domenica 26 aprile 2020

Virus, emergenza e disciplinamento sociale - Pier Franco Devias *



Continuo a pensare che la situazione, oltre che essere grave dal punto di vista sanitario, abbia delle importantissime (e molto sottovalutate) implicazioni politiche.

Certamente il momento in cui è più difficile ragionare freddamente è proprio quello in cui la società è in preda a un’isteria di massa. Ma resta la cosa più utile e importante da fare per non lasciarsi travolgere dagli eventi.

Premessa.

So bene che battaglioni di analfabeti funzionali o avversari politici mossi da malafede cercheranno di accusarmi di cose non dette o di minimizzare un pericolo. Perciò cercherò di spiegarmi al meglio, confidando in chi ha la pazienza di capire il significato di ciò che resta scritto.

Il problema.

A mio parere non è spiegabile dal punto di vista esclusivamente scientifico l’enorme importanza data alla diffusione di questo virus. Esso infatti ha una contagiosità e una resistenza importante, ma non ha una mortalità eccessiva (pare sia ancora attestata intorno al 2-3%).

Va d’altra parte precisato che un’alta contagiosità, anche se unita a una bassa mortalità, può comunque determinare tantissimi morti, per cui non si può certamente dire che il Covid-19 “non sia pericoloso”. E’ pericoloso, è potenzialmente mortale specialmente per le persone più deboli o con problemi di salute pregressi, è estremamente contagioso e non deve essere assolutamente sottovalutato.

Un precedente simile.

Per fare un esempio, la cosiddetta influenza spagnola che si diffuse dopo la prima Guerra mondiale uccise decine di milioni di persone, eppure aveva un tasso di mortalità intorno al 2%. La pericolosità quindi non è legata solo alla percentuale di mortalità, quanto dalla capacità di diffondersi.

Ma considerate che a quel tempo c’erano milioni di persone che stavano a stretto contatto senza alcuna norma igienica, con milioni di soldati di ritorno dal fronte, famiglie numerose che vivevano in locali angusti, condizioni che fecero contagiare centinaia di milioni di persone, con 50 milioni di morti.

A causare l’enorme strage fu dunque non l’alto tasso di mortalità, ma l’inosservanza di norme igieniche e la promiscuità dei contatti, che permisero al virus di avere un grandissimo numero di contagiati e, di conseguenza, di morti.

Per il Covid-19, similmente, la vera pericolosità non è data dalla sua mortalità percentuale, ma dalla possibilità che si diffonda su un alto numero di persone. In un’epoca come la nostra, con grandi velocità di spostamenti e enormi inurbamenti metropolitani, il pericolo di una grande diffusione è concreto.

Ma allora perché parlo di erronea percezione del problema?

Vediamo come è iniziato tutto ciò.

L’origine.

Sin dalla sua nascita lo sviluppo di questo virus ha avuto aspetti oscuri.

E’ nato in Cina in un momento di forti tensioni commerciali tra Usa e Cina e ha creato più di un sospetto sul fatto che potesse essere un’arma di guerra economica.

Attenzione: non sto dicendo che qualcuno abbia creato o sparso il virus in Cina per fare una guerra economica; sto dicendo invece un’altra cosa, e insisto a dirla dai primi di febbraio, quando il problema sembrava meno grave: probabilmente i media occidentali hanno dato una percezione spropositata del problema, con l’intento di spaventare l’opinione pubblica e danneggiare il commercio cinese.

E il sospetto è aumentato quando i media occidentali hanno iniziato a citare un fantomatico e mai identificato “agente israeliano” che asseriva che il virus fosse “sfuggito a un laboratorio militare cinese”. Classica esca per scatenare isteria incontrollata contro uno Stato avversario.

Ma mentre i media italiani bombardavano panico a piene mani, in Italia non è corrisposto da nessuna parte una seria operazione di filtraggio sanitario e contenimento della diffusione del virus.

Perché?

Se per due mesi i media italiani hanno presentato quotidianamente questo virus come pericolosissimo, perché porti e aeroporti non sono stati adeguati a tale livello di pericolosità?

La Cina ha cercato da subito e in ogni modo di chiudere – con tutti i crismi della scienza – le vie di fuga del virus. Purtroppo il virus che è riuscito ad eludere i controlli cinesi, all’arrivo in Europa ha trovato quasi un comitato d’accoglienza.

Appena arrivato in Europa e in Italia (come prevedibile) i media italiani hanno decuplicato il panico, parlando di pericolo apocalittico… ma a ciò continuava a non corrispondere alcuna misura valida per arginarlo.

La chiusura della zona di Codogno era una misura ridicola che faceva acqua da tutte le parti, con cittadini e giornalisti che andavano e tornavano. Per capire il livello di gestione all’italiana, basti ricordare che gli abitanti andavano a offrire il caffè agli agenti che dovevano tenerli isolati da tutto e tutti. Dopo questa chiusura colabrodo alla Sergente Garcia ovviamente il virus è arrivato a zone più popolose fino a Milano, uno dei principali crocevia dell’Occidente.

La notizia passata alla CNN sull’intenzione di chiudere tutta la Lombardia, atto criminale su cui stranamente pare che nessun magistrato stia procedendo, ha determinato come sappiamo il panico e il fuggi fuggi di migliaia di persone che hanno inconsapevolmente portato a spasso anche il virus, determinando la situazione che ben conosciamo.

Il pericolo.

Certo è che tutta questa situazione sta creando una carica sociale di incertezza che, in quanto tale, sente il bisogno di certezze e rassicurazioni. Una situazione potenzialmente pericolosa, visto che è sotto molti aspetti simile alle situazioni pre-autoritarie.

Sto dicendo che c’è qualcuno che sparge il virus per causare una strategia della tensione e arrivare a una svolta autoritaria? NO! Neanche per idea!

Così come non credo che sia stato creato appositamente e tantomeno sparso dai “poteri forti” per ottenere svolte autoritarie.
 Dico però che c’è qualcuno che da questa situazione di incertezza e preoccupazione potrebbe approfittare e giocare la sua carta “ordine e disciplina”.

Dico, e lo dico senza mezzi termini, che penso che alcune aree politiche intendano approfittare della paura, e anzi la fomentino ad arte, per fare passare misure che in altre condizioni probabilmente non passerebbero.

Ma giustamente tu potresti dire: “Ma se uno ha bisogno di un’epidemia per terrorizzarti, non potrebbe farlo con un’influenza stagionale, visto che fa ottomila morti all’anno?”.

Giusta osservazione.

Ma a parte la maggiore mortalità di questo virus, c’è un fattore psicologico: a te fa più paura un pericolo che conosci sin da bambino o un pericolo ignoto?

Io sospetto che d’ora in poi lo “spettro del virus”, magari agitato anche oltre la sua reale pericolosità, diventerà sempre più un motivo sufficiente per normalizzare il controllo capillare della società.

Lo scenario ipotetico.

Oramai l’abbuffata del “terrorismo globale” è andata verso una digestione lenta ma completa, è una paura oramai assimilata e diventata parte del vivere quotidiano. Paura che ha causato tacite accettazioni di controllo informatico generale, ma che ha perso la capacità di suscitare panico animalesco. Probabilmente la distorsione mediatica sulle epidemie diventerà la nuova carta del panico e del conseguente controllo sociale.

E’ molto probabile che faremo abitudine al controllo totalizzante e alle emergenze che sospendono tutto nel nome della sicurezza, questa volta sanitaria.

Oggi la società vive costantemente impaurita da un bombardamento mediatico su terrorismi, presunte invasioni, impoverimento, mutamento climatico, persino un’ossessionante “allerta meteo” che ci tiene col fiato sospeso ad ogni nuvoletta o raggio di sole. La nostra è una società terrorizzata.

Capirete che effetto possono avere, su una società già normalmente terrorizzata, tre mesi di quotidiano bombardamento mediatico su un virus che non si riesce a fermare e che uccide le persone a centinaia e a migliaia.

Non ci dovranno imporre sistemi politici basati sull’emergenzialità: li chiederemo noi, guidati manina-manina dal bombardamento mediatico che stiamo assorbendo 24 ore su 24 da due mesi e per un altro mese ancora, mentre siamo chiusi in casa impauriti.

Non ci dovranno imporre sospensioni di diritti democratici, condizionamenti dei rapporti sociali, drastiche riduzioni degli assembramenti tra persone (ad esempio, la manifestazione di piazza è un assembramento): li chiederemo noi in cambio di “più sicurezza”.

Ci sarà una crisi sociale devastante, seguita alle misure di compensazione per i mancati introiti di milioni di lavoratori. E quindi servirà “decisionismo”, che spesso fa rima con “autoritarismo”, per tagliare tutti i diritti sociali possibili, per togliere soldi allo Stato sociale e affidarli all’economia. Ogni misura verrà giustificata come “misura socialmente necessaria”, anche se a beneficiarne saranno come sempre banche e capitalisti, e chi non sarà d’accordo sarà tacciato di essere un volgare egoista, insensibile a ciò che sta vivendo la nostra “comunità nazionale sopravvissuta alla catastrofe”.

Ma se queste ipotesi sono fantasiose oppure verosimili lo si vedrà alla fine di questo tunnel.

– Ci ritroveremo una società che non è disposta a rinunciare ai suoi diritti?

– Lo Stato vorrà rinunciare all’occasione di una stretta autoritaria all’uscita del tunnel?

– E noi all’uscita avremo ancora gli stessi diritti e garanzie sociali di quando ci siamo entrati?

Se la risposta a queste domande è SI, allora vorrà dire che queste erano solo paure infondate, o al limite troppo anticipate, su scenari verso cui il mondo pare dirigersi da tempo.

Se la risposta a queste domande è NO allora vorrà dire che, facendo leva sulla paura generata col terrorismo mediatico, saranno riusciti a fare l’ennesimo passo avanti nella lenta ma continua trasformazione in senso autoritario delle democrazie occidentali.

In ogni caso quando usciremo di casa spetterà a noi decidere se come dice Conte “ci abbracceremo con più calore” in preda alla paura indotta, alla distrazione mediatica e alla lagna mielosa e qualunquista della “comunità condivisa”, oppure se rivendicheremo con forza la salvaguardia e il rigoroso ripristino di tutti i diritti sociali duramente conquistati dai lavoratori!

* Liberu – Lìberos Rispetados Uguales


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