giovedì 25 giugno 2026

La resa di CGIL, CISL e UIL: ecco come il nuovo accordo quadro svende i salari e apre alle gabbie leghiste - Emiliano Gentili e Federico Giusti

 

Il 17 Giugno scorso, le organizzazioni sindacali CGIL, CISL e UIL hanno trasmesso alle associazioni datoriali una proposta di accordo quadro. «Lo scopo è quello di sottoscrivere un accordo sugli accordi, che disciplini tutta la contrattazione dall’alto».[^1]

Non è casuale che questo testo arrivi proprio mentre iniziano a farsi sentire i primi effetti dell’economia di guerra e della sostituzione dei lavoratori con l’Intelligenza Artificiale. A nostro avviso, infatti, i sindacati confederali puntano a ritagliarsi un ruolo nella gestione di questi processi,[^2] nel tentativo di arginare una serie di leggi che punta a marginalizzare e neutralizzare la contrattazione, dopo alcuni decenni di effettivo arretramento della rappresentanza.

I confederali, dunque, lottano per tenere in vita il vecchio modello concertativo di relazioni industriali, seppur con sfumature diverse: la CISL mostra un'aperta sudditanza al Governo; la UIL mantiene una posizione apparentemente critica ma spesso volutamente interlocutoria; la CGIL si barrica in una difesa a oltranza del passato, pur avendone subito finora solo gli effetti negativi a causa della delegittimazione operata da esecutivi e associazioni datoriali.

I pilastri dell’accordo sono tre: l’introduzione della tecnologia nei processi produttivi, la perdita del potere d’acquisto dei salari (accelerata dalle tensioni internazionali) e la rappresentanza sindacale.

I. La tecnologia nel lavoro

I sindacati propongono il rafforzamento dei processi partecipativi per cogestire con le aziende l’ingresso delle nuove tecnologie: «La digitalizzazione, l’intelligenza artificiale e la robotica stanno trasformando rapidamente e profondamente il nostro mondo. [...] L’accordo quadro deve valorizzare il ruolo e l’estensione della contrattazione collettiva anche quale sede privilegiata di regolazione e sviluppo degli strumenti partecipativi».

Il testo prevede che tale sinergia si articoli attraverso «esperienze di partecipazione organizzativa, gestionale, economica e consultiva». Il riferimento esplicito è alla Legge sulla partecipazione dei lavoratori agli utili dell’impresa,[^3] un provvedimento che però disciplina queste dinamiche lasciando all'azienda la facoltà di scegliere i lavoratori da includere nei CdA, bypassando completamente le sigle sindacali.[^4] La proposta dei confederali è quindi quella di assorbire queste forme di partecipazione direttamente dentro gli istituti della contrattazione per blindare il proprio ruolo. In questo, l'accordo ricalca in parte la proposta originaria della CISL, uno dei pilastri da cui è scaturita la legge del Governo.

In tutto ciò, il grande assente resta un equo e sostanziale indennizzo (in termini salariali, orari o di welfare) per gli aumenti di produttività generati dalla tecnologia, una dinamica che investe ormai quasi tutta la forza-lavoro italiana.[^5] Siamo di fronte a una grave contraddizione: non si possono proporre forme di co-gestione senza stabilire adeguati rapporti di forza tra lavoratori e aziende, rapporti che in ambito lavorativo si articolano prevalentemente su base economica.

II. Il potere d’acquisto

L’accordo introduce il riconoscimento del Trattamento Economico Complessivo (TEC) all’interno del CCNL per standardizzare la stesura dei contratti. Si tratta di una buona proposta, mirata a semplificare la comparazione e a verificare l’equivalenza contrattuale, superando l'attuale prassi in cui i CCNL indicano solo il Trattamento Economico Minimo (TEM), lasciando che quello complessivo vada ricavato sommando le varie voci (scatti, tredicesima, premi).

Tuttavia, il valore del TEM, secondo il testo, andrebbe aggiornato «avendo a riferimento l’indice IPCA-NEI come calcolato dall’ISTAT». Significa che i sindacati accettano, ancora una volta, che il calcolo dell'inflazione escluda i beni energetici importati, proprio quelli che pesano di più sulle tasche dei lavoratori. Del resto, CGIL, CISL e UIL stanno firmando tutti i rinnovi del pubblico impiego legandoli a questo indice: fino a quando rimarrà in vigore l'IPCA, salvaguardare il potere d'acquisto rimarrà un'utopia.

Inoltre, l'accordo prevede che «i contratti avranno durata triennale o quadriennale». In un periodo di alta inflazione, non sarebbe preferibile tornare a un aggiornamento biennale della parte economica? Al momento i contratti quadriennali sono una rarità e non è auspicabile che aumentino.

Infine, la difesa del salario viene delegata in buona parte alla contrattazione decentrata, da estendere «per dare risposte in relazione alle caratteristiche e alle specificità dell’azienda o del territorio». Oltre alla nostra contrarietà a questo modello,[^6] salta all'occhio il riferimento al «territorio»: il sospetto è che si tratti di un’apertura mascherata alle gabbie salariali proposte dalla Lega, cercando un compromesso col Governo basato sull'ampliamento della quota retributiva legata alle specificità locali.

III. La rappresentanza e la sicurezza

Anche la proposta di elezioni RSU «nelle realtà di minori dimensioni», se legata alla contrattazione decentrata, rischia di prestare il fianco al progetto leghista delle gabbie salariali, nonostante sia positiva la previsione di meccanismi che permettano l'elezione delle RSU anche su iniziativa diretta dei lavoratori.

Si richiede poi una maggiore regolazione aziendale: i confederali propongono una procedura legalmente vincolante per la comunicazione delle deleghe di iscrizione, arginando il fenomeno delle trattenute sullo stipendio che restano nelle casse aziendali, e nuove modalità condivise di deposito dei contratti per favorire la trasparenza negli appalti.

Nota dolente sulla salute e sicurezza sul lavoro: CGIL, CISL e UIL si limitano a rivendicare l'aumento del numero dei Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza (RLS). Nella realtà sindacale è evidente che queste figure, prive di poteri coercitivi fattuali, non hanno reali prerogative: possono fare proposte e chiedere atti, ma si scontrano con ostacoli burocratici e forti pressioni datoriali non appena provano a far emergere gli infortuni. I confederali non sembrano interessati a dare agli RLS un effettivo potere contrattuale e di blocco su salute e organizzazione aziendale, preferendo mantenerli ancorati a un ruolo puramente istituzionale e, di fatto, inefficace.

Note

[^1]: G. Cremaschi, Perché il patto tra Cgil, Cisl e Uil peggiorerà le condizioni di lavoratrici e lavoratori, 19 Giugno 2026, Il Fatto Quotidiano.

[^2]: Forse per questo evitano di produrre un'analisi critica delle innovazioni, rinunciando a contrastarne l’utilizzo che ne viene fatto nel mondo del lavoro. E vogliamo ricordare che siamo davanti a un processo diverso da quello già conosciuto negli anni Ottanta del secolo scorso con l’automazione delle linee produttive e la sostituzione degli operai con i robot: stavolta, l’IA colpirà anche posti di lavoro non esecutivi.

[^3]: E. Gentili, F. Giusti, S. Macera, Legge sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione, al capitale e agli utili dell’impresa, 25 Giugno 2025, Cub.it.

[^4]: Notiamo come la Legge non sia ancora stata applicata, se non dall’amministrazione comunale di Rieti. Questa, di centro-destra, ha ben pensato di escludere la partecipazione economica dalle forme di partecipazione previste. Cfr. E. Gentili, F. Giusti, Legge partecipazione lavoratori, primo test a Rieti, 11 Maggio 2026, Diogene Notizie.

[^5]: In realtà un accenno alla questione viene fatto, laddove i confederali scrivono che «in ragione dei processi di transformação tecnologica, di innovazione organizzativa e professionale, degli andamenti specifici di settore potrà modificare il valore del Trattamento Economico Minimo». Tuttavia non si tratta di una formulazione vincolante per le imprese.

[^6]: Il trionfo della contrattazione di secondo livello ha favorito la nascita del sistema delle deroghe contrattuali e, più in generale, l’accrescimento della produttività in cambio di pochi spiccioli – segnando a suo tempo anche la vittoria di un sistema contrattuale che crea situazioni di crescente disparità e un generale contenimento dei salari.

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