venerdì 20 luglio 2018

A te che lo voti “perché è uno come me mica un radical chic” - Giulio Cavalli



A te, che sei sempre alla ricerca di un leader che venga dal popolo ma che in realtà, anche se non hai il coraggio di ammetterlo, speri di trovare molto banalmente qualcuno che ti assomigli: sceglieresti un idraulico perché come te è intollerante al glutine? Ti faresti progettare la casa da un architetto scelto solo perché tifa per la tua stessa squadra? Faresti operare tuo figlio in gravi condizioni da un medico scelto perché come te odia gli zingari, anche se non ha studiato medicina? E, se il giochetto è quello della vicinanza e della famigliarità, perché non vi fate aggiustare l’auto guasta direttamente dalla nonna o perché non fate leggere i risultati dei vostri esami del sangue dallo zio che amate tantissimo perché è un ragioniere come voi?
Il feticcio dell’uomo che è uno di noi è una cretinata pazzesca. È il naturale risultato del continuo abbassamento del dibattito (e anche delle speranze e delle aspettative, purtroppo) per cui ci si sente rassicurati solo da qualcuno che non intacchi la nostra invidia: se ha più soldi di noi (indipendentemente dal fatto che i successi siano stati ottenuti con merito) o se ha più talento di noi o se semplicemente è più bravo di noi a fare qualcosa allora diventa un nemico da abbattere, un raccomandato, un disonesto, un antipatico.
Così, a forza di cercare rassicurazioni alle incertezze, finiamo ogni volta per avere una classe dirigente solitamente composta da qualche leader empatico (come quelli che si fanno un curare da un medico che fa tanto ridere, appunto) e la sua corte di vassalli. E invece noi siamo un Paese (a proposito di nazionalismi che vanno così tanto di moda) che ha delle eccellenze meravigliose, persone smisuratamente più capaci, preparati e geniali nei loro campi. Io vorrei essere governato da quelli, per dire. Io non vorrei mai avere me come ministro dell’Economia, che di economia non ci capisco un’acca, e pur volendo bene a mia mamma non credo che sarebbe una buona idea nominarla presidente del consiglio.
Ma come siamo arrivati qui? Perché è questo, il punto: rovinati da decenni di élite che hanno governato la politica siamo caduti nel tranello di volere uno di noi perché male che vada non può fare peggio degli altri? Davvero? Se troviamo un piastrellista che ci fa un pessimo lavoro chiameremmo un veterinario per la prossima posa tanto non può fare di peggio? A me, non so voi, questa cosa fa esplodere il cervello.
Combattere la povertà accettando incapaci purché siano poveri, fronteggiare la disperazione facendosi guidare da chi ci indica i disperati messi peggio di noi, ascoltare nullafacenti cronici strapagati dalla politica che discettano degli orologi o degli attici degli altri che hanno invece un mestiere, puntare all’uguaglianza intesa come la medesima insoddisfazione per tutti è la via più breve verso il baratro. A tutta forza.

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