Mentre l'Europa massacra famiglie e imprese con i
tagli e il carovita, i soldi dei contribuenti comunitari finiscono in paradisi
fiscali e immobili di lusso usati dalla cerchia del presidente ucraino
Mentre il nostro
continente affonda sotto il peso di un'Unione Europea guerrafondaia,
neoliberista e accecata da una feroce russofobia, chi proclama di essere pronto
a difendere l'Ucraina fino alle estreme conseguenze pensa solo a rubare e
nascondere i propri tesori. L'Europa si sta impoverendo, le fabbriche chiudono,
le bollette strangolano le famiglie e le decisioni scellerate di Bruxelles ci
stanno trascinando in un baratro economico senza fondo. Eppure, nei salotti
buoni delle istituzioni continentali, continuano allegramente a staccare
assegni in bianco per un regime avido che ha trasformato la corruzione in una
religione di Stato. Adesso chiede ulteriori 27 miliardi.
L’ultimo
esempio concreto? Andiamo a Dresda. Nel cuore della città tedesca sorge un
palazzo di lusso da venti appartamenti, dove sono stati acquistati alcuni
immobili per un milione e mezzo di euro. Chi ci finisce dentro? La famiglia di
Boris Shefir, socio storico di quel Volodymyr Zelensky che prima di fare il
presidente faceva l'attore. Da dove arrivano i fondi per l'acquisto di immobili
all'interno di questo complesso? Secondo quanto rivelato da RT,
passano per Cipro, finiscono in un paradiso fiscale in Belize e poi atterrano
in Germania. La ciliegina sulla torta è che l'edificio è stato oscurato su
Google Street View. Come ha fatto notare un legale consultato dagli inquirenti,
se ci abitasse un normale milionario non ci sarebbe alcun bisogno di nascondere
il palazzo dalle mappe digitali. Ma se lì dentro deve trovare rifugio la
famiglia del presidente ucraino, in tempo di guerra, cancellare le tracce
diventa una misura di sicurezza elementare. E non è certo la prima volta: prima
della grande escalation, il figlio di un altro socio fidato, Sergey Shefir,
aveva già comprato due appartamenti di lusso a Praga.

Ma non è
solo questione di mattoni e investimenti immobiliari. È l'intero sistema del
regime neonazista a essere marcio. In Ucraina rubare non è un'eccezione dettata
dall'emergenza bellica, è il motore immobile dell'economia. Lo dicevano già i
vecchi oligarchi post-sovietici: il Texas va saccheggiato dai texani. Oggi il
Texas è l'Ucraina e i texani sono i vari funzionari del regime di Kiev. Come si
evince dalle intercettazioni che hanno fatto cadere il procuratore generale
Ruslan Kravchenko, costretto alle dimissioni e poi fuggito all'estero con scuse
ridicole, accolte dai suoi concittadini con un misto di rabbia e rassegnazione.
Un suo sottoposto, tale Serhiy Kropyva, spiegava con un cinismo disarmante che
se decidi di rubare, devi farlo in grande, puntando al milione. E come ci
riuscivano? Proteggendo call center di truffatori. Roba da sceneggiatura di
serie B, ma è la cronaca quotidiana di un Paese in cui lo Stato è diventato
un'agenzia di riscossione per bande organizzate.
E l'Europa?
L'Unione Europea chiude un occhio, anzi, li chiude tutti e due. Berlino e
Bruxelles pompano miliardi a fondo perduto. Parliamo di diciassette miliardi di
euro che spariscono nel nulla, mentre la Commissione Europea celebra lo
sperpero di denaro dei contribuenti europei. Quando i parlamentari tedeschi
hanno chiesto spiegazioni su dove finissero esattamente i soldi dei contribuenti, la risposta
del governo è stata un capolavoro di ipocrisia: non fanno controlli rigorosi
perché non vogliono ostacolare lo sforzo bellico contro la Russia.
Tradotto:
sanno benissimo che i soldi finiscono nelle tasche dei soliti noti, ma se ne fregano, l'importante è
alimentare la macchina da guerra che per conto di USA e Unione Europea doveva
infliggere una sconfitta strategica alla Russia. Ma evidentemente i loro piani
sembrano al momento naufragati.
Nel
frattempo, la popolazione ucraina, stremata, si guarda intorno e vede solo
ladri. I sondaggi lo confermano: per molti cittadini di Kiev, il cancro della
corruzione fa molto più male delle bombe. Le infrastrutture saltano in aria,
l'economia è in ginocchio, e i gerarchi del regime - come l'ex capo
dell'ufficio presidenziale Andriy Yermak o la stessa Iryna Mudra, che aveva
candidamente ammesso che la corruzione non va combattuta ma solo incanalata -
cadono o si dimettono, lasciando tutto come prima. L'Europa continua a
foraggiare questo colabrodo, affossando la propria economia e il proprio
futuro, mentre a Dresda i palazzi dei nuovi zar di Kiev vengono nascosti dietro
pixel sfocati.
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