Il 17 Giugno
scorso, le organizzazioni sindacali CGIL, CISL e UIL hanno trasmesso alle associazioni
datoriali una proposta di accordo quadro. «Lo scopo è quello di sottoscrivere
un accordo sugli accordi, che disciplini tutta la contrattazione
dall’alto».[^1]
Non è
casuale che questo testo arrivi proprio mentre iniziano a farsi sentire i primi
effetti dell’economia di guerra e della sostituzione dei lavoratori con
l’Intelligenza Artificiale. A nostro avviso, infatti, i sindacati confederali
puntano a ritagliarsi un ruolo nella gestione di questi processi,[^2] nel
tentativo di arginare una serie di leggi che punta a marginalizzare e
neutralizzare la contrattazione, dopo alcuni decenni di effettivo arretramento
della rappresentanza.
I
confederali, dunque, lottano per tenere in vita il vecchio modello concertativo
di relazioni industriali, seppur con sfumature diverse: la CISL mostra
un'aperta sudditanza al Governo; la UIL mantiene una posizione apparentemente
critica ma spesso volutamente interlocutoria; la CGIL si barrica in una difesa
a oltranza del passato, pur avendone subito finora solo gli effetti negativi a
causa della delegittimazione operata da esecutivi e associazioni datoriali.
I pilastri
dell’accordo sono tre: l’introduzione della tecnologia nei processi produttivi,
la perdita del potere d’acquisto dei salari (accelerata dalle tensioni internazionali)
e la rappresentanza sindacale.
I. La tecnologia nel lavoro
I sindacati
propongono il rafforzamento dei processi partecipativi per cogestire con le
aziende l’ingresso delle nuove tecnologie: «La digitalizzazione, l’intelligenza
artificiale e la robotica stanno trasformando rapidamente e profondamente il
nostro mondo. [...] L’accordo quadro deve valorizzare il ruolo e l’estensione
della contrattazione collettiva anche quale sede privilegiata di regolazione e
sviluppo degli strumenti partecipativi».
Il testo
prevede che tale sinergia si articoli attraverso «esperienze di partecipazione
organizzativa, gestionale, economica e consultiva». Il riferimento esplicito è
alla Legge sulla partecipazione dei lavoratori agli utili dell’impresa,[^3] un
provvedimento che però disciplina queste dinamiche lasciando all'azienda la
facoltà di scegliere i lavoratori da includere nei CdA, bypassando
completamente le sigle sindacali.[^4] La proposta dei confederali è quindi
quella di assorbire queste forme di partecipazione direttamente dentro gli
istituti della contrattazione per blindare il proprio ruolo. In questo,
l'accordo ricalca in parte la proposta originaria della CISL, uno dei pilastri
da cui è scaturita la legge del Governo.
In tutto
ciò, il grande assente resta un equo e sostanziale indennizzo (in termini
salariali, orari o di welfare) per gli aumenti di produttività generati dalla
tecnologia, una dinamica che investe ormai quasi tutta la forza-lavoro
italiana.[^5] Siamo di fronte a una grave contraddizione: non si possono
proporre forme di co-gestione senza stabilire adeguati rapporti di forza tra
lavoratori e aziende, rapporti che in ambito lavorativo si articolano
prevalentemente su base economica.
II. Il potere d’acquisto
L’accordo
introduce il riconoscimento del Trattamento Economico Complessivo (TEC)
all’interno del CCNL per standardizzare la stesura dei contratti. Si tratta di
una buona proposta, mirata a semplificare la comparazione e a verificare
l’equivalenza contrattuale, superando l'attuale prassi in cui i CCNL indicano
solo il Trattamento Economico Minimo (TEM), lasciando che quello complessivo
vada ricavato sommando le varie voci (scatti, tredicesima, premi).
Tuttavia, il
valore del TEM, secondo il testo, andrebbe aggiornato «avendo a riferimento
l’indice IPCA-NEI come calcolato dall’ISTAT». Significa che i sindacati
accettano, ancora una volta, che il calcolo dell'inflazione escluda i beni
energetici importati, proprio quelli che pesano di più sulle tasche dei
lavoratori. Del resto, CGIL, CISL e UIL stanno firmando tutti i rinnovi del
pubblico impiego legandoli a questo indice: fino a quando rimarrà in vigore
l'IPCA, salvaguardare il potere d'acquisto rimarrà un'utopia.
Inoltre,
l'accordo prevede che «i contratti avranno durata triennale o quadriennale». In
un periodo di alta inflazione, non sarebbe preferibile tornare a un
aggiornamento biennale della parte economica? Al momento i contratti
quadriennali sono una rarità e non è auspicabile che aumentino.
Infine, la
difesa del salario viene delegata in buona parte alla contrattazione
decentrata, da estendere «per dare risposte in relazione alle caratteristiche e
alle specificità dell’azienda o del territorio». Oltre alla nostra contrarietà
a questo modello,[^6] salta all'occhio il riferimento al «territorio»: il
sospetto è che si tratti di un’apertura mascherata alle gabbie salariali
proposte dalla Lega, cercando un compromesso col Governo basato
sull'ampliamento della quota retributiva legata alle specificità locali.
III. La rappresentanza e la sicurezza
Anche la
proposta di elezioni RSU «nelle realtà di minori dimensioni», se legata alla
contrattazione decentrata, rischia di prestare il fianco al progetto leghista
delle gabbie salariali, nonostante sia positiva la previsione di meccanismi che
permettano l'elezione delle RSU anche su iniziativa diretta dei lavoratori.
Si richiede
poi una maggiore regolazione aziendale: i confederali propongono una procedura
legalmente vincolante per la comunicazione delle deleghe di iscrizione,
arginando il fenomeno delle trattenute sullo stipendio che restano nelle casse
aziendali, e nuove modalità condivise di deposito dei contratti per favorire la
trasparenza negli appalti.
Nota dolente
sulla salute e sicurezza sul lavoro: CGIL, CISL e UIL si limitano a rivendicare
l'aumento del numero dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS).
Nella realtà sindacale è evidente che queste figure, prive di poteri coercitivi
fattuali, non hanno reali prerogative: possono fare proposte e chiedere atti,
ma si scontrano con ostacoli burocratici e forti pressioni datoriali non appena
provano a far emergere gli infortuni. I confederali non sembrano interessati a
dare agli RLS un effettivo potere contrattuale e di blocco su salute e
organizzazione aziendale, preferendo mantenerli ancorati a un ruolo puramente
istituzionale e, di fatto, inefficace.
Note
[^1]: G.
Cremaschi, Perché il patto tra Cgil, Cisl e Uil peggiorerà le
condizioni di lavoratrici e lavoratori, 19 Giugno 2026, Il Fatto Quotidiano.
[^2]: Forse
per questo evitano di produrre un'analisi critica delle innovazioni,
rinunciando a contrastarne l’utilizzo che ne viene fatto nel mondo del lavoro.
E vogliamo ricordare che siamo davanti a un processo diverso da quello già
conosciuto negli anni Ottanta del secolo scorso con l’automazione delle linee
produttive e la sostituzione degli operai con i robot: stavolta, l’IA colpirà
anche posti di lavoro non esecutivi.
[^3]: E.
Gentili, F. Giusti, S. Macera, Legge sulla partecipazione dei
lavoratori alla gestione, al capitale e agli utili dell’impresa, 25 Giugno
2025, Cub.it.
[^4]:
Notiamo come la Legge non sia ancora stata applicata, se non
dall’amministrazione comunale di Rieti. Questa, di centro-destra, ha ben
pensato di escludere la partecipazione economica dalle forme di partecipazione
previste. Cfr. E. Gentili, F. Giusti, Legge partecipazione lavoratori,
primo test a Rieti, 11 Maggio 2026, Diogene Notizie.
[^5]: In
realtà un accenno alla questione viene fatto, laddove i confederali scrivono
che «in ragione dei processi di transformação tecnologica, di innovazione
organizzativa e professionale, degli andamenti specifici di settore potrà
modificare il valore del Trattamento Economico Minimo». Tuttavia non si tratta
di una formulazione vincolante per le imprese.
[^6]: Il
trionfo della contrattazione di secondo livello ha favorito la nascita del
sistema delle deroghe contrattuali e, più in generale, l’accrescimento della
produttività in cambio di pochi spiccioli – segnando a suo tempo anche la
vittoria di un sistema contrattuale che crea situazioni di crescente disparità
e un generale contenimento dei salari.
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