Nel dicembre del 1989 Timisoara diviene il centro della rivolta contro Ceausescu. Il massacro, fabbricato ad arte dalla propaganda occidentale, manipola l’opinione pubblica che assiste contenta al processo farsa del dittatore e di sua moglie e alla loro fucilazione. Si parlò di 4000/12000 morti ritratti dalle telecamere di tutte le agenzie internazionali che i giornali descrissero come vittime torturate e amputate dalla Securitate di Ceaucescu.
Nel marzo
del 2022 a Istanbul è in corso la mediazione tra la delegazione ucraina e
russa. L’Ucraina acconsente a considerare legittime le preoccupazioni di
sicurezza russe e a non entrare nella NATO, la Russia non trova nulla da ridire
sull’Ucraina nella UE. È passato soltanto un mese dall’aggressione russa, non i
successivi 4 anni di guerra in grado di realizzare un milione di vittime
ucraine, di trasformare il Paese in una piattaforma di assalto militare contro
la Russia, dipendente economicamente e militarmente dall’Occidente, un Paese
mutilato del 20% delle sue terre.
I negoziati
potevano dare avvio a una regolazione diplomatica nel 2022 del problema del
Donbass. C’erano tuttavia interessi e poteri contrari alla pace. La guerra
doveva continuare per ragioni economiche e geopolitiche. L’opinione pubblica
andava manipolata instillando l’odio per la Russia, per Putin: il diavolo.
Nel marzo
del 2022 la Russia, (un paese schizoide, evidentemente. perché si diletta in
massacri gratuiti mentre a Istanbul lavora per la mediazione), è accusata di
avere brutalmente ucciso, torturato, mutilato civili e di averli lasciati in
bella mostra per le telecamere occidentali a Bucha. Il sindaco ucraino, il 30
marzo, rilascia una intervista festosa. Come sottolinea il bravissimo Toni
Capuozzo, (una reputazione costruita con i rapporti dai teatri di guerra, non
con le lunghe file di attesa di fronte alle porte dei politici o nei corridoi
del Quirinale), sembrerebbe strano che il sindaco non faccia alcun accenno alle
vittime civili. Il primo aprile le agenzie di stampa riportano le dichiarazioni
ucraine che parlano di 450 vittime civili, di fosse comuni con 1300 cadaveri.
La Russia nega e chiede un‘inchiesta internazionale.
Alla Croce
rossa di stanza a Kiev non viene permesso il sopralluogo. L’alto Commissario
dell’ONU per i diritti umani, l’austriaco Volker Türk, nel suo rapporto ammette
la uccisione a Bucha di 73 civili. Collabora alle indagini sulle centinaia di
presunti crimini dei soldati russi. Mosca chiede una lista credibile delle
vittime che potrebbe far risalire, con appropriate autopsie, al tempo e alle
modalità del cosiddetto sterminio. La lista non appare come non è mai apparsa
quella dei 50.000 morti iraniani a cui Paolo Mieli sembra aver creduto
immediatamente. A Gaza si è arrivati a 50.000 morti, ma secondo i media
mainstream le vittime dei pretacci iraniani potevano eguagliare in due, tre
giorni quelle palestinesi: magica potenza dei Pasdaran. Un dettaglio: le
notizie sui crimini di Bucha hanno posto fine alla mediazione in corso a
Istanbul.
Non so cosa
sia avvenuto a Bucha, eppure i punti oscuri e la famosa domanda “Cui Prodest”
(strano: i latinisti del “si vis pacem para bellum” hanno dimenticato l’altra
espressione latina: a chi giova?) mi rendono scettica. Stefano Folli e molti
altri citano invece Bucha , un giorno si e uno no, per stigmatizzare il
pericolo Conte e la sua equivoca politica estera. Mi domando se nel dicembre
del 1989 erano convinti anche della strage di Timisoara.
Leggo
intanto su Repubblica che il direttore Stefano Cappellini (ha
fatto carriera dopo aver linciato da giornalista una donna, una ex
ambasciatrice rea di avere criticato pubblicamente le politiche della NATO,
chiamandola “falsa ex ambasciatrice”, funzionario di grado medio-basso della
carriera diplomatica), lo stesso che balbetta il catechismo occidentale, lo
slogan aggressore- aggredito) invece di leggere saggi sulla Russia e di
informarsi sul genocidio di Gaza, passa allegramente il suo tempo in una
nutrita corrispondenza col faccendiere di Berlusconi, ex galeotto, al quale
invia domande per un possibile sondaggio al fine di lanciare il nuovo
federatore del centrosinistra. Naturalmente nell’articolo da lui pubblicato il
14 agosto giustifica l’aiuto rivolto a Lavitola con la propria innata cortesia.
A 16 anni leggevo Giorgio Bocca sulla Repubblica. So cosa è
successo per farci cadere così in basso. Ogni giorno cerco di descriverlo a chi
semmai si è perso un passaggio. Bocca parlava della “pianta uomo” in Meridione,
sarebbe stupito di osservarla oggi, di vederne le inquietanti trasformazioni,
in Occidente.
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