mercoledì 11 agosto 2021

TUTTI GIÙ PER TERRA – Gian Luigi Deiana

 

vaccinazione: necessità sociale e libertà individuale - le mutazioni

del virus, l'innalzamento della soglia di immunizzazione e il corto

circuito del green pass

 

quello che scrivo qui vale se si è convinti che il covid esiste, che

perdura una fase pandemica, che le misure di contenimento sono state

necessarie a evitare la saturazione degli ospedali, e che una campagna

di vaccinazione sia ora necessaria a far retrocedere l'epidemia; se

non si è convinti della fondatezza di queste premesse le

considerazioni seguenti sono inservibili;

 

queste medesime premesse non si situano tuttavia sullo stesso piano,

piuttosto sono scalari; e quindi non si situano sullo stesso piano e

sono scalari le relative obiezioni: 1, il covid non esiste; 2, esiste

ma è un normale virus influenzale; 3, non è un normale virus

influenzale ma si può curare a casa; 4, a conti fatti è più

ragionevole non intervenire affatto piuttosto che azzardare cure

invasive o peggio vaccini insicuri;

 

questa scalarità di obiezioni, di cui personalmente non condivido una

cicca, tende in questa fase ad amalgamarsi in un'unica generale linea

di contrasto, favorita dagli effetti collaterali del cosiddetto 'green

pass': mentre infatti la campagna anti-covid vorrebbe essere generale,

lo strumento green pass investe concretamente la situazione

individuale: ed è così che tutti i fili si intrecciano portando la

complessità sociale al corto circuito;

 

ora passiamo ai conti: stiamo smaltendo la seconda fase, che ha messo

sul piatto le contromosse del virus da noi denominate varianti;

contiamo ora nella sola europa un milione di morti, di cui oltre

ottocentomila nella sola unione europea; guida la classifica il regno

unito, che con una politica rocambolesca di apertura-chiusura ha

bellamente superato l'italia, pur totalmente colta di sorpresa dalla

primissima fase; ora sia in gran bretagna che in italia si conta un

indice di 2 decessi ogni 1000 abitanti; invece, se compariamo in

ambito europeo gli esempi opposti di massima precauzione e di minima

precauzione registrati finora, possiamo appurare che in mentre in

ungheria e repubblica ceca si contano 3 morti ogni 1000 abitanti, in

danimarca si conta 1 decesso su 3000 e in finlandia addirittura 1 su

6000; cioè, pur trascurando la finlandia che in distanziamento sociale

eccelle per natura, il covid ha finora prodotto 1 morto ogni 300

abitanti in ungheria e 1 morto ogni 3000 abitanti in danimarca; tutti

gli altri stanno in mezzo, ma una differenza di 1 a 10 tra i due

estremi dice pure qualcosa sulla differenza di strategie (è curioso

che uno stato di polizia come quello ungherese adotti una linea liberi

tutti e un governo di assoluta osservanza liberale adotti invece una

linea di disciplina e contenimento);

 

i dati sul numero complessivo dei contagi, degli ammalati gravi e

delle sofferenze casa per casa segnano le stesse dìfferenze;

non si tratta solo di diversa densità della popolazione o diversa

qualità dei servizi sanitari, si tratta del costume nella condotta

collettiva, cioè della composizione di società e stato, ovvero scelte

dei governi e responsabilità degli individui;

 

ma a questo punto siamo al se e al come dei vaccini; non sappiamo per

certo che i vaccini non busseranno negativamente sulla salute dei

corpi nel prossimo futuro, sappiamo però che si è trattato dell'unico

strumento utile a rallentare e circoscrivere l'espansione

dell'epidemia, e a dar tempo alla scienza di cominciare a vedere più

chiaro nel problema: e la scienza, appunto, a distanza di oltre un

anno conferma la strada vaccinale;

 

sul fronte opposto, al pregiudiziale negazionismo noto come no-vax si

è aggiunta la massa non imponente ma significativa dei refrattari al

vaccino; sulla definizione della coloritura politica si può

disquisire, ma è nell'ordine delle cose che la calamita di egemonia su

questo fenomeno, che è una miscela di sana concezione medica e di

malato ribellismo qualunquistico, si collochi a destra anche se vi

cresce ai margini la refrattarietà di sinistra;

 

poichè in situazioni del genere io trovo spregevole il ribellismo

qualunquistico, ma trovo anche atomistica la pura soggettività della

concezione medica, cerco di riflettere sui tre gradini del problema:

1, perchè vaccinarsi; 2, il corto circuito del green pass; 3, la

libertà individuale come aderenza al dovere sociale;

 

1, PERCHÈ VACCINARSI: allo stato attuale, che è uno stato di necessità

e di urgenza, è necessario e urgente che tutti quelli che possono

vaccinarsi, essendo in età utile e in buona salute, lo facciano,

proprio per proteggere tutti quelli che invece per età o per salute

(immunodeficienza, stato di gravidanza ecc.) invece non possono farlo;

brutalmente: quanti più adulti restano refrattari alla vaccinazione,

tanti più ragazzini ne dovranno essere sottoposti: cioè si

abbasserebbe l'età fin quasi ai bambini, e perchè? perchè le varianti

non si producono nel virus in quanto tale, si producono invece nella

moltiplicazione dei contagi; ciò determina la necessità di una più

alta soglia di copertura vaccinale, che se un anno fa era valutata sul

70 per cento della popolazione oggi invece, a variante delta, è

valutata al 90 per cento; in sintesi, ogni vaccino adulto in meno

significa qualche vaccino infantile in più: questo è quanto;

 

2, GREEN PASS: l'elevata refrattarietà alla vaccinazione e

l'insorgenza di varianti più minacciose ha indotto i governi a forzare

l'indirizzo generale di lasciare ai cittadini la libertà individuale

della scelta; una di queste forzature è il green pass; la ragione di

fondo è la seguente: la libertà di scelta pertiene al cittadino

astrattamente inteso; ma inteso concretamente, cioè nella rete della

contiguità sociale, per esempio sul posto di lavoro: in un ospedale, o

in un reparto o in uno sportello o in un servizio pubblico in genere,

il lavoratore non vaccinato, ove contagiato, determinerebbe un effetto

domino di quarantena su tutta l'organizzazione del suo comparto, e una

parte imprevedibile della vita quotidiana di chiunque finirebbe gambe

all'aria: anche solo l'orario degli autobus o la fila all'ufficio

postale; evitare l'effetto domino non è solo l'imperativo contingente

di un governo, è la ragione stessa per cui le società si sono dotate

di governo;

 

3, LIBERTÀ COME DOVERE: questi due vocaboli appaiono in netta

opposizione, ma stando al più illustre interprete filosofico della più

importante rivoluzione della storia, la rivoluzione francese, vi è un

punto nel quale i concetti espressi da questi due vocaboli, libertà

dell'individuo e responsabilità sociale, diventano la stessa cosa;

questo illustre e magnifico filosofo della rivoluzione si chiama

immanuel kant; chiamò questa sua concezione "imperativo categorico" e

la formulò nel modo seguente: " agisci in modo che la norma che ispira

la tua azione possa valere come legge universale"; la domanda è: quale

è, o quale deve essere in questa drammatica situazione, la norma

auspicabilmente universale che ispira la mia azione, e la tua?

 

- SCENA MADRE: ora abbiamo in scena il chiasso di rivolta contro il

green pass, da un lato, e il silenzio di milioni che hanno fatto la

fila per vaccinarsi, dall'altro; la scelta governativa del green pass

è visibilmente azzardata, in quanto miscela i motivi diversi della

protesta e ne innalza il volume, rischiando il corto circuito

generale; ciò non toglie che dietro questo rumore di primo piano sta,

sul fondo della scena, il silenzio dei milioni che hanno semplicemente

portato se stessi all'immunità di gregge, senza nemmeno aver studiato

kant;

 

((su questo tema mi si è dato del radical chic: nossignore, io ho pure

studiato qualcosa, ma l'ho fatto pascolando pecore: io sono un 

RADICAL SHEEP))

 


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