Prosfygika di via Alexandra dallo sgombero, dallo spostamento forzato e dallo smantellamento del più grande progetto autogestito di edilizia sociale, solidarietà e pubblica utilità in Grecia e in Europa.
In prima linea δι questa lotta ci sono stati il compagno Aristotelis Chantzis (in sciopero della fame dal 5/2/2026) e la compagna Suzon Doppagne (in sciopero della fame dal 1/5/2026).
È una lotta che si è vinta fin dall’inizio, perché l’unica lotta persa è quella che non è mai stata combattuta. È una battaglia giusta, altruistica e collettiva, non solo per i circa 400 residenti di Prosfygika, ma per l’intera società. Per tutti noi. Per il diritto alla casa, la vita, la dignità, il diritto delle persone di organizzarsi, di auto-organizzarsi, di dare un senso alla propria vita-designare la propria vita in tempi bui.
Il Comune di Atene ha emanato la sua seconda decisione, che da un lato rappresenta una lapide per il piano Hardalia, già fallito sotto ogni aspetto – tecnico, politico, economico – e dall’altro copre in gran parte le nostre giuste ed evidenti rivendicazioni, in base alle proprie possibilità:
1. Ha chiesto alla Regione dell’Attica di sospendere l’attuazione della decisione di riqualificare la Comunità di Prosfygika, ad Atene, e, al contempo, alla Comunità di Prosfygika di interrompere lo sciopero della fame.
2. Ha riconosciuto la Comunità dei Prosfygika, da un lato, come entità autonoma e soggetto sociale collettivo e, dall’altro, come interlocutore alla pari con un ruolo decisivo in qualsiasi futuro sforzo di riabilitazione di Prosfygika.
3. Ha accettato che tutti i residenti di Prosfygika rimarranno nelle loro case e che, anche in caso di lavori di restauro, si trasferiranno all’interno del quartiere, accettando quindi il restauro parziale degli edifici che proponiamo.
Sulla base di quanto sopra, come Comunità, ieri, mercoledì 24 giugno, abbiamo discusso con gli scioperanti della fame Aristo e Suzon e abbiamo deciso collettivamente di sospendere lo sciopero della fame e di continuare la lotta parallela con altri mezzi, fino alla definitiva vittoria.
L’esito positivo della lotta finora e il soddisfacimento della maggior parte delle nostre richieste ci permettono di concludere lo sciopero della fame con successo e quindi di non rischiare di perdere due persone preziose per noi e per l’intera società, ma anche di non gravare con delle morti un movimento e gente che o non ha familiarità con le lotte di sacrificio o considera questa lotta già vinta.
PER PROFYGIKA – PER LA VITA – PER LA DIGNITÀ !
LA LOTTA CONTINUA !
O VINCEREMO O VINCEREMO !
Comunità di Profygika Occupati
Michele Mavropulos

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