martedì 19 gennaio 2021

dice Beppe Scienza: attenti al portafoglio!


L'assalto (interessato) dei giornali agli italiani 'ignoranti' che lasciano i soldi in banca - Beppe Scienza

Molti italiani tengono soldi fermi sui loro conti, in banca o alla Posta. Se poi un titolo scade, non lo reinvestono. È un comportamento diffuso anche in altri Paesi, soprattutto dopo l’arrivo del coronavirus. Ma in Italia chi fa così è bersaglio di una valanga di insulti. Giornalisti economici e pretesi esperti lo bollano di ignoranza e incompetenza. L’accusano di essere privo di educazione finanziaria o, meglio, di financial literacy, che fa molto più fine.

Tutto falso. La verità è che a costoro dà fastidio che i risparmiatori oppongano resistenza a banche, assicuratori e cosiddetti consulenti che vogliono rifilargli opachi fondi comuni, polizze e fondi pensione trappola, certificati rischiosi e compagnia brutta.

Tenere liquidità sul conto - e anche parecchia - è soprattutto ora un comportamento prudente che tutela dai rischi di perdite, possibili, probabili o addirittura sicure, cui va incontro chi dà retta ai consigli di banche o venditori porta a porta. Ciò vale soprattutto ora che il rendimento di mercato del denaro è vicino a zero e, per fortuna, anche l’inflazione, per cui i soldi non si deprezzano. Rendimenti nulli e prezzi fermi, non è il paradiso ma neppure l’inferno.

Per spaventare i risparmiatori circolano sulla stampa e in Rete dati e discorsi manipolatori. Uno è la perdita del 28% in potere d’acquisto che avrebbe subito chi ha tenuto risparmi non investiti per vent’anni. Ma nel 2000 non veniva in mente a nessuno di tenere a lungo soldi infruttiferi. Già solo coi buoni postali (ordinari serie Z) si poteva ottenere il 5,05% annuo netto composto; e trovarsi ora con un capitale più che raddoppiato in termini reali. Altroché perdita del 28%!

È nell’attuale contesto, diversissimo, che molti sono tentati dal lasciare i soldi sul conto; e fanno bene a cedere a tale tentazione. Ma mica s’impegnano per vent’anni. Tenere i soldi liquidi, significa anche poterne cambiare la destinazione ogni momento.

Attualmente è poi bassissimo il pericolo che la banca fallisca, anche a prescindere dal fondo di autotutela dei depositi. Volendo una sicurezza ancora maggiore ci sono i contanti, costantemente consigliati dalla banca centrale tedesca (Bundesbank). Poi, più comodi, i buoni fruttiferi postali con cui uno si riprende integralmente quanto ha versato, anche quando i bolli superano gli interessi.

Non parliamo poi dell’indicazione, spesso ammantata di scientificità, di tenere in liquidità solo l’equivalente delle spese di 2-3 mesi. E uno dopo come tirerà avanti, trovandosi senza introiti per la perdita del lavoro o della clientela, in particolare dopo l’arrivo ora col coronavirus?

Infine si legge che bisogna investire i propri soldi, affinché l’economia giri. Ma allora va bene anche farseli rubare, perché i ladri normalmente spendono subito il maltolto e perciò fanno girare l’economia come una trottola.

da qui



Trappola delle polizze “a vita intera”: peggiori dei fondi comuni e delle gestioni in fondi - Beppe Scienza

È un discorso che riguarda milioni di risparmiatori, ignari di trovarsi sul groppone strane assicurazioni, diffuse ormai in maniera epidemica. Andando a vedere cosa gli hanno venduto, scopriranno infatti di avere versato soldi in polizze denominate “a vita intera”, così chiamate perché durano finché uno le riscatta (o muore).

Per più lustri i fondi comuni d’investimento sono andati per la maggiore nell’ambito del risparmio gestito. Ma per i padroni del vapore hanno alcuni difetti: poco vincolanti, non abbastanza opachi, facilmente confrontabili. Così un piccolo genio del male ha avuto una trovata: ripescare una forma assicurativa trascurata, cioè appunto quella detta a vita intera, e trasformarla in un sostituto peggiorativo dei fondi comuni e delle gestioni in fondi. Peggiore per i clienti e quindi migliore per banche e promotori.

Si tratta di contratti dai contenuti assicurativi minimi, da perseguire semmai con altri strumenti. Per cominciare al risparmiatore i soldi vengono bloccati per un anno, che già è un bel tiro mancino. Di fatto finisce in una specie di gestione in fondi, ma interni alla struttura che gli ha venduto il prodotto, privi degli obblighi di trasparenza dei fondi comuni italiani. Paga commissioni che possono arrivare al 4% in un anno. Non ha nessuna garanzia nei confronti delle perdite nominali e ancor meno di quelle reali.

Oltre al discorso generale ci sono poi i casi particolari. Vedi la neonata Prospettiva Sostenibile di Banca Intesa, che ti invita a sottoscriverla perché così “contribuisci a creare un mondo migliore”. Ma invece io sono di animo malvagio, per cui mi rifiuto di mettervi i miei risparmi, sordo ai bisogni dell’umanità.

Banca Intesa scrive anche che così “investi i tuoi risparmi in modo semplice”. Il che si traduce in 63 pagine con 5 tabelle per i costi, anche molto complicate, e la richiesta di “una dichiarazione di residenza a fini fiscali secondo il diritto irlandese”. Alla faccia della semplicità!

Che dire poi di 100% Yellow Life, parto congiunto dei gruppi Generali e Mediobanca, che per altro è una polizza rivalutabile? Leggiamo che “il contratto prevede la rivalutazione annuale del capitale investito […] pari al rendimento della gestione separata diminuito dell’1,5% trattenuto da Genertellife”. Peccato che spulciando fra le clausole si scopra che la rivalutazione: “Può essere negativa”. In italiano le rivalutazioni negative si chiamano svalutazioni o perdite.

Insomma, la conclusione è una sola: se la volontà del legislatore fosse tutelare i risparmiatori, prodotti simili sarebbero proibiti.

da qui

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