domenica 12 maggio 2019

UNA RIFLESSIONE SU GAZA – Michel Sabbah


Patriarca Emerito di Gerusalemme, 6 maggio 2019

C’è una guerra a Gaza, come c’è già stata una, due e altre volte ancora. Gaza e il suo popolo sono in uno stato di guerra permanente. Sono stati continuamente sotto assedio per 13 anni, una guerra a cui sono sottoposti ogni giorno. Oggi è cominciato il mese di Ramadan, un mese di digiuno, preghiera, pentimento e opere buone. Vediamo invece che dentro e intorno a Gaza esplode la morte. Anche Israele si lamenta per la guerra. Ieri, 5 maggio, il Ministro della Difesa israeliano con un tweet ha gridato al mondo che tutti devono vedere gli Israeliani che per il secondo giorni di fila si sono svegliati sotto una pioggia di razzi sparati da Gaza e caduti in Israele.
La guerra è dolorosa per Israele dopo due giorni. È ugualmente e anche più dolorosa a Gaza dopo 13 anni di assedio. La guerra è un male assoluto sia per gli Israeliani che per i Palestinesi. Signor Ministro, la chiave per la pace e la fine della guerra non è nelle mani di un mondo esterno a cui fare appello: è semplicemente nelle tue mani e nelle mani di Israele.
La questione non è solo Gaza, ma tutto il popolo palestinese. La questione è l’ingiustizia inflitta da generazioni al popolo palestinese. Israele si rifiuta di vedere i Palestinesi come esseri umani con gli stessi diritti di tutti gli esseri umani. Israele ha provato ripetutamente a risolvere la questione con i metodi della guerra e della violenza. Fino ad oggi non c’è riuscito e ora si parla di una soluzione imminente, fatta di ombre e basata sul non-riconoscimento dei diritti palestinesi. Non porterà a una giusta soluzione: sarà un altro fallimento.
La soluzione sarebbe semplice, se solo Israele volesse vedere. Se volesse vedere che i Palestinesi hanno gli stessi diritti degli Israeliani, perché sono tutti uguali come esseri umani. Spetta a Israele -che è il più forte- realizzare questa eguaglianza. Aver ignorato fino ad oggi questa eguaglianza non ha giovato a nessuno: ora anche Israele soffre per la guerra contro Gaza.
La soluzione è semplice. Gli esseri umani israeliani non devono rimanere esposti alla guerra, e nemmeno gli esseri umani palestinesi. Sono umani entrambi ed eguali in umanità. Facciamo appello a Israele, agli amici di Israele, a chi vuole la sopravvivenza e la sicurezza di Israele, affinché si rendano conto che il popolo palestinese e quello israeliano hanno uguali diritti e uguali doveri e sono capaci di fare la pace.
Alle autorità israeliane diciamo: sta nelle vostre mani se continuare a tenere noi e voi stessi in una continua guerra e una continua ostilità, ma sta anche nelle vostre mani la decisione di incamminarci insieme da eguali verso una vita di dignità, pace e sicurezza. Imparate la lezione che viene da ormai 70 anni di guerra, anni che non hanno portato né sicurezza né pace. La causa del popolo palestinese non può essere risolta con la violenza o imponendo soluzioni ingiuste, ma solo con la giustizia e l’eguaglianza. Questa è la chiave per la pace o per la guerra, in Israele e in Palestina. La chiave per aprire le porte della pace è nelle mani di Israele.
Traduzione di Donato Cioli

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