giovedì 31 dicembre 2020

Covid: Vivere in Cina o morire nelle economie del “benessere”? - Gianni Lixi

E’ un coro unanime, tutti nel mondo occidentale si dissociano dal  modo “autoritario(?)” in cui la Cina è uscita dalla pandemia. “Noi non potremmo mai accettare di vivere così…”, “ la nostra libertà ci impedisce di accettare quello stile di vita…” “non possiamo accettare che ci si obblighi a seguire certe regole…”, e cosi via discorrendo.  Non voglio certo qui discutere dei diritti umani in Cina  e cito solo il  rapporto pubblicato domenica 27/12/2020  dall’Academic Center for Chinese Economic Practice and Thinking, presso la Tsinghua University nel quale gli economisti cinesi oltre che prevedere  una crescita del Pil tra l’8 e il 9% nel 2021, consigliano che questo sviluppo sia accompagnato “ da una distribuzione del reddito più equa per garantire che l’espansione economica porti benefici a tutti“, con “maggiori sforzi sui servizi pubblici e sulla sicurezza sociale“. 

No, quello che mi interessa analizzare è quale tipo di sviluppo noi non possiamo, non vogliamo abbandonare. Innanzitutto, ed è ahimè sotto gli occhi di tutti, lo sviluppo  che, solo tra Europa e USA fa morire per Covid quasi un milione  di persone a fronte  di circa 4700 cinesi . Cinesi che sono  una popolazione quasi doppia. Ma il numero dei morti per covid sono bazzecole rispetto al numero di morti di cui queste economie del “benessere “  hanno bisogno per sopravvivere.  L’America, paese da cui tutte le economie occidentali dipendono, ha sempre avuto una stretta correlazione tra interventi militari e crescita economica.   Il premio Nobel per l’economia Peter North, replicando ad un incauto giornalista che faceva presenti i meriti del keynesismo per l’uscita dalla crisi degli anni trenta replicava: “Non siamo usciti dalla depressione grazie alla teoria economica, ne siamo venuti fuori grazie alla Seconda guerra mondiale”. Questi dati sono forniti dagli stessi istituti di ricerca americani . Se si studiano i grafici economici ufficiali si evince che  dopo ogni guerra in cui l’America è stata coinvolta dal 1945 ad oggi le linee sono tutte in crescita. Seconda guerra mondiale, guerra di Corea, Vietnam, scudo stellare di Reagan (Reagan e Trump dicevano “meno stato” ma entrambi hanno aumentato la spesa pubblica a favore degli armamenti), la guerra del Golfo, Afganistan, tutte guerre che hanno visto noi italiani e tutti i paesi europei partecipare direttamente (Serbia) o indirettamente.

Secondo Il prof. Michel Chossudovsky, direttore del Centre for Research on Globalization, il numero di persone uccise dalla ininterrotta serie di guerre, colpi di stato (in America centrale, Africa e Sud America) e altre operazioni sovversive effettuata dagli Stati Uniti dalla fine della guerra nel 1945 ad oggi viene stimato in 20-30 milioni di persone. Mezza Italia in 70 aa!! E come ci ricorda Manlio Dinucci sul “il manifesto” :”Oltre ai morti ci sono i feriti, che spesso restano menomati: alcuni esperti calcolano che, per ogni persona morta in guerra, altre 10 restino ferite. Ciò significa che i feriti provocati dalle guerre Usa ammontano a centinaia di milioni. A quello stimato nello studio si aggiunge un numero inquantificato di morti, probabilmente centinaia di milioni, provocati dal 1945 ad oggi dagli effetti indiretti delle guerre: carestie, epidemie, migrazioni forzate, schiavismo e sfruttamento, danni ambientali, sottrazione di risorse ai bisogni vitali per coprire le spese militari”.

Stiamo parlando di un paese che ha provocato tanti disastri senza mai essere stato attaccato! Non si è mai trattato di guerre di difesa ma di offesa. Per ogni guerra,una bugia che la possa giustificare. Con la guerra di civiltà, studiata a tavolino dai consiglieri di quasi tutte le amministrazioni americane e che ha avuto un grosso elemento trainante dalle le teorie di Samuel  Huntington , politologo reazionario che ha scritto il controverso libro  “The Clash of Civilizations”, si è forse raggiunto l’apice della bugia più grossa che ha fatto più morti perché è stata capace di sostenere molte guerre basate sul nulla. Creare il mostro che non c’era, l’islam, e combatterlo. Servendosi anche di paesi come l’ Arabia Saudita che ha da sempre finanziato Talebani, Isis e gruppi satelliti- Ma anche di  associazioni direttamente o indirettamente legate al governo israeliano . E’ noto infatti che Israele ha sempre cercato di favorire le divisioni tra popolazione ebraica e mussulmana, divisioni che storicamente non ci sono mai state e che israele ha sempre usato in chiave antipalestinese . Saddam, Gheddafi, personaggi discussi e discutibili, non più di tanti altri capi di stato appoggiati dagli americani e che la propaganda, assecondata da giornalisti prezzolati o stupidi, ha fatto diventare mostri.  Propaganda che per esempio fa rovesciare la realtà secondo cui un giovane, spesso giovanissimo palestinese armato di un temperino che si scaglia  contro un soldato israeliano armato di tutto punto,  sia considerato lui un terrorista e non , come molte risoluzioni dell’ONU hanno più volte affermato, un resistente alla occupazione della sua terra.

Secondo molti studi, un dollaro investito in istruzione da più posti di lavoro che un dollaro investito in armamenti. Ma allora perché non si sceglie quel modello di sviluppo? Questa domanda un poco naive per la sua disarmante semplicità ed ingenuità ha una risposta altrettanto semplice. La scelta del modello di sviluppo è fatta sempre dalle classi dominanti che con la guerra fanno ingentissimi guadagni e che non gradiscono una equa distribuzione delle risorse e si servono di strumenti che possano sostenere questa iniquità. Il capitalismo è lo strumento che hanno scelto e sembra che funzioni davvero bene visto che la forbice tra i ricchi ed i poveri del pianeta si sta ampliando sempre di più. Siamo proprio sicuri di vivere in una civiltà libera che garantisce benessere a tutti?  Le libertà di cui godiamo sono le libertà fittizie consentite da un sistema che non ammette critiche od opposizioni, e quando qualcuno si avvicina a minare i gangli che sostengono questo sistema mette la sua vita in pericolo. No non è una esagerazione, e l’assurda vicenda capitata a Julian Assange ne è la testimonianza.  Jiulian Assange, dipinto dalla propaganda come uno stupratore opportunista, è l’attivista politico che grazie al suo giornalismo informatico  tramite il sito da lui fondato, WikiLeaks, ha iniziato a far scricchiolare le basi su cui si regge questo sistema. Non sappiamo se questo scricchiolio sia l’inizio della fine  di questo mondo fatto di menzogne e di corrotti che garantisce il benessere di pochi, ma se dovesse veramente essere così è anche grazie a lui. Questa almeno è la speranza. Lui invece fa filtrare dal carcere di massima sicurezza di Belmarsh (Londra) dove è detenuto insieme a pericolosi assassini già condannati, che  di speranza ne ha ben poca.  Il 04 gennaio 2021 la classe politica forse più retrograda e reazionaria che un governo inglese abbia mai avuto, dovrà decidere della sua estradizione verso gli USA dove lo aspetta una corte che lo accusa delle accuse più gravi che possano essere contestate ad un giornalista ed in verità a qualsiasi essere umano,  e rischia più di 170 aa di carcere.

In questo periodo c’è un grande affannarsi da parte di Mattarella e di Papa Francesco che raccomandano che non bisogna lasciare indietro nessuno.  Mettono in guardia su  una cattiva condivisione delle risorse, su una cattiva gestione delle risorse energetiche che stanno causando danni ambientali e climatici che colpiscono più duramente le popolazioni più fragili ; su uno squilibrato accesso alla sanità, all’istruzione, al lavoro. Parole sante ma non credo efficaci. Si deve  gridare che bisogna abbandonare subito questo sistema di sviluppo  e  lo si deve combattere con tutta la forza di cui si dispone, appoggiando le molte organizzazioni che dalla base gridano inascoltate e spesso criminalizzate da molto, troppo tempo. Penso ai No Tav, a chi combatte le offese all’ambiente,  alle organizzazioni che si occupano di migranti, a chi combatte contro le basi militari e per questo è imprigionato  o in attesa di processo, penso a chi lotta per chi ha perso o sta perdendo  il suo posto di lavoro in una società in cui l’ipocrita classe politica non permette di parlare di una tassa di solidarietà perché ha paura di non essere rieletta. Si, non bisogna lasciare indietro nessuno, ma  per non lasciare indietro nessuno bisogna stare vicini, molto vicini, a  tutti quei begli esempi di attivisti, di cittadini, di cui parlavo prima, altrimenti sono parole al vento.

Voglio però finire con le parole di speranza proprio di Julian Assange “ Se la guerra inizia sempre con una bugia,  la pace può iniziare con la verità”.

 

https://contropiano.org/news/internazionale-news/2020/12/29/cina-volta-pagina-con-salario-sociale-classe-0134968

http://www.proteo.rdbcub.it/article.php3?id_article=159#nb5

https://www.globalresearch.ca/dal-1945-ad-oggi-20-30-milioni-uccisi-dagli-usa/5660461

https://ilmanifesto.it/dal-1945-ad-oggi-20-30-milioni-gli-uccisi-dagli-usa/

http://inpalestine.site/archives/10726

 

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