Dall’esibizione politica al rischio concreto. L’impegno militare italiano nella Penisola Arabica: ipotesi di una imprecisata missione navale per la scorta ai mercantili nello Stretto di Bab el Mandeb mentre un aereo da combattimento italiano Eurofighter schierato nella base saudita di Taif è stato distrutto dai bombardamenti Houthi. Cosa ci faceva là, chi l’ha deciso e (scusate), chi paga?
Alla
scoperta dell’Italia armata in Medio Oriente
Marina,
aeronautica ed anche esercito. Stiamo scoprendo diverse missioni militari
italiane mai dibattute pubblicamente né approvate in Parlamento. La Task Force
Air- Arabia con 400 militari alla difesa aerea e dei Paesi partner del Golfo
con quattro caccia bombardieri Eurofighter F-2000 e un C 130J di trasporto
tattico. Poi la Task Force Land dell’Esercito, con 260 uomini e assetti per la
difesa aerea in Arabia Saudita, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti tra cui una
batteria missilistica SAMP-T, radar di ultima generazione, cannoni a tiro
rapido, munizioni anti-drone e anti-missile collaudati in Ucraina. Cosa ci
fanno lì e come ci sono finiti?
Missioni
certamente a rischio
Le forze
aeree italiane ufficialmente schierate fino a ieri in Kuwait spostate ‘per
sicurezza’ in Arabia Saudita? Anche per la presa in giro c’è il limite della
decenza. Con il danno subito, un caccia distrutto ora ammettono, non più
occultabile. Missione del tutto nuova, con nostri militari coinvolti nel
conflitto contro l’Iran e i suoi alleati regionali. Ben diversa dalla Task
Force Air-Kuwait autorizzata in Parlamento contro le residue milizie dell’ISIS
presenti in Iraq. Con nuovo armenti e uomini schierati. Legittimo decidere un
ruolo più marcato nel conflitto contro l’Iran, in cui finora Roma però non si è
fatta saggiamente coinvolgere, ma da dibattere pubblicamente, e farlo approvare
dal Parlamento.
Azzardi
politici e bersagli italiani
Collaborare
con i sauditi nelle operazioni sullo Yemen fa diventare anche i mercantili
italiani in transito nello Stretto di Bab el-Mandeb, potenziali bersagli. E ora
il ministro -alla buonora-, chiede ai vertici militari una valutazione della
situazione nel Mar Rosso e un piano a garantire il transito attraverso lo
Stretto di Bab el-Mandeb delle navi di ‘interesse nazionale’. Poi, ‘questione
giuridica’, e anche su questo ‘era ora’. La legittimità di richiamare in
diversa missione delle Forze Armate già presenti nell’area impiegate in altre
operazioni, o se –ragionevolmente-, si renda necessaria una nuova e specifica
autorizzazione del Parlamento. Coda di paglia.
Marina tra Golfo
Persico e Mar Rosso
La Marina
Militare schiera a Gibuti la ‘Femm Bergamini’ e due cacciamine d’entusiasmo
che, sulla scia della pece con l’Iran vantata da Trump, dovevano sminare lo
Stretto di Hormuz con l’accordo di Teheran. La Bergamini ha scortato il
mercantile Jolly Oro. Per la scorta navale ai mercantili, sarebbero già una
decina quelli che hanno chiesto una scorta, Anche se al momento «non si
segnalano minacce portate dalle milizie Houthi o da altre forze regionali
contro il traffico navale». Così ci dicono, e noi contiamo su dichiarazioni
politiche serie sagge. Per fortuna Ansar Allah ha reso noto che colpirà
solo navi saudite e non minacciare navi di diversa nazionalità.
Mar Rosso,
Hormuz e sempre Russia
Attualmente
sono oltre 1.200 al mese le navi che attraversano lo stretto di Bab el Mandeb.
Negli ultimi giorni le navi in transito sarebbero in media 27 al giorno
riferisce l’ANSA. Ma anche qui, una forzatura della missione militare
d’origine. A febbraio, con la proroga dell’Operazione Aspides, è stato
annunciato un ulteriore compito della flotta UE: raccogliere informazioni sulla
“flotta ombra” di petroliere e mercantili che operano per conto della
Federazione Russa. Segnale che gli Houthi non sono, al momento, una minaccia.
Saggio cercare guai schierando aerei militari italiani a Taif si chiedono
ambienti militari qualificati?
Italia in
soccorso alla straricca Arabia?
L’Arabia
Saudita dispone di circa 450 aerei da combattimento, più del doppio
dell’Italia, ed è tra le prime nazioni al mondo per spese militari. «Potrà
avere bisogno di consiglieri per intelligence e dati satellitari come i 100/200
statunitensi che secondo CNN affiancano i vertici sauditi nei comandi
operativi, ma di certo non soffre nei numeri», i dati di Analisi Difesa. Quanto
può contribuire la presenza di aerei da combattimento e missili da difesa aerea
italiani a Taif, al rischio che Ansar Allah consideri l’Italia co-belligerante
al fianco di Riad? Mercantili italiani a rischio con la necessità di scortarli
tutti, e tutti da soli, o l’Europa c’è?
Lo sfregio
sulla Capitale
Forti boati,
poi una colonna nera vicino all’aeroporto internazionale King Khalid di Riyadh.
Nei video si vedono le fiamme dietro i serbatoi di carburante. Nel Paese più
favorito in Medio Oriente, dopo Israele, da ogni amministrazione americana.
Centinaia di consiglieri, 50mila soldati statunitensi nell’area, oltre il
nostro piccolo contingente già colpito. La settimana scorsa Washington aveva
dato il via libera a una vendita da 24,3 miliardi di dollari, quasi cinquanta
caccia F-35. Un investimento enorme, mentre il cielo sopra la capitale si
riempie di fumo. E il ministro degli esteri iraniano Araghchi afferma che la
sicurezza duratura del Medio Oriente non può essere dettata da potenze esterne.
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