sabato 5 settembre 2026

Il fallimento dell’umanità - Giorgio Agamben


Per chi si interroga oggi sulle sorti dell’umanità, è utile riflettere sulla nozione giuridica di fallimento. La richiesta della dichiarazione di fallimento da parte di un imprenditore che si trovi in dissesto finanziario e non può far fronte ai propri debiti è volta innanzitutto a tutelare i creditori, ma, nello stesso tempo, a limitare la responsabilità del debitore, escludendo dal fallimento i beni e i diritti di carattere personale e quanto necessario al mantenimento suo e dei familiari. Importante è la figura del curatore (o dei curatori), nominati dal giudice per amministrare il patrimonio fallimentare e compiere le operazioni necessarie al soddisfacimento degli interessi dei creditori e alla tutela del debitore fallito. I creditori, dal canto loro, si costituiscono in un comitato che collabora col curatore nello svolgimento delle procedure necessarie.
È possibile assimilare la condizione attuale dell’umanità a quella di un imprenditore obbligato a dichiarare il proprio fallimento. Poiché è certo che essa non è più in grado di far fronte ai debiti che è andata progressivamente assumendo rispetto alla terra in cui vive (includendo in essa anche l’atmosfera, non meno contaminata del suolo). Il comitato dei creditori comprenderebbe, oltre ai rappresentanti della terra e dell’aria in tutti i loro aspetti, anche quelli delle specie viventi scomparse o minacciate di scomparsa. Quanto ai curatori, essi potrebbero formare un comitato, di cui farebbero parte dei saggi nominati da ciascuna nazione, allo scopo di soddisfare gli interessi dei creditori, cercando allo stesso tempo di assicurare la sopravvivenza dell’umanità fallita. Ci si può chiedere se questa procedura riuscirebbe a raggiungere gli scopi che si propone, ma è certo che essa rappresenta l’unica possibilità concreta di salvezza per un’umanità in stato di completo dissesto spirituale (che, come sempre, si traduce in dissesto in ogni ambito della sua vita). Credere, come oggi spesso si finge di credere, che i singoli stati e le organizzazioni internazionali possano contemperare i loro interessi economici e politici con la propria sopravvivenza, senza prendere radicalmente coscienza del proprio stato di fallimento e di insolvenza rispetto alla terra in cui vivono, è una illusione, spesso mantenuta in mala fede.

da qui

Nessun commento:

Posta un commento