sabato 9 luglio 2016

Contro la meritocrazia

…Nella logica della meritocratica, il “merito” non è un valore naturale, universale (come “giustizia”, “amore”, “benessere”, per fare degli esempi) ma una vera e propria ideologia che:
• privilegia la dotazione inziale degli individui offrendo opportunità a chi le ha già, più che offrire opportunità autentiche a chi ne ha già poche o non ne ha affatto,
• privilegia la visione di intelligenza come capacità di fare propri i valori e la cultura dominante, piuttosto che favorire il pensiero autonomo; una visione omologante più che di valorizzazione delle differenze,
• premia la produttività e la riproduttività del pensiero più che la sua generatività e creatività, • svaluta, mistificandolo, il concetto di uguaglianza,
• premia una caratteristica delle persone frutto delle condizioni socio-economiche in cui crescono (l’intelligenza), piuttosto che lo sforzo che queste fanno per migliorare…
da qui  (Gianni Marconato)

…La meritocrazia pare oggi quasi una religione, a cui si aggiungono sacerdoti e credenti ogni giorno. Specie parlandone a proposito di scuola e università, formazione o ricerca. Premiare il merito, si dice. Onorarlo. Chi nega il contrario? Ma il concetto di merito, a ben pensarci, è anche profondamente antidemocratico. In palese conflitto d'interessi con l'articolo 3 della nostra Costituzione. Specie, poi, se utilizzato nella valutazione dei bambini. Il merito è oggi considerato un valore assoluto, al punto che attorno ad esso è nato un nuovo termine: “meritocrazia”. E il Corriere della Sera ha creato il blog specifico meritocrazia.corriere.it. Ma è inevitabilmente collegato a un'idea di esclusione - e neppure solo di alcuni, ma di tanti. E comunque mai di inclusione. Avrebbe a che fare con una vaga idea di bene - addirittura di "bene comune" - al quale tutto e tutti dovrebbero tendere e obbedire devotamente.
In realtà di sicuro c'è solo una cosa: se qualcuno ti sta parlando di “merito” ti sta escludendo. Anzi: sta escludendo una maggioranza a favore di una piccola èlite. Il contrario esatto dello slogan Noi siamo il 99% del movimento Occupy Wall Street. È un po' come l'ideologia del SuperEnalotto, o dell'uno-su-mille-ce-la-fa; e mille o un milione o più, naturalmente, non ce la fanno, non ce la devono fare e questo, si badi bene, per il “bene di tutti”. Perché se ce la facessero tutti il mondo sarebbe peggio di quello che è oggi: insomma, c'è niente di più ambiguo e contraddittorio per chi si dichiara non di destra?...
da qui   (Giuseppe Caliceti)

La meritocrazia, nel discorso pubblico odierno, è considerata la medicina per curare nepotismi e clientelismi e perciò è accettata socialmente come un valore poco discutibile. D’altronde chi potrebbe sostenere che il merito non debba essere riconosciuto? Che a parità di requisiti, fra due pretendenti per un unico posto, non debba essere preferito chi dimostra di poter realizzare prestazioni migliori? E poi tutti siamo spinti, grazie a una retorica di lungo periodo, a sentirci dalla parte dei migliori; pochi si immaginano nel ruolo dei sommersi, dalla parte di chi viene escluso da un sistema di selezione che interviene fin dagli anni dell’infanzia. 
Il punto, evidenziato  da Young, è che l’idea meritocratica dev’essere inquadrata in un’accezione più larga. Nel libro è un modo escogitato dalle classi dirigenti per cooptare le menti migliori dalla classe lavoratrice, in modo da disinnescarne  la capacità di organizzare il cambiamento politico e rivoluzionario. Oggi la meritocrazia, con tutto ciò che l’accompagna, ad esempio l’enfasi sulle “eccellenze”, sulla competizione interna e soprattutto internazionale, sull’efficienza economica e sulla misurabilità dell’istruzione, è in evidente sintonia con una visione del mondo che considera il mercato come l’unità di misura universale, la regola sociale sovrana…
da qui   (Lorenzo Guadagnucci)

Nella scuola va incoraggiata la meritocrazia e non c'è merito che non si misuri, che "finalmente" introduce l'obiettività delle valutazioni. Nella scuola finalmente entrano i test, le griglie di valutazione nel consiglio di classe, ma anche a livello nazionale e transnazionale. La logica che li sottende è la misurazione oggettiva. E i test sono davvero uno strumento eccezionale, così accurati e "intelligenti" da saper misurare non solo le competenze cognitive, ma anche la capacità di comunicare, di socializzare, di saper lavorare con gli altri... 
Quanto lavoro per rendere la scuola sempre più efficiente e capace di individuare gli alunni più meritevoli!
Se hai un buon punteggio sei dentro, se non lo raggiungi, sei fuori. Tutto quello che rimane fuori dalla griglia non "vale", non esiste perché non è previsto un punteggio. 
Questo vale per ogni tipo di valutazione, anche quella prevista per gli insegnanti.
Eppure se interroghiamo i ragazzi, ma anche noi stessi, ricordiamo come gli insegnanti che abbiamo più amato, che hanno saputo trasmetterci la gioia del sapere, erano quelli capaci di dare "qualcosa in più", un qualcosa di indefinibile che ci apriva le vie della conoscenza senza farla "odiare", anzi...
da qui (Emilia Di Rienzo)


Nessun commento:

Posta un commento