mercoledì 11 gennaio 2012

L’Alcoa, Paolo Villaggio, Sardegna e Sardistàn - Stefano Deliperi

Il 10 gennaio 2012, ultimo anno della Terra secondo la nota profezia Maya, Paolo Villaggio – nel salotto televisivo di Oliviero Beha (“Brontolo”, Rai 3) dedicato alla crisi economica e alla condizione femminile – non ha trovato di meglio da dire che la scarsa natalità in Sardegna dipende dalle abitudini sessuali di pastori e pecore.   Battuta greve, fuori luogo, grezzotta.   Un po’ come il solito stereotipo dei siciliani tutti mafiosi e via cretinando.  Insomma, una boiata pazzesca.   Oliviero Beha ha glissato e cambiato discorso, qualche suo ospite ha fatto lo stucchevole sorrisetto di circostanza. Amen.
Apriti cielo!   Il Presidente della Regione autonoma della Sardegna Ugo Cappellacci, memore d’altro Ugo più famoso, ha tuonato, il capogruppo P.D.L. al Consiglio regionale Mario Diana, ha protestato veementemente, “i pastori isolani (chi? Quali?, n.d.r.) sono sul piede di guerra e hanno già dato mandato all’avvocato cagliaritano Anna Maria Busia di querelare Villaggio per le sue dichiarazioni, fioccano centinaia, anzi migliaia di messaggi e commenti di vibrante protesta sul web.   
Paolo Villaggio, dal canto suo, chiede scusa e per penitenza si dice “pronto ad andare in traghetto a Olbia e poi, vestito da francescano o da Gesù Cristo con le spine in testa, a farmi tutta la Sardegna a piedi e fermarmi ogni 500 metri a chiedere scusa per la battutaccia”.   Ma, forse, non sarebbe sufficiente per la battagliera avvocata kasteddaia: si potrebbe aggiungere – così, per insaporire la scena – il cilicio e un sardo pellito accompagnato da una pecora che ogni 10 metri gli allunga una frustata.  Tutta pubblicità, per Villaggio e l’avvocata.
Sempre il 10 gennaio 2012, la multinazionale Alcoa annuncia la chiusura degli impianti industriali sardi di Portovesme. 501 lavoratori licenziati, altre centinaia di lavoratori delle imprese connesse sulla via della disoccupazione.   Almeno 10 mila residenti nel Sulcis già allo sbando ne risentiranno.  L’avevamo, purtroppo, preventivato.     Un panorama di inquinamento ambientale e di disastro economico-sociale.
Reazioni?   Quelle dei sindacati e quelle routinarie delle Istituzioni.  Poi stop.
Resta da chiedersi se in questa Sardegna-Sardistàn il “problema del giorno” sia la battuta infelice di un comico o le prossime serissime difficoltà quotidiane di migliaia di persone. Vada per Cappellacci e la Busia, ma gli altri sardi non hanno nulla di più importante a cui pensare?
Questo sì che è molto preoccupante.

lunedì 9 gennaio 2012

I libri che mi sono piaciuti di più nel 2010

nel vecchio blog per qualche anno ho fatto una lista di libri che mi erano piaciuti di più durante quell'anno. 
la ripropongo per mia memoria e per la curiosità di chi ogni tanto molla tutto e legge un bel libro - franz


Ci sono dei racconti belli, e certi bellissimi, ci sono la letteratura e la vita (scusate se è poco), si sentono echi di Nagib Mahfuz  e Albert Cossery, due grandissimi scrittori egiziani, cosa volere di più? 

Come gli altri, un libro grandissimo. Un autore di quelli che qualunque libro tu legga, non sbagli. Ancora qualche libro non è stato stampato in italiano. Speriamo presto.
 
Ho letto anche questo libro di Yasmina Khadra, e, come gli altri, ti lascia senza parole. Racconta una storia durissima, a tratti insostenibile, soffri, ma non ti stacchi. Uno di quei casi in cui la letteratura arriva dove i giornali, quasi mai, non riescono ad arrivare, riesce a essere uno strumento di conoscenza e anche interpretazione del mondo. Agli scrittori questo si deve chiedere, altri devono cambiarlo.
Si imparano tante cose dai libri di questo scrittore. Oltre a godere di una scrittura coinvolgente. Approfittane anche tu.
 
L'ennesimo libro che leggo di Petros Markaris, col suo commissario Charitos.
Non annoia mai, Markaris è un grande della letteratura "di genere" europea, nell'olimpo con Mankell, Vargas, Nesser, Camilleri, e altri (ho citato solo qualche grande scrittore europeo vivente). Markaris scrive libri che sono più che "di genere", qui raccontano storie, si parla della società, dei conflitti, del rispetto, dell'essere umano, dell'amicizia, della pietas. I generi li hanno inventati per esigenze si sistemazione dei libri sugli scaffali delle biblioteche e delle librerie, l'unica distinzione in origine dovrebbe essere fra libri buoni e cattivi, almeno per me è questa. Chi lo legge capirà dove metterlo. E non avrà buttato via il tempo.
 
In questo libro i racconti "minori" sono bellissimi, gli altri perfetti. Come privarsene?
 
Davvero un bel libro, ti affezioni, lo leggi lentamente per non finirlo troppo in fretta.  Madame Rosa sembra la cugina dell'uomo di Rod Steiger, l'uomo del banco dei pegni, con gli incubi che ritornano, ma lei ha i bambini e Momo, che sembra il fratello di Holden (il traduttore, a un certo punto, omaggia l'eroe di Salinger, lo capisci quando leggi le due parole "vita schifa", che trovi nelle prime pagine dell'edizione italiana del giovane Holden, e un po' ti emozioni).
Momo ha gli occhi puliti di un bambino, che succhia il midollo della vita, come dice H.D. Thoreau.
C'è speranza finchè ci saranno bambini come Momo. Vai a conoscerlo!

Questo è un libro straordinario (fuori dall’ordinario), magari un po’ difficile (?), scritto a 33 anni, da uno scrittore polacco, nel 1937. (Witold è stato amico di Bruno Schulz).

Un romanzo che non sarà perfetto, è il primo che ha scritto, prima dei 25 anni, (si parte da Algeri a Marsiglia, si va a Praga, si torna ad Algeri), ma ha una logica, una sincerità, alcune immagini in una frase sola, uno stile che lo rendono imperdibile

Vorrei che i libri si distinguessero in libri belli e brutti, i generi sono fuorvianti, generano pigrizia.
Grazie a un libro di Nick Hornby, che racconta le sue letture, scopro che parla bene di David Almond.
Per conoscere David Almond leggi
qui
Provo con "Occhi di cielo". La copertina dice: adatto a chi ha più di 10 anni. Per far credere che è solo un libro per ragazzini/e.
L'ho letto.
E per i miei gusti è un libro bello davvero.
Mi sa che non sarà l'ultimo di David Almond che leggerò.
 
un libro necessario, di uno che passa da posizioni moderate a posizioni radicali, sul mangiare la carne.
non è necessario essere vegetariani, per leggere questo libro, ma si rischia di consumare molta meno carne di quella che si è consumata finora, dopo averlo letto.
regalatevi questo libro e regalatelo, fa soffrire, lasciate i libri di fiabe per un altro giorno.
di sicuro si fa un doloroso viaggio nell'inferno che esiste e non sappiamo, o facciamo finta di non conoscere.
Calvino ci ricorda questo: "L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n'è uno, è quello che è già qui, l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio."
si può iniziare da
qui , dai.
 

Abdol Hossein Sardari


…Il giovane diplomatico sosteneva che gli ebrei iraniani non avevano legami di sangue con l’ebraismo europeo. In una serie di lettere e documenti raccontò alle autorità nazista che l’imperatore persiano Ciro aveva liberato gli ebrei in esilio nel 538 avanti Cristo e che questi erano tutti tornati in Palestina. Solo più tardi un certo numero di iraniani avevano trovato interessanti gli insegnamenti di Mosè, decidendo di seguirne la legge. Questi seguaci di Mosè iraniani non potevano, sosteneva Sadari, essere considerati ebrei. I cosiddetti ebrei iraniani, disse inventando una categoria inesistente, erano Djuguten, una setta che non apparteneva in nessun modo alla razza ebraica. Sfruttando i suoi talenti di avvocato, Sardari continuò a poter operare fino a quando l’architetto della Soluzione Finale in persona, Adolf Eichmann, bollò questa storia come “i soliti trucchi ebraici”. Qualche tempo dopo Sardari fu richiamato in patria, a Teheran, ma decise di restare a Parigi. Adoperando il suo denaro, e le conoscenze acquisite, a rischio costante della sua vita, continuò la sua opera di giusto salvando centinaia di ebrei.
Durante la sua vita Sardarì non tentò mai di far riconoscere la sua azione. E’ morto solo, in un monolocale di Londra, nel 1981, dopo che la rivoluzione iraniana gli aveva tolto tutto.

In June 1940, embassies were transfered from Paris to Vichy which had become the capital of the new French Government. Nevertheless in each embassy residence in Paris a caretaker was left behind. Uncle Abdol Hossein Sardari, my mother's youngest brother, [photo on site linked above], who was in charge of consular affairs remained in the former French capital, now occupied by German Nazi military forces. At that unfortunate time many Iranian Jewish families lived in Paris. My uncle who liked to entertain, established close contacts with the German authorities and at the outset made it clear to them that Iranian jews were Iranians since the time of Cyrus the Great and therefore fell under the protection of Iranian laws like any other Iranian. He added that it was the reason why religion was not mentioned in Iranian passports. A letter was sent to my uncle by the German ambassador in Paris assuring him that no Iranian citizen would ever be harmed. As a result, the Iranian jews of Paris were not subjected to the special nazi measures against the Jews.
When in 1942 round ups of Jews started, and news regarding the "final solution" began to spread, the head of the Iranian Jewish community, contacted my uncle about his french co-religionists who were in danger of being sent to concentration camps. My uncle had in his office had a good supply of blank Persian passports. He took upon himself to also issue them to non-Iranian Jews who were facing deportation. As Allied forces invaded Iran, our ambassador in Vichy (Anoshiravan Sepahbody whose spouse was Sardari's brother) departed leaving Sardari in care of Iranian interests in Paris and all communications with Tehran cut. Refering to the humanitarian attitude of Cyrus the Great who had freed in 500 BC the Jews held captive in Babylon, Sardari had no doubt that the Shah and the Iranian government would confirm his decision after the war.
I was a diplomat in Paris during 1948 when the Iranian Jewish community (with its newly added "citizens") visited my uncle and offered him a silver plater signed by their leaders, as a token of their deep appreciation and gratitude. Sardari had also saved in extremis from the Gestapo Mr. Petrossian, a well-known importer of caviar who had contacts with the French resistance.
My uncle later became chargé d'affaires in Brussels. ln the mid-fifties he joined the National Iranian Oil Company and passed away in London in 1981.

Natalino Balasso - Il nichilista




grazie a Nicola per la segnalazione

domenica 8 gennaio 2012

I libri che mi sono piaciuti di più nel 2011


ho creato una piccola lista di libri, in ordine casuale, tra quelli che ho letto nel 2011, che spaziano dal bellissimo all'eccezionale. Fatene buon uso - franz



il potere e la consolazione della parola in una storia in cui i personaggi principali sono Franz Kafka, una bambina e la sua bambola.
qualcuna passerà il tempo a chiedersi se è un libro per ragazzi, io so che è un gran bel libro e una storia bellissima.
basta un'ora e, grazie a quell'ora dedicata a leggere questo libro, le altre 23 ore della giornata vi ringrazieranno.


uno scrittore grandissimo, di quelli che leggi piano piano, la scrittura ti avvolge e ti incanta, e i personaggi li conosci e non li dimentichi.
leggerò gli altri libri di Percival, è sicuro, uno della razza di Cormac Mc Carthy, per convincere i dubbiosi.
uno di quei libri che resterà, cercatelo, è più bello di come immaginate.


me l'hanno regalato l'altro giorno e l'ho letto quasi subito.
se lo inizi a leggere non hai scampo, arriverai alla fine.
difficile credere quanta crudeltà e follia ci stiano in così poche pagine.
e dolorosamente Alain non crede che sia possibile quello che gli succede, non riesce proprio a pensare sia possibile.
regalatevi questa lettura, non ve ne pentirete.


un libro che non ti aspetti, 128 morti che lasciano il loro ultimo messaggio, e ti accorgi che uno di questi potresti essere tu, e magari ti fermi un po' a pensare, abbiamo una vita intera per prepararci a morire e arriva sempre come un'interrogazione a sorpresa, non l'aspettavamo proprio per quel giorno.
il libro è davvero da non perdere.


un libro che mi è piaciuto per due motivi sopratutto, una come Loxandra l'abbiamo avuta come zia, o ci piacerebbe averla avuta, e poi l'amore per Istanbul.
chi ha visto Istambul e pensa che sia uno dei più bei posti del mondo, se una classifica del genere avesse senso, sarà stregato.
è ambientato nei 40-50 anni a cavallo del 1900 e la Storia è dentro le pagine del libro.
dispiace arrivare alla fine, ma così succede.


un libro nel quale la realtà supera la fantasia.
non puoi non soffrire insieme a Enaiatollah, leggendo il libro.
poi è finita bene, ma quanti altri migliaia non racconteranno mai la loro storia?
per ricordare l'inferno quotidiano.
merita.


Un gran bel libro, scritto durante guerra, negli anni '40, pubblicato in Italia dopo mezzo secolo.
Un racconto di ragazzini e adulti, guerra ed eroismi, maestri e allievi, nazisti e partigiani, buoni e cattivi.
E li chiamano libri per ragazzi.
Appassionante, provaci, non te ne penti.

Danilo Kis - Dolori precoci 

Danilo Kis riesce a scrivere racconti perfetti (per non parlare del resto), capolavori.
per il vostro bene, non privatevene.

Austerlitz - Winfrid Georg Sebald 

ho iniziato a leggerlo qualche mese fa, ma non riuscivo ad entrare nella storia, ho lasciato perdere.
ho riprovato da poco, e superata la prima parte, che ti porta in giro, ma non sai dove, è venuto il bello.
bisogna fidarsi.
la storia è una ricerca delle origini, delle radici, quelle vere.
e scopri tutto dalle parole di Jacques Austerlitz, e "vedi" Praga, Terezin, Parigi.
un libro emozionante e coinvolgente.
vogliatevi bene, leggetelo, anche se vi farà soffrire.

Morte di un supereroe – Anthony McCarten 

inizia un po' lento, ma una volta che sei entrato nella storia sei in trappola.
e Donald e Adrian non te li dimentichi, poco ma sicuro.
da non perdere.

Il libro dei teschi - Robert Silverberg 
Inizia come una gita di quattro ragazzi e finisce in dramma,  in un crescendo di un grande scrittore.
Passa per essere un libro di fantascienza ed è la riprova che le classificazioni sono inutili e fuorvianti. È solo un gran bel romanzo, che tiene ben svegli fino all’ultima pagina.
Non ve ne pentirete, promesso.

Hotel Nomade - Cees Nooteboom

un libro di viaggi che si legge come un romanzo.
buon viaggio! - franz


...L’autore racconta le sue tante esperienze di viaggio arricchendole di citazioni e riflessioni. «Viaggi da solo in un mondo gestito dagli altri». Non avevo mai pensato a questo.
Eppure ci sono «coloro che possiedono la pensione dove vuoi una stanza, coloro che decidono se per te c’è ancora posto sull’aereo che vola una sola volta alla settimana, coloro che sono più poveri e con te possono guadagnare qualcosa, coloro che sono più potenti perché possono rifiutarti un timbro o un documento, coloro che parlano lingue che tu non capisci, coloro che ti vendono cibo al mercato e ti mandano nella direzione giusta o sbagliata»...
da qui

Astarte - Andrea Pazienza

davvero bello e anche emozionante.
Astarte è un grande personaggio, pazienza se la storia non è completa, ogni tavola è un quadro.
indimenticabile - franz

…Astarte è un piccolo gioiellino del fumetto, i disegni come sempre splendidi di Pazienza riescono a ricreare, insieme ai testi scarni e poetici, una bellissima atmosfera. 'Li senti i campanelli, le risate, le urla, il bramito dei cammelli?' dice Astarte a Paz, 'Spalanca gli occhi adesso, apri le nari... è Cartagine' e pare quasi di sentire le strade rumorose che alzano la polvere sotto le ruote dei pesanti carri, l'odore del sangue sparso sui verdeggianti campi di battaglia.
Si tratta di una delle storie più belle e commoventi del grande artista pugliese, le tavole sono in bianco e nero, estramamente curate ed affidate ad un tratteggio meticoloso e certosino…

…Se lo sguardo di Pazienza ci appare diverso, lo stesso non si può dire del suo tratto. Nelle poche tavole portate a termine, Pazienza passa in rassegna una grande quantità di stili. La stessa varietà che, in passato, lo aveva portato ad affermare ancora: “Io sono il più bravo disegnatore vivente”. Tutto questo, come sempre, senza mai rinunciare  alla propria unicità e riconoscibilità. Le tavole fatte di primi piani caricaturali, di espressioni deformate dalla più vasta gamma di emozioni, si alternano ad altre di un iperrealismo quasi doloroso. Le forme sono a volte appena accennate da una linea che, in obbedienza agli insegnamenti della ligne claire francese, ci dice tutto su ciò che rappresenta; altre volte, sono rifinite fin nei minimi particolari. A pagina 49 fa capolino un Annibale che, crediamo, molto deve alla fisionomia di un altro celebre personaggio di Pazienza, il già citato giovane (sociopatico) Zanardi…

Più passa il tempo, e più ci si accorge di quanto Andrea Pazienza sia stato importante nella storia del disegno italiano. E non solo nel disegno, ma anche in quella particolare forma d’arte che definiamo «romanzo per immagini», o «graphic novel». L’inventore di Penthotal, Zanardi, Pompeo e di un mucchio di altre storie per Linus, Alter, Il Male, Cannibale, Frigidaire è stato un maestro nel mescolare parola e immagine, dialoghi e ritratti, lavorando ora sul dettaglio, ora sul montaggio. Le storie di Pazienza non possono essere lette semplicemente né come una galleria di immagini geniali, né come una serie di pagine in cui il linguaggio viene reinventato, frullato, dilatato. Sono l’uno e l’altro insieme. E oggi – come ammesso da molti dei disegnatori contemporanei, Gipi in testa – il «graphic novel» italiano non avrebbe intrapreso alcune delle strade che ha intrapreso, se non ci fosse stato il genio di Pazienza ad aprire un varco. Un genio da imitare, rifiutare o superare, a seconda dei momenti, ma la cui influenza non si può ignorare o aggirare facilmente…


sabato 7 gennaio 2012

Latitanza borghese - Marco d'Eramo

...Fino al 1991 la delocalizzazione e l'off-shoring erano stati mantenuti entro i limiti, proprio per non degradare l'economia e il mercato del lavoro di una marca di frontiera. Ma da allora non ci fu più nessuna remora. E da allora il Prodotto interno lordo del nostro paese è sostanzialmente piatto, è anzi arretrato con l'ingresso nell'euro.
Ricordiamo che dal 1992 in poi, su mandato politico, l'Istat ha mentito sistematicamente sui dati dell'inflazione: mantenendoli più bassi del reale consentiva di pagare interessi minori sui Bot, di rivalutare meno le pensioni, di abbassare la scala mobile. Quando fu introdotto l'euro e i prezzi praticamente raddoppiarono d'un colpo (la parità nominale era 1 euro = 2.000 lire, la parità reale era 1 euro = 1.000 lire), l'Istat ebbe il coraggio di dirci che in quell'anno i prezzi erano aumentati del 4 o 5 per cento, se non ricordo male. Divenne un luogo comune dire che spendevamo in euro, ma guadagnavamo ancora in lire.
A detta dello stesso ex ministro Giulio Tremonti, l'introduzione dell'euro provocò la più colossale redistribuzione di reddito della storia repubblicana, a scapito dei lavoratori dipendenti (operai, insegnanti, infermieri, ma anche professori universitari, giudici o diplomatici) e a favore del cosiddetto «popolo della partita Iva».

Come il Giappone, quando è scoppiata la crisi del 2007, anche l'Italia non si era ancora ripresa dalla degradazione decretata dalla fine della guerra fredda. Semmai, la nostra situazione era molto peggiore di quella giapponese perché erano già in calo tutti gli indicatori, dalla percentuale del Pil dedicata a ricerca e innovazione, alle spese di welfare, agli investimenti in grandi opere, all'acculturazione dei giovani, al mercato del lavoro).
Ma quel che è successo potrebbe essere letto in modo ancora più impietoso: e cioè i favoritismi nei confronti del nostro paese avevano mascherato durante la guerra fredda la principale carenza di lunga durata dell'Italia, e cioè l'assenza di una classe borghese: in Italia ci sono moltissimi ricchi, come si è visto l'altro ieri a Cortina, ma questi ricchi non fanno classe. Da decenni non si vede nessun capitalista nostrano investire in università e ricerca. I ricchi d'oltreoceano finanziano Harvard, Yale, e persino i più reazionari tra loro sovvenzionano centri studi; da noi i Moratti, i Berlusconi e gli Agnelli comprano tutt'al più calciatori. L'assenza di una borghesia intesa come classe si ripercuote - sembra un'ovvietà - nella totale latitanza di uno «stato borghese», di una «legalità borghese». Nessun ricco italiano si sente membro della classe dirigente, come invece succedeva a quel giudice della Corte suprema statunitense che diceva «A me, come a tutti, scoccia pagare le tasse, ma è il prezzo che pago per la civiltà».