sabato 14 luglio 2018

L'indagine - Juan José Saer

non si può leggere Juan José Saer per passare il tempo, è una cosa impegnativa, e alla fine dà molte soddisfazioni.
qui ci sono due storie che si alternano, ciascuna vale un libro intero, e Juan José Saer è un grande scrittore.
(per l'ordine di lettura leggete qui, ma con juicio).
godetene tutti.





Saer è un grande scrittore con uno stile musicale e ossessivo, dice che la sua prosa ha un ritmo ipnotico, piena di evoluzioni sintattiche, «parte da un punto, da un immagine, un dettaglio, un pensiero, e inizia ad accrescerlo con strati di altre immagini, pensieri e dettagli, snoda la prosa in una direzione, la biforca e sono due serpenti di parole che procedono, uno si biforca ancora, l’altro di avvinghia su se stesso, le spire ritornano alla radice e sgusciano ancora tra le pagine» diceva così, sembrava quasi che delirasse, forse è malato, deve avere qualche sindrome, com'è quella di Stendhal? Forse ha proprio quella; diceva che per seguire la meravigliosa prosa di Saer bisogna farsi sommergere da quella corrente di parole, farsi trascinare. «Questo vale per tutti i grandi sudamericani!» ha gridato a un certo punto, «e invece… invece cos’ha fatto quella?»«Sorda! Ha trascritto come una stenografa e si è pure inciampata più di una volta!… Niente, ha spianato tutto, tutto… tabula rasa, un temino farfugliante!»…

Saer ci narra il tutto con maestria, con un rotolare di parole che a volte sembrano fini a se stesse ma che compongono un quadro completo come se si fosse accanto ai personaggi, facendoci vedere ciò che essi vedono. Descrizioni non fini a se stesse e scritte per riempire le pagine e allungare il testo come spesso accade, ma descrizioni funzionali alla totale immersione del lettore nella trama e nell'atmosfera, la cena di fine estate argentina è veramente notevole. Un  lavoro di introspezione che ci rende partecipi dei meccanismi mentali dei personaggi e dei i loro atteggiamenti esteriori…

Nessun commento:

Posta un commento