sabato 24 novembre 2018

Privatizzare la sanità e per il resto non cambiare nulla: ecco il progetto di Salvini per la Sardegna (che piace anche al Pd) - Vito Biolchini



Matteo Salvini arriva in Sardegna e per lui è, come dicono i giornalisti, “un bagno di folla”. Sorprendente? Anche no. Il centrodestra è sempre alla ricerca di un capo e il segretario della Lega, se uno si accontenta, indubbiamente mostra di esserlo.
E con le offese ai meridionali come la mettiamo? Semplice: i sardi non si sentono meridionali, e anzi spesso nutrono verso gli italiani del sud un malcelato fastidio. Quindi nessuna controindicazione. Piuttosto, in Sardegna la Lega può rispolverare i suoi vecchi arnesi ideologici dell’autonomia e del rispetto delle comunità locali, nel resto d’Italia messi in soffitta in cambio delle parole d’ordine contro i migranti, ma da noi buoni da ritirare fuori alla bisogna (i sardisti bisognerà pure gratificarli).
Se la Sardegna che guarda a destra trova dunque in Salvini l’ennesimo capo cui affidarsi, che cosa cerca invece la Lega in Sardegna? Su quali temi batterà maggiormente per provare a vincere le regionali di febbraio?
Di sicuro nell’isola non faranno presa più di tanto le parole contro i migranti (in Sardegna non c’è alcuna emergenza in tal senso), né la Lega potrà strizzare l’occhio alla borghesia produttiva che da noi semplicemente non esiste. Ma per la Lega, chiamata ad esprimere il candidato presidente dello schieramento di centrodestra, le regionali sarde sono ugualmente importanti per due motivi.
Se il primo è semplice (provare a battere i 5 Stelle in una regione dove appena lo scorso 4 marzo il Movimento aveva eletto ben 16 parlamentari su 25), il secondo è sicuramente più sostanzioso e non è di poco conto: aprire alle imprese private lombarde il mercato della sanità.
Già qualche settimana fa il coordinatore regionale della Lega in Sardegna Zoffili aveva infatti dichiarato: “In caso di vittoria, vogliamo la sanità” (ecco il pezzo di Sardinia Post per rinfrescarvi la memoria).
La sanità sarda vale tre miliardi e 400 milioni di euro l’anno, di cui appena 100 destinati alle cliniche private convenzionate. Posto che con l’apertura del Mater Olbia bisognerà mettere sul piatto almeno altri 60 milioni all’anno, è chiaro che i margini di crescita per il privato in Sardegna sono enormi, tenuto conto che ormai negli ultimi anni le grandi famiglie della sanità sarde stanno lentamente lasciando il campo a grandi gruppi continentali (basti vedere la crisi del Policlinico Sassarese, in procinto di passare ai Rusconi, come ha raccontato La Nuova Sardegna).
La Lega in questo modo importerebbe in Sardegna il modello lombardo, che prevede ingenti investimenti a favore dei privati, soprattutto nell’ambito dell’emergenza-urgenza. Una operazione quantomeno dichiarata e che sarà difficile da contrastare, visto il modo servile in cui il Pd ha assecondato l’incredibile operazione Mater Olbia. Con quale coraggio il centrosinistra potrà lamentarsi se la Lega al governo della Regione favorirà la sanità privata?
Per il resto, Salvini non ha nulla da dire e da dare alla Sardegna, se non promettere che tutto resterà come prima, ovvero che non ci sarà nessun nuovo modello di sviluppo ma si potrà continuare col vecchio. E quindi avanti col metano (cavallo di battaglia di Pigliaru, del Pd, della Cgil e di Confindustria messi assieme), con le grandi infrastrutture (quali, poi?), fino (c’è da aspettarselo) con la prosecuzione della farsa Portovesme.
Avete letto l’intervista del leader della Lega sulla Nuova Sardegna di ieri? Con le sue rassicuranti parole di continuità con il nulla attuale, Salvini dà semplicemente una rispolverata al vecchissimo centrodestra sardo e nulla più.
Per cui, state tranquilli: tranne un po’ più di soldi alla sanità privata, con Salvini alla guida della Regione non cambierà proprio niente. Grazie ad un neoautonomismo di maniera, si continuerà a navigare a vista, con le solite briciole spacciate per cambiamento epocale, i soliti accordi trasversali tra schieramenti solo fintamente contrapposti, e avanti finché dura.
Tutto questo, ovviamente, con gran sollievo anche degli establishment sindacale, del centrosinistra e del Pd, spaventati più che dalla batosta elettorale prossima ventura, dalla prospettiva che la Sardegna possa veramente cambiare rotta.

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