martedì 27 ottobre 2020

IL PROCESSO DEL SECOLO DI CUI È VIETATO PARLARE - Veronica Tarozzi

Settembre-ottobre 2020, Old Bailey Central Criminal Court, Londra: processo per l’estradizione di Julian Assange.

Il pensiero che la scorsa settimana a Londra si siano svolte le battute finali di un processo che a definirlo epocale si rischierebbe di sminuirne la portata, lascia sbigottiti: il silenzio dei maggiori mezzi d’informazione di massa sul caso del secolo non è mai stato più assordante[i].

Padre di 3 figli, nonché editore e giornalista australiano, è perseguitato da oltre 10 anni per aver svolto il suo lavoro nel pubblico interesse e nella profonda convinzione che “se la guerra può essere innescata dalle bugie, la pace può avere inizio con la verità” (cit. dal discorso pubblico di J.A., Trafalgar Square, Londra 2011).

Invero, si potrebbe dire che alla sbarra non vi sia lui, ma il simbolo della ribellione ad un intero sistema che perpetua l’illusione di una democrazia, i cui simulacri, alla luce di questi eventi, dovrebbero apparire sempre meno credibili.

Di qui la precisa scelta politica del blackout mediatico pressoché totale, in quanto il pubblico deve restare all’oscuro delle precise dinamiche di quanto si sta svolgendo da dieci anni a questa parte nel caso in questione, ma il messaggio deve risuonare comunque forte e chiaro: chiunque osi svelare i crimini di guerra e le nefandezze della più grande potenza mondiale verrà perseguitato e la sua vita sarà distrutta.

Ecco perché WE TOO ARE PROTESTERS ha deciso una volta di più di informarvi e di continuare a testimoniare l’incessante persecuzione politica di quest’uomo.

Quello che segue è il report[ii] dei fatti salienti emersi durante le quattro settimane finali del processo cominciato a febbraio per l’estradizione negli Stati Uniti di Julian Assange. La sentenza della giudice è attesa per il 4 gennaio 2021, ma l’augurio è che chiunque legga questo resoconto sia già in grado di emetterne una, secondo la propria coscienza.

Prima settimana

Testimonianze di Mark Feldstein, Clive Stafford Smith, Paul Rogers, Trevor Timm.

Lunedì 7 settembre – primo giorno

·         Nonostante appaia come un’aperta violazione degli standard internazionali sul monitoraggio dell’equità nei processi, la giudice Vanessa Baraitser annuncia che è stato revocato il permesso di assistere all’udienza a circa 40 parlamentari e rappresentanti di ONG, tra cui, un osservatore di Amnesty International.

·         La Difesa chiede la cancellazione dell’ultimo capo d’accusa (che recita che Julian Assange avrebbe cospirato con hackers affiliati alla rete “Anonimous”, comprendendo anche l’accusa di aver aiutato Chelsea Mannig a craccare una password e quella di aver facilitato l’evasione di Edward Snowden) comminato poche settimane prima senza preavviso, senza tempo sufficiente per preparare le prove e a processo già aperto da 6 mesi. La giudice Vanessa Baraitser ne rifiuta la cancellazione. La Difesa chiede allora un rinvio a gennaio. Anche questo viene negato dalla giudice.

·         La giudice permette un tempo massimo di 30 minuti ai testimoni chiamati dalla Difesa a deporre e permette di rendere pubbliche le loro dichiarazioni.

·         Il primo testimone, Mark Feldstein, storico del giornalismo e Professore all’Università del Maryland, testimonia che prima d’ora non era mai successo che un giornalista fosse accusato di diffondere informazioni riservate, in quanto ricercare e diffondere questo tipo di informazioni da parte di un giornalista è un atto di routine, protetto dal Primo Emendamento, nel rispetto del diritto del pubblico di venire informato.

Martedì 8 settembre – secondo giorno

·         Il cittadino angloamericano Clive Stafford Smith, fondatore di Reprieve, un’organizzazione che difende i prigionieri detenuti a Guantanamo ed altri luoghi di dentenzione nel mondo, testimonia l’importanza vitale della divulgazione del materiale di Wikileaks nei casi legali seguiti dalla sua organizzazione.

·         Mark Feldstein continua la testimonianza del giorno prima, sottolineando la chiara natura politica della persecuzione di Assange citando il fatto che l’FBI volesse distruggerlo e farne un monito per tutti, il fatto che il Presidente Trump volesse incarcerare i giornalisti, che l’allora direttore della CIA, Mike Pompeo, avesse definito Wikileaks “un’ostile agenzia di intelligence non governativa” e che l’allora Procuratore Generale, Jeff Sessions, avesse definito l’arresto di Assange “una priorità”. Prosegue la sua deposizione dicendo che se la prassi secondo cui i giornalisti gestiscono le fonti e ricercano documenti riservati viene criminalizzata, la maggioranza dei giornalisti investigativi verrà incriminata.

Mercoledì 9 settembre – terzo giorno

·         Paul Rogers, Professore Emerito per gli Studi sulla Pace all’Università di Bradford, ha sottolineato la natura politica della persecuzione di Julian Assange in quanto, come si evince anche da suoi famosi discorsi pubblici, le sue vedute non ricadono in quelle liberali tradizionali o conservatrici, quanto piuttosto nel libertarismo e nel pacifismo e si basano sui valori della trasparenza e della responsabilità. Rogers prosegue parlando di come Wikileaks abbia incarnato questi valori, in particolare nei “war logs” (diari di guerra), le cui pubblicazioni che, tra le altre cose, hanno rivelato le morti di 15.000 civili di cui non si sapeva nulla, sono state in grado di cambiare le opinioni di parte del pubblico americano rispetto alle guerre in Iraq e Afghanistan.

·         Trevor Timm, fondatore della Freedom of the Press Foundation, un’organizzazione che difende i diritti dei giornalisti e traccia le violazioni alla libertà di stampa negli Stati Uniti, ha rimarcato quanto la messa in stato d’accusa di Assange metta in pericolo sia i giornalisti che le loro fonti, e costituisca un tentativo di riscrittura del Primo Emendamento. La decisione di accusare Assange di “cospirazione” per la pubblicazione di informazioni veritiere viola le libertà di stampa fondamentali.

 Giovedì 10 settembre – quarto giorno

·         L’udienza di estradizione di Julian Assange è stata interrotta a causa del manifestarsi di sintomi simili a COVID19 in un membro dell’Accusa. A seguito del risultato negativo ai test, si è disposta la ripresa del processo lunedì 14 settembre.

Seconda settimana

Testimonianze di: Eric Lewis, Thomas Durkin, John Goetz, Daniel Ellsberg, John Sloboda, Carey Shenkman, Nicky Hager, Jennifer Robison, Khaled el-Masri, Dean Yates.

 Lunedì 14 settembre – quinto giorno

·         Depone l’Avvocato e Presidente del Consiglio di Amministrazione di Reprieve (v. anche sopra), Eric Lewis, che rappresenta i detenuti afghani e di Guantanamo nei casi di tortura o abuso religioso. Lewis ricorda la dichiarazione di Mike Pompeo secondo la quale Assange non sarebbe protetto dal Primo Emendamento, in quanto cittadino non americano. Sostiene anche che ci sia una relazione pericolosa tra il ruolo “fondamentale” per la Corte Penale Internazionale delle rivelazioni di Wikileaks e il rapporto di aperta ostilità che gli USA intrattengono con quest’ultima. Lewis ha parlato anche delle condizioni che Assange dovrà sopportare se estradato negli USA, comprese le misure amministrative speciali e l’isolamento, senza alcuna possibilità di sottoporre questi trattamenti al pubblico scrutinio.

Martedì 15 settembre – sesto giorno

·         Continuando la testimonianza iniziata ieri, l’avvocato americano Eric Lewis spiega che sotto il presidente Trump, il Dipartimento di Giustizia non è un organo indipendente ma piuttosto un posto le cui scelte vengono decise dall’alto. Lewis ha citato più di mille ex procuratori federali che hanno firmato una dichiarazione in cui si condanna “l’ostruzione alla giustizia” da parte del presidente Trump.

·         Successivamente la difesa chiama Thomas Durkin, avvocato penalista di Chicago. Durkin non crede che Assange verrebbe sottoposto ad un processo equo, in quanto il caso è il risultato di un procedimento giudiziario altamente politicizzato e le restrizioni a cui sarebbe sottoposto ostacolerebbero gravemente la difesa. Durkin afferma che l’accusa sembra sostenere che Assange sia maggiormente responsabile rispetto a Chelsea Manning, ricordando che gli USA hanno chiesto una condanna notevolmente più lunga per Assange rispetto ai 60 anni che avevano chiesto per Manning.

Mercoledì 16 settembre – settimo giorno

·         Il giornalista americano John Goetz, testimoniato sulla sua esperienza come media partner per le pubblicazioni di WikiLeaks del 2010 su Der Spiegel, in particolare per gli Afghan War Diaries, gli Iraq War Logs e gli State Department Cables, sostenendo che Wikileaks passò attraverso un processo redazionale molto rigoroso, al fine di minimizzare i rischi. Non solo: Wikileaks avrebbe oscurato più nomi di quanto non lo abbia fatto il Governo americano, come risulterebbe dai documenti rilasciati attraverso FOIA (Freedom Of Information Act). Goetz dimostra anche come i cablogrammi non redatti che sono stati pubblicati nel 2011 non sono da attribuire alla responsabilità di Assange, come invece sostiene erroneamente l’Accusa. Inoltre G. testimonia come i documenti di WikiLeaks attestino le torture della CIA e la fuga dalle sue responsabilità (v. testimonianza del 18 settembre).

·         Successivamente la difesa chiama il noto whistleblower (o informatore) dei Pentagon Papers, ex analista militare, Daniel Ellsberg, quale altro illustre perseguito ai sensi dell’Espionage Act. Ellsberg dichiara di considerare le pubblicazioni di WikiLeaks del 2010 e del 2011 di importanza analoga rispetto alla pubblicazione dei Pentagon Papers e di essere in totale disaccordo rispetto alla narrazione equivoca di un Ellsberg “buono” e di un Assange “cattivo”. Testimonia inoltre sulle opinioni politiche di Julian Assange, sulla sua forte opposizione alla guerra e sulla sua convinzione che la giustizia sia assicurata dalla trasparenza e dal senso di responsabilità. Sia lui che Assange sentivano che entrambe le guerre in Afghanistan e in Iraq erano sbagliate e che era “chiaro anche ai profani” che la guerra in Iraq era un “crimine”. una “guerra di aggressione”, come definita dalle Nazioni Unite. Ellesberg paragona la guerra in Afghanistan alla guerra in Vietnam, la prima una “replica” della seconda, poiché gli autori di entrambe sapevano che potevano solo provocare una situazione di “stallo infinito”. Ciò che era cambiato, ha detto Ellsberg, era che in Afghanistan (e in Iraq), orribili abusi, uccisioni illegali e crimini di guerra si erano normalizzati, tanto da essere apparsi in “rapporti sul campo di basso livello”. Gli Iraq e Afghanistan War Logs erano classificati come “segreti”, mentre i Pentagon Papers erano tutti “Top Secret”. Quando interrogato dall’Accusa sul fatto che Wikileaks con le sue pubblicazioni avrebbe causato danno e rischi per l’incolumità di terzi risponde che anche il Dipartimento della Difesa americano aveva dovuto ammettere di non poter ascrivere alcuna vittima alle pubblicazioni di WikiLeaks (riferendosi al processo di Chelsea Manning). Aggiunge inoltre che Assange chiese espressamente al Governo americano di aiutarlo a redigere i documenti, ma quest’ultimo si rifiutò di farlo.

Giovedì 17 settembre – ottavo giorno

·         John Sloboda, co-fondatore di Iraq Body Count, una ONG indipendente dedita al costante conteggio delle uccisioni di civili in Iraq, ha testimoniato di aver lavorato con Julian Assange e WikiLeaks sugli Iraq War Logs, rilasciati nell’ottobre del 2010. Il compendio di 400.000 rapporti presentati dall’esercito degli Stati Uniti, ha costituito “il più grande contributo alla conoscenza pubblica sulle vittime civili in Iraq”. Aggiunge che tali documenti hanno rivelato una stima di 15.000 vittime precedentemente sconosciute. La redazione dei registri ha richiesto “settimane”, afferma Sloboda, definendolo un “processo redazionale meticoloso”.

·         La difesa chiama a testimoniare tramite collegamento video dagli USA Carey Shenkman, un avvocato americano per i diritti umani e storico costituzionale che sta scrivendo un libro sulle analisi storiche concernenti l’Espionage Act. Shenkman ha lavorato per Michael Ratner, presidente emerito presso il Center for Constitutional Rights che era stato consultato da Assange (prima della sua scomparsa avvenuta nel 2016). Nel 2015, Shenkman e Ratner chiesero all’ONU che la protezione degli informatori dovesse includere editori come WikiLeaks e Julian Assange. Durante la sua testimonianza Shenkman asserisce che l’effetto finale di perseguire e censurare gli editori è l’inaccettabile effetto dissuasivo rispetto al libero flusso di informazioni e al loro accesso e alla libertà di espressione. A causa di quanto sia controverso l’Espionage Act, ha testimoniato Shenkman, non c’è mai stato un procedimento penale come quello contro Assange. Non c’è mai stata, nella storia secolare dell’Espionage Act, un’accusa contro un editore statunitense per la pubblicazione di segreti ai sensi di legge. Di conseguenza, non c’è mai stata un’accusa extraterritoriale nei confronti di un editore non statunitense ai sensi della legge. Pertanto, ha detto Shenkman alla corte, i giornalisti pensavano che la loro attività fosse protetta, adesso invece, il messaggio che si dà è radicalmente diverso: “qualsiasi giornalista, in qualsiasi paese della terra – in effetti qualsiasi persona – che trasmetta segreti che non sono conformi alle posizioni politiche dell’amministrazione statunitense, può ora essere accusato ai sensi dell’Espionage Act del 1917.” Shenkman continua: “Non avrei mai pensato di vedere qualcosa di simile aggiungendo che la maggior parte degli studiosi di legge concorda sul fatto che questo uso dell’Espionage Act è decisamente fuori dall’ordinario e indica inequivocabilmente un processo altamente politicizzato.

 Venerdì 18 settembre – nono giorno

·         Il giornalista investigativo neozelandese Nicky Hager testimonia l’importanza delle pubblicazioni di WikiLeaks nel suo lavoro e afferma che i documenti militari e diplomatici rilasciati dallo stesso hanno notevolmente accresciuto la sua comprensione sullo svolgimento della guerra. Sarebbe stato impossibile scrivere i suoi libri senza queste fonti.“In caso di guerra, le informazioni classificate sono essenziali per consentire al giornalismo di svolgere il suo ruolo di informazione del pubblico, consentendo il processo decisionale democratico e scoraggiando i reati.” Hager ha lavorato con WikiLeaks sui cablogrammi del Dipartimento di Stato, ed è stato chiamato a testimoniare sul processo di redazione di WikiLeaks. Uno dei suoi compiti era quello di identificare eventuali parti che non dovevano essere rilasciate per motivi di sicurezza personale delle persone nominate. Hager ha detto di “aver potuto constatare che lo staff di WikiLeaks fosse impegnato in un processo redazionale attento e responsabile”.

·         La Difesa ha quindi letto una dichiarazione di Jennifer Robison, una degli avvocati del team, in cui racconta di un incontro a cui aveva assistito nell’ambasciata ecuadoriana (in cui risiedeva Assange) con Dana Rohrabacher e Charles Johnson, due rapppresentanti Repubblicani. Rohrabacher propose ad Assange di identificare la fonte delle pubblicazioni sul Comitato Nazionale Democratico (DNC) “in cambio di una qualche forma di grazia per impedire ad Assange l’incriminazione e l’estradizione negli Stati Uniti”, aggiungendo che questa rivelazione sarebbe stata di “interesse, valore e aiuto per il Presidente Trump”. Ma Assange non fornì alcuna informazione sulla fonte. Questa offerta di grazia per la Difesa dimostrerebbe la natura politica dell’accusa di Assange. Il fatto che avrebbe potuto essere graziato se avesse fornito le informazioni sulla fonte e che le accuse siano state formulate dopo che Assange aveva rifiutato di fornire tali informazioni, smentirebbe le rivendicazioni dell’Accusa del mero intento di perseguire un crimine.

·         La Difesa comincia a riassumere una dichiarazione di Khaled el-Masri. La dichiarazione è oggetto di contesa, perché l’Accusa (operando su istruzione del governo degli Stati Uniti) si oppone all’ammissione della stessa come prova. Julian parla dal banco degli imputati dicendo che non accetta la censura della dichiarazione di una vittima di tortura. L’accusa alla fine decide di consentire la lettura del “succo” del riassunto: “un cittadino tedesco innocente (come stabilito da un tribunale), el-Masri, fu trasferito in una prigione segreta dalla CIA nel 2003, dove fu sodomizzato, alimentato forzatamente per mezzo di un tubo attraverso il naso e sottoposto a totale privazione sensoriale. Ad oggi nessuno degli agenti responsabili è stato sottoposto a procedimento penale. Come ha spiegato John Goetz mercoledì, i documenti di WikiLeaks hanno rivelato che gli Stati Uniti avevano fatto pressioni sul procuratore tedesco minacciando “ripercussioni”. El-Masri ha inoltre citato il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, per minacce ai membri della famiglia di qualunque funzionario della Corte Penale Internazionale che collabori con un’indagine sui crimini statunitensi.

·         Dopo la dichiarazione di el-Masri, lo storico e avvocato Carey Shenkman continua la sua testimonianza del giorno precedente sulle applicazioni dell’Espionage Act nella storia. L’Accusa suggerisce che storicamente l’uso dell’Espionage Act ha dimostrato una certa “moderazione” da parte del governo, ma Shenkman ribatte che non pensa che alcuno studioso sulla questione sarebbe d’accordo. Shenkman spiega che il semplice fatto di presentare un’accusa contro un giornalista ai sensi dell’Espionage Act, anche se l’accusa non ha successo, combinato con “l’ampiezza e l’uso eccessivo” della legge, instilla un “significativo effetto dissuasivo” in tutti i media. Non solo: l’effetto pervade anche oltre il giornalismo, “perché la legge è scritta in modo così ampio che potrebbe essere usata contro chiunque legga o ritwitti informazioni della difesa nazionale. Shenkman afferma inoltre che tutti i tentativi di avviare un’azione penale contro i media, sono stati portati avanti solo nei casi di giornalisti non allineati alle politiche dell’amministrazione.

·         Infine, la difesa legge parti di una dichiarazione della testimonianza di Dean Yates, che era a capo dell’ufficio della Reuters di Baghdad al momento degli incidenti descritti nel video Collateral Murder, registrato a Baghdad nel luglio del 2007, in cui cecchini dell’esercito degli Stati Uniti sparano e uccidono due giornalisti della Reuters, Namir Noor-Eldeen e Saeed Chmagh, tra gli altri civili. Yates dichiara: “Se non fosse stato per Chelsea Manning e Julian Assange la verità su quanto accaduto a Namir e Saeed non sarebbe stata mostrata. Assange ha compiuto un atto di verità al 100% esponendo al mondo cosa fosse in realtà la guerra in Iraq e come si comportarono e mentirono i militari statunitensi. Il video, ripreso da migliaia di testate giornalistiche in tutto il mondo, suscitò indignazione e condanna globali.”

Terza settimana

Testimonianze di: Christian Grothoff, Cassandra Fairbanks, Michael Kopelman, Quinton Deeley,  Seena Fazel, Nigel Blackwood, Sondra Crosby, John Young, Jakob Augstein, Patrick Eller.

Lunedì 21 settembre – decimo giorno

·         Il primo testimone della terza settimana del processo di estradizione è il professore di informatica tedesco, Christian Grothoff, che testimonia delle sue ricerche sulla cronologia degli eventi che circondano la pubblicazione nel 2011 dei cablogrammi non redatti del Dipartimento di Stato, noti come Cablegate. 3 dei 18 capi d’accusa contro Assange lo accusano specificamente di aver pubblicato i cablogrammi non redatti, ma la testimonianza di Grothoff stabilisce che WikiLeaks non fu il primo organo di stampa a pubblicare quell’archivio. Altri giornalisti de The Guardian, Der Freitag, Der Spiegel lo pubblicarono per primi e finora non sono stati perseguiti per averlo fatto, e che Wikileaks ebbe cura di crittografare i file, ma azioni al di fuori del controllo di Assange portarono al loro rilascio. Quando WikiLeaks scoprì che le informazioni riservate erano pubbliche, Assange e la collega Sarah Harrison chiamarono il Dipartimento di Stato USA per avvertire che i cablogrammi non redatti erano online, ma gli avvertimenti furono ignorati.

·         Nel pomeriggio, la difesa legge una dichiarazione della testimone Cassandra Fairbanks, una giornalista di Washington. Nel 2018-19, Fairbanks faceva parte di una chat di gruppo su Twitter che includeva “più persone che lavoravano per il presidente Trump o erano vicine a lui”, come l’ambasciatore USA in Germania Richard Grenell (oggi direttore ad interim dell’intelligence USA) e Arthur Schwartz, “un ricco donatore del Partito Repubblicano che fa comunicazioni per l’ambasciatore e lavora come consulente informale di Donald Trump Jr.” Il 30 ottobre 2018, Fairbanks pubblica nella chat di gruppo un’intervista con la madre di Assange, “sperando che qualcuno la vedesse e si muovesse per aiutare”. Fairbanks racconta che Schwartz la chiamò indignato e che “conosceva dettagli molto precisi su un futuro procedimento penale contro Assange a causa di un fatto legato a Manning; sapeva anche in anticipo dei piani per revocare l’asilo politico di Assange. Mi ha anche detto che il governo degli Stati Uniti sarebbe entrato nell’ambasciata per prendere Assange. Ho risposto che entrare nell’ambasciata di una nazione sovrana e rapire un rifugiato politico sarebbe stato un atto di guerra, e lui ha risposto “non se ce lo permettono”. All’epoca non sapevo che l’ambasciatore Grenell in quello stesso mese, ottobre 2018, avesse elaborato un piano col governo ecuadoriano per l’arresto di Assange.” A gennaio e marzo del 2019, Fairbanks visita Assange nell’ambasciata per informarlo di tutto ciò che le era stato detto. Successivamente Schwartz le diceva al telefono di sapere che avevo riferito ad Assange quello che lui le aveva detto. Ciò sembra confermare che le conversazioni private di Assange nell’ambasciata fossero intercettate e che le registrazioni fossero inviate negli Stati Uniti. Diversi ex dipendenti di UC Global si sono rivolti al team legale di Assange per informarli della cattiva condotta e dell’attività illegale a cui avevano partecipato. Infine, Fairbanks dice che Schwartz l’ha informata del fatto che nel coordinare la rimozione di Assange dall’ambasciata, l’ambasciatore Grenell lo aveva fatto su “ordine diretto del Presidente”.

Martedì 22 settembre – undicesimo giorno

·         Il dottor Michael Kopelman, professore emerito di neuropsichiatria presso l’Istituto di psichiatria del King’s College di Londra testimonia delle sue visite con Julian Assange in prigione e delle sue valutazioni mediche. Per rispetto della privacy di Julian, non condivideremo tutti i dettagli discussi in tribunale, ma riassumeremo le parti più rilevanti. Il dottor Kopelman dice che Assange, a cui è stata diagnosticata la depressione cronica e la sindrome di Asperger, sarebbe ad alto rischio di suicidio se fosse estradato negli Stati Uniti. Lo stesso K. ha osservato in Julian “perdita di sonno e di peso e un senso di preoccupazione e impotenza come risultato di minacce alla sua vita, l’occultamento di una lama di rasoio come mezzo di autolesionismo e rimuginazioni ossessive su modi per uccidersi.” L’Accusa cerca ripetutamente di insinuare che Assange stia “falsificando” o esagerando i suoi sintomi per indurre una diagnosi ed evitare l’estradizione. Il dottor K. ribatte di essere ben consapevole di questa possibilità e di sapere come riconoscere i segni di ciò, ma di non averli trovati in A. L’articolo 91 della legge sull’estradizione del 2003 proibisce l’estradizione se “le condizioni fisiche o mentali della persona sono tali che sarebbe ingiusto o opprimente estradarlo” e l’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo afferma che “Nessuno può essere sottoposto a tortura o a trattamenti o punizioni inumani o degradanti”. Il Dott. Kopelman racconta che anche del caso dell’attivista Lauri Love, la cui richiesta di estradizione è stata respinta (avendo testimoniato anche nel caso di Love) e di come si colleghi a quello di Julian. In quel caso, gli erano state date rassicurazioni sul fatto che le carceri statunitensi proteggano dal suicidio. Ma da allora, ha osservato il dottore, Jeffrey Epstein si è suicidato in prigione e Chelsea Manning ha tentato il suicidio proprio nella struttura in cui Assange sarebbe tenuto in custodia cautelare prima del processo americano. K fa anche notare che il famoso esperto di autismo, il dottor Simon Baron-Cohen, ha dimostrato che il suicidio è nove volte più probabile nei pazienti con sindrome di Asperger. Inoltre Kopelman fa notare che l’isolamento che Assange sperimenterebbe in Nord America sarebbe di gran lunga peggiore di qualsiasi cosa sperimentata all’Ambasciata o a Belmarsh.

Mercoledì 23 settembre – dodicesimo giorno

·         Il dottor Quinton Deeley, psichiatra del Servizio Sanitario Nazionale specializzato in autismo, ADHD e altri problemi di salute mentale, interviene per discutere la diagnosi attribiuta ad Assange di sindrome da Asperger, un disturbo dello spettro autistico. Deeley ha visitato Assange varie volte per un periodo di diversi mesi e ha parlato con la compagna, la madre e gli amici di Assange per convalidare le sue scoperte e preparare un rapporto. Deeley concorda con ciò che il Dr. Kopelman ha testimoniato il giorno prima, ovvero che Assange sarebbe ad “alto rischio” di commettere suicidio se fosse ordinata l’estradizione. L’Accusa, nella persona del procuratore James Lewis dedica quasi tutto il suo controinterrogatorio a mettere in discussione questa diagnosi, attaccando le conclusioni e l’imparzialità del dottor Deeley, suggerendo che il fatto che Assange abbia condotto una trasmissione televisiva, scritto libri e articoli e tenuto discorsi, indica la sua socievolezza e contraddice la diagnosi di Asperger. Il dottor Deeley confuta l’idea che queste attività contraddicano la diagnosi, al contrario, mostrano Assange nella sua zona di comfort, mentre parla a lungo di questioni di cui ha un interesse e una conoscenza molto approfonditi. In queste interviste e sessioni di domande e risposte, Assange è un “esperto in materia” e sa di preciso quali siano gli scopi del format. Lewis afferma che il fatto che Assange abbia la custodia esclusiva di un bambino sia “incoerente” con la diagnosi, suggerendo che “nessun tribunale” avrebbe dato la custodia a qualcuno che aveva “difficoltà a sviluppare rapporti con i propri simili”. L’Accusa aggiunge che le persone nello spettro autistico “mancano di empatia”, e sua madre lo ha descritto come un “padre straordinariamente altruista”. Il dottor Deeley confuta anche questa idea, dicendo che gli individui nello spettro dell’autismo possono essere buoni genitori, e non è insolito per loro essere “padri devoti, con buoni principi morali” e sensibili alla sofferenza in generale.

·         L’Accusa chiama il suo primo testimone (problemi tecnici hanno interrotto le testimonianze della Difesa che continueranno l’indomani), Seena Fazel, Professore di Psichiatria Forense all’Università di Oxford, specializzato in suicidi in prigione. Fazel ha visitato Assange quest’estate, mesi dopo quello che i medici hanno concordato fosse il suo periodo di depressione più grave, alla fine del 2019. Fazel dichiara di pensare che la capacità mentale di Assange non sia tale da non essere in grado di gestire il proprio rischio di suicidio, ma concorda sul fatto che Assange abbia “tratti di tipo autistico”, seppur di lieve entità. Discutendo dell’isolamento e delle lunghe pene detentive, Fazel concede che “la disperazione è un importante fattore di rischio” per il suicidio e che quello di Assange aumenterebbe se percepisse di non avere prospettive. L’Accusa tenta di sminuire la definizione di isolamento e di dipingere una visione più rosea del tipo di prigione americana che attenderebbe Assange, leggendo un lungo elenco di servizi presumibilmente offerti presso la struttura federale in Colorado. La Difesa osserva che questa descrizione non si applica alla “cellula abitativa H”, dove sarebbe detenuto Assange.

Giovedì 24 settembre – tredicesimo giorno 

·         Il procedimento di giovedì consiste principalmente nella testimonianza dal vivo del dottor Nigel Blackwood, psichiatra forense consulente del NHS, che ha prodotto un rapporto per l’Accusa sulla salute mentale di Assange e sul suo rischio di suicidio in caso di estradizione. Il dottor Sondra Crosby per la Difesa, è invece Professore associato di medicina e salute pubblica presso la Boston University ed esperto sull’impatto fisico e psicologico della tortura e ha visitato Assange nell’ambasciata ecuadoriana a Londra, a partire da ottobre 2017 e nuovamente a Belmarsh. Ancora una volta, poiché le testimonianze si sono occupate della condizione medica e della storia personale di Julian, proveremo a riassumere le parti rilevanti piuttosto che fornire ogni dettaglio.

·         Il dottor Blackwood stabilisce che Assange è “moderatamente depresso” e riconosce che: “C’è indubbiamente qualche rischio di suicidio in caso di estradizione”, ma non pensa si tratti di un””rischio elevato”. Blackwood ha fatto affidamento sullo standard stabilito nel processo “USA contro Turner”, secondo cui la persona che deve affrontare l’estradizione debba essere “in grado di controllare” il proprio rischio di suicidio, e ha constatato che Assange, che ha definito un uomo “molto resiliente” e “pieno di risorse”, è in grado di farlo.

·         Nel pomeriggio depone la testimone della Difesa, Dott.ssa Sondra Crosby. Nel gennaio 2018, dopo aver visitato Julian Assange con altri due medici, ha riportato nel suo referto che quest’ultimo si trovava in “un disperato bisogno di cure”, ma non poteva ottenerle. La dottoressa Crosby ha anche scritto che la sua visita nell’ambasciata del febbraio 2019 è stata spiata e le sue note mediche sono state requisite. “Il diritto del Sig. Assange alla riservatezza medico-paziente è stato violato e così pure le sue informazioni riservate”, riporta. Testimoniando da remoto, la dott.ssa Crosby riferisce che nell’ambasciata, Assange presentava sintomi di disturbo da stress post-traumatico e disagio psicologico, e che lo stesso si lamentava di una serie di sintomi fisici che la Dottoressa Crosby trovava “molto preoccupanti” ma che non aveva modo di eseguire ciò che si rendeva necessario per gli accertamenti del caso. Sulla questione se sarebbe ingiusto inviare Julian negli Stati Uniti, Crosby dichiara: “Assange sarebbe ad altissimo rischio di suicidio”.

·         Alla fine del procedimento, la Difesa legge ad alta voce le importanti dichiarazioni del testimone John Young, fondatore di org che dichiara di aver pubblicato i file non redatti per primo, il 1° settembre 2011, e di Christopher Butler per le cui pubblicazioni di Wikileaks su Internet Archive, così come per quelle di Young non è stato mai richiesto l’oscuramento da parte di alcuna autorità americana preposta e nessuno le ha mai definite illegali.

Venerdì 25 settembre – quattordicesimo giorno

·         La giudice Baraitser riconosce per la prima volta le dimensioni politiche del caso contro Julian Assange. Durante la discussione su quando verranno presentate le argomentazioni di chiusura e quanto tempo sia necessario per prepararle dopo la conclusione delle testimonianze della settimana successiva, la giudice chiede alla Difesa se le elezioni presidenziali statunitensi avrebbero un impatto sul caso. Dopo una risposta affermativa, la giudice afferma che sperava di pronunciare la sentenza o almeno di avere argomenti per la chiusura del processo prima delle elezioni statunitensi del 3 novembre. Ma nel concedere alla Difesa quattro settimane per presentare le argomentazioni di chiusura e al Governo altre due settimane per rispondere, dichiara che la sua sentenza dovrà arrivare per forza nel nuovo anno. Kristinn Hrafnsson, redattore capo di WikiLeaks, ha reagito immediatamente a questi commenti: “Chiedendo alla Difesa in che modo l’esito delle elezioni presidenziali statunitensi avrebbe influenzato il suo caso e indicando che aveva sperato di emettere una sentenza prima del giorno delle elezioni, la giudice distrettuale Vanessa Baraitser ha riconosciuto ciò che è stato chiaro sin dall’inizio: che si tratta di un procedimento giudiziario politicamente motivato.” L’articolo 4 del Trattato di estradizione tra Stati Uniti e Regno Unito recita: “L’estradizione non sarà concessa se il reato per il quale è richiesta l’estradizione è un reato politico”.

·         La Difesa legge una breve dichiarazione della testimonianza di Jakob Augstein, direttore del settimanale tedesco Der Freitag, che nel 2011 pubblicò un articolo in cui indicava che il libro dei giornalisti del Guardian, Luke Harding e David Leigh, aveva svelato una password che poteva essere per i cablogrammi non redatti del Dipartimento di Stato. Conferma anche che Julian Assange aveva contattato Augstein prima della pubblicazione dell’articolo dicendogli che “temeva per la sicurezza degli informatori”. Come abbiamo riportato, le accuse per la pubblicazione dei documenti del Governo riguardano solo le pubblicazioni del Dipartimento di Stato non redatte e si basano sul postulato che ad Assange non interessasse che i nomi delle fonti fossero resi noti.

·         Il primo testimone dal vivo del giorno è l’esperto forense digitale Patrick Eller, che ha servito nell’esercito degli Stati Uniti per 20 anni come investigatore criminale. Ellis è ora presidente di Metadata Forensics, che fornisce indagini digitali e esami forensi in casi civili e penali. Eller ha esaminato il caso Assange e le trascrizioni della corte marziale che ha giudicato Chelsea Manning nel 2013, per analizzare l’accusa secondo cui Assange e Manning avrebbero cospirato per nascondere l’identità di Manning e rubare altri documenti.

La testimonianza di Eller stabilisce diversi punti chiave:

1.      Il tentativo di craccare l’hash della password non era tecnologicamente possibile nel 2010, quando è avvenuta la conversazione;

2.      se anche fosse stato possibile, lo scopo non sarebbe stato quello di nascondere l’identità di Manning;

3.      se anche fosse stato fattibile, non avrebbe dato a Manning un maggior accesso ai database del Governo.

Quarta ed ultima settimana

 Lunedì 28 settembre – quindicesimo giorno

Testimonianze di: Yancey Ellis e Joel Sickler, Maureen Baird, Lindsay Lewis, testimoni anonimi, Patrick Cockburn, Ian Cobain, Guy Goodwin-Gill, Stefania Maurizi, Robert Boyle, Andy Worthington, Jameel Jaffer.

·         L’ultima settimana di udienza per i testimoni nel processo per l’estradizione di Julian Assange inizia con Yancey Ellis, un ex avvocato militare dei Marines che esercita ad Alexandria, in Virginia. Ellis ha difeso molti clienti poi detenuti presso l’Alexandria Detention Center (ADC) dove pure Assange sarebbe detenuto prima del processo, in caso di estradizione. La questione è se l’estradizione di Assange sia “crudele o oppressiva” e se sarebbe soggetto a “tortura o a trattamenti o punizioni inumani o degradanti”. Ellis crede che sia “molto probabile” che Assange sarebbe detenuto nel blocco X dell’ADC, l’unità detentiva per la segregazione amministrativa (ad-seg) che, in altre parole, vuol dire essere posti in “stato di isolamento”. Parlando della sua esperienza in visita ai suoi clienti nell’ADC, Ellis dice che i detenuti nel blocco X vivono in poco più di 150 cmq per 22-23 ore al giorno. Nella sua dichiarazione, Ellis scrive: “Non c’è nessun’area ricreativa o per l’esercizio fisico e neppure alcuna finestra”. Rispetto alla dichiarazione dell’assistente Procuratore dell’Accusa, Gordon Kromberg, che ha scritto che i detenuti nell’ad-seg dell’ADC possono accedere a programmi carcerari e parlare attraverso porte o finestre per comunicare da cella a cella Ellis scrive: che “diverse affermazioni fatte dal signor Kromberg sono errate o incomplete: il punto focale di questa unità è prorio tenere i detenuti lontani gli uni dagli altri e oltre a questo, le misure amministrative speciali (SAM) impongono ulteriori restrizioni per quanto riguarda le comunicazioni esterne. Ellis scrive che ai detenuti a rischio di autolesionismo viene posta una “tuta di prevenzione del suicidio che immobilizza le braccia lontano dal corpo, dopo aver rimosso i lacci delle scarpe e le lenzuola, ecc.”

·         Successivamente la difesa chiama Joel Sickler, uno specialista in diritto penale e misure alternative al carcere con più di 40 anni di esperienza nell’assistenza agli avvocati penalisti e ai loro clienti, fondatore di Justice Advocacy Group, in Virginia. Sickler ha assistito diversi clienti detenuti all’Alexandria Detention Center (ADC) e conosce l’ADX Florence in Colorado, il carcere di massima sicurezza dove Assange rischia di essere imprigionato dopo il processo in USA, se estradato e condannato. Sickler concorda con Ellis sul fatto che prima del processo Assange sarà internato nel blocco X dell’ADC, l’unità detentiva di isolamento (ad-seg). Concorda anche con la descrizione di Ellis delle celle della prigione confermando che hanno la “dimensione di un posto auto”. Sickler rende anche testimonianza sulla mancanza di assistenza sanitaria presso la struttura di Alexandria. Inoltre, Sickler afferma che le opportunità legali per fare ricorso al regime di SAM sono incredibilmente ridotte. “È un fatto ben noto qui che anche i più piccoli ricorsi amministrativi vengono negati”, dice. “Le possibilità di fare appello alle SAM “sono vicine allo zero”. L’Accusa ha poi trascorso il pomeriggio cercando di convincere Sickler sulle generose politiche del Bureau of Prison (BoP), del personale carcerario, delle disposizioni sanitarie e descrivendo il sistema di detenzione dell’ADX per livelli, attraverso i quali i detenuti riuscirebbero a ridurre progressivamente le loro restrizioni, fino ad uscire dalle SAM. Sickler ribadisce che ciò che la BoP afferma sulla carta è molto diverso da ciò che accade nella pratica.

Martedì 29 settembre – sedicesimo giorno

·         L’ex direttrice del Metropolitan Correctional Center di New York, Maureen Baird, che ha lavorato nel sistema carcerario degli Stati Uniti per più di 20 anni, testimonia oggi sulle misure amministrative speciali (SAM) a cui crede che Julian Assange sarebbe sottoposto se fosse estradato negli Stati Uniti. L’argomentazione riguarda le potenziali condizioni carcerarie pre e post-processo di Assange negli USA, perché il Regno Unito non potrebbe estradare se ciò risultasse “ingiusto o oppressivo” o sottoponesse l’imputato a “trattamento inumano o degradante”. Baird spiega che le Misure Amministrative Speciali (SAM) sono un livello di restrizioni estremamente soffocanti su un prigioniero e lo privano della possibilità di comunicare. Le SAM costituiscono un ulteriore livello rispetto alle restrizioni, come l’isolamento e vengono imposte dal Procuratore Generale degli Stati Uniti solo dopo che è stata presa una decisione con il contributo di un’agenzia di intelligence. Baird testimonia che nel caso di Assange, è probabile che la CIA e il Dipartimento di Giustizia verrebbero coinvolti nella decisione di collocarlo sotto le SAM. Baird rende testimonianza sui detenuti che ha supervisionato, sottoposti a SAM: “I detenuti erano in isolamento, tecnicamente, per 24 ore al giorno. Non c’era assolutamente alcuna comunicazione, in alcun modo, con gli altri detenuti. L’unica forma di interazione umana era quando gli agenti penitenziari aprivano la fessura di osservazione durante i loro turni di ispezione dell’unità, quando il personale dell’istituto attraversava l’unità durante i turni settimanali richiesti o quando i pasti venivano consegnati attraverso la fessura nella porta. Baird dichiara che definire le condizioni ai sensi delle SAM “eccessivamente dure” sia un eufemismo e che non offrono alcuna reale possibilità di ricorso o appello. Baird concorda con la descrizione di Joel Sickler delle condizioni per i detenuti delle SAM come “desolanti e degradanti”, nonché con la descrizione di Lindsay Lewis degli “effetti devastanti causati dall’isolamento”. Le condizioni sono così tremende, ha scritto, che non riesce a credere che esistano ancora:”Non sono sicura di come il BOP sia stato in grado di continuare con questi tipi di unità di isolamento, dati tutti gli studi, i rapporti e i risultati degli orribili effetti fisici e psicologici che hanno sui detenuti.” Come ex direttrice di prigione, Baird testimonia sul fatto che crede che sia “molto probabile” che se Assange fosse posto sotto le SAM, sarebbe detenuto presso l’ADX, nell’unità detentiva di isolamento. La testimonianza di Baird contraddice molte delle affermazioni fatte dal testimone principale dell’Accusa, l’assistente procuratore degli Stati Uniti Gordon Kromberg: nelle sue dichiarazioni giurate alla corte, Kromberg ha elencato molti dei programmi sociali e terapeutici offerti all’ADX in Colorado. Baird risponde: il fatto che qualcuno suggerisca che un detenuto assegnato alle SAM sarebbe in grado di partecipare a terapie di gruppo è sconcertante per me. Il presupposto principale dell’assegnazione delle SAM è proprio quello di limitare le comunicazioni di una persona e l’unico modo per farlo è l’isolamento.

·         La difesa chiama Lindsay Lewis, un avvocato statunitense che ha rappresentato Abu Hamza (il cui nome legale è Mostafa Kamel Mostafa), un terrorista condannato che è detenuto presso l’ADX Florence in Colorado. Lewis, tra le altre cose, testimonia dell’impossibilità di revocare le SAM. Il testimone dell’accusa Gordon Kromberg ha suggerito che le SAM potrebbero essere revocate in caso di appello e dopo un anno talvolta non vengono rinnovate. Lewis testimonia, come ha fatto Baird in precedenza, che i detenuti devono passare attraverso un lunga ed estenunante procedura per ricorso amministrativo prima di poter citare in giudizio il Bureau of Prisons in tribunale per cercare di far rimuovere le SAM. Lewis ha detto di non aver mai sentito parlare di casi in cui un detenuto ha ottenuto con successo la rimozione delle SAM attraverso il procedimento del ricorso amministrativo.

·         La giudice concede l’anonimato a due testimoni di C. Global, che testimonieranno dello spionaggio di Julian Assange da parte dell’azienda presso l’ambasciata ecuadoriana a Londra. El Pais riferisce che il direttore dell’azienda, David Morales, si recò a Las Vegas dove si assicurò un contratto con un’impresa che lavorava per il principale finanziere di Trump, Sheldon Adelson, per spiare Assange e fornire registrazioni alla CIA. Le dichiarazioni dei testimoni verranno lette ad alta voce in tribunale l’indomani.

Mercoledì 30 settembre – diciassettesimo giorno

·         La difesa legge ad alta voce diverse dichiarazioni di testimoni in tribunale, comprese due dichiarazioni di ex dipendenti anonimi di UC Global, la compagnia di sicurezza spagnola guidata da David Morales che ha spiato Julian Assange nell’ambasciata ecuadoriana a Londra. Le dichiarazioni dei testimoni rivelano lo zelo che Morales aveva nel registrare le conversazioni tra Assange e i suoi avvocati, nonché il suo contratto con un’azienda americana per riferire le registrazioni ai funzionari dell’intelligence USA.

·         Patrick Cockburn è un giornalista investigativo per The Independent. “I documenti di Wikileaks hanno rivelato il modo in cui gli Stati Uniti, in quanto unica superpotenza mondiale, hanno condotto davvero le loro guerre – qualcosa che le istituzioni militari e politiche hanno visto come un colpo alla loro credibilità e legittimità. Rendere pubbliche le informazioni come hanno fatto Assange e Wikileaks ha reso la libertà di espressione un’arma: se divulgazioni di questo tipo rimanessero impunite e diventassero la norma, cambierebbero radicalmente l’equilibrio di potere tra governo e società – e in particolare i media – a favore di quest’ultima .Wikileaks ha fatto ciò che tutti i giornalisti dovrebbero fare, ovvero rendere disponibili informazioni importanti al pubblico, consentendo alle persone di formulare giudizi basati su prove sul mondo che li circonda e, in particolare, sulle azioni dei loro governi che rivelano il più grave dei crimini di stato. A mio avviso, le azioni intraprese contro Assange per aver pubblicato informazioni di così grande importanza tradiscono la vera motivazione dietro i passi senza precedenti compiuti per criminalizzare le sue azioni. Nel 2010 WikiLeaks ha ottenuto una grande vittoria per la libertà di espressione e contro il segreto di Stato e il governo degli Stati Uniti sta ora compiendo ogni sforzo per ribaltarla”.

·         Ian Cobain è un giornalista investigativo che lavorava con The Guardian nel 2010-11. Cobain ha riferito che i servizi segreti britannici hanno aiutato la CIA a rapire un’intera famiglia e consegnarla in Libia dove i suoi membri sono stati torturati. Se i documenti non fossero emersi nel modo in cui l’hanno fatto, il governo britannico avrebbe senza dubbio continuato a sostenere che “il Regno Unito non partecipa, sollecita, incoraggia o consente l’uso della tortura per nessuno scopo”, un’affermazione che è completamente minata dalle prove documentali ora disponibili in relazione a questo caso. “In queste circostanze, si potrebbe sostenere che il controllo dei media è più importante che mai e che le fughe di notizie e gli informatori rimangono un mezzo vitale con cui è possibile denunciare i crimini di Stato”.

·         Guy Goodwin-Gill è un avvocato e professore di diritto internazionale pubblico presso l’Università di Oxford: “il 16 giugno 2016 ho partecipato a una riunione presso l’ambasciata ecuadoriana a Londra per discutere gli aspetti legali internazionali dell’asilo concesso al signor Julian Assange. I presenti includevano il ministro degli Esteri dell’Ecuador, alti funzionari ecuadoriani e membri del team legale di Assange. Naturalmente ho pensato che un incontro legale di questo tipo sarebbe stato sicuro e riservato. Sono stato quindi un po’ ‘scioccato, per non dire altro, nell’apprendere alla fine del 2019 che il mio nome figurava in documenti depositati in relazione a procedimenti legali in Spagna riguardanti la divulgazione di informazioni riservate, che l’occasione della mia visita e partecipazione era stata condivisa con varie parti e che la mia “attrezzatura elettronica” potrebbe essere stata clonata e i contenuti condivisi. Il signor Assange non è un cittadino degli Stati Uniti d’America, ma la maggior parte delle accuse mosse contro di lui provengono dall’Espionage Act americano. Lo spionaggio non è definito dal diritto internazionale […] ed è comunemente considerato un reato “puramente” politico.

·         Stefania Maurizi è una giornalista italiana che ha lavorato con WikiLeaks per riferire sui documenti italiani all’interno dei cablogrammi del Dipartimento di Stato. “In più di un’occasione, il signor Assange mi ha espresso la sua opinione che se Wikileaks fosse esistito prima che gli Stati Uniti invadessero l’Iraq e avesse pubblicato prima ciò che successivamente ha pubblicato (il video “Collateral Murder” per esempio), la guerra si sarebbe potuta evitare o sarebbe finita prima. Il fatto è che ciò che succedeva e veniva diffuso dai governi coinvolti, in particolare dagli Stati Uniti, era in gran parte falso e non permetteva di conoscere la verità. Personalmente mi è stato dato accesso a 4.189 cablogrammi che potevano essere meglio valutati e compresi con l’assistenza di un partenariato italiano di esperti. Mi sono seduta con il signor Assange e ho esaminato i cablogrammi nel modo più sistematico possibile. Tutto è stato fatto con la massima responsabilità e attenzione.

·         Robert Boyle è un avvocato statunitense ed esperto di gran giurì. La sua dichiarazione racconta parti rilevanti della dichiarazione che Chelsea Manning rese alla Corte Marziale che la giudicò e in seguito discute della sua prigionia per essersi rifiutata di testimoniare davanti a un gran giurì segreto. Manning ha spiegato che, grazie alla sua posizione di analista dell’intelligence, aveva accesso alle informazioni sulle attività militari degli Stati Uniti in Iraq e alcune di queste attività contraddicevano gli obiettivi dichiarati della politica statunitense. Ha detto alla corte: “Credo che se il pubblico in generale, in particolare il pubblico americano, avesse accesso alle informazioni… questo potrebbe innescare un dibattito interno sul ruolo delle forze armate e della nostra politica estera in generale, nonché relativo all’Iraq e all’Afghanistan”. [Riguardo a Collateral Murder] Manning ha detto alla Corte che “voleva che il pubblico americano sapesse che non tutti in Iraq e in Afghanistan erano obiettivi da neutralizzare, ma piuttosto persone che lottavano per sopravvivere nell’ambiente ostile di ciò che chiamiamo guerra asimmetrica.”Anche se ho smesso di inviare documenti a [WikiLeaks], nessuno associato a [WikiLeaks] mi ha spinto a fornire ulteriori informazioni. Le decisioni che ho preso per inviare documenti e informazioni a [WikiLeaks] sono state le mie decisioni e mi assumo la piena responsabilità delle mie azioni.” Boyle ricorda in seguito che Manning è stato imprigionato per essersi rifiutato di testimoniare contro Wikileaks: “È stata posta in isolamento nonostante le preoccupazioni dichiarate riguardo agli effetti dell’isolamento prolungato sul trauma che aveva già subito dal suo precedente periodo di reclusione”. Aggiunge che Manning fosse persuasa che il governo degli Stati Uniti volesse raccogliere informazioni strategiche prima dell’audizione di Assange, come affermato dalla stessa: “Sospetto che [il governo) [sia] semplicemente interessato a visualizzare in anteprima la mia potenziale testimonianza come testimone della difesa, e tentare di minare la mia testimonianza… Questo giustifica la mia teoria secondo cui lo scopo della partecipazione a questa indagine è semplicemente quello di abusare del sistema giuridico per fini politici.”

·         Andy Worthington è un attivista e ricercatore nel Regno Unito che ha studiato la prigione di Guantanamo Bay per oltre un decennio. Nell’aprile 2011, ha scritto Worthington: “WikiLeaks rivela i file segreti di Guantánamo ed espone le politiche detentive come un costrutto di bugie. Nella sua ultima pubblicazione di documenti statunitensi classificati, WikiLeaks fa luce sulla famigerata icona della “Guerra al terrorismo” dell’amministrazione Bush: la prigione di Guantánamo Bay, a Cuba, che fu aperta l’11 gennaio 2002 e rimarrà aperta sotto il presidente Obama, nonostante la sua promessa di chiudere la tanto criticata struttura entro un anno dal suo insediamento. In migliaia di pagine di documenti datati dal 2002 al 2008 e mai visti prima da membri del pubblico o dei media, i casi della maggioranza dei prigionieri detenuti a Guantánamo – 765 su 779 in totale – sono descritti in dettaglio nei memorandum di JTF-GTMO, la task force congiunta a Guantánamo Bay, al comando meridionale degli Stati Uniti a Miami, in Florida, noto come Detainee Assessment Briefs (DABs). Questi memorandum […] contengono una grande quantità di informazioni importanti e precedentemente non divulgate. […] Fatti scomodi come questi […] sono cruciali per capire perché quella che può sembrare una raccolta di documenti che confermano la retorica allarmante del governo su Guantánamo – la stessa retorica che ha paralizzato il presidente Obama, e ravvivato la politica della paura al Congresso – è in realtà l’opposto: l’anatomia di un crimine colossale perpetrato dal governo degli Stati Uniti su 779 prigionieri che, per la maggior parte, non sono e non sono mai stati i terroristi che il governo vorrebbe farci credere che siano.”

·         Jameel Jaffer è direttore esecutivo del Knight First Amendment Institute della Columbia University. Nel 2019 ha partecipato al podcast di Jeremy Scahill, “Perseguire Julian Assange per spionaggio è un tentativo di colpo di stato contro il primo emendamento”. All’inizio di quest’anno, Jaffer si è unito al panel della Courage Foundation presso il National Press Club di Washington DC per discutere l’impatto dell’accusa di Assange sulla libertà di stampa. Jaffer scrive: “A mio avviso, l’accusa del signor Assange aveva lo scopo di scoraggiare il giornalismo, che è vitale per la democrazia americana e il successo del procedimento penale contro il signor Assange sulla base delle attività descritte nell’atto d’accusa avrebbe certamente quell’effetto. […] La legge [l’Espionage act, ndr.] prevede anche l’imposizione di […] sanzioni severe agli editori successivi, vale a dire non solo a chi rivela le notizie (o leaker) e non solo alle testate giornalistiche che per prime le pubblicano, ma a chiunque successivamente condivida le informazioni trapelate in qualsiasi canale, formale o informale. Almeno negli Stati Uniti, una discussione pubblica informata su questioni relative alla guerra e alla sicurezza sarebbe impossibile se la stampa non pubblicasse informazioni riservate. Ci sono ragioni strutturali per cui la divulgazione non autorizzata di informazioni classificate è vitale per la capacità del pubblico di comprendere, valutare e influenzare le politiche del governo relative alle guerre e alle questioni di sicurezza. Alcuni funzionari governativi hanno sostenuto che l’accusa non dovrebbe essere intesa come una minaccia alla libertà di stampa perché il signor Assange non è un giornalista, o perché WikiLeaks non è un membro della stampa. Questo argomento è del tutto irrilevante in quanto l’accusa è focalizzata proprio nelle fondamentali attività giornalistiche in cui è impegnato il Sig. Assange.

Giovedì 1 ottobre – diciottesimo e ultimo giorno

·         La fase probatoria dell’udienza di estradizione di Julian Assange si conclude con i sunti delle dichiarazioni finali dei testimoni. La giudice Vanessa Baraitser ha quindi annunciato che pronuncerà la sua sentenza il 4 gennaio 2021.

Fuori dal tribunale dopo il procedimento, la compagna di Assange, Stella Moris, si è rivolta ai sostenitori e alla stampa:

“Questa è una lotta per la vita di Julian. È una lotta per la libertà di stampa”, ha detto. Moris ha ribadito che Julian rischia una condanna a 175 anni di carcere nonostante l’accusa abbia ammesso che non sia in grado di dimostrare che qualcuno sia stato danneggiato a seguito delle informazioni rilasciate da WikiLeaks.

“L’accusa degli Stati Uniti sta cercando di rendere le normali attività giornalistiche, che sono del tutto legali in questa giurisdizione, un reato estradabile”, ha detto.

“Gli Stati Uniti dicono che possono processare qualsiasi giornalista, in qualsiasi parte del mondo, se non gli piace quello che pubblica”.

“Questo caso sta già intaccando la libertà di stampa. È un attacco frontale al giornalismo, al diritto del pubblico di sapere” e alla nostra capacità di far rendere conto ai potenti.

“Terribili crimini sono stati commessi in Iraq e in Afghanistan. Terribili crimini sono stati commessi a Guantanamo Bay. Gli autori di quei crimini non sono in prigione. Julian sì.”

[i]Sollecitiamo i lettori a verificare quanti e soprattutto quali media nazionali ed internazionali abbiano coperto il caso Assange e come lo abbiano fatto negli ultimi anni, mesi, giorni: è un’eccellente cartina al tornasole per capire il livello di attendibilità di un mezzo d’informazione, non credete?

[ii]La gran parte delle informazioni contenute nell’articolo sono frutto della traduzione e rielaborazione (ai fini della sintesi) della traduttrice e giornalista pubblicista Veronica Tarozzi, della copertura quotidiana sull’udienza per l’estradizione di Julian Assange a Londra da parte della Courage Foundation, reperibile nella sua versione integrale inglese, completa di link alle fonti qui: https://defend.wikileaks.org/extradition-hearing/#day-7

 

https://wetooareprotesters.home.blog/

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