lunedì 20 luglio 2015

La mansarda – Marlen Haushofer

vive all'ombra di Hubert, il marito, che la sceglie e la "sopporta", a distanza,  nonostante una strana malattia.
il racconto va avanti e indietro e la mansarda, il rifugio dove la protagonista disegna sopratutto uccelli per libri di una casa editrice,  è il luogo di un segreto, la vita lontana riappare, e il cerchio si chiude.
difficile da trovare, solo bancarelle dell'usato e biblioteche, ma vale molta, come tutto quello che Marlen Haushofer ha scritto, ma cercatelo
peccato che sia morta quando aveva solo cinquant'anni - franz






Una donna, un uomo, il loro matrimonio e una stanza nell'attico, ecco i quattro elementi con cui Marlen Haushofer costruisce il suo ultimo grande romanzo visionario. Se ne "La parete" c'era ancora una catastrofe che aveva segregato l'eroina al di là di un invisibile muro, ne "La mansarda" di quest'escamotage non c'è più bisogno: qui la protagonista non dispone che di un angusto spazio sotto il tetto come rifugio dalla soffocante realtà quotidiana. Tuttavia la mansarda è teatro di un'impresa ben più temeraria. A prima vista accade poco. Di giorno la donna si strema in orge di pulizia, intrattenimenti con persone detestabili e preparazioni di tartine per gli amici del marito, mentre la sera, nella mansarda, disegna. Significativamente disegna solo piccoli animali - insetti e uccelli - che nell'ordine creaturale hanno la stessa posizione marginale che la donna occupa nell'ordine simbolico della nostra società. 
La monotonia della sua vita viene bruscamente interrotta dal confronto col proprio passato: quando lei, felicemente sposata e madre di un bambino, improvvisamente, al suono di una sirena notturna, diventa sorda e, per non essere di peso al giovane rampante marito avvocato, si ritira in una solitaria casa in montagna vivendo lì per più di un anno. In sei spedizioni, una per giorno, le vengono inviati i diari di quell'esilio, che essa legge, la sera, nella mansarda. Mittente delle missive è uno squilibrato, che l'aveva scelta, in quanto sorda, come testimone delle sue turpitudini. 
In uno stile piano e disadorno, al quale la traduzione di Palma Severi duttilmente si adatta, col diario si intersecano descrizioni della vita presente e brevi flash sulle fasi salienti del periodo dopo la guarigione, in cui tutto è teso a non toccare l'inconfessata colpa del marito per avere sacrificato la moglie alla propria carriera. 
Tuttavia il romanzo della Haushofer non si limita a registrare l'incomunicabilità fra i sessi e la crisi del matrimonio. Sotto la coltre convenzionale la donna si appresta a una vera e propria opera demiurgica. Non è certo un caso che la narrazione sia scandita dai sette giorni della Genesi e che la sera del sesto giorno, terminata la lettura del proprio passato, la creatività della donna si concretizzi nella folgorante visione di un drago, che però, rispetto alle leggende, ha subito una trasformazione così radicale da capovolgere questo classico mito maschile. Il settimo giorno infine, quando Dio riposò per ammirare la sua opera, l'io narrante, dopo un formale addio al mondo maschile, racchiuso nell'emblematica cifra del marito come "fedele soldato di piombo", sale nella mansarda per "vedere meglio gli occhi gialli del mio drago". 
La creazione del drago non solo riscatta l'atopicità della donna nel nostro ordine simbolico, ma supera l'antinomia fra mito e storia, fra razionalità e vita emotiva, perché non è, come la creazione del Dio-padre, affidata al logos, bensì alla capacità di pensare e di comunicare per immagini. Un mite e inguaribilmente stupito piccolo drago come novello Adamo, fatto a immagine e somiglianza di colei che gli ha dato vita. Negli occhi color giallo oro di questa favolosa creatura pare di cogliere un'eco delle capacità poetiche che i greci attribuivano alla 'drakaina', lontana progenitrice del drago, per mezzo della quale Apollo si installava a Delfi. Che Marlen Haushofer abbia voluto congedarsi dalla letteratura e dalla vita indicando nella mansarda la Delfi delle donne, mitico e simbolico ombelico del mondo?



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