C'è una notizia che è passata completamente in sordina e che invece risulta fondamentale per capire cosa accadrà in autunno sul fronte della speculazione energetica. Stiamo parlando dell’incontro tenutosi lo scorso 28 agosto al Nazareno, la sede nazionale del PD, tra pezzi grossi della segreteria del partito (tra cui la segretaria Elly Schlein) e una delegazione dei 120 firmatari della “Lettera aperta ai Leader del Campo Largo” e promossa da “Energia per l’Italia”.
In questa lettera la Sardegna è sorvegliato speciale, perché la Regione –
si legge nel testo https://www.energiaperlitalia.it/lettera-aperta-ai-leader-del-campo-largo/ - «è
protagonista di una vera e propria “crociata” contro le rinnovabili e contro il
governo Meloni, reo, secondo le incredibili posizioni del Governo regionale, di
proporne addirittura troppe. La Giunta Todde, nonostante i richiami e le
bocciature della Corte Costituzionale e del Consiglio di Stato, continua a
riproporre una visione ideologica che demonizza gli operatori dell’energia
pulita, etichettandoli come “speculatori”, e continuando a ribadire di voler
raggiungere gli obiettivi climatici senza grandi impianti industriali: un
teorema del tutto irrealistico che suona come un’autentica presa in giro».
Questi “scienziati” affermano candidamente lo scopo della riunione:
«avviare un profondo lavoro di informazione e formazione verso i Vostri
dirigenti, quadri, amministratori locali, consiglieri regionali, gruppi
parlamentari».
Si scrive «informazione» ma si legge «manipolazione»,
«indottrinamento», come se i terminali dei partiti del “Campo Largo” in
Sardegna non avessero fatto abbastanza per aprire le porte alla colonizzazione
energetica dell’isola (più di 800 impianti depositati al Mase di cui una buona
parte in corso di realizzazione).
Di «alleanza» ha parlato la stessa segretaria Dem, dichiarando
trionfalmente ai giornali che «l'incontro di oggi conferma la
volontà del Partito democratico di fondare le scelte sulla transizione
ecologica ed energetica sul dialogo costante con la comunità scientifica. Siamo
convinti che serva una vera programmazione democratica, capace di coniugare la
massima partecipazione dei territori con l'urgenza indifferibile di accelerare
sulla realizzazione degli impianti di energia pulita. Con l'incontro di oggi
stabiliamo un'alleanza che speriamo possa essere utile tanto ai nostri
amministratori quanto al lavoro per la costruzione di un programma elettorale
con impegni trasparenti, vincolanti e coraggiosi per lo sviluppo delle
rinnovabili» (https://www.greenreport.it/news/interviste/63523-rinnovabili-i-120-esperti-incontrano-schlein-per-sbloccare-gli-impianti-corrado-determinati-a-trovare-soluzioni-condivise ).
Come si possa garantire la «massima partecipazione dei territori» in presenza
di una legislazione “di guerra” che dal Governo Draghi al Governo Meloni affida
a decreti governativi d’urgenza la «sostituzione di tale paesaggio,
ricco di testimonianze archeologiche ed architettoniche, con un nuovo paesaggio
tipicamente industriale» (https://www.unionesarda.it/news-sardegna/paesaggio-industriale-al-posto-di-quello-sardo-jxagr1dv ), resta
un mistero che la segretaria PD ovviamente non spiega.
Ma andiamo oltre!
Al di là del fatto che, spulciando nella lista di questi “scienziati”,
figurano anche soggetti che scienziati non sono ma che risultano invece profili
in pieno conflitto di interesse (essendo sviluppatori di impianti industriali e
sistemi di accumulo) e personaggi in cerca d’autore che nel loro curriculum
annoverano addirittura la fondazione di gruppi come “ecolobby”, ritengo utile
fare almeno quattro considerazioni su questo vero e proprio incontro coloniale
avvenuto al Nazareno. E intendo non soltanto per ciò che è stato detto. Ma
soprattutto per ciò che quell'incontro rappresenta.
Perché, dietro il linguaggio apparentemente neutro e “scientifico” della
transizione energetica, della “scienza”, della necessità di "sbloccare"
le rinnovabili, emerge con sempre maggiore chiarezza una questione
eminentemente politica: chi deve decidere del futuro energetico della
Sardegna?
La risposta che arriva da Roma sembra essere sempre la stessa: Roma!
- La
Sardegna come problema da "sbloccare"
La lettera degli “scienziati” è stata veicolata da Energia per
l'Italia. Il nome è tutto un programma ed è in effetti assai
rivelatore.
Il progetto infatti è quello di trasformare appunto la Sardegna in una
piattaforma energetica “per l’Italia”, in particolare per il nord ricco ed
energivoro.
Il punto fondamentale è che i sardi sono soltanto l’oggetto, non il
soggetto protagonista del processo di “transizione energetica”.
Alla luce di questo disegno ormai chiaro, ogni opposizione è letta come un
alto tradimento, una Vandea da piegare con il pugno di ferro.
Ed è esattamente questo l’obiettivo dell’incontro tra gli “scienziati” e i
vertici DEM nella sede centrale del PD dello scorso 28 agosto.
Tra le Regioni governate dal centrosinistra che vengono accusate di essere
in ritardo sulla traiettoria del PNIEC viene indicata "soprattutto"
la Sardegna, descritta addirittura come protagonista di una
"crociata" contro le rinnovabili. La Giunta Todde viene accusata di
essere troppo accondiscendente verso le mobilitazioni popolari contro la
speculazione, di demonizzare gli operatori dell'energia e di voler raggiungere
gli obiettivi climatici senza grandi impianti industriali.
Dunque il bersaglio politico dell'operazione è perfettamente riconoscibile:
la Sardegna e in particolare la mobilitazione popolare rappresentata dai
comitati.
Ed è proprio questo il primo elemento scandaloso dell'incontro del
Nazareno: si discute soprattutto della Sardegna a Roma, senza che la
Sardegna sia realmente protagonista della discussione, nemmeno le sue
istituzioni autonomistiche.
Mi chiedo, ma non hanno nulla da dire i vertici della Giunta
Regionale su questa riunione? Non hanno nulla da dire i
vertici del Partito Democratico di Sardegna sul modo che la loro
segreteria nazionale li ha trattati pubblicamente come riottosi ribelli da
rieducare e discoli a cui tirare le orecchie alla luce del lumen portato da
questi signori “scienziati”?
Non è una questione folkloristica. Non è una rivendicazione identitaria
accessoria. È una questione democratica e istituzionale. E perfino
costituzionale, visto che l’Autonomia speciale è legge a rango costituzionale!
Se una parte significativa del problema affrontato al tavolo riguarda una
Regione autonoma, il suo territorio, il suo paesaggio, la sua agricoltura, il
suo sistema produttivo, le sue infrastrutture e le sue prerogative
istituzionali, allora è quantomeno singolare che la discussione avvenga nella
sede nazionale di un partito e che la rappresentanza dei sardi sia ridotta
praticamente a zero.
Tutto questo ricorda posture coloniali di matrice ottocentesca, quando a
Berlino o Parigi si decideva la sorte delle colonie con squadra e
compasso, ovviamente sulla pelle degli indigeni!
È la vecchia logica coloniale che ritorna sotto nuove sembianze: il
territorio periferico e secolarmente sfruttato diventa oggetto di una
pianificazione che si svolge nel centro, mentre gli abitanti e perfino le
élites locali vengono silenziati e resi oggetto di violenza epistemica, cioè
silenziati nel momento in cui dovrebbero invece essere protagonisti del
processo decisionale..
Cosa sarebbe accaduto se il PD avesse ospitato una riunione dove l’oggetto
del contendere fosse stata la ribellione del Südtirol?
Potete immaginarlo?
Non è un caso che il lessico utilizzato sia quello dello
"sblocco".
Sbloccare cosa?
Sbloccare chi?
E soprattutto: chi ha deciso che la Sardegna sia bloccata?
- Cosa ha
“bloccato” la Giunta Todde?
In questa narrazione c'è poi una gigantesca mistificazione.
Si racconta che la Giunta Todde avrebbe costruito un muro contro le
rinnovabili e in particolare avrebbe bloccato i grossi impianti.
Ma la cosa più importante che la politica sarda ha effettivamente
contribuito a bloccare non sono le rinnovabili, né tanto meno gli impianti
industriali o i progetti che infatti continuano ad essere depositati a decine e
decine al Mase in una inquietante pioggia ininterrotta contro cui le
associazioni e le istituzioni locali (non corrotte) faticano persino a produrre
osservazioni .
Il vero blocco, semmai, è quello realizzato contro la democrazia!
Infatti la Giunta Todde (PD, M5S, AVS) ha fieramente
osteggiato e infine silenziato la più grande mobilitazione popolare
della storia sarda recente , bloccando la legge di iniziativa popolare Pratobello
24, sostenuta da oltre 210mila firme di sardi.
Raccogliere 210 mila firme autenticate, senza avere partiti o sindacati
alle spalle, in una terra con appena un milione e mezzo di abitanti, sono un’enormità
senza paragoni in nessuna parte d’Europa. Il vero blocco è scattato contro
questa inedita capacità mobilitativa con cui i comitati sardi hanno trasformato
un intero popolo in legislatore.
La Giunte Todde non ha in effetti bloccato le rinnovabili, ha
bloccato la democrazia, spedendo in soffitta una legge di iniziativa popolare
forte di uno straordinario consenso popolare.
La classificazione della “Todde che ha bloccato tutto” è funzionale al
disegno di spostare sempre più in alto l’asticella della disponibilità
della Sardegna di funzionare da piattaforma energetica del centro nord
e di esacerbare lo scontro con le comunità, con i comitati, con le centinaia di
migliaia di sardi che in questi anni si sono mobilitati pacificamente ma
risolutamente contro la «quarta colonizzazione» della Sardegna (cit. Sabino) e
contro il più grande furto di suolo dalla legge delle Chiudende ad oggi (cit.
Ivan Monni).
A quasi due anni dalla consegna (2 ottobre 2024) quelle firme ci pongono
una questione politica fondamentale: la transizione energetica non può
diventare il grimaldello attraverso cui si espropria una comunità della
capacità di governare il proprio territorio.
Inoltre bisogna smontare l’escamotage retorico impiegato: la discussione
non può essere ridotta alla caricatura secondo cui da una parte ci sarebbero
gli scienziati illuminati e dall'altra i sardi ignoranti, retrogradi e
"nemici del clima".
- Un
Think Tank anti Sardegna
Ed è qui che assume un significato particolare la frase pronunciata da Elly
Schlein dopo l'incontro: «con l'incontro di oggi stabiliamo
un'alleanza» ( https://www.greenreport.it/news/interviste/63523-rinnovabili-i-120-esperti-incontrano-schlein-per-sbloccare-gli-impianti-corrado-determinati-a-trovare-soluzioni-condivise )
Secondo quanto riportato da Greenreport, l'obiettivo è anche
quello di costruire «un gruppo di lavoro permanente, con una rappresentanza
degli esperti e i membri della segreteria con le deleghe coinvolte,
per dare corpo a un confronto costante finalizzato a contribuire
all'elaborazione politica e alla strutturazione di percorsi dedicati
all'informazione, formazione, diffusione di buone pratiche, a beneficio di
amministratori locali e comunità territoriali, in particolare per consentire
l'emersione delle migliori progettualità e uno sviluppo ordinato e
determinato.»
Avete capito?
Ci sarà un vero e proprio think tank (costituito anche da
personaggi che di scientifico non hanno nulla!) che istruiranno i
vertici del PD per piegare i sardi ribelli.
Siamo alle comiche!
Se si darà seguito a questo delirio, questo incontro verrà ricordato come
la nascita di una santa alleanza contro la Sardegna: “apriteci le porte o ve le
sfondiamo”.
Così, mentre il Governo impone alla Sardegna un decreto autoritario e vuole
schiacciare le prerogative autonomistiche della Regione, dall’opposizione
arriva un think tank di sostegno all’azione coloniale del Governo Meloni che, in
piena continuità con quello Draghi, ha imposto alla Sardegna una
legislazione di guerra, facendo scempio delle competenze concorrenti ed
esclusive in materia energetica e urbanistica.
Mai come ora è stato certificato il fatto che in Sardegna non esiste alcuno
scontro tra “destra” e sinistra” ma la vera dialettica è tra forze coloniali e
anti coloniali!
L’alleanza tra questi “scienziati” o sedicenti tali e il Gota del PD
chiarisce un fatto: se addirittura vengono tirate le orecchie ad una Giunta
regionale compiacete verso le grandi multinazionali e gli speculatori e nemica
giurata dei movimenti popolari, a queste condizioni i sardi non hanno
alcuna possibilità di esercitare, attraverso le proprie istituzioni e
attraverso la partecipazione popolare, alcuna leva di sovranità
democratica né di stabilire le condizioni di accesso alla modernità.
Perché la domanda non è se la Sardegna debba partecipare alla transizione
energetica.
La domanda è: chi controllerà questa pseudo-transizione?
Chi stabilirà dove sorgeranno gli impianti industriali?
Chi stabilirà il tetto massimo di Gigawatt?
Chi deciderà quanto e quale territorio potrà essere trasformato in
paesaggio industriale?
Chi incasserà i profitti?
Chi sopporterà i costi paesaggistici, ambientali e sociali?
E soprattutto: chi avrà il potere di dire di no?
Se la risposta a tutte queste domande è contenuta nei grandi centri decisionali
italiani ed europei, allora non siamo davanti a una semplice politica
energetica da discutere tecnicamente con postura neutrale e “scientifica”, come
se si trattasse di una misurazione oggettiva.
Siamo davanti a un nuovo epocale processo di espropriazione coloniale, appunto il quarto
(https://www.sindipendente.com/2022/04/20/tra-guerra-armata-e-guerra-energetica-fermare-la-quarta-colonizzazione-della-sardegna-e-necessario/
) che ha subito la Sardegna in tempi moderni.
- Lobbismo?
L'aspetto forse più inquietante è quello che riguarda il metodo.
Riepiloghiamo: un gruppo di singoli che si definiscono scienziati (alcuni
lo sono, altri come abbiamo visto no), incontrano i vertici nazionali di un
partito politico che governa la Sardegna, e stabiliscono di costituire
una cabina di regia per correggere i figliol prodighi o
presunti tali.
Il sottotesto di questo story telling è che la verità sta
dalla parte degli “scienziati” e che sono loro a dover decidere indirizzi
politici e istruire i ribelli.
Per cui uno scienziato non si deve limitare a certificare per esempio il
riscaldamento climatico, ma deve anche sminuire un movimento popolare
(«proteste di minoranze rumorose»), ergersi a paladino delle multinazionali del
settore stigmatizzando «linguaggi offensivi verso gli operatori economici» e
riducendo tutto l’impressionante lavoro di studio e di informazione svolto dai
comitati e dai loro tecnici (anche loro scienziati, ma evidentemente non
considerati tali) ad una protesta “nimby” basata sul «“no” a priori».
È chiaro che queste sono posizioni politiche che si basano su una
gherminella di bassa lega: usare la scienza come rompighiaccio retorico.
Ma la scienza non è un soggetto politico sovrano.
Uno scienziato può spiegare quale sia il potenziale energetico di un territorio. Può
studiare gli impatti di un impianto. Può elaborare scenari.
Ma uno scienziato non può decidere al posto di una comunità.
E quando un gruppo di “esperti” si organizza per "formare" la
classe dirigente affinché superi le «resistenze territoriali» e le «discussioni
ideologiche», il problema non è più scientifico, diventa politico, diventa una
forma di pressione organizzata sulle istituzioni.
Riporto dal vocabolario Treccanio il significato del termine lobby:
«termine usato negli Stati Uniti d’America, e poi diffuso anche altrove, per
definire quei gruppi di persone che, senza appartenere a un corpo legislativo e
senza incarichi di governo, si propongono di esercitare la loro influenza su
chi ha facoltà di decisioni politiche, per ottenere l’emanazione di
provvedimenti normativi, in proprio favore o dei loro clienti, riguardo a
determinati problemi o interessi: le lobby degli ordini professionali, del
petrolio» ( https://www.treccani.it/vocabolario/lobby/ )
Dopo essere stata sacrificata alla lobby del legname, alla lobby mineraria,
alla lobby della chimica pesante, alla lobby militare, il destino dei sardi è
essere svenduta alla lobby delle rinnovabili?
- Speculazione
o democrazia energetica?
La questione energetica sta diventando così il terreno sul quale si misura
il futuro stesso della sovranità dei sardi e della modalità di accesso alla
modernizzazione.
Per decenni alla Sardegna è stato detto che doveva sacrificarsi per
l'interesse nazionale.
Ha sacrificato territorio per le basi militari.
Ha sacrificato territorio per l'industria pesante.
Ha sacrificato ambiente e paesaggio in nome dello sviluppo turistico.
Adesso arriva una nuova richiesta: “fateci spazio, ci serve la vostra
terra, il vostro vento, il vostro sole perché abbiamo da salvare il pianeta e
non potete opporvi, perché bruciate carbone, avete le auto e siete occidentali
in quanto a consumi ed emissioni”.
Ma davvero?
Se il risultato finale è sempre lo stesso — un territorio che
produce e un centro esterno che decide e incassa — allora il problema
coloniale rimane e come tale la questione va trattata!
Non facciamoci illusioni, non c’è da sperare in un moto di orgoglio
delle consorterie che governano l’isola per procura. C’è vasta letteratura
che dimostra che i notabili sardi quando sono messi a scegliere tra
l’organicità al loro popolo e la carriera nell’apparato coloniale hanno sempre
scelto quest’ultima, anche a costo di vedere sacrificata la propria dignità
personale.
Al netto di tutte queste considerazioni c’è una coincidenza interessante.
La riunione al Nazareno è avvenuta negli stessi giorni in cui è stato reso
noto uno studio di due (veri) scienziati del CRS4
sul potenziale di produzione energetica sulle superfici già impermeabilizzate
dell’isola, quindi senza consumo di suolo e senza impianti industriali
( https://www.unionesarda.it/news-sardegna/pannelli-sui-tetti-e-nessun-consumo-di-territorio-la-via-sarda-dellenergia-caycn7ri).. È ciò che
i comitati dicono da anni: partire dai tetti, partire dalle
comunità energetiche, partire da una transizione democratica e a portata di
territori senza dare ossigeno a nuovi processo di penetrazione coloniale.
Come la mettiamo?
I signori e le signore del PD quali scienziati ascolteranno?
Quelli che vogliono «sbloccare» tutto trasformando la Sardegna in un
immenso campo industriale per conto terzi, o quelli che hanno dimostrato con
una pubblicazione scientifica che i tetti sono più che sufficienti per raggiungere
gli obiettivi indicati dalla UE?
Come si vede la palla passa ancora una volta alla politica e in
questo frangente ci sono due politiche: una al servizio del popolo, della
democrazia e della Sardegna e una al servizio di quegli «spogliatori di cadaveri»
di cui parlava Gramsci e che assumono sempre nuove forme a seconda dei
tempi.
Nessun commento:
Posta un commento