giovedì 19 maggio 2016

Il manifesto dei cosmonisti - Mikael Niemi


tra Douglas Adams e moltissimi altri, un romanzo che è composto da una serie di episodi nei quali spesso c’è un bar (la buca della cotica è il suo nome, sembra uscito da un racconto di Stefano Benni), e anche i cosmonisti, gente d’avventura.
Gli episodi “minori” meritano di essere letti, gli altri sono da antologia.
Per molti un libro straordinario, per molti una delusione, a me è piaciuto molto.
A pagina 214 si legge:
“L’universo si stava sempre più trasformando in un club dove l’ammirazione reciproca era fondamentale. Si diventò talmente raffinati da smettere di cagare.”
Uno di quei libri che fa ridere sotto i baffi, e anche sopra, e naturalmente avere i baffi aiuta - franz



 Come per le pietanze più gustose e raffinate, il segreto, naturalmente, è nella ricetta.
In realtà è piuttosto semplice: prendete simili quantità di caos, universi paralleli, flusso del tempo, esplorazione spaziale, androidi, extraterrestri, tutto a crudo e senza lavare, mi raccomando (preserviamo i sapori che la natura ci regala), quindi mettete tutto nel frullatore. Dopo qualche minuto di miscelazione aggiungete secrezioni aliene, ironia della sorte e spirito d'avventura. Lasciate raffreddare e condite con chicchi di Legge di Murphy secondo il gusto. Servite accanto a gnocchi di Big Bang. Si consiglia infine di accompagnare il tutto con un buon bicchiere di ghiaccio di cometa in purezza.
Potrebbe essere questo il piatto del giorno alla “Buca della Cotica”, locale noto in ogni galassia che si rispetti e punto di ritrovo ambito dai Cosmonisti più affezionati.
Figlia legittima di queste righe, nasce ora la domanda “Ma chi diavolo sono i cosmonisti?”…
  le sacre parole del Manifesto dei Cosmonisti:
“...1. Non esiste alcun manifesto dei Cosmonisti.
2. Non ci senti, testa di rapa? Non esiste alcun manifesto dei Cosmonisti. 
3.Ma quante volte te lo devo ripetere? Non esiste alcun manifesto dei Cosmonisti.”
E poi, più in dettaglio, le auree regole non scritte vigenti a bordo dopo il lancio:
“ -Noi non abbiamo uniformi.
-Del tu a tutti. 
-Stipendio parificato.

-Siamo tutti proprietari dell'astronave.
-Sesso libero. 
-Non mugugnare. 

Invitante, non pensate anche voi?

Da non perdere.

In questo “pastiche fantascientifico”, come è stato definito in Svezia, ispirato ai grandi classici del genere, da Ray Bradbury a Philip K. Dick e il Douglas Adams della Guida galattica per autostoppisti, Mikael Niemi lascia il Tornedal, la regione svedese al confine con la Finlandia resa famosa dal grande successo di Musica Rock da Vittula, e lo lascia, non senza un toccante congedo, a bordo di un astrobastimento. Questa volta è un cosmonista – così si chiameranno i camionisti intergalattici – e uno dei più esperti. Noi siamo i suoi passeggeri, dei novellini, al primo viaggio spaziale: Niemi ci prende a bordo e ci guida dalla buona vecchia Terra alle stazioni di servizio più sperdute sull’anello metallifero esterno, e anche più in là, oltre il Point of no Return, che solo i più audaci ponoristi superano, sapendo di non poter mai più rientrare alla base, di avere davanti a sé solo lo spazio infinito, il cui unico limite è stabilito dalla durata della loro stessa vita. Niemi ci accompagna tra una galassia e l’altra, portandoci a spasso nello spazio e nel tempo, facendoci entrare, alla faccia dei tremendi buttafuori, alla Buca della Cotica, il bar dove si danno appuntamento le più diverse creature dell’universo, e ci spiega con intelligenza e leggerezza tutti i segreti di un mondo improbabile ed esilarante. Ma, tra avidi affaristi capaci di vendere parte di un buco nero ai rappresentanti di un altro universo, sette religiose che cercano di convincerci con l’inganno che non esistono altre forme di vita intelligente, androidi costretti a fare “outing” per distinguersi dagli umani e alieni che ci truffano per garantirsi le nostre riserve di titanio, le creature che alla fine risultano più buffe e incomprensibili, sono quelle che provengono dal pianeta Terra, creature capaci di divertire e commuovere, intrappolate nei loro limiti eppure in grado di sognare e lottare, per non sprofondare nel buio dell’universo, per esserci quando, un giorno, ricomincerà tutto da capo.

…proveniente dalla letteratura non specializzata, Mikael Niemi, prova una volta per tutte la fantascienza come letteratura di Serie A: è tutto un mix perpetuo tra futurismo, surrealismo, realismo visionario proiettato nel futuribile quotidiano possibile, quando gli umani finalmente colonizzeranno almeno il Sistema Solare e oltre : e lavorarci quasi routine quotidiana almeno. Alla fine nulla di nuovo sotto l'universo, anzi persino universi paralleli, come in una delle puntate racconti di questo fantastico e letterale romanzo senza fili, wireless. Tutto un sequel apparentemente disarticolato, pure fortemente ancorato al racconto manifesto dei cosmonisti, password della trama: manifesto di un futurumanesimo prossimo venturo, indizio in ogni caso del destino progressista degli umani: nessun Eden all'orizzonte, come nelle visioni neociniche e diversamente nichiliste di di Dick, ma sempre una accelerazione al passo con il Tempo dell'universo, dagli umani quasi impercettibilmente percepita, eppure la velocità del Tutto!...

Fantascienza decisamente di periferia verrebbe da dire, molto lontana - anche geograficamente - dalle esigenze commerciali che caratterizzano la produzione anglosassone, scritta da un autore che deve averne letta molta e vista ancora di più. E fantascienza che compare piuttosto sorprendentemente in una collana specializzata che pare essa stessa abbastanza stupefatta dallo strano contenuto del libro. Questa almeno è l'impressione nel leggere la postfazione della traduttrice che spara nomi piuttosto casuali (Adams e Bradbury, che ok, magari per certi versi c'entrano pure… ma Dick???) e non sembra molto a suo agio con la materia narrata. In ogni caso questa de Il Manifesto dei Cosmonisti è fantascienza sopraffina che mescola abilmente il sapore dei vecchi classici con una sensibilità decisamente attuale e un punto di vista inconsueto che dona nuova freschezza a panorami che ai lettori più smaliziati potranno apparire come già ripetutamente visitati..
Sarà il fascino dell'estremo nord, terra di contrasti estremi e gusti semplici, che ben rieccheggiano tra le pagine piene di meraviglie e strani soggetti che animano la lettura, sarà la capacità dell'autore di lasciarti sempre sorridente pur senza chiudere le porte al dubbio e all'oscurità che ci circondano. Saranno tutti i dettagli curiosi e i particolari stravaganti, ma per me Il Manifesto dei Cosmonisti s'è rivelata una lettura davvero piacevole.

inizia così:

CONGEDO IN RIVA AL LIVIÖJOKI
Il narratore fa una sauna in riva al Liviöjoki e si congeda temporaneamente dal Tornedal. Il sole, a nord, era basso sull’orizzonte della foresta. Il tremolante disco scarlatto si rifletteva sull’acqua, scomposto in larghe pennellate rosse che galleggiavano sulla superficie fluida. Seduto sulla riva, lasciai scorrere via la tristezza dal corpo. Nell’aria aleggiava l’odore greve del fango e della vegetazione di luglio. Era mezzanotte e un quarto e il silenzio regnava assoluto: niente vento, neanche un fruscio nel fogliame degli ontani. Solo l’impetuoso scorrere del fiume, migliaia di tonnellate d’acqua che s’inoltravano nelle vaste foreste, un dorso liquido nell’eternità. Si sarebbe potuto starlo a guardare all’infinito. Per quanto in perenne divenire, era sempre lo stesso fiume, esattamente come il fuoco. Il fuoco da campo dell’umanità: milioni di anni d’amicizia…


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