domenica 25 gennaio 2015

L’ibisco viola – Chimamanda Ngozi Adichie

una ragazzina cresce, è ricca, in un paese difficile, la libertà è difficile, i rapporti con i genitori sono difficili, un fratello, una zia, cugini, e un nonno "pagano", ecco la famiglia.
morire è un attimo, Kambili cresce, è bravissima a scuola, il padre le vuole un bene da matti, conosce un prete, se ne innamora, è una magia, è un libro che non vorresti mai finire di leggere, da quanto è bello.
Chimamanda vi parla qui e qui, e, se la ascoltate e vi conquista, sappiate che scrive bene come pochi, non privatevene - franz





Nigeria. Kambili ha quattordici anni. Suo fratello Jaja un paio di più. Il padre Eugene ha studiato all’estero, possiede molte fabbriche, è uno degli uomini più ricchi del paese. E, soprattutto, è molto religioso: preghiera di ringraziamento (lunghissima) prima dei pasti, rosario alla sera, rosario durante i tragitti in automobile, confessione e comunione obbligatoria per tutta la famiglia. La domenica in cui Jaja non si avvicina all’altare per ricevere l’ostia il padre scaglia il messale contro la vetrinetta che contiene la collezione delle statuine della madre: è la scena chiave del libro, quella che inizia il racconto di Kambili che procede a ritroso per ricongiungersi poi con questo momento che segna il cambiamento, la ribellione al padre-padrone…

Quanto è stato emozionante questo romanzo! 
Ho sentito le emozioni di Kambili: la paura che non l'abbandona mai, le parole che le si bloccano in gola, le sensazioni intense per padre Amadi, l'intesa con il fratello Jaja, il rispetto per la madre, l'ammirazione per la zia Ifeona e per i cugini e soprattutto quello strano sentimento per il padre, quel continuo ondeggiare tra terrore e venerazione, tra timore e fiducia.
Restavo con il fiato sospeso, mi si stringeva lo stomaco come se fossi lì, come se fossi io Kambili…

… Il libro è di quelli che lasciano il segno. Scritto con grande passione e "colore", è un viaggio nella Nigeria, nella religione, nella famiglia, nell'amore e nell'odio. Insomma un percorso, a volte spensierato e   profumato, e altre volte violento e angoscioso nell'animo umano. 
Ambientato nelle città di Enugu, dove vive la protagonista del libro, l'adolescente Kambili (nel suo percorso è affiancata dal fratello Jaja) e di Nsukka, dove abita la zia, il testo si sviluppa all'interno della famiglia allargata (benestante e colta) di un editore indipendente e fanatico cattolico, che si trova a vivere i difficili momenti dopo un colpo di stato. Da una parte la figura di un padre, Eugene, intellettuale e attivista, che diventa violento in famiglia a causa di un fanatismo religioso eccessivo e dall'altro la società civile nigeriana in forte evoluzione e ricca di contraddizioni.
Un romanzo a tratti forte, che lascia sempre delle strade aperte a diverse possibili soluzioni, in cui il lettore non può che identificarsi in un'atmosfera a volte intensa di emozioni e bellezze, altre volte cupa e malinconica.
E' anche un racconto sulle trasformazioni che una società fortemente tradizionalista ha subito (forse inconsapevolmente) a causa del colonialismo e delle ingerenze (forti) di un'evangelizzazione forzata. Una lotta tra cattolicesimo e tradizione, tra amore e odio nel mentre della trasformazione di una società allo sbando e delle scoperte adolescenziali…
da qui

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