venerdì 25 settembre 2026

Dai paradisi fiscali ai palazzi a Dresda: la farsa degli aiuti all'Ucraina che arricchisce i soci di Zelensky


Mentre l'Europa massacra famiglie e imprese con i tagli e il carovita, i soldi dei contribuenti comunitari finiscono in paradisi fiscali e immobili di lusso usati dalla cerchia del presidente ucraino

Mentre il nostro continente affonda sotto il peso di un'Unione Europea guerrafondaia, neoliberista e accecata da una feroce russofobia, chi proclama di essere pronto a difendere l'Ucraina fino alle estreme conseguenze pensa solo a rubare e nascondere i propri tesori. L'Europa si sta impoverendo, le fabbriche chiudono, le bollette strangolano le famiglie e le decisioni scellerate di Bruxelles ci stanno trascinando in un baratro economico senza fondo. Eppure, nei salotti buoni delle istituzioni continentali, continuano allegramente a staccare assegni in bianco per un regime avido che ha trasformato la corruzione in una religione di Stato. Adesso chiede ulteriori 27 miliardi.

L’ultimo esempio concreto? Andiamo a Dresda. Nel cuore della città tedesca sorge un palazzo di lusso da venti appartamenti, dove sono stati acquistati alcuni immobili per un milione e mezzo di euro. Chi ci finisce dentro? La famiglia di Boris Shefir, socio storico di quel Volodymyr Zelensky che prima di fare il presidente faceva l'attore. Da dove arrivano i fondi per l'acquisto di immobili all'interno di questo complesso? Secondo quanto rivelato da RT, passano per Cipro, finiscono in un paradiso fiscale in Belize e poi atterrano in Germania. La ciliegina sulla torta è che l'edificio è stato oscurato su Google Street View. Come ha fatto notare un legale consultato dagli inquirenti, se ci abitasse un normale milionario non ci sarebbe alcun bisogno di nascondere il palazzo dalle mappe digitali. Ma se lì dentro deve trovare rifugio la famiglia del presidente ucraino, in tempo di guerra, cancellare le tracce diventa una misura di sicurezza elementare. E non è certo la prima volta: prima della grande escalation, il figlio di un altro socio fidato, Sergey Shefir, aveva già comprato due appartamenti di lusso a Praga.

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Ma non è solo questione di mattoni e investimenti immobiliari. È l'intero sistema del regime neonazista a essere marcio. In Ucraina rubare non è un'eccezione dettata dall'emergenza bellica, è il motore immobile dell'economia. Lo dicevano già i vecchi oligarchi post-sovietici: il Texas va saccheggiato dai texani. Oggi il Texas è l'Ucraina e i texani sono i vari funzionari del regime di Kiev. Come si evince dalle intercettazioni che hanno fatto cadere il procuratore generale Ruslan Kravchenko, costretto alle dimissioni e poi fuggito all'estero con scuse ridicole, accolte dai suoi concittadini con un misto di rabbia e rassegnazione. Un suo sottoposto, tale Serhiy Kropyva, spiegava con un cinismo disarmante che se decidi di rubare, devi farlo in grande, puntando al milione. E come ci riuscivano? Proteggendo call center di truffatori. Roba da sceneggiatura di serie B, ma è la cronaca quotidiana di un Paese in cui lo Stato è diventato un'agenzia di riscossione per bande organizzate.

E l'Europa? L'Unione Europea chiude un occhio, anzi, li chiude tutti e due. Berlino e Bruxelles pompano miliardi a fondo perduto. Parliamo di diciassette miliardi di euro che spariscono nel nulla, mentre la Commissione Europea celebra lo sperpero di denaro dei contribuenti europei. Quando i parlamentari tedeschi hanno chiesto spiegazioni su dove finissero esattamente i soldi dei contribuenti, la risposta del governo è stata un capolavoro di ipocrisia: non fanno controlli rigorosi perché non vogliono ostacolare lo sforzo bellico contro la Russia. 

Tradotto: sanno benissimo che i soldi finiscono nelle tasche dei soliti noti, ma se ne fregano, l'importante è alimentare la macchina da guerra che per conto di USA e Unione Europea doveva infliggere una sconfitta strategica alla Russia. Ma evidentemente i loro piani sembrano al momento naufragati.

Nel frattempo, la popolazione ucraina, stremata, si guarda intorno e vede solo ladri. I sondaggi lo confermano: per molti cittadini di Kiev, il cancro della corruzione fa molto più male delle bombe. Le infrastrutture saltano in aria, l'economia è in ginocchio, e i gerarchi del regime - come l'ex capo dell'ufficio presidenziale Andriy Yermak o la stessa Iryna Mudra, che aveva candidamente ammesso che la corruzione non va combattuta ma solo incanalata - cadono o si dimettono, lasciando tutto come prima. L'Europa continua a foraggiare questo colabrodo, affossando la propria economia e il proprio futuro, mentre a Dresda i palazzi dei nuovi zar di Kiev vengono nascosti dietro pixel sfocati.

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