sabato 6 luglio 2019

Brasile, ministro premio per Lula in carcere inquisisce chi lo accusa







Brasile, giudice Moro fatto ministro per Lula in carcere straripa
Il ministro della giustizia brasiliano Sérgio Moro, ex giudice d’assalto noto al mondo per aver condannato e tolto politicamente di mezzo il ‘sinistro’ presidente Lula, non gradisce le rivelazioni sulle forzature illegittime da lui commesse per arrivare a una condanna e prova ad intimidire chi lo accusa mobilitando la polizia che da lui dipende.
Secondo quanto ha riferito il sito ‘O Antagonista’, la polizia federale, che da lui dipende, ha chiesto al Coaf, il Consiglio di controllo sulle attività finanziarie, di avviare un’indagine sui conti di Glenn Greenwald, cioè sul giornalista che sta indagando su di lui e sulla frode giudiziaria ai danni di Lula di cui è accusato, a rischi di dimissioni e peggio.

Arroganza e stupidità
La Freedom of the Press Foundation, definisce la rappresaglia del ministro come «un oltraggio alla libertà di stampa» e «un grossolano abuso di potere». E su l’ex eroe della lotta alla corruzione ora piovono critiche feroci anche della grande stampa internazionale. Colpi durissimi. «Eroe caduto» per Le Monde. «Eccesso di ambizione e di vanità» per The Huffington Post. The Independent scrive di illusioni messianiche e la disponibilità «a distruggere lo stato di diritto per raggiungere i propri obiettivi».
Bersaglio anche a destra
Non risparmia critiche dure neppure la stampa brasiliana, ‘compresa quella conservatrice’, rileva Claudia Fanti sul Manifesto. «Ma non hanno approvato un dispositivo contro l’abuso di autorità?», si chiede ‘GloboNews’, riferendosi al progetto di legge contro gli abusi di autorità da parte di giudici e pubblici ministeri approvato dal Senato il 26 giugno. «Moro non rispetta la stampa, non rispetta la tutela della riservatezza della fonte», denuncia Intercept.
Ma l’ex giudice ministro ora insolitamente tace. Anche se a porgli domande ora è anche la Camera dei deputati, da cui sguscia. Il ministro, scrive la Revista Fórum, «è stato demolito» e «a tratti umiliato» durante l’audizione. «Il ministro deve rispondere alle domande che gli vengono rivolte. Gli è stato chiesto qui, diverse volte, se la Polizia federale e il Coaf stiano indagando il giornalista e il ministro tace».

Ultime rivelazioni e il peggio
Le ultime rivelazioni non hanno certo alleggerito la posizione dell’ex giudice e del pool della Lava Jato, la tangentopoli carioca. Come quelle da cui emerge come Léo Pinheiro, il proprietario dell’impresa di costruzioni Oas la cui testimonianza è risultata determinante per la condanna di Lula, avesse dovuto cambiare la sua versione almeno due volte prima di ottenere uno sconto di pena e altri benefici. E di come l’altro inquirente, Deltan Dallagnol, a proposito di tali concessioni, si preoccupasse delle apparenze: «Non può sembrare un premio per la condanna di Lula?». La preoccupazione del sembrare, il sospetto forte che proprio questo sia stato. Intanto, fine giugno, negata dal Tribunale Supremo Federale la scarcerazione provvisoria a Lula in attesa di una decisione sul ricorso presentato dai suoi avvocati, che chiedono l’annullamento del processo.

(da Remocontro)

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