lunedì 24 agosto 2026

guanti di velluto?

 

ICE, arrivano i guanti elettrificati per costringere i migranti all’obbedienza - Osservatorio Repressione

 

L’agenzia delle deportazioni vuole spendere fino a 20 milioni di dollari per migliaia di G.L.O.V.E., dispositivi capaci di infliggere scariche elettriche attraverso il contatto con la pelle. Vengono presentati come strumenti di «de-escalation», ma il manuale ammette rischi di lesioni gravi o morte. Un uomo è già morto dopo l’utilizzo ripetuto del dispositivo in un carcere del Kentucky.

Prima i passamontagna, i raid nei luoghi di lavoro e nei quartieri, gli arresti indiscriminati, le deportazioni di massa. Poi le armi da fuoco e una sequenza di operazioni finite con persone uccise. Adesso l’Immigration and Customs Enforcement (ICE) dell’amministrazione Trump si prepara ad aggiungere al proprio arsenale migliaia di guanti capaci di infliggere scariche elettriche direttamente sul corpo delle persone fermate.

Il Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) ha pubblicato un avviso per l’acquisto dei cosiddetti Conductive Distraction and De-escalation Devices. La spesa prevista è compresa tra 10 e 20 milioni di dollari e la fornitura dovrebbe essere completata entro marzo 2027. I dispositivi saranno destinati sia agli agenti dell’Enforcement and Removal Operations, il settore dell’ICE direttamente impegnato negli arresti e nelle deportazioni, sia a quelli dell’Homeland Security Investigations.

Il prodotto individuato è il CTG-5 G.L.O.V.E., acronimo di Generated Low Output Voltage Emitter, fabbricato dalla Compliant Technologies di Lexington, Kentucky. Apparentemente è un normale guanto operativo. Premendo un interruttore, però, l’agente può attivare due elettrodi e trasmettere una scarica elettrica attraverso il contatto diretto con la pelle. Il dispositivo può raggiungere i 380 volt e produce impulsi destinati a provocare dolore e a interferire temporaneamente con la coordinazione muscolare.

L’azienda lo presenta con il linguaggio ormai abituale dell’industria delle armi cosiddette «meno letali»: uno strumento «umano», discreto e destinato alla «de-escalation», capace secondo il produttore di ottenere normalmente l’obbedienza di una persona in meno di tre secondi. È proprio questa retorica a meritare attenzione. Un dispositivo costruito per infliggere deliberatamente dolore viene trasformato linguisticamente in una tecnologia per ridurre il conflitto. La scarica elettrica diventa «distrazione conduttiva», la coercizione diventa «compliance», l’arma diventa uno strumento di «de-escalation».

Un’arma che non lascia quasi tracce

A differenza del Taser, il G.L.O.V.E. deve essere applicato direttamente sulla pelle. Ma possiede una caratteristica particolarmente problematica dal punto di vista del controllo sull’uso della forza: può essere utilizzato in maniera estremamente discreta e normalmente non lascia i segni di contatto o le bruciature associate ad altri dispositivi elettrici.

È precisamente questo aspetto ad allarmare le organizzazioni per i diritti civili. In un contesto nel quale l’ICE è già accusata di uso eccessivo della forza, abusi durante gli arresti e scarsa trasparenza, mettere nelle mani degli agenti uno strumento capace di infliggere dolore senza produrre necessariamente evidenze immediatamente visibili significa rendere ancora più difficile documentare eventuali violenze.

L’American Civil Liberties Union ha espresso forti preoccupazioni. La questione, infatti, non riguarda soltanto le caratteristiche tecniche dell’arma, ma chi la utilizzerà, contro chi e dentro quale sistema di controlli. L’ICE non è un corpo che opera eccezionalmente contro persone armate: i suoi agenti fermano quotidianamente migranti nei luoghi di lavoro, nelle abitazioni, per strada e durante trasferimenti e deportazioni.

Lo stesso manuale del produttore contiene avvertimenti che rendono ancora più evidente la delicatezza del dispositivo. Il guanto non dovrebbe essere utilizzato per punire qualcuno, in risposta alla semplice disobbedienza verbale o come strumento di tortura. Il produttore sconsiglia inoltre l’impiego contro bambini piccoli, anziani, donne incinte e altre persone vulnerabili. Avverte persino che, in determinate circostanze, l’utilizzo può contribuire a provocare lesioni gravi o morte.

Un uomo morto dopo quaranta scariche

Il G.L.O.V.E. viene già utilizzato in alcune carceri e da alcuni dipartimenti di polizia statunitensi. E sul dispositivo pesa una vicenda gravissima.

Una causa giudiziaria ancora pendente riguarda la morte, nel 2024, di un uomo di 43 anni in un carcere di Richmond, Kentucky. Secondo gli atti citati dalla stampa americana, l’uomo sarebbe stato sottoposto 27 volte alle scariche dei guanti elettrificati e altre 13 volte a quelle di un Taser. Un’indagine interna avrebbe inoltre accertato che due applicazioni del G.L.O.V.E. durarono rispettivamente 45 e 99 secondi, molto oltre il limite di 15 secondi raccomandato dal produttore. La stessa struttura carceraria riconobbe che quelle condotte avevano inflitto dolore non necessario aumentando il rischio di gravi conseguenze per la salute.

È difficile separare questo precedente dalla decisione di distribuire potenzialmente migliaia di questi dispositivi all’ICE.

L’ex direttore ad interim dell’agenzia John Sandweg ha avvertito che uno strumento del genere è troppo facile da utilizzare impropriamente contro persone che non rappresentano alcuna minaccia. Il giurista Michael Mannheimer, esperto di uso della forza da parte della polizia, ha sollevato un’altra questione: avere un dispositivo immediatamente disponibile può indurre gli agenti a saltare forme meno invasive di intervento e ricorrere direttamente alla scarica elettrica.

Il responsabile della politica delle frontiere della Casa Bianca, Tom Homan, difende invece il progetto sostenendo che offrirebbe agli agenti un’alternativa alle armi da fuoco, ai Taser e agli spray urticanti. Prima dell’impiego, ha assicurato, saranno predisposti protocolli e formazione specifica.

Ventimilioni di dollari dentro la macchina delle deportazioni

Il problema è che i guanti elettrificati non arrivano nel vuoto. Arrivano mentre l’amministrazione Trump sta enormemente ampliando uomini, mezzi e poteri dell’apparato federale dell’immigrazione e mentre aumentano arresti, detenzioni e operazioni nei luoghi di lavoro. Arrivano soprattutto dopo mesi nei quali l’uso della forza da parte dell’ICE e degli altri corpi federali impegnati nella campagna contro i migranti è diventato una questione politica nazionale.

Negli ultimi mesi abbiamo raccontato gli omicidi di Renée Good e Alex Pretti a Minneapolis, quello di Lorenzo Salgado Araujo a Houston e le altre sparatorie che hanno accompagnato la campagna di deportazioni. Proprio mentre emergono interrogativi sulla responsabilità degli agenti e sull’assenza delle bodycam in alcuni degli episodi più gravi, Washington sceglie di mettere a disposizione dell’ICE un’altra tecnologia coercitiva.

La procuratrice generale dello Stato di New York, Letitia James, ha già avvertito che eventuali abusi compiuti con questi dispositivi potranno comportare responsabilità civili e penali. La deputata democratica Pramila Jayapal li ha definiti un ulteriore strumento pericoloso destinato a colpire immigrati e cittadini.

Ma la questione va oltre l’ennesima arma consegnata agli agenti. C’è qualcosa di profondamente rivelatore nel linguaggio scelto per descriverla. Un guanto che trasmette una scarica elettrica al corpo di una persona affinché obbedisca viene ufficialmente definito uno strumento di “de-escalation”. È la stessa inversione semantica attraverso cui la violenza istituzionale viene continuamente neutralizzata: la deportazione diventa enforcement, il rastrellamento diventa operazione mirata, la detenzione diventa custodia e il dolore inflitto diventa uno strumento per ottenere compliance.

Il G.L.O.V.E. rende quasi materiale questa trasformazione. Il potere coercitivo non è più soltanto nella pistola, nel manganello o nelle manette: viene incorporato nella mano dell’agente. Basta afferrare un corpo e premere un pulsante.

Ed è forse questo l’aspetto più inquietante. Nel pieno della campagna di deportazioni di massa, l’amministrazione Trump non sta semplicemente aumentando il numero degli agenti dell’ICE. Sta costruendo un apparato nel quale sorveglianza, detenzione, deportazione e coercizione fisica diventano parti sempre più integrate della stessa macchina.

da qui

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