giovedì 9 aprile 2015

(a futura) memoria - Coordinamento nazionale per la Scuola della Costituzione

Il Coordinamento Nazionale “Per la Scuola della Costituzione” è nato alcuni anni fa proponendosi di riunire in un movimento collettivo le battaglie che in varie realtà territoriali avevano un comune obiettivo : la difesa di una scuola volta a realizzare (e a non disperdere) i principi e i valori delineati nella nostra Carta costituzionale.
La Costituzione è stata riconosciuta da tutti i comitati, le associazioni, le forze politiche e sindacali presenti all’assemblea che si tenne a Bologna nel 2012, non come un feticcio da conservare in una sorta di teca oleografica e impermeabile, ma come l’approdo di un momento storico in cui dalle rovine del nazifascismo erano emerse vincenti  ragioni e  sentimenti che avrebbero potuto condurre le nuove generazioni a una convivenza civile per una pace duratura nella giustizia sociale.
E’ questa la motivazione che ci porta oggi ad esprimerci nei confronti di un ddl che abbiamo seguito nel suo percorso e che ci sembra nel suo complesso volto più a disperdere che a conservare le conquiste frutto di lotte dei precedenti decenni.
Limiteremo pertanto le nostre osservazioni agli aspetti che più ci sembrano aggredire la “scuola della Costituzione”.
In premessa, ribadiamo quanto emerso in tutte le nostre assemblee.
 “ L’assunzione dei precari ( personale docente e ATA) costituisce una priorità assoluta. Ci richiamiamo a quanto il Parlamento già ben conosce: le assunzioni sono un atto dovuto all’attesa dei tanti precari che hanno fatto camminare la scuola in questi anni, e alla sentenza della Corte di Giustizia Europea. Ma desideriamo soffermarci nell’occasione su una delle vicende più scandalose di cui portano la responsabilità i governi che dal 2011 a oggi si sono succeduti. Si tratta del taglio in organico degli 87.ooo posti docenti e  dei 45.500 Ata effettuati sotto il ministero Gelmini, dichiarati ILLEGITTIMI con sentenza del Consiglio di Stato del 29 luglio 2011.
Nonostante le pressioni di associazioni, movimenti, forze sociali,  NULLA E’ STATO INTRAPRESO  dalle forze politiche a livello di istituzioni nazionali e regionali per far valere concretamente il peso di quella sentenza.
Si può ben dire che alla soppressione dei posti di lavoro, e- di conseguenza- alla perdita di qualità della scuola della Repubblica non è stata posta alcuna attenzione!  Una così importante sentenza non ha avuto alcuna ricaduta sulle politiche governative delle maggioranze che si sono succedute alla guida del paese, e i precari di oggi ne pagano le spese.
PER QUESTE RAGIONI NOI CHIEDIAMO CHE SI PROCEDA RAPIDAMENTE A UN DL   CHE STABILIZZI TUTTI I PRECARI DALL’1 SETTEMBRE ,secondo le promesse fatte, stralciando questo provvedimento dal ddl complessivo,  consentendo al ddl i tempi per un disteso dibattito come lo richiedono norme che hanno per oggetto la scuola degli anni futuri, e che non possono essere affidate in numero esorbitante con delega in bianco al Governo, come invece viene configurato nel ddl.

1 )  In merito all’ analisi  del ddl, una prima aggressione alla scuola della Costituzione la ravvisiamo in quell’ “anche  in relazione alla dotazione finanziaria”. Il riferimento taciuto ma palese è alla legge 62/2000 che pone – in contrasto col dettato costituzionale- scuole statali e private paritarie in un unico sistema scolastico nazionale; ma qui si va oltre, ossìa si dà vita a quel documento dei 31 “una nuova idea per la scuola “ del 1994, in cui si ponevano le basi per un’autonomia degli istituti scolastici su modello delle scuole private, “ allo scopo- come qui si dice- di garantire la massima flessibilità, diversificazione, efficienza  ed efficacia del servizio scolastico…”. Nelle 136 pagine del progetto “buona scuola” si diceva chiaramente che lo Stato  non è in grado di provvedere alle sue scuole,(quindi sostegno delle scuole private in senso “sostitutivo”, non come libere istituzioni, eventualmente aggiuntive.)..Il ddl si apre con una differenziazione dichiarata tra le scuole la cui autonomia sarà disciplinata “anche  in relazione alla dotazione finanziaria”, una discriminazione resa per la prima volta palese.
Da questa premessa deriva una serie di altri provvedimenti, la presenza di contributi privati, la possibile devoluzione alle scuole- statali e paritarie- del 5 per mille come si trattasse di singole fondazioni,  lo sgravio fiscale a tutti coloro che si trovano nel “sistema nazionale” (quindi in pratica ai frequentatori, anche se non nominati, delle scuole paritarie, nelle scuole dell’Infanzia e fascia dell’obbligo). La distinzione tra scuola dello Stato e scuola privata è cancellata; di garanzia per la laicità della Scuola non si parla; il tutto è assimilato in un unico calderone: libertà, diritti, fondi privati e pubblici.
2) Non stupisce a questo punto tutto ciò che consegue:
la valorizzazione del ruolo del dirigente, normata al Capo II, Art.2, ma richiamata in più passi del ddl.  Responsabile dell’avvio della china è il dl.vo 59 del 1998. Ci si sarebbe aspettato un ritorno alla collegialità avviata con gli Organi Collegiali negli anni ’70, nello spirito della partecipazione democratica di cui è pervasa l’intera Costituzione. Allora la riforma rimase incompiuta lasciando intatto il potere al ministro di turno con conseguente disaffezione negli eletti in questi organismi;  avanzava la predilezione per un modello di autonomia della singola scuola, anziché per il completamento della democrazia scolastica con la conclusione dell’iter democratico nella direzione di un’autonomia non delle singole scuole ma dell’intero sistema scolastico nel suo complesso … Una proposta, questa, alla quale abbiamo lavorato a lungo nel nostro Coordinamento e che abbiamo presentato anche a rappresentanti istituzionali del PD.  Di tutto ciò non c’è traccia in questo ddl.
Le funzioni e i compiti del dirigente- è stato più volte sottolineato e da più parti in questi ultimi mesi- sono quelli di un manager che deve procurarsi clienti e offrire un progetto in grado di attirarli. Ogni attenzione va rivolta a benefattori, che siano anche in grado (Art.4,c.5   ) di consentire interventi per” l’occupabilità degli studenti” (?? ) Lesa è  l’autonomia degli Organi Collegiali, cui non si garantisce alcun autentico spazio decisionale. Ma lesa è soprattutto la libertà d’insegnamento garantita dall’Art.33 della Costituzione. Quale libertà effettiva ci potrà essere se la chiamata è attuata dal dirigente sulla base di un progetto educativo di suo gradimento attingendo direttamente a un albo territoriale? Ne risulta un’idea di scuola in contrasto con la scuola della Costituzione, quella scuola che si era cercato di costruire difendendo la dignità del docente dalla discriminazione delle “note di qualifica”, certi di aver allontanato per sempre lo spettro degli encomi, dei meriti acquisiti in forme comunque oscure, capaci solo di determinare rivalità, competizioni, tra colleghi, genitori, alunni e alunne. E che dire del concetto di “premialità e merito dello studente” (Art.2,c.4), mentre nulla si dice sul clima della classe, della cooperazione, dell’educazione alla reciprocità….? Questo Art fa il paio con  l’Art.11 “valorizzazione e merito del personale docente”. Si cavalca la tigre delle peggiori pulsioni, si accarezzano gli istinti rivolti a vincitori e perdenti, in prosecuzione dei messaggi dei media….
3)  L’Art.4 che dovrebbe essere il cuore dell’innovazione rappresenta invece un ulteriore tassello di attacco alla scuola della Costituzione. Vi è completamente ignorato l’art. 4/Cost.  su cui si fonda la nostra idea di lavoro,  secondo la quale ognuno ha diritto a una formazione che lo metta in grado di adempiere al dovere di svolgere un’attività o una funzione secondo le proprie possibilità e la propria scelta.  La scuola di questo ddl, non è piuttosto il contrario di questo processo? Nell’Art.4 si normano le modalità per l’Apprendistato, inaccettabile nel percorso scolastico, e solo in coda all’Art. si inserisce quasi di soppiatto ciò che dovrebbe costituire il cardine dell’Art.  “rapporti con le imprese finalizzati anche all’orientamento…”  Per “didattica laboratoriale”, anziché un forte impegno nell’orientamento, si prevedono infatti “laboratori in rete per l’occupabilità”; si parla di imprese, settori strategici, spazi esterni….400 ore per i Tecnici e Professionali, 200 per i Licei. Vige la consueta discriminazione. La manualità è il contrario dello studio; la demarcazione è netta,  nessun accenno a un elevamento dell’obbligo scolastico dopo la Terza Media,  nessun riferimento a un reddito di cittadinanza per un vero riconosciuto diritto allo studio, inteso come formazione critica.
In definitiva, questo ddl è un adattamento della scuola all’esistente, a quella parte del mondo occidentale che vede la scuola come preparazione a un’economia di mercato. Altro è il traguardo della nostra Costituzione, altri i principi che l’hanno ispirata e che hanno per obiettivo una società fondata sulla giustizia sociale e l’uguaglianza dei diritti.  Solo una  scuola  consapevole del suo alto compito è in grado di prepararne il cammino.
La Legge di Iniziativa Popolare (LIP) forte di 100.ooo firme si iscrive in quell’ orizzonte. Durante il confronto svoltosi  in questi mesi nelle scuole tra coloro che hanno avuto modo di conoscerla e il ddl governativo di cui ci stiamo occupando sono emerse con grandissima forza le differenze. Esse sono di tale portata da far emergere con chiarezza l’inemendabiltàdi un testo cui non si tratta di apportare integrazioni o modifiche, ma dove l’impianto nel suo complesso prefigura un’idea di scuola che viola i principi costituzionali e che pertanto rifiutiamo.

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